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domenica 20 maggio 2012

Grecia fuori dall’euro, ecco i piani delle banche tedesche

Informare per Resistere 19 Maggio 2012

Fabrizio Goria
Linkiesta

commerzbankGli istituti tedeschi sono pronti all’uscita della Grecia dall’euro. Linkiesta ha potuto visionare in esclusiva il piano di contingenza che Commerzbank ha predisposto lo scorso novembre, coordinandosi con l’associazione bancaria tedesca. Il programma, in quattro passaggi, prevede anche la riattivazione del SoFFin (Sonderfonds Finanzmarktstabilisierung), lo speciale fondo governativo a protezione delle banche tedesche creato nel 2008 dopo il crac Lehman Brothers.

FRANCOFORTE – Le banche tedesche sono pronte all’uscita della Grecia dall’euro. Linkiesta ha potuto visionare il piano di contingenza che Commerzbank, il colosso bancario tedesco, ha creato a partire dallo scorso novembre. L’impatto per l’eurozona sarebbe spaventoso: le uniche cifre nel documento sono relative alla Germania e parlano di circa 500 miliardi di euro di costi, fra banche, sistema bancario e ricapitalizzazione dei fondi di salvataggio europei. «Nonostante l’architettura legislativa europea non permetta ancora un’uscita, è chiaro che bisogna essere preparati, anche se difficilmente si potranno fare stime corrette», dicono a Linkiesta due banchieri di Commerzbank dietro anonimato.

sabato 19 maggio 2012

Uno spavento senza fine

Byoblu

Ieri ho incontrato Paolo Becchi, docente ordinario di Filosofia del Diritto all'Università di Genova, filosofo e giornalista. Nel video, la nostra chiacchierata sui temi dell'euro, dell'Europa come costruzione elitaria. Le ricette di Becchi? Uscita dall'euro e recupero della sovranità monetaria e politica.

venerdì 18 maggio 2012

La mafia della porta accanto

By ilsimplicissimus

struzzo_in_doppiopettoAnna Lombroso per il Simplicissimus

Tempo fa nel libro di un magistrato sull’intreccio tra corruzione, reati economici e criminalità, mi è capitato di leggere una dichiarazione folgorante dei carabinieri di Monza: “il mondo ormai è la Calabria e quello che diventerà Calabria”.

Un corollario questo a una temibile profezia che pare si stia avverando contenuta in un rapporto che i servizi americani trasmisero a Clinton nel 2000 e che diceva più o meno che nel 2010 alcune nazioni sarebbero passate sotto il controllo di governi privati, veri e propri anti-stati che avrebbero sottratto la sovranità a popoli e paesi.


Il rapporto contava 50 aree del pianeta ormai passate sotto il dominio di potenze criminali e faceva intendere che il processo stava subendo una accelerazione. Allora era facile pensare al Sudamerica, ai balcani e al Mezzogiorno d’Italia. Allora era facile ma poco preveggente pensare che il fenomeno in Italia fosse localizzabile e circoscritto al Sud. Allora era facile pensare che queste potenze oscure avessero le fattezze di una gerarchia di padrini e di una manovalanza di picciotti, che fossero sanguinarie e cruente, ignoranti e primitive. Allora era facile persuadersi che forse la globalizzazione e la modernità le avrebbero spazzate via.

martedì 15 maggio 2012

Parguez: con l’euro si avvera oggi il sogno dei fan di Hitler

Alain Parguez, eminente economista e professore emerito dell’università francese, già consulente del presidente Mitterrand; testo dell’intervento pronunciato a Rimini il 25 febbraio 2012 al summit mondiale sulla Modern Money Theory promosso da Paolo Barnard

Libre


Sono qui per parlarvi di una storia oscura e tragica. Avete già capito: l’Europa è un mostro che va contro tutte le regole della teoria monetaria e dell’economia moderna. Perché esiste un sistema così assurdo? Mi è stato detto che nel vostro paese – come nel mio, del resto – alcune persone pensano che, se riusciamo a liberarci dell’euro, l’Italia o la Francia diverrebbero equiparabili ad alcuni dei paesi più poveri dell’Africa, come lo Zimbabwe. Ma l’economia reale dell’Eurozona è già nello stesso stato dello Zimbabwe. In Francia, il vero tasso di disoccupazione è di circa il 60% della popolazione attiva, una cifra enorme. E il vero tasso di inflazione è del 7-8%. Perciò non abbiamo la piena occupazione né una stabilità dei prezzi. Questo significa che tutti i dati ufficiali europei sono menzogne.

Cito il direttore generale del ministero delle finanze francese, che appartiene all’ordine monastico dei Benedettini ed è anche il capo dell’Opus Dei Alain-Parguez-2francese – fra l’altro, anche la Commissione Europea (come il governo francese) è ampiamente controllata dall’Opus Dei. Ho provato a parlare con lui di questa questione, e mi ha detto: «Sì, l’economia francese è morta, ma non abbastanza». Mi ha detto: «Professore, lei deve capire perché esiste il sistema europeo. Che cosa vogliamo? Vogliamo distruggere, per sempre, la gente. Vogliamo creare una nuova tipologia di europeo: una nuova popolazione europea, disponibile ad accettare la sofferenza, la povertà. Una popolazione disposta ad accettare salari inferiori a quelli cinesi. E questo rappresenterà il fulcro del mio impegno».

giovedì 10 maggio 2012

Farage: Siamo di fronte alla prospettiva di disordini civili di massa in Europa

Il leader dell'UKIP mette in guardia contro il riemergere del socialismo nazionale

Paul Joseph Watson
Prison Planet.com

Il deputato Nigel Farage ieri ha tenuto al Parlamento europeo un discorso entusiasmante, durante il quale ha avvertito che le azioni dell'UE stanno ponendo le basi per il riemergere del socialismo nazionale e che il continente si trova di fronte alla prospettiva di disordini di massa.

Confrontando la crisi della zona euro con il fallimento del comunismo, Farage ha detto che la UE è un Titanic che ha colpito un iceberg.

"E' una Unione europea del fallimento economico, della disoccupazione di massa, di bassa crescita, ma peggio di tutto è una UE con la prigione economica dell'euro. Questo ora pone pericoli enormi per il continente", ha dichiarato.

martedì 8 maggio 2012

Hollande e il mondialismo

di Ida Magli
ItalianiLiberi

hollandeMolti si rallegrano della vittoria di Hollande. Ma che ci facciamo con Hollande? Che ci facciamo noi, cittadini d’Italia, o di Francia, o di Spagna, o di Grecia, ecc.? Nulla, possiamo esserne certi, nulla, non ce ne facciamo nulla perché Hollande non sfiorerà neanche con un dito il problema vero: l’Unione europea. Ha promesso forse di abbandonare l’euro? Ha accennato, forse, alla mastodontica costruzione sovranazionale che sta uccidendo a poco a poco le Nazioni?

No, Hollande è come tutti gli altri politici che imperversano in Europa: variazioni minime, quel tanto che serve a far credere ai popoli che esista ancora una dialettica politica, una destra e una sinistra, mentre gli addetti ai lavori finiscono  di cuocere a fuoco lento ogni parvenza di democrazia per arrivare al governo globale, alla realizzazione del mondialismo.

mercoledì 2 maggio 2012

Europa, la civiltà prima dei sacrifici

di Franco Cardini
Arianna Editrice

europaChe cos’è, insomma, l’Europa? Lontano da qui, disseminata tra Bruxelles e Strasburgo, c’è una selva di edifici in acciaio e cristallo, di uffici lussuosi, di sale da riunione e da conferenza; una pletora di dirigenti, di parlamentari, di funzionari, d’interpreti e di consulenti ben pagati, qualcuno strapagato; una Commissione Europea, un Consiglio d’Europa, un parlamento Europeo, ma nessun leader nel quale la gente possa identificarsi o col quale possa prendersela se e quando le cose vanno male.

C’è una Banca Centrale Europea che non è pubblica, quindi è in mano ai suoi anonimi o semianonimi azionisti: stampa euri e detta legge sui nostri bilanci e sulle nostre tasche. C’è una bandiera azzurra e stellata, bella ma àlgida, sulla quale non ha mai pianto nessuno, che non ha mai avvolto la bara di un ragazzo morto per difenderla, che quando sventola fa un bell’effetto ma non commuove. C’è un inno preso in prestito da Beethoven, bellissimo, ma le parole di Schiller che lo accompagnano quasi nessuno le conosce e comunque sarebbero inadatte a esser cantate: e nessuno ha mai pensato sul serio a scrivere un testo che potrebbe rappresentare i sentimenti collettivi di tutti i ventisette stati membri ed esser tradotto in tutte le loro lingue. Non c’è un esercito europeo, perché l’organizzazione militare comunitaria è in realtà quella della NATO, egemonizzata da una potenza che sarà anche amica ed alleata, ma ch’è pur sempre straniera: un’organizzazione che ad esempio impone (la notizia è di metà aprile) l’organizzazione di un costoso “scudo” antimissilistico non si capisce né chiesto da chi né utile a chi né indirizzato a difenderci dalle minacce di chi. I paesi europei hanno rinunziato alla sovranità economico-monetaria, a quella diplomatica, a quella difensiva, ma tali forme di sovranità non sono gestite da nessun vero e proprio governo sovranazionale. L’Unione Europea non ha ancora deciso nemmeno se organizzarsi in Federazione all’americana o alla tedesca o in Confederazione alla svizzera.

domenica 29 aprile 2012

L’Europa sceglie il rigore e accantona lo sviluppo

di Filippo Ghira
Rinascita.eu

merk-sark-mont
No di Van Rompuy, Barroso e Monti a investimenti pubblici finanziati in disavanzo. Nuovo monito di Merkel a Hollande

Il rigore dei conti pubblici deve accompagnarsi a misure che possano rilanciare la crescita e l’occupazione. Fedele alla linea adottata e imposta dalla Commissione europea, il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha inviato una lettera in merito a tutti i capi di governo dell’Europa dei 27. Il politico e tecnocrate  belga che, in virtù della sua carica, non dispone di potere reale ma svolge un ruolo di impulso per l’adozione di misure ultra-liberiste, ha preso molto sul serio il suo compito.

Le misure per il consolidamento fiscale, tra tagli delle spese e aumenti delle tasse erano necessarie, ha cercato di spiegare, ma ora è giunto il momento di concentrarsi su misure a tutto campo da adottare per fare ripartire l’economia. Non ci sono soluzioni rapide, ha ammesso Van Rompuy, ma lui si è detto convinto che gli sforzi comuni ci ripagheranno tutti. Del come, che è la questione cardine che continua a dividere, se ne parlerà al prossimo vertice dell’Unione di Bruxelles alla fine di giugno. Nel frattempo Van Rompuy, tanto per dimostrare di meritarsi lo stipendio, continuerà a fare opera di impulso e a lavorare con le prossime presidenze di turno europee. I capi di governo, soprattutto in questa fase così difficile, dovranno mostrare disponibilità a raggiungere un accordo di compromesso su ognuno dei punti ancora aperti. Come il brevetto unitario, il mercato interno e l'efficienza energetica.
Ma già pesanti nubi si addensano nei cieli europei che potrebbero trasformarsi in diluvio se il socialista “sociale” Francois Hollande dovesse vincere la corsa per l’Eliseo e rimandare a casa il post-gollista Nicolas Sarkozy che unitamente ad Angela Merkel aveva fatto nascere un direttorio franco-tedesco che si era arrogato il diritto non scritto di dettare agli altri Paesi membri le regole di comportamento.

venerdì 27 aprile 2012

Svolta nella 'guerra del debito': crollerà la trama speculativa?

Wall Street Italia
di Lidia Undiemi

Non è di eurobonds o di spread che ha bisogno l’Europa, occorrono scelte politiche mirate a proteggere l’economia reale e lo Stato sociale dall’aggressione finanziaria. Gli imprenditori non si suicidano per l’art. 18, decidono di farla finita perché la politica pretende che essi rimborsino allo Stato, con tasse insostenibili, un debito creato dagli speculatori e dai politici corrotti che hanno fatto scempio di risorse pubbliche. Opinione di Lidia Undiemi

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Occorre attuare una politica legislativa volta a far pagare il conto a coloro che lo hanno generato, i poteri forti.

Lidia Undiemi è l'economista di Wall Street Italia. E' in prima linea con WSI nella battaglia contro l'ESM e il Fiscal Compact.

"L’intera Europa, non solo l’area euro, è destinata a un decennio di bassa crescita", sostiene Carlo Bastasin in un articolo pubblicato in prima pagina su Il Sole 24 ore.

Se la politica continua a proteggere la finanza con l’austerity non c’è alcun dubbio che le cose vadano esattamente in questa direzione. E non c’è da stupirsi che basti il rischio di non entrata in vigore del Fiscal Compact per mettere in crisi i mercati finanziari, visto che l’unica concreta forma di integrazione economica europea è quella del debito pubblico e della finanza, un gioco ad "effetto domino" che fa tremare le tasche degli speculatori.

martedì 17 aprile 2012

Paul Krugman: l'Europa si sta suicidando

di: WSI
Wall Street Italia

paul-krugmanNew York - L'Europa sta letteralmente commettendo un suicidio economico. Parola del premio Nobel per l'economia Paul Krugman, che esprime chiaramente la propria opinione in un articolo pubblicato sul New York Times.

Questi i punti cruciali che Krugman mette in evidenza: le economie dei paesi periferici, soprattutto la Spagna, sono a pezzi, ma nonostante questo si continua a chiedere loro di fare ulteriori sacrifici, dunque di peggiorare la loro situazione con le misure di austerity in corso, così come comandato dalla Germania e dalla Bce.

Non solo, afferma l'economista: l'economia sta peggiorando, e l'Europa in questo contesto non sta andando neanche nella direzione di migliorare i propri conti pubblici. I tassi sono ancora in rialzo e, come la Grecia ha mostrato, le misure di austerity non migliorano le dinamiche dei debiti..

venerdì 13 aprile 2012

UNICREDIT: ADDIO ALL’EURO. DISOCCUPAZIONE E DEBITO PUBBLICO ALLE STELLE

di Gianni Lannes
Su la testa!

unicreditE’ prossima la fine dell’euro? L’Italia potrebbe presto rispolverare le lire? Non è un’ipotesi fantascientifica o catastrofista. A certificare l’elevato rischio del crac, nero su bianco, è un rapporto della seconda banca italiana consegnato il 4 gennaio 2012 alla Consob. L’analisi emerge da un documento ufficiale: il prospettivo informativo che ha fissato il prezzo dell’aumento di capitale a 7,5 miliardi.

«Le preoccupazioni relative all’aggravarsi della situazione del debito sovrano dei paesi dell’area euro potrebbero portare alla reintroduzione, in uno o più paesi di valute nazionali o, in circostanze particolarmente gravi, all’abbandono dell’euro» si legge nel report. Inoltre, da pagina 66 in poi: «L’uscita o il rischio di uscita dell’euro da parte di uno o più paesi dell’area euro e/o l’abbandono dell’euro quale moneta, potrebbero avere effetti negativi rilevanti sia sui rapporti contrattuali in essere, sia sull’adempimento delle obbligazioni da parte del Gruppo UniCredit e/o dei clienti del Gruppo UniCredit, con conseguenti effetti negativi rilevanti sull’attività e sui risultati operativi e sulla situazione economica, patrimoniale e/o finanziaria del Gruppo UniCredit».

È la prima volta che un atto ufficiale di una potente banca italiana parla di una tale ipotesi decidendo di mettere in guardia i risparmiatori anche da una possibile dissoluzione della moneta unica. UniCredit poi lo fa proprio nel momento in cui ha chiesto denaro ai propri azionisti. L’Istituto bancario vale oggi la metà di quanto capitalizzava a fine ottobre 2011. Il valore della banca si aggira attualmente attorno a 8,6 miliardi. I tempi in cui l’UniCredit in Borsa valeva circa 100 miliardi (primavera 2007), sembrano appartenere ad un’epoca remota.

martedì 3 aprile 2012

Noi, “plebaglia europea” ingannata dai trattati-capestro

Libre

Jacques-Attali«Ma cosa crede, la plebaglia europea: che l’euro l’abbiamo creato per la loro felicità?». Parole, testuali, dell’economista francese Jacques Attali, gran maestro – insieme a Jacques Délors – di leader storici del centrosinistra italiano, come Massimo D’Alema. A raccontare lo sconcertante aneddoto è Alain Parguez, già consigliere di François Mitterrand. Il professor Parguez era presente al summit organizzato lo scorso febbraio a Rimini da Paolo Barnard con gli economisti neo-keynesiani della Modern Money Theory, gli uomini che hanno “resuscitato” l’Argentina. Tesi: chi è dotato di moneta sovrana non può temere il debito pubblico, che invece diventa un’autentica tragedia se gli Stati non possono più stampare moneta, ma sono costretti a prenderla in prestito, a caro prezzo. L’Europa? Praticamente, un caso unico al mondo di suicidio finanziario organizzato, pianificato all’insaputa di mezzo miliardo di persone, cioè noi.

Reddito di cittadinanza, il modello sociale europeo che l’Italia ignora

di Giovanni Perazzoli
MicroMega

santoro-stato-socialeLa trasmissione sullo stato sociale di Michele Santoro è stata un’altra occasione persa per parlare dello stato sociale.

Per me che vivo in Olanda appare assolutamente incomprensibile che non si ponga in Italia alcuna attenzione ai sussidi di disoccupazione europei.

I giornali parlano di un “modello tedesco” che è frutto più di fantasia che di realtà. Tanto più, allora, perché non informare l’opinione pubblica italiana che in Germania (come in tutta Europa) non sono, attenzione, coloro che sono stati licenziati ad avere dallo stato l’affitto dell’alloggio e un sussidio illimitato, ma tutte le persone maggiorenni disoccupate, indipendentemente dal fatto che abbiamo o meno mai lavorato? Il sussidio termina, in mancanza di un’occupazione, con la pensione. Non è assolutamente vero quello che scrivono i giornali italiani che sia a tempo determinato. Confondono per ignoranza o in modo intenzionale l’indennità di disoccupazione e il sussidio di disoccupazione.

Come si fa a ignorare in Italia un aspetto così importante della vita di ogni cittadino europeo? Non me ne capacito. In Italia non si sa neanche che chi in Europa (Francia, Germania, Gran Bretagna e non solo Danimarca, Svezia…) non guadagna abbastanza ottiene un’integrazione del reddito, e anche chi lavora part time ottiene un’integrazione del reddito. Poi si scopre che in Italia il reddito medio è da miseria. E tutti si sorprendono. Ma veramente in Italia si ignora l’abc dello stato sociale? Mi pare strano da credere.

sabato 31 marzo 2012

MES e austerità. Ecco come cambia la finanza europea

Il Mes, lontano dall’essere un meccanismo di solidarietà europeo, e seguendo il cammino già tracciato e testato dalla Troika in Grecia, sembra rientrare piuttosto nella strategia di un 'aiuto condizionato' a dei criteri definiti e rigidi che non portano effettivamente alla liberazione dal debito e dalle crisi, rischiando invece di sistematizzare negli anni l’austerità delle popolazioni europee.

di Dario Lo Scalzo
Il Cambiamento

unione___europea

In questi mesi i parlamenti nazionali sono impegnati a discutere del futuro del Trattato e del fondo 'salva-stati'

Dopo l’approvazione da parte del Consiglio d’Europa di Bruxelles del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), in questi mesi i parlamenti nazionali sono impegnati a discutere del futuro del Trattato e, di conseguenza, del fondo 'salva-stati'. Ricordiamo che l’entrata in vigore del MES è previa ratifica da parte di ogni paese membro della modifica apportata all’art. 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.

Ad oggi il paese vincitore del primo premio per velocità di esecuzione è la Francia che, nell’indifferenza più totale, senza un reale dibattito pubblico e nell’inconsapevolezza dei cittadini francesi, lo scorso 28 Febbraio ha ratificato il MES grazie ai voti del centro-destra (UMP e centristi) e all’astensionismo complice della sinistra (PS e PC) e degli ecologisti-verdi.

Come stupirsene se, insieme al Cancelliere Merkel, Monsieur Sarkozy è stato l’ideatore e lo sponsor di ciò che a più riprese ha avuto il coraggio di definire come un Fondo di Solidarietà? Piuttosto ciò che stupisce e, per alcuni versi rattrista, è assistere alla chute (caduta) di un paese storicamente tra i fondatori della democrazia moderna.

mercoledì 28 marzo 2012

Fascismo di mercato. La "vocazione europea" di Monti

di  Redazione Contropiano

lavoro-freiLe "regole del mercato" e della "libera circolazione" non ammettono una presenza umana che disturbi il manovratore e la "fluidità" delle merci. I "consigli" europei di Monti rovesciano i princìpi delle costituzione continentali.

Non c'è limite alla protervia del capitale, lo sappiamo. Ma questo progetto europeo, spedito una settimana fa dal presidente della Commissione, l'ex giovane maoista portoghese José Manuel Durao Barroso, al Parlamento europeo supera i limiti della fantasia per calarci nella realtà dei fatti presenti e del vicino futuro.

In pratica, prendendo le mosse da uno studio guidato da Mario Monti un paio di anni fa, si "consiglia" all'Europa di eliminare quel fastidio alla "libera circolazione" delle merci e del profitto che si chiama sciopero. Naturalmente, per facilitare il compito, sarebbe bene che venisse eliminata anche la libertà dei lavoratori di associarsi in sindacato e di esercitare questa attività sui luoghi di lavoro.

sabato 10 marzo 2012

Il Nocciolo della Questione Greca-Chi Guadagna e Chi Perde

Di FunnyKing
Rischio Calcolato

collusionPubblico con piacere la traduzione di un articolo apparso sul grande e storico sito del The Daily Reckoning. Gira che ti rigira il problema di tutto quanto è sempre e solo uno: quella collusione che aveva trovato nella riserva frazionaria e nel denaro “fiat” la pietra filosofale, si rinnova sul caso greco e punta adesso a toglierci tutto quanto ci è rimasto.

articolo originale tratto da USEMLAB

Oggi parleremo nuovamente di un argomento dibattuto fino alla nausea: la crisi Greca. Se riuscirete a sopportare la lettura di questo ultimo articolo potreste finalmente capire una volta per tutte il nocciolo della questione, che in fondo è molto semplice: tutto ciò su cui si discute da mesi ha poco e nulla a che vedere con il debito greco in quanto tale. La questione riguarda invece la sopravvivenza di un sistema corrotto basato sul debito e su un potere statale che non conosce più limiti.

Riflettiamo sul seguente punto: non è strano che tutta l’Europa venga messa in ginocchio da un paese tanto minuscolo e insignificante come la Grecia? Il PIL greco è appena il 2,4% del PIL europeo. In termini economici, la Grecia non ha alcuna rilevanza. La mancanza di crescita o di competitività economica della Grecia non può essere un fattore in grado di distruggere l’esperimento della moneta unica. Eppure, la Grecia evidentemente un peso ce l’ha, altrimenti i mercati finanziari europei non avrebbero festeggiato nuovamente anche l’ultimo salvataggio da 130 miliardi.

Il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e il Meccanismo europeo di stabilità (MES) contro i popoli di Europa

Damien Millet - Éric Toussaint - François Sana
Tradotto da 
Curzio Bettio

In reazione alla crisi greca e di fronte al rischio rappresentato dal contagio delle crisi del debito sovrano, gli Stati membri dell’Eurozona, invece di aggredire il problema alle sue radici, nel maggio 2010 hanno istituito con grande urgenza il Fondo europeo di stabilità finanziaria(FESF).

Costituito in Lussemburgo, questo Fondo temporaneo (era previsto che doveva vedere la sua fine nel luglio 2013) [1], è stato concepito per rassicurare i mercati finanziari.

Il Fondo ha come obiettivo quello di assicurare la stabilità finanziaria dell’Eurozona, fornendo l’aiuto di urgenza a quei paesi della zona euro in preda a difficoltà finanziarie.

In buona sostanza, il FESF può fornire capitali freschi ai paesi che si rivolgono al Fondo per ottenere aiuto. Inoltre, ha la possibilità di acquistare i nuovi titoli del debito pubblico emessi sul mercato primario, a condizione che il paese in oggetto metta in opera un programma di austerità molto rigoroso e severo, che fa ricordare il sapore amaro della “salsa Fondo Monetario Internazionale” servita ai paesi del terzo mondo dopo gli anni ’80. [2]

mercoledì 7 marzo 2012

No-Tav. Val di Susa, un esempio da imitare…

di Umberto Bianchi
minorenzaglia

no-tav_fondo-magazineIn un’Italia sempre più narcotizzata e lobotomizzata da grandi fratelli, da ipocriti solidarismi in salsa buonista e da un continuo martellamento catastrofista per cui, “o si fa così o si muore” ovvero, o si accettano passivamente e codinamente tagli, gabelle, degrado, miseria e sfruttamento o “si muore”, ovverosia i grandi centri del potere economico finanziario, via via interpretati da vari attori e comparse( quali Francia, Germania, Gran Bretagna, Usa, Israele, FMI, Nazioni Unite e via via tanti altri ancora…), non realizzano i propri profitti e puntano i piedini ed allora sono guai grossi per tutti. Guai che vanno dagli ostracismi davanti ad una pubblica opinione ammaestrata al politically correct, sino alle sanzioni, ai sabotaggi, arrivando alla vera e propria eliminazione fisica del dissenziente, attraverso la detenzione, se di singoli trattasi o, se parliamo di nazioni o intere comunità, attraverso “bombardamenti umanitari”.

Ma, anche nell’Italietta dei Vespa, dei Fede, dei Celentano e delle farfallette di Belèn, della dabbenaggine elevata a criterio di pensiero dominante, bene, anche in questa Italia c’è qualcuno che ha il coraggio di dire “NO”. No ad inquinamento, degrado, miseria, sporcizia, profitti (per gli altri), privatizzazioni di utili a vantaggio di pochi, condivisione di perdite per un’intera comunità…

I folli progetti degli eurocrati che dell’Italia e dell’Europa vorrebbero fare un’unica, immensa, pista asfaltata e chiodata di binari, un lurido cantiere, una nuova discarica a cielo aperto (come ahimè è avvenuto nel Meridione della nostra penisola, vedi “Gomorra”, sic!) alla faccia di bellezze naturali, tradizioni, salute degli abitanti che ci vivono, perché a Bruxelles così han deciso, per far contente le cosiddette “imprese” a cui oramai tutto deve essere indiscutibilmente consentito, quei folli progetti, dicevamo, si sono una volta tanto arenati dinnanzi alla pugnace volontà degli abitanti della Val di Susa, il cui unico, imperdonabile peccato è aver detto di “NO”. E allora urla, botte, lacrimogeni e tante, troppe polemiche.

venerdì 24 febbraio 2012

Salviamo la Grecia dai suoi salvatori: sono dei criminali

Libre

Grecia-bambiniNel momento in cui un giovane greco su due è disoccupato, 25.000 persone senza tetto vagano per le strade di Atene, il 30 per cento della popolazione è ormai sotto la soglia della povertà, migliaia di famiglie sono costrette a dare in affidamento i bambini perché non crepino di fame e di freddo e i nuovi poveri e i rifugiati si contendono l’immondizia nelle discariche pubbliche, i “salvatori” della Grecia, col pretesto che i Greci «non fanno abbastanza sforzi», impongono un nuovo piano di aiuti che raddoppia la dose letale già somministrata. Un piano che abolisce il diritto del lavoro e riduce i poveri alla miseria estrema, facendo contemporaneamente scomparire dal quadro le classi medie.

L’obiettivo non è il “salvataggio”della Grecia: su questo punto tutti gli economisti degni di questo nome concordano. Si tratta di guadagnare tempo per salvare i creditori, portando nel frattempo il Paese a un fallimento differito. Si tratta soprattutto di fare della Grecia il laboratorio di un cambiamento sociale che in un secondo momento verrà generalizzato a tutta l’Europa. Il modello sperimentato sulla pelle dei Greci è quello di una società senza servizi pubblici, in cui le scuole, gli ospedali e i dispensari cadono in rovina, la salute diventa privilegio dei ricchi e la parte più vulnerabile della popolazione è destinata a un’eliminazione programmata, mentre coloro che ancora lavorano sono condannati a forme estreme di impoverimento e di precarizzazione.