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giovedì 15 novembre 2012

Appello attivisti europei: aiutateci a non lasciare Gaza da sola

italian irib.ir

gaza

Alle 15.35 di ieri Gaza è stata scossa da molteplici attacchi militari israeliani lanciati da droni, elicotteri apaches, caccia F16 e navi militari. Una delle prime persone uccise è stata Ahmed Al Jabari, comandante in capo dell'ala militare di Hamas.

Le fazioni palestinesi hanno giurato vendetta e i militanti hanno sparato dozzine di razzi verso Israele. Dopo il primo attacco, le forze aree israeliane hanno condotto più di 50 bombardamenti su tutta la Striscia di Gaza che hanno causato almeno 8 morti, compresi 2 bambini e un neonato. Il Ministro della Salute ha inoltre dichiarato che più di 90 persone sono state ferite.

Cresce il timore che Israele possa lanciare un'offensiva di terra su larga scala, paura alimentata dal lancio di volantini nel Nord della Striscia da parte dell'esercito israeliano che annunciavano un'imminente invasione via terra dell'area.

DIRETTA: Gaza sotto attacco

dalla redazione di Nena-News

Almeno 15 i morti palestinesi, molti bambini. Tre vittime israeliane. Riunione d'emergenza all'Onu. Manifestazioni di protesta in Israele e nel mondo.

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Gaza, 15 novembre 2012, Nena News - Continuano i bombardamenti israeliani contro la Striscia di Gaza. Il nostro inviato a Gaza riporta di numerose esplosioni. L'Operazione Pillar of Clouds annunciata da Israele sta provocando un'escalation di violenza contro la Striscia. Almeno 15 le vittime palestinesi, tra cui numerosi bambini. Tre quelle israeliane.

ORE 15.32: Da Khartoum (Sudan), Khaled Meshaal, capo dell'ufficio politico di Hamas, nel corso dell'ottava conferenza del Movimento Islamico, ha detto che la Palestina non si libererà se non con il martirio e che Israele era debole prima della primavera Araba e ora lo è più che mai. Secondo Meshaal è necessaria la presenza forte della nuova dirigenza egiziana.

ORE 15.30: Anonymous torna a occuparsi di Israele. Pubblicato oggi un comunicato stampa in cui il gruppo accusa Israele di trattamento barbaro e brutale del popolo palestinese. "Come molti altri nel mondo, ci sentiamo impotenti di fronte a questo demonio implacabile. E il disumano attacco di oggi e la minacciata invasione di Gaza è più del solito. Ma quando il governo di Israele pubblicamente ha minacciato di chiudere tutte le comunicazioni e la rete internet dentro e fuori Gaza, ha passato il limite. Noi siamo Anonymous e nessuno chiuderà internet sotto i nostri occhi. All'IDF e al governo israeliano diamo un solo avvertimento. Al popolo di Gaza e dei 'Territori Occupati' diciamo: siamo al vostro fianco nella lotta".

domenica 21 ottobre 2012

Estelle, forti proteste per arrembaggio israeliano

Nena-News

La nave, dopo l'assalto delle forze militari israeliane, è stata portata ad Ashdod assieme ai passeggeri che denunciano abusi e negano che tutto si sia svolto senza violenza

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Una immagine notturna della "Estelle" nel porto di Ashdod (foto Tsafrir Abayov/Flash90)

Gerusalemme, 21 ottobre 2012, Nena News - Per il premier israeliano Benyamin Netanyahu, la missione per Gaza della nave pacifista "Estelle" della Freedom Flotilla, sarebbe stata solo una «provocazione». Non la pensano allo stesso modo migliaia di sostenitori della nuova iniziativa contro il blocco della Striscia di Gaza che si preparano ad organizzare manifestazioni di protesta contro l'arrembaggio avvenuto in acque internazionali della "Estelle" attuato ieri dai commando israeliani e raduni in diverse città europee.

Le grandi manovre d’autunno di Stati Uniti ed Israele

di Antonio Mazzeo
Antonio Mazzeo Blog

Austere ChallengePrenderà il via tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre, durerà non meno di tre settimane e, secondo il Pentagono, sarà la “più grande esercitazione nella storia della lunga relazione militare tra Stati Uniti d’America e Israele”. Mentre le potenze occidentali con i paesi partner del Golfo scalpitano per intervenire militarmente in Siria e si acutizza lo scontro tra la Nato, l’Unione europea e l’Iran, le coste e il deserto israeliano stanno per ospitare un imponente war game in cui saranno simulati attacchi con missili balistici contro obiettivi terrestri e navali.

Austere Challenge 2012, il nome dell’esercitazione congiunta, vedrà il coinvolgimento di 3.500 militari statunitensi ed un migliaio di israeliani. Solo un terzo circa del personale Usa sarà però distaccato direttamente in Israele. Il resto opererà da alcune basi in Europa e nelle unità navali che stazioneranno nel Mediterraneo orientale.

Austere Challenge 2012 sarà l’ultima di una serie di esercitazioni che il Comando Usa in Europa, EUCOM, ha tenuto con Israele a partire dagli anni ‘90”, ha dichiarato il generale delle forze armate statunitensi, Craig Franklin. “Quest’esercitazione consentirà di dare ad entrambe le nazioni partecipanti un’ulteriore chance per costruire forti capacità di cooperazione militare e di relazioni strategiche, di promuovere la stabilità regionale ed aiutare Israele a mantenere una difesa nazionale di qualità”. Ai giornalisti, il generale Franklin ha negato che Austere Challenge sia stata pianificata in relazione “con eventuali eventi attualmente in corso a livello mondiale”, come ad esempio la “crisi nucleare in Iran” o in altre aree del Medio oriente, o “le elezioni negli Stati Uniti e in Israele”.

giovedì 19 luglio 2012

Siria e Iran: a un passo dalla guerra?

di  Marco Santopadre
Contropiano

map syria-iran

Nello stesso giorno un attentato decapita l'elite dei servizi di sicurezza siriani e un altro uccide alcuni gitanti israeliani in Bulgaria. Nelle strade di Damasco si combatte con l'artiglieria pesante e improvvisamente in tutto il Medio Oriente si trattiene il respiro.

Secondo molti analisti, e secondo alcune delle cancellerie che hanno finalmente cominciato a parlar chiaro, si tratta di ore fondamentali per capire in quale direzione proseguirà la crisi innescata in Siria e in tutto il Medio Oriente dall’attivismo di un gran numero di forze in campo.

L’attentato di ieri contro lo stato maggiore dei servizi di sicurezza di Damasco rappresenta un salto di qualità in una opera di destabilizzazione che poco ha a che vedere con una presunta attività rivoluzionaria delle opposizioni siriane e certamente assai di più con l’intervento diretto contro il regime degli Assad di potenti competitori internazionali.

giovedì 14 giugno 2012

Fplp: accordo tra Vaticano e Israele annulla diritti palestinesi

italian.irib.ir

vaticano-israeleTERRITORI OCCUPATI-Dal Comitato centrale del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp), Kaiyd al-Gul, responsabile per Gaza, chiede al Vaticano di fermarsi e non firmare l’accordo economico con Israele.

“Farlo vorrebbe dire porre fine ai diritti del popolo palestinese – ha affermato al-Gul -, sottoscrivere un accordo con il governo d’occupazione israeliano equivarrebbe al riconoscimento dello stato d’occupazione su al-Quds vanificandone il significato storico-confessionale per cristiani e musulmani”. Lo ha riferito l’agenzia Infopal. “La gravità del fatto è anche rappresentata dalla possibilità che altri enti religiosi possano seguire le orme del Vaticano. La sovranità israeliana su Gerusalemme è illegale e un simile accordo annullerebbe il decennale e interminabile lavoro della comunità internazionale che giuridicamente considera Gerusalemme città sotto occupazione. “Così scegliendo il Vaticano contraddice le convenzioni internazionali, quella di Ginevra, e conferisce a Israele la libertà di continuare a violare qualunque accordo bilaterale raggiunto in passato con la parte palestinese”.

Fonte: italian.irib.ir 13 Giugno 2012

domenica 20 maggio 2012

L'America attaccherà l'Iran perché i leader degli Stati Uniti vogliono incrementare la minaccia del terrorismo globale

di Saman Mohammadi
The Excavator

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L'America ha circondato l'Iran per una ragione, e non è quella di sedersi e fare un picnic.

L'America ha circondato l'Iran per una ragione, e non è quella di sedersi e fare un picnic. Washington si sta preparando per una guerra contro l'Iran. La storia dimostra che la preparazione per la guerra conduce alla guerra.
Quindi ci sarà la guerra tra USraele e Iran. E Obama giocherà il suo ruolo di venditore della guerra.

Numerosi esperti di sicurezza e terrorismo hanno detto che una delle conseguenze di un attacco all'Iran è che aumenterà la frequenza degli attacchi terroristici contro gli Stati Uniti. Detto questo, perché l'America insiste ad attaccare l'Iran e a difendere  Israele ad ogni costo? I leader americani vogliono che la minaccia terroristica cresca e si diffonda, contrariamente a quello che dicono in pubblico?

La risposta breve è sì.

giovedì 26 aprile 2012

Israele, attacco all’Iran a toni alterni

L'establishment politico-militare israeliano continua a diffondere messaggi contrastanti sulla guerra all'Iran. L'attacco comunque scattera', quando Tel Aviv sancira' il "fallimento" delle sanzioni internazionali contro Tehran

Michele Giorgio
Nena-News

Israele_attacco_Iran-300x199Roma, 26 aprile 2012, Nena News  (immagine e’ dal sito mirror.co.uk) – Il tono è stato controllato ma deciso. «L’Iran sta procedendo passo dopo passo per raggiungere il punto in cui potrà decidere di produrre un’arma atomica. Ancora non ha deciso di percorrere il miglio decisivo… Se lo facesse commetterebbe un errore madornale». Ha scelto le commemorazioni per il giorno dei caduti per uscire allo scoperto il capo di stato maggiore israeliano Beny Gantz. Il comandante militare con queste dichiarazioni – fatte al quotidiano Haaretz – ha confermato le voci che, prima della sua nomina, lo indicavano come un sostenitore dell’attacco all’Iran. Qualcuno, al contrario, ha letto nelle sue parole una «prudenza» distante dai toni drammatici usati – di nuovo l’altra sera davanti alle telecamere della Cnn – dal premier Netanyahu a proposito della «minaccia iraniana». Ma Gantz è un militare e Netanyahu un uomo politico. Ed è normale che si esprimano in modi diversi.

Tanto la sostanza è sempre quella. Israele è sempre pronto ad accendere i motori dei suoi cacciabombadieri e a farli decollare verso l’Iran. E darà il via libera all’attacco non appena verrà accertato il «fallimento» delle sanzioni internazionali contro Tehran. Tra sei mesi, dopo le elezioni presidenziali americane di novembre, o forse il prossimo anno.

lunedì 19 marzo 2012

Obama: tra i presidenti più fedeli a Israele

Di Eleonora Vio
Nena-News

Le presidenziali americane si avvicinano e il presidente degli Stati Uniti non vuole farsi trovare impreparato. Obama stringe a sé il partner israeliano e accantona le tante promesse che hanno fatto di lui un’icona globale.

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Roma, 19 Marzo 2012, Nena News – Il primo presidente degli Stati Uniti di colore e dalla composita genealogia. Premio Nobel per la Pace, non tanto per i risultati ottenuti a pochi mesi dalla scalata al potere, ma per l’aura di cambiamento e rivoluzione insiti nella sua persona. Il portatore di un messaggio globale di pace e tolleranza in un momento dai pesanti squilibri tra comunità vissute come distanti e ostili.

Così Barack Obama era visto agli esordi della sua carriera da presidente. Il solo guardarlo e sentirlo parlare faceva sperare in un futuro migliore e in molti, in quanto vittime dirette o indirette della crisi economica o delle frazioni tra Est e Ovest tramutatisi in un testa-a-testa di natura religiosa, hanno sussurrato almeno una volta il catartico slogan “Yes, we can”.

sabato 10 marzo 2012

Pioggia di missili su Gaza, 15 palestinesi uccisi

di  Redazione Contropiano

Non si fermano i raid e i bombardamenti israeliani cominciati ieri sulla Striscia di Gaza, finora 15 i palestinesi uccisi e decine quelli feriti. I palestinesi rispondono con gli inefficaci razzi Qassam.

Non cessa la pioggia di fuoco israeliano sul territorio della Striscia di Gaza, preso di mira da ieri con lanci continui di missili e raid 'mirati' contro esponenti della resistenza palestinese.   Dopo i 12 uccisi di ieri, oggi è toccato ad altri tre palestinesi. I feriti sono circa trenta mentre gli ospedali della Striscia sono al collasso.

L'ultima vittima è un uomo che viaggiava a bordo di una motocicletta nella Striscia di Gaza è stato centrato e ucciso da un velivolo israeliano oggi pomeriggio. Qualche ora prima un altro missile aveva colpito e ucciso due persone che viaggiavano anche in questo caso su una moto.

Le truppe di occupazione israeliane hanno aperto addirittura il fuoco contro alcune decine di ragazzi che, durante il funerale di un attivista ucciso, si erano  avvicinati al confine per lanciare sassi alle postazioni militari. 

domenica 12 febbraio 2012

Perché la vergogna è importante: i limiti morali del potere dell'America

di Saman Mohammadi
The Excavator

shame"Il tempo svelerà ciò che l'intreccio della furberia nasconde :chi copre i propri difetti, è schernito alla fine dalla vergogna"-. Shakespeare, Re Lear.

"Dopo la religione, la vergogna è il secondo legame che tiene unite le nazioni, proprio come la spudoratezza e l'empietà causano la loro rovina." - Vico, "New Science" 1725. Pg. 208.

"Solo la religione è stata in grado di contenere i conflitti che altrimenti avrebbero distrutto i primi gruppi di esseri umani." - René Girard, sulla guerra e sull'Apocalisse, First Things: agosto/settembre 2009.

"Negare o sradicare la vergogna, da un individuo o da una comunità, mi sembra inutile. E' anche lo spreco di una risorsa importante nel pensare a cosa significa essere umani.

La vergogna è una realtà della vita umana. In molte società e culture viene utilizzata per gestire l'interazione sociale umana. In altre, viene nascosta: "corretta" nei programmi di auto-aiuto e negata dai governi che sono cauti nel chiedere scusa per gli errori del passato. La vergogna è molto importante in questo momento: per discussioni e dibattiti su come affrontare un passato che potremmo definire vergognoso e per visioni di vita limitate dall'idea che ci sia qualcosa di intrinsecamente sbagliato nella sensazione di vergogna.
……

martedì 17 gennaio 2012

Gli Stati Uniti rinunciano ad attaccare l'Iran?

Massiccia esercitazione congiunta USA-Israele rinviata

Paul Joseph Watson
Infowars

Gli Stati Uniti hanno cancellato un'esercitazione militare congiunta con Israele, in una mossa che secondo alcuni analisti potrebbe rappresentare una certa riluttanza a sostenere un attacco all'Iran.

"Israele e gli Stati Uniti hanno rinviato una grande esercitazione di difesa comune, che avrebbe dovuto essere effettuata nelle prossime settimane, al fine di evitare un'escalation con l'Iran," riporta Haaretz .

Anche se gli Stati Uniti hanno già inviato 9.000 soldati in Israele, una mossa descritta come uno "schieramento" piuttosto che un'esercitazione, dal Comandante statunitense Tenente-Generale Frank Gorenc, l'esercitazione Austere Challenge 12, che voleva essere una risposta strategica ai missili sparati dall'Iran, è stata rinviata fino all'estate.

lunedì 9 gennaio 2012

USA e Israele alle grandi manovre, obiettivo Teheran

di Antonio Mazzeo
Antonio Mazzeo Blog

Israel-missile-testSaranno le esercitazioni più imponenti della storia dell’alleanza militare tra Stati Uniti d’America ed Israele e vedranno schierati decine di batterie missilistiche, cacciabombardieri, tank, sistemi radar, unità navali e migliaia di soldati provenienti dai reparti d’élite dei due paesi. Da fine gennaio in poi, ogni giorno potrebbe essere quello buono per l’avvio di Austere Challenge 12, il war game che rischia d’inasprire ulteriormente le tensioni politiche nella regione mediorientale. L’annuncio arriva una decina di giorni dopo le grandi manovre navali iraniane nello Stretto di Hormuz, conclusesi con il lancio sperimentale di tre missili a breve e medio raggio; Washington e Tel Aviv negano però, con non poca ambiguità, che l’esercitazione congiunta sia indirizzata contro Teheran. “Lo scenario comprenderà eventi simulati e addestramenti nel campo e non è una risposta ad alcuna situazione odierna”, ha spiegato un portavoce militare israeliano all’agenzia France Press. “Il comando delle forze armate USA in Europa, Eucom, e le forze armate israeliane conducono periodicamente esercitazioni in Israele, nel quadro di una lunga e stabile partnership strategica, finalizzate a migliorare i loro sistemi difensivi”.

martedì 27 dicembre 2011

Preparazione per attaccare l'Iran con armi nucleari: "Nessuna opzione fuori dal tavolo"

di Michel Chossudovsky
Global Research

nuclear attack on iran"Quando una guerra nucleare sponsorizzata dagli USA diventa uno "strumento di pace", perdonato e accettato dalle istituzioni mondiali e dalle più alte autorità, comprese le Nazioni Unite, non si può tornare indietro: la società umana è stata lanciata a capofitto sul sentiero dell'auto-distruzione in maniera indelebile." (Verso uno scenario di Terza Guerra Mondiale , Global Research, maggio 2011)


Il mondo è a un bivio pericoloso.

L'America è su un sentiero di guerra.

La terza guerra mondiale non è più un concetto astratto

Gli Stati Uniti e i suoi alleati si stanno preparando a lanciare una guerra nucleare contro l'Iran con conseguenze devastanti.

Questa avventura militare minaccia nel vero senso della parola il futuro dell'umanità.

giovedì 15 dicembre 2011

Siria: un’aggressione che si precisa

di Ghali Hassan
Countercurrents 13 dicembre 2011
Info-Palestine

260810442 Gli Stati Uniti e i loro alleati si stanno preparando ad attaccare la Siria nel quadro del piano israelo-statunitense per destabilizzare la regione. Il pretesto è come al solito “proteggere i civili” e stabilire una “democrazia” di tipo occidentale. Ma naturalmente non c’è nulla di meno vero. L’obiettivo è quello di rovesciare il governo siriano e sostituirlo con un governo fantoccio al servizio degli interessi USA-Israele sionisti.

Si noti che, dato il sostegno della Siria alla resistenza libanese e palestinese contro il terrorismo israeliano e i legami della Siria con l’Iran, il governo del presidente Bashar al-Assad è considerato una “minaccia” per gli interessi di Israele e degli Stati Uniti. Pertanto, un governo soggetto alle pretese israelo-statunitensi è vitale per isolare l’Iran e per coprire l’espansione sionista israeliana.

L’interferenza continua straniera negli affari interni della Siria, ci ricorda la recente ingerenza criminale in Libia, iniziata con la costituzione di una “no-fly zone“, un’invasione militare illegale della Libia. I resoconti dei media affermano che gli Stati Uniti e Israele hanno arruolato mercenari sauditi e il Libano per creare problemi in Siria e isolare il governo siriano dal suo popolo, alimentando le divisioni settarie.

La campagna di demonizzazione condotta dagli Stati Uniti e dai loro alleati per delegittimare il governo siriano, è simile alla campagna di demonizzazione condotta contro la Libia. Il 25 novembre 2011, la Lega Araba, un’assemblea di despoti illegittimi controllata dall’Arabia Saudita e da altri feudi petroliferi ha escluso la Siria dalla Lega araba ed ha chiesto sanzioni diplomatiche ed economiche contro di essa. Proprio come in  Libia, l’esclusione della Siria dalla Lega araba fornisce agli Stati Uniti e ai loro alleati la copertura per attaccare la Siria e invadere di nuovo una nazione musulmana.

La Lega araba ha una lunga storia di tradimento e non corrisponde più a nulla. Secondo Mahdi Darius Nazemroaya: “Sono Arabia Saudita e il Gulf Cooperation Council (GCC), che hanno preso il potere nella Lega. Il GCC comprende i regni petroliferi del Golfo Arabico: Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Barhein, Qatar, Oman e Arabia Saudita. Nessuno di questi paesi è  esemplare, per non parlare della democrazia. I loro leader, insediati dagli Stati Uniti, hanno tradito i palestinesi, hanno aiutato ad attaccare l’Iraq, hanno dato il sostegno ad Israele contro il Libano, hanno distrutto la Libia e ora stanno cospirando contro la Siria e i suoi alleati regionali.” Ha aggiunto: “[La Lega Araba] è stata fagocitata da Washington e serve i suoi interessi e quelli dei loro alleati, invece dei reali interessi arabi”. Come il GCC, la Lega araba è uno strumento dell’imperialismo USA. Il suo intervento vergognoso contro la Siria (una ripetizione del suo intervento vergognoso contro la Libia) è un atto di guerra contro un altro paese arabo.

Il ruolo svolto dai despoti arabi sostenuti dagli Stati Uniti e guidati da Arabia Saudita, Qatar, Giordania ed Emirati Arabi è spregevole. Ed è ironico che questi despoti fingano di essere guidati dalle preoccupazioni per i diritti umani e la democrazia in Siria. Decenni di repressione e sottrazione di beni e risorse da parte dei singoli regimi dispotici, hanno portato ad alti livelli di disuguaglianza e corruzione nei loro paesi. Nonostante la loro ricchezza, sono paesi arretrati che hanno adottato lo stile di vita decadente dell’Occidente e si sono sbarazzati dell’Islam. Hanno radunato una setta estremista (islamista) che ha distrutto la grande religione islamica. Non sono dei leader eletti, ma illegittimi che non tollerano alcuna opposizione al loro potere tirannico.

L’Arabia Saudita è, ovviamente, il regime più repressivo del mondo. È anche il più stretto alleato degli Stati Uniti. Questa è una monarchia assoluta che considera i diritti umani e la libertà come minacce alla corrotta classe dirigente. Le donne saudite sono escluse dal lavoro regolare e la disoccupazione giovanile è al 40%. Le leggi saudite dette “anti-terroriste” criminalizzare il dissenso e autorizzano un lungo periodo di detenzione senza processo. I dissidenti sono trattati con brutalità. Il 21 novembre 2011, le truppe saudite hanno aperto il fuoco su una manifestazione pacifica in una provincia orientale della Arabia Saudita, facendo quattro morti e diversi feriti. I leader sauditi non tollerano il dissenso nei paesi vicini.

Nel marzo del 2011, le forze saudite hanno preso d’assalto il Barhein e schiacciato brutalmente i dimostranti pro-democrazia. L’invasione è stata incoraggiata e sostenuta dal governo statunitense. La relazione della Commissione d’inchiesta indipendente in Barhein (CEIBS) ha cercato di giustificare il comportamento e le leggi della monarchia assoluta. Tuttavia, il rapporto ha osservato le “violazioni sistematiche dei diritti umani” durante gli attacchi del governo contro i manifestanti. Il rapporto di 500 pagine descrive le varie violazioni da parte del regime dispotico del re Hamad bin Isa al-Khalifa. Secondo il rapporto, i detenuti, compreso il personale medico il cui unico crimine era quello di aver curato i manifestanti, sono stati torturati e abusati sessualmente. Il rapporto è stato subito sepolto dai media occidentali.

Passo dopo passo, il modello Libia viene riprodotto in Siria. Il 28 novembre, le Nazioni Unite, il braccio armato dell’imperialismo statunitense, hanno accusato le forze siriane, che difendono la nazione contro le bande armate terroristiche siriane sponsorizzate dall’Occidente, di “crimini contro l’umanità“. Il rapporto del cosiddetto “Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite” è interamente basato su menzogne prodotte da espatriati siriani a Londra, Parigi e Washington. Il rapporto accusa il governo di “atrocità“, ma non parla delle migliaia di siriani, tra soldati e poliziotti, uccisi e torturati da bande armate. Lo scopo principale della relazione è quello di demonizzare il governo siriano e di giustificare l’aggressione militare occidentale. La relazione è stata subito messa in circolazione dagli organi di propaganda occidentale, come la BBC, CNN, Fox News, al-Jazeera e la stampa guidata dall’impero di Murdoch.

Il rapporto è una copia dei rapporti delle Nazioni Unite in Iraq e Libia prima dell’invasione e della distruzione ad opera dei militari USA-NATO. Lo stesso pacchetto di menzogne che sono state usate per giustificare la barbara aggressione degli Stati Uniti contro l’Iraq, è stato riciclato contro la Siria. Il rapporto è il preludio all’aggressione USA-NATO contro la Siria. Dov’era il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite durante il genocidio commesso dagli Stati Uniti in Iraq? E’ chiaro che le Nazioni Unite coprono i crimini di guerra  dell’Occidente. La disinformazione gioca un ruolo importante nel manipolare l’opinione pubblica e nel creare un clima di guerra.

Mentre le Nazioni Unite si offrono di manipolare l’opinione pubblica mondiale a favore degli eserciti USA-NATO, il primo ministro britannico David Cameron e il despota del Qatar hanno promesso di sostenere i “gruppi di opposizione” siriani (leggi: fornirgli armi e denaro) per promuovere la “democrazia“. David Cameron e il despota del Qatar hanno ampiamente dimostrato il loro amore per la democrazia, distruggendo brutalmente la Libia. Oggi la Libia è come l’Iraq, saccheggiata, distrutta e abbandonata alla violenza. Decine di migliaia di libici (e africani) sono stati uccisi, migliaia languono nelle carceri dove si tortura e un terzo della popolazione è senza dimora.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy, ancora assetato di sangue, ha chiesto la creazione di una “zona umanitaria” di sicurezza per proteggere i civili, simile alla “zona umanitaria” in Libia dove furono uccisi migliaia di civili innocenti da parte degli eserciti USA-NATO. Il pretesto dei “diritti umani” per giustificare l’aggressione è stato utilizzato per l’ascesa della Germania di Adolf Hitler. I nazisti tedeschi giustificarono le loro invasioni e violenza armata con la necessità di “proteggere i civili“. Infatti, dai primi anni ’90, vediamo l’ascesa del fascismo anglo-statunitense che invade e terrorizza nazioni indifese che ha distrutto completamente con il pretesto di “proteggere i civili“.

Secondo il quotidiano turco Milliyet (28 novembre 2011): “La Francia ha inviato istruttori  militari in Turchia e in Libano per formare la cosiddetta Freedom Force [siriana], un gruppo di disertori che opera in Siria da Libano e Turchia per preparare la guerra contro la Siria“. Mercenari stranieri sono stati inviati in gran numero in Siria dal Libano. Come ho detto prima, sono armati e finanziati da CIA, MI6 britannico, Mossad israeliano, Arabia Saudita, Turchia, Libano e Giordania.

Va ricordato che la rivolta armata contro il governo siriano -finanziata e armata da Stati Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Israele, Libano e Giordania- si limitava a piccole città e villaggi lungo i confini con Giordania, Libano e Turchia. (Per maggiori dettagli si veda il mio articolo Target Syria). La grande maggioranza dei siriani sostiene il Presidente Bashar al-Assad, soprattutto nelle grandi città come Damasco, Aleppo e Latakia. Le recenti manifestazioni in queste città hanno raccolto milioni di sostenitori di al-Assad.

Turchia, nel frattempo, usa la violenza per promuovere i propri interessi imperialisti e quelli della NATO. La Turchia ha chiesto l’istituzione di una “zona cuscinetto” in Siria per addestrare e armare la cosiddetta “resistenza siriana” al governo siriano. Questa è una palese interferenza negli affari interni della Siria, la Turchia ha inoltre organizzato conferenze per costruire l’opposizione al governo siriano e ha svolto un ruolo importante nella creazione del cosiddetto Consiglio nazionale siriano (CNS), una coalizione di espatriati dell’opposizione e di estremisti armati. I loro leader hanno già promesso di tagliare i legami con l’Iran, la Siria, i palestinesi e i movimenti di resistenza libanese, se saranno al “potere” in Siria.

Secondo Ibrahim al-Amin, direttore del notiziario al-Akhbar, in una recente intervista per il Wall Street Journal, il portavoce del CNS, “Burhan Ghalioun, è stato costretto (ed è l’unica spiegazione) a dire chiaro che l’opposizione siriana ha offerto il suo sostegno a Stati Uniti, Turchia, Europa e al Golfo in cambio del loro supporto“. Grandi quantità di armi sono state contrabbandate in Siria dalla Turchia per fomentare una guerra civile nel paese. La Turchia prevede di invadere la Siria, se Ankara ottiene via libero da Washington.  Questo perché i “turchi bianchi” hanno cominciato improvvisamente a preoccuparsi dei diritti umani e della democrazia nel mondo arabo, e la Turchia interferisce negli affari interni della Siria, ma per proprio interesse e per servire gli interessi degli Stati Uniti e dei sionisti israeliani.

La Turchia si presenta come un “mediatore” imparziale nella regione, un “ponte” tra i paesi occidentali e musulmani. Nei fatti, i turchi bianchi sono al servizio dell’imperialismo occidentale e promuovono i suoi interessi nella regione dal regno di Kamal Ataturk. La Turchia si vanta di essere un paese musulmano, ma ha sposato un “calvinismo islamico” occidentale che è in flagrante contraddizione con i principi dell’Islam. I decenni di relazioni tra la Turchia e lo Stato sionista di Israele, e la partecipazione della Turchia alla guerra USA-NATO (Turchia è un membro della NATO) contro i paesi musulmani, sono contrari all’Islam. D’altronde, molti turchi hanno condannato il ruolo della Turchia nella distruzione della Libia da parte dei militari USA-NATO e l’assassinio in massa di civili libici. Inoltre, la decisione turca di consentire a USA-NATO di dispiegare lo “scudo” antimissili nucleari sul proprio territorio, e direttamente puntato verso l’Iran e altri paesi musulmani, è terribilmente ipocrita ed è un tradimento dell’Islam.

La recente posizione della Turchia come un campione della Palestina è solo una facciata retorica destinata al consumo domestico e regionale. Se i turchi bianchi avessero davvero a cuore i diritti dell’uomo, sarebbe finita la loro cooperazione con Israele e avrebbero imposto sanzioni contro lo stato sionista. I turchi bianchi dovrebbero far piazza pulita a casa loro,  proprio in materia di diritti umani. Gli arabi possono e devono respingere il nuovo ruolo della Turchia come cane da guardia dell’imperialismo e del sionismo.

L’ingerenza degli Stati Uniti negli affari delle nazioni sovrane, tra cui le nazioni arabe, è ben nota. Gli Stati Uniti sono il più grande nemico della democrazia, dei diritti umani e del diritto internazionale. Per quanto riguarda la democrazia, la classe dirigente degli Stati Uniti preferisce ciò che Hillary Clinton ha definito “il tipo di democrazia che vogliamo”. Il tipo di democrazia che si trova in Arabia Saudita, Barhein, Kuwait, Qatar, Iran al tempo del torturatore Reza Shah Pahlavi, in Egitto sotto la tirannia di Mubarak e il Cile sotto il regime fascista di Augusto Pinochet. In realtà, sarebbe difficile citare un dittatore assassino che non sia stato (portato al potere), finanziato e armato dagli Stati Uniti e dai loro alleati. Gli Stati Uniti hanno avuto grandi storie d’amore con dei dittatori fascisti e sanguinari.

Inoltre, le agenzie e pensatoi statunitensi come il National Endowment for Democracy (NED), Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale (US Agency for International Development, USAID), L’Istituto per la Società Aperta (Open Society Institute-OSI) di George Soros e il National Democratic Institute (NDI-NDI), sono direttamente coinvolti nel finanziamento di gruppi di opposizione nel mondo arabo e altrove. Il New York Times (14 aprile 2011) ha trovato “una serie di organizzazioni e di individui direttamente coinvolti nelle rivolte e nei movimenti di riforma che agitano [il Medio Oriente], come il Movimento giovanile del 6 aprile in Egitto, il Centro dei Diritti Umani del Barhein e gli attivisti di base come Entsar Qadhi, un giovane leader yemenita; ricevono formazione e  sostegno finanziario da gruppi come l’International Republican Institute, il National Democratic Institute e la Casa del libertà, una organizzazione non governativa per i diritti umani di Washington.”

In Siria, la NED è direttamente coinvolta nel finanziamento dell’esercito siriano insurrezionale attraverso i suoi partner del Centro per lo Studio dei Diritti Umani, una organizzazione anti-siriana. Nel caso dell’Egitto, gli Stati Uniti hanno sostenuto il regime di Mubarak fino alla fine. Quando finalmente è stato rovesciato, gli Stati Uniti hanno cambiato bandiera e hanno lavorato per incoraggiare le divisioni e il settarismo. Allo stesso tempo gli Stati Uniti hanno continuato a lavorare con l’esercito egiziano, il loro cliente fedele, per gestire la “rivoluzione” per servire i loro interessi e quelli dei sionisti israeliani. Tuttavia, quando gli Stati Uniti non possono provocare un cambiamento di regime attraverso le cosiddette “rivoluzioni colorate” e le sanzioni economiche, intervengono militarmente (e illegalmente). Lo hanno fatto in Iraq, Jugoslavia, Libia e la Siria è ora minacciata.

Infine, la Siria non è un paese perfetto. E come in tutti i paesi, l’opposizione interna in Siria ha diversi aspetti. Ma i siriani sono contro la violenza e l’ingerenza straniera negli affari del loro paese. I siriani vogliono riforme reali -politiche ed economiche- che siano nel loro interesse. Il popolo siriano ha sofferto molto negli ultimi dieci anni. A causa delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e della presenza in Siria di oltre 2 milioni di rifugiati iracheni, l’economia siriana è rimasta ferma e le condizioni di vita sono peggiorate. Il popolo siriano non vuole un cambiamento di regime sponsorizzato dagli Stati Uniti. Nel marzo 2009 un sondaggio mostrava che oltre due terzi del popolo siriano ha un parere negativo degli Stati Uniti. La decisione di cambiare il governo e il sistema politico siriano, devono rimanere nelle mani del popolo siriano.

Potenti forze si riuniscono contro i siriani, che sono ora minacciati da un attacco brutale per distruggere e saccheggiare il loro paese. Non dobbiamo stare in disparte e rendersi complici di crimini di guerra e crimini contro l’umanità.  Dobbiamo continuare la lotta per il rispetto del diritto internazionale e contro le aggressioni.

*Ghali Hassan è un commentatore politico indipendente che vive in Australia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Fonte: AuroraSito 13 Dicembre 2011

sabato 12 novembre 2011

Gli Stati Uniti stanno già attaccando l'Iran tramite terroristi per procura

La CIA finanzia dichiaratamente i gruppi  accusati di sanguinosi attacchi volti a destabilizzare Teheran

di Paul Joseph Watson
Prison Planet

La tesi di Teheran che gli Stati Uniti stanno portando avanti attacchi terroristici in Iran nel tentativo di destabilizzare il regime di Ahmadinejad, in preparazione di un assalto militare, è stata in gran parte ignorata dai media, ma è un fatto ammesso che la CIA utilizza terroristi per procura per fare proprio questo.

"L'Iran dispone di prove inconfutabili che rivelano il coinvolgimento ufficiale del governo degli Stati Uniti nella pianificazione in funzione anti-Iran e nell'invio di elementi per condurre atti di sabotaggio e di terrore in Iran e altri paesi della regione", ha detto la scorsa settimana il segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, Saeed Jalili, promettendo di inviare alle Nazioni Unite la prova del "terrorismo sostenuto dagli Stati Uniti".

"Siamo in possesso di 100 prove inconfutabili che rivelano il ruolo degli Stati Uniti nel dirigere i terroristi per lo svolgimento di atti di terrorismo in Iran e nella regione," il Leader Supremo della Rivoluzione Islamica Ayatollah Seyed Ali Khamenei ha aggiunto.

Mentre la storia è stata riportata dai media di Stato iraniani, la stampa occidentale l'ha accolta con una scrollata di spalle collettiva. Al nuovo rapporto dell'AIEA che sostiene che l'Iran era sul punto di sviluppare un'arma nucleare, è stata concessa una copertura mille volte più ampia.

Tuttavia, il fatto che gli Stati Uniti stiano addestrando e finanziando gruppi terroristici per destabilizzare l'Iran, attraverso la violenza e altri atti di sovversione, è stato ammesso.

L'ex veterano della CIA, Robert Baer, ha spiegato nel documentario Vanguard: guerra segreta degli Stati Uniti con l'Iran , che gli Stati Uniti sono in guerra con l'Iran da anni, attraverso i suoi terroristi per procura, in particolare il gruppo nazionalista militare curdo PJAK, che è stato accusato di numerosi attacchi in Iran.

Come hanno riferito nel 2007 il Telegraph di Londra, ABC News e numerose altre testate mainstream, gli Stati Uniti stanno utilizzando anche il gruppo terrorista sunnita Jundullah affiliato ad Al-Qaeda, per effettuare attentati suicidi e altri attacchi di destabilizzazione in Iran, una politica realizzata dall'amministrazione Bush e continuata sotto Obama.

Fonti di intelligence hanno rivelato che "Il presidente George W. Bush ha dato l'approvazione alla CIA per avviare operazioni "in nero" sotto copertura per ottenere un cambiamento di regime in Iran. Bush ha firmato un documento ufficiale approvando i piani della CIA per una campagna di propaganda e disinformazione destinata a destabilizzare, e infine rovesciare il governo teocratico dei mullah", ha riferito il Telegraph.

Parte di questa campagna di destabilizzazione della CIA comprendeva "Dare supporto a distanza, fornendo denaro e armi, a un gruppo militante iraniano, Jundullah, che ha condotto raid in Iran dalle basi in Pakistan", affermava il rapporto.

Jundullah è un ramo sunnita di Al-Qaeda precedentemente guidato dal presunto cervello dell'11/9, Khalid Sheikh Mohammed. Nel mese di ottobre 2009, Jundullah ha attaccato la Guardia Rivoluzionaria Iraniana presso la sua sede a Pishin, vicino al confine con il Pakistan, uccidendo 40 persone.

Il gruppo è stato accusato di numerosi attentati in Iran con l'obiettivo di destabilizzare il governo di Ahmadinejad ed è attivo anche in Pakistan, dopo essere stato indicato per il suo coinvolgimento in attacchi contro stazioni di polizia e autobombe al Centro Culturale USA in Pakistan nel 2004.

Nel maggio 2008, ABC News ha riferito che il Pakistan stava minacciando di riconsegnare sei membri del Jundullah all'Iran dopo essere stati presi in custodia dalle autorità pakistane.

"I funzionari americani hanno detto ad ABC News che ufficiali dell'intelligence degli Stati Uniti di frequente incontrano e consigliano i leader del gruppo Jundullah, e che funzionari dei servizi segreti, attuali ed ex, sono al lavoro per impedire che gli uomini siano inviati in Iran", ha riferito ABC News, evidenziando ancora una volta la stretta relazione tra il gruppo terroristico e la CIA.

Nel luglio 2009, un membro del gruppo Jundullah ha ammesso dinanzi al tribunale di Zahedan Iran che il gruppo era un delegato per gli Stati Uniti e Israele.

Abdolhamid Rigi, un membro anziano del gruppo e il fratello del leader del gruppo, Abdolmalek Rigi, che era uno dei sei membri dell'organizzazione estradati dal Pakistan, ha detto alla corte che Jundullah era stato addestrato e finanziato da "Stati Uniti e sionisti". Ha anche detto che il gruppo aveva ricevuto ordini da America e Israele di intensificare i suoi attacchi in Iran.

Jundullah non è l'unico gruppo terroristico anti-iraniano che il governo degli Stati Uniti è stato accusato di finanziare, nel tentativo di fare pressione sul governo iraniano.

Molti soggetti credibili, inclusi informatori dell'intelligence statunitense ed ex personale militare, hanno affermato che gli Stati Uniti stanno conducendo operazioni militari segrete all'interno dell'Iran con gruppi di guerriglieri per effettuare attacchi contro le unità della Guardia Rivoluzionaria Iraniana.

Si sospetta ampiamente che la ben nota organizzazione terroristica di destra, conosciuta come Mujahedeen-e Khalq (MEK), un tempo gestito dai temuti servizi segreti di Saddam Hussein, ora lavorano esclusivamente per la Direzione delle Operazioni della CIA ed eseguono bombardamenti a distanza in Iran.

Dopo un bombardamento in Iran nel marzo 2007, il Telegraph di Londra ha anche riferito di come un alto ufficiale della CIA, ha denunciato il fatto che l'America sta segretamente finanziando gruppi terroristici in Iran, nel tentativo di aumentare la pressione sul regime islamico perchè rinunci al suo programma nucleare.

Un articolo dal titolo Gli Stati Uniti finanziano gruppi terroristici per seminare il caos in Iran , rivela come i finanziamenti per gli attacchi effettuati da gruppi di terroristi "proviene direttamente dal bilancio classificato della CIA", un fatto che ora non è "un gran segreto", secondo un ex alto funzionario della CIA di Washington che Domenica ha parlato in forma anonima a The Telegraph.

Fonte: Prison Planet 11 Novembre 2011
Traduzione: Anna Moffa per ilupidieinstein.blogspot.com

sabato 5 novembre 2011

Peres, toni pacati che annunciano guerra all'Iran

Il capo dello stato israeliano ieri sera ha chiesto al mondo di agire per fermare i presunti piani militari nucleari dell’Iran. Ha anche invitato il premier Netanyahu alla prudenza. In realtà ha confermato che l’attacco all’Iran si farà.

peres Gerusalemme, 05 novembre 2011, Nena News – In apparenza ieri sera è sceso in campo anche il presidente israeliano Shimon Peres per frenare il piano che il premier Netanyahu e il ministro della difesa Barak starebbero mettendo a punto per colpire nelle prossime settimane o mesi, con un raid aereo, le centrali atomiche iraniane. Ma l'intervista che ha concesso alla televisione commerciale Canale 2 è stata in realtà un altro tassello di un progetto mediatico di "avvertimento" al mondo.

Del tipo: «Agite o attaccheremo». «I servizi d’intelligence di vari Paesi stanno guardando i loro orologi e avvertono i loro leader che non rimane molto tempo. Non so se questi leader mondiali agiranno sulla base di questi avvertimenti», ha avvertito Peres. Poi però ha detto che l’Iran potrebbe essere a sei mesi dal diventare un paese dotato di armi nucleari e tocca ad Israele «avvertire il mondo del pericolo». Certo il capo di stato ha anche consigliato a Netanyahu, «di valutare le varie alternative, di agire con cervello, senza farsi trascinare dai nervi» ma l’impressione è che Peres abbia voluto più di tutto contribuire a creare il clima internazionale idoneo alla giustificazione dell’attacco. L’Iran respinge l’accusa, che viene da Tel Aviv e Washington, di voler produrre non solo energia elettrica ma anche ordigni nucleari nelle sue centrali. Tehran ricorda che Israele è l’unico Stato del Medio oriente che possiede segretamente bombe atomiche e minaccia, in caso di attacco israeliano, una reazione devastante.

Fare previsioni è arduo ma Israele potrebbe prendere una decisione definitiva, se attaccare o meno, già nei prossimi giorni quando l’Agenzia atomica internazionale (Aiea) pubblicherà il suo ultimo rapporto sui programmi nucleari iraniani. Secondo il sito del quotidiano Haaretz, l’Aiea dovrebbe riferire di aver accertato la presenza di siti sospetti in Iran, dove verrebbero o potrebbe essere effettuati esperimenti atomici.

I media israeliani nei giorni scorsi hanno ampiamente riferito dei preparativi di guerra. Netanyahu e Barak starebbero facendo tutto il possibile per raggiungere la maggioranza in seno al gabinetto di sicurezza (sette ministri), necessaria per dare il via libera al raid aereo. Tra i ministri che appoggiano Netanyahu c’è quello degli esteri e leader ultranazionalista Avigdor Lieberman che appena qualche giorno fa ha denunciato l’Iran come «il principale pericolo per la stabilità dell’ordine mondiale». «Il mondo – ha aggiunto Lieberman – deve prendere decisioni e far rispettare le sanzioni contro la banca centrale iraniana. La comunità internazionale deve interrompere gli acquisti di petrolio dall’Iran».

Non siamo ancora all’ultimatum ma poco ci manca. Il rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), che verrà reso noto l’8 novembre, sarà decisivo per le scelte di Israele. Almeno questo è quanto lasciano capire gli stessi leader politici israeliani. Quanto gli Stati Uniti in questa fase siano sulla stessa lunghezza d’onda di Netanyahu e Barak è difficile decifrarlo. Barack Obama però non ha mai escluso l’opzione dell’uso della forza contro Tehran e il segretario alla difesa Leon Panetta sull’argomento è molto meno prudente del suo predecessore Robert Gates. Washington però non vuole attacchi a sorpresa e Panetta, durante il suo recente viaggio in Medio Oriente, ha ottenuto dal governo Netanyahu ampie assicurazioni. Vuol dire che i due paesi attaccheranno insieme, magari con la collaborazione di qualche alleato arabo? L’ipotesi non è infondata.

Che la guerra si sia fatta più vicina lo dice anche la resistenza più debole che oppongono all’attacco i comandanti delle Forze Armate e dei servizi segreti, ossia coloro che, secondo quanto aveva riferito venerdì scorso su Yediot Ahronot uno dei giornalisti israeliani più noti, Nahum Barnea​, più di altri si sono schierati con forza contro le intenzioni di Netanyahu. Ora cominciano a cedere sotto le pressioni del premier dopo aver sottolineato per mesi le conseguenze devastanti che avrebbe il raid contro le centrali iraniane, peraltro inutile perché servirebbe a rinviare di poco i programmi di Tehran.

In Iran, naturalmente, seguono con attenzione ciò che si discute in Israele e nella Repubblica islamica non manca chi lancia avvertimenti pesanti come macigni. Il capo di stato maggiore, generale Hassan Firouzabadi, ad inizio settimana ha minacciato di «far rimpiangere un simile errore» a Israele e messo in guardia anche Washington. «Se il regime sionista (Israele) ci attaccherà, saranno colpiti anche gli Stati Uniti», ha detto. L’Iran appare in grado di rispondere ad un blitz delle forze aeree israeliane con il lancio di decine, forse di centinaia di missili balistici verso il territorio dello Stato ebraico. Tehran inoltre potrebbe sferrare un’offensiva contro gli alleati arabi degli Stati Uniti mettendo a ferro e fuoco l’intero Medio oriente. Ha anche la possibilità di bloccare lo Stretto di Hormuz paralizzando il trasporto marittino del greggio con effetti devastanti per le economie occidentali. - Nena News

Fonte: Nena News

venerdì 4 novembre 2011

Guerra Globale: Mirare all'Iran: prepararsi per la Terza Guerra Mondiale

di Michel Chossudovsky
Global Research

israel-nato-usa-iran Il dispiegamento militare delle forze USA-NATO si sta verificando in diverse regioni del mondo contemporaneamente.

La militarizzazione a livello globale è organizzata attraverso la struttura di comando unificata dei militari americani: l'intero pianeta è diviso in Comandi Combattenti geografici sotto il controllo del Pentagono. Secondo l'ex Comandante generale della NATO Wesley Clark, la road-map militare del Pentagono consiste in una sequenza di teatri di guerra: "Il piano per la campagna quinquennale[include] ... un totale di sette paesi, a partire dall'Iraq, poi Siria , Libano, Libia, Iran, Somalia e Sudan."

Il progetto militare globale del Pentagono è la conquista del mondo.

Una guerra contro l'Iran è nei piani del Pentagono dal 2004.

Il presunto programma di armi nucleari dell'Iran è il pretesto e la giustificazione. Teheran viene anche identificato come "Stato sponsor del terrorismo", con l'accusa di sostenere la rete di Al Qaeda.

Dopo i recenti sviluppi, ciò che si sta svolgendo è un piano integrato di attacco contro l'Iran guidato dagli Stati Uniti, con la partecipazione del Regno Unito e di Israele.

Mentre i media hanno presentato la pianificazione militare israeliana e britannica riguardante l'Iran come iniziative distinte, ciò che stiamo affrontando è uno sforzo militare integrato e coordinato guidato dagli Stati Uniti.

Ai primi di novembre, Israele ha confermato che si sta preparando a lanciare attacchi aerei contro gli impianti nucleari iraniani, senza tuttavia riconoscere che questo avverrebbe come parte di un'iniziativa guidata dagli Stati Uniti:

Secondo quanto riferito, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha recentemente cercato di ottenere il sostegno del governo per un attacco militare contro i siti nucleari della Repubblica islamica dell'Iran. In uno sforzo comune con il ministro della difesa Ehud Barak, Netanyahu è riuscito a strappare il supporto per un atto così sconsiderato agli scettici che si erano già opposti a lanciare un attacco contro l'Iran. Tra coloro che egli è riuscito a convincere c'è il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman.

Nel governo israeliano ci sono ancora alcuni che sono contrari a una tale mossa, inclusi il ministro dell'Interno Eli Yishai del partito ultra-ortodosso Shas, il ministro dell'Intelligence Dan Meridor, il ministro per gli Affari Strategici e confidente di Netanyahu Moshe Yaalon, il ministro delle Finanze, Yuval Steinitz, il capo dell'esercito Benny Gantz , il capo dell'agenzia di intelligence israeliana Tamir Pardo, il capo dell'intelligence militare Aviv Kochavi e il capo dell'Agenzia di Intelligence Nazionale di Israele Yoram Cohen.

Comunque, il sostegno espresso dal ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman è considerato un asso nella manica di Netanyahu, che gode anche del sostegno incondizionato di Washington.

In uno sfoggio di abilità militare e di evidente politica del rischio calcolato, Israele ha testato il lancio di un missile nucleare, Mercoledì, cosa che non può essere considerata una coincidenza vista la minaccia fatta da Netanyahu (Ismail Salami. Un Attacco di Israele contro l'Iran: suicidio militare, Global Research, 3 Novembre 2011)

Nel frattempo, anche il governo britannico ha dichiarato che parteciperà a un attacco guidato dagli Stati Uniti contro l'Iran:

Il Ministero della Difesa ritiene che gli Stati Uniti potrebbero decidere di mandare avanti i piani per attacchi missilistici mirati ad alcune strutture chiave iraniane. I funzionari britannici dicono che se Washington persisterà nella richiesta,  riceverà l'aiuto militare del Regno Unito per qualsiasi missione, nonostante alcune profonde riserve all'interno della coalizione di governo.

In previsione di un potenziale attacco, gli strateghi militari britannici stanno esaminando dove sia meglio dispiegare le navi della Marina Reale e i sottomarini dotati di missili da crociera Tomahawk nei prossimi mesi, come parte di quella che sarebbe una campagna aerea e via mare.

Credono anche che gli Stati Uniti chiederebbero il permesso di lanciare attacchi da Diego Garcia, territorio britannico nell'Oceano Indiano, che gli americani hanno usato in precedenza per i conflitti in Medio Oriente. (The Guardian, 2 nov 2011 http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=27439)

La guerra contro la Siria

C'è una tabella di marcia militare caratterizzata da una sequenza di teatri di guerra USA-NATO.

Sulla scia della guerra in Libia, ci sono anche piani di guerra contro la Siria sotto la Responsabilità di Proteggere(R2P) della NATO. Questi piani sono integrati con quelli relativi all'Iran. La strada per Teheran passa per Damasco. Una guerra contro l'Iran promossa dagli USA e dalla NATO comporterebbe, come primo passo, una campagna di destabilizzazione ("cambio di regime"), comprese le operazioni segrete di intelligence a sostegno delle forze ribelli contro il governo siriano

Il mondo è ad un bivio pericoloso.

Se un'operazione militare USA-NATO fosse lanciata contro la Siria o l'Iran, la più ampia regione del Medio Oriente dell'Asia centrale, che si estende dal Nord Africa e dal Mediterraneo orientale fino al confine Afghano-Pakistano con la Cina, verrebbe risucchiato nel turbine di un'estesa guerra regionale .

Ci sono attualmente quattro distinti teatri di guerra: Afghanistan-Pakistan, Iraq, Palestina e Libia.

Un attacco alla Siria porterebbe all'integrazione di questi teatri di guerra, e alla fine ad una più ampia guerra in Medio Oriente-Asia Centrale.

A sua volta, una guerra contro la Siria evolverebbe verso una campagna militare USA-NATO diretta contro l'Iran, in cui la Turchia e Israele sarebbero direttamente coinvolti. Contribuirebbe anche alla destabilizzazione in corso nel Libano.

Centrale per l'accordo sulla guerra, è la campagna mediatica che assicura la sua legittimazione agli occhi dell'opinione pubblica. Prevale una dicotomia bene contro male. Gli autori della guerra sono presentati come vittime. L'opinione pubblica è fuorviata: "Dobbiamo lottare contro il male in tutte le sue forme per preservare lo stile di vita occidentale." Interrompere la "grande bugia", che sostiene la guerra come impegno umanitario, significa interrompere un progetto criminale di distruzione globale, in cui la ricerca del profitto è la forza principale. Quest'agenda militare spinta dal profitto distrugge i valori umani e trasforma le persone in zombie inconsapevoli.

Lo svolgimento di manifestazioni e proteste di massa contro la guerra non è sufficiente. Ciò che serve è lo sviluppo di una rete di base contro la guerra ampia e ben organizzata, in tutto il paese, a livello nazionale e internazionale, che sfidi le strutture del potere e dell'autorità. La gente deve mobilitarsi non solo contro l'agenda militare, ma anche l'autorità dello stato e dei suoi funzionari deve essere messa in discussione. Questa guerra può essere evitata se la gente affronterà i governi con forza, farà pressione sui suoi rappresentanti eletti, organizzando un passa parola a livello locale, in città, villaggi e comuni, informando i loro concittadini per discutere le implicazioni di una guerra nucleare, avviando un dibattito e una discussione all'interno delle forze armate.

L'obiettivo è quello di invertire con forza le sorti della guerra, sfidare i criminali di guerra con alte cariche e i potenti gruppi di lobby corporative che li sostengono.

Rompere l'inquisizione americana.

Minare la crociata militare USA-NATO-Israele .

Chiudere le fabbriche di armi e le basi militari.

I membri delle forze armate dovrebbero disobbedire agli ordini e rifiutarsi di partecipare ad una guerra criminale.

Portare a casa le truppe.

Fonte: Global Research 3  Novembre 2011
Traduzione: Anna Moffa per ilupidieinstein.blogspot.com

martedì 31 maggio 2011

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon dovrebbe essere licenziato. Rinnega le conclusioni di una Relazione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite su Gaza

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon dovrebbe essere licenziato. Sostiene la violazione del diritto internazionale. Abusa del suo mandato alle Nazioni Unite. Rinnega le conclusioni di una Relazione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite su Gaza

Prof. Michel Chossudovsky
Global Research

ban-ki-moon Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, ha preso l'insolita decisione di  fare pressione sui governi membri perchè rispettino i "canali legali del governo israeliano per il  flusso di merci e per gli aiuti alla Striscia di Gaza". A questo proposito, Ban Ki-moon ha invitato i governi ad impedire che la  prevista Freedom Flotilla prevista per giugno si diriga verso la Striscia di Gaza:


Il segretario generale ha inviato una lettera ai governi dei paesi intorno al Mar Mediterraneo. In queste lettere, il segretario generale ha rivelato che stava seguendo con preoccupazione gli articoli dei media su potenziali flottiglie dirette a Gaza. Egli ha espresso la sua convinzione che l'assistenza e i beni destinati a Gaza dovrebbero essere convogliati attraverso passaggi legittimi e canali prestabiliti [controllati da Israele]. ...

Il segretario generale ha invitato tutti i governi interessati ad utilizzare la loro influenza per scoraggiare  tali flottiglie, che possono degenerare in conflitti violenti. Egli ha inoltre chiesto a tutti, compreso il governo di Israele, di agire responsabilmente e con cautela per evitare qualsiasi episodio di violenza.

Il segretario generale ha ribadito che, poichè secondo la sua opinione le flottiglie non sono state utili a risolvere i problemi economici di Gaza, la situazione resta insostenibile. Egli ha esortato il governo di Israele ad adottare ulteriori passi significativi e profondi al fine di mettere fine alla chiusura del blocco di Gaza, nel quadro della risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1860 (2009). In particolare, ha sottolineato che è essenziale per il funzionamento dei valichi legittimi soddisfare le esigenze della popolazione civile di Gaza. (Nazioni Unite, Portavoce del Segretario generale sulle Lettere del Segretario Generale su Possibili flotillas dirette a Gaza, 27 maggio 2011 enfasi aggiunta)

Riconoscendo i  "valichi legittimi" di Israele per Gaza attraverso il territorio israeliano, Ban Ki Moon sta perdonando, piuttosto che condannare le violazioni del diritto internazionale riguardo ai confini sovrani della Palestina.

La dichiarazione di Ban Ki Moon è arrivata mentre "viene varata la nuova flottiglia, nel primo anniversario dell'attacco mortale israeliano contro la Freedom Flotilla, quando nove attivisti furono uccisi dopo che la marina israeliana  salì violentemente a bordo della nave turca, provocando decine di feriti .... La nuova Freedom Flotilla si dirigerà verso Gaza, nella seconda metà del mese prossimo, e ne faranno parte almeno dieci navi da diversi paesi europei, e una dagli Stati Uniti ...."

Lo Spirito di Rachel Corrie e la Freedom Flotilla

Lo Spirito di Rachel Corrie attualmente bloccata nel porto egiziano di Al Arish è salpata dal Pireo l'11 maggio, precedendo la Freedom Flotilla che è prevista per giugno.
La nave è la prima, quest'anno, a sfidare il blocco israeliano. Il 16 maggio è penetrata nelle acque territoriali di Gaza senza essere scoperta, prima di essere attaccata dalla marina israeliana:

Lo Spirito di Rachel Corrie (ufficialmente nota come Finch) che trasportava un carico umanitario a Gaza è stata attaccata da una pattuglia della marina israeliana all'interno della cosiddetta zona di sicurezza palestinese, il 15 maggio.

Dopo una sparatoria con armi automatiche della marina israeliana, la nave ha cambiato corso ed è stata scortata da una pattuglia della marina egiziana nelle acque territoriali egiziane, a breve distanza dal porto di Al Arish.

.... Lo Spirito di Rachel Corrie trasporta 7,5 chilometri di tubazioni di scarico di UPVC (plastica) per contribuire a ripristinare il devastato sistema fognario di Gaza.

Le autorità egiziane sono ferme sulla loro decisione. Dal 16 maggio, lo Spirito di Rachel Corrie è ferma nelle acque territoriali egiziane al largo del porto di Al Arish.

Il governo egiziano è stato contattato attraverso i canali diplomatici. Il governo post-Mubarak, che afferma di essere impegnato nella "democrazia", ​​sta collaborando con Tel Aviv. La risoluzione del  Cairo è quella di servire gli interessi israeliani e far rispettare l'embargo su Gaza sia da terra che dal mare. ( Global Research, 19 maggio 2011 )

La decisione dell'Egitto di evitare che la barca attracchi nel porto e consenta alla missione di procedere via terra verso Gaza è stata presa previa consultazione con Tel Aviv.

Israele, le cui pattuglie navali hanno attaccato la Rachel Corrie, è ritratto come la vittima. Secondo il Jerusalem Post, Tel Aviv ha presentato una protesta al Consiglio di Sicurezza dell'Onu "riguardo ad una nave malese... che aveva tentato di rompere il blocco marittimo della Striscia di Gaza, Lunedi notte, ma era stata ricacciata indietro dalla marina".

La missione de Lo Spirito di Rachel Corrie è sponsorizzata dalla Perdana Global Peace Foundation della Malesia, guidata dall'ex primo ministro Mahathir Mohamad. Le autorità egiziane hanno rifiutato categoricamente che il suo carico procedesse attraverso il valico di Rafah, insistendo sul fatto che debba essere inviato attraverso un checkpoint israeliano controllato. Questa decisione dell'Egitto è in linea con l'insistenza di Ban Ki Moon secondo il quale il commercio e gli aiuti  devono essere incanalati attraverso i "legittimi" posti di blocco israeliani.

Ban Ki Moon viola le norme e le procedure delle Nazioni Unite

Ban Ki Moon prende palesemente i suoi ordini da Tel Aviv e Washington piuttosto che dall'Assemblea generale dell'ONU, in deroga al suo mandato.

La sua decisione viola non solo il diritto internazionale, ma disprezza anche le norme e procedure interne delle Nazioni Unite. Ban Ki Moon ha ignorato la relazione della missione d'inchiesta indipendente  del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, commissionata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Le conclusioni di questa relazione sono inequivocabili:

Le azioni delle Forze di Difesa israeliane (IDF)  intercettando e attaccando la Flottiglia per Gaza (maggio giugno 2010) in acque internazionali, hanno agito in violazione del diritto internazionale umanitario:

"La condotta dei  militari israeliani e di altro personale verso i passeggeri della flottiglia non era solo sproporzionata per l'occasione, ma ha dimostrato livelli di violenza del tutto inutile e inconcepibile. Ha rivelato un livello di brutalità inaccettabile. Un comportamento del genere non può essere giustificato né approvato per motivi di sicurezza o per qualsiasi altro motivo. Esso ha costituito una grave violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.

la Missione ritiene che sono stati commessi numerosi violazioni e reati ....Vi sono prove evidenti a sostegno delle azioni penali per i seguenti reati, ai sensi dell'articolo 147 della Quarta Convenzione di Ginevra:

Vi sono prove evidenti a sostegno delle azioni penali per i seguenti reati, ai sensi dell'articolo 147 della Quarta Convenzione di Ginevra:

• Omicidio volontario;

• tortura o trattamenti inumani;

• Causa volontaria di grandi sofferenze o gravi lesioni all'integrità fisica o alla salute.

La Missione ritiene inoltre che una serie di violazioni degli obblighi di Israele sotto il diritto internazionale per i diritti umani, hanno avuto luogo, tra cui:

• Diritto alla vita (art. 6, Patto internazionale sui diritti civili e politici);

• tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti (art. 7 del Patto internazionale, Convenzione contro la tortura);

• Diritto alla libertà e alla sicurezza della persona e  libertà dagli arresti arbitrari o detenzione (art. 9, Patto internazionale);

• Diritto dei detenuti ad essere trattati con umanità e rispetto per la dignità della persona umana (art. 10, Patto internazionale);

• Libertà di espressione (art. 19 del Patto internazionale).

Il diritto ad un ricorso effettivo deve essere garantito a tutte le vittime. La missione non deve essere intesa come un elenco completo ad ogni modo.

266. La missione osserva che il mantenimento da parte delle autorità israeliane di beni illegalmente sequestrati rimane un reato permanente e Israele è chiamato a restituire immediatamente tale proprietà. (Par. 265
http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/docs/15session/A.HRC.15.21_en.pdf

La decisione del segretario generale delle Nazioni Unite che conferma la legittimità del blocco di Gaza da parte di Israele è in disprezzo dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Ban Ki Moon fa riferimento ad "attraveramenti legittimi e canali stabiliti" verso Gaza attraverso il territorio israeliano e posti di blocco israeliani controllati, negando così alla Palestina il diritto più importante di una nazione sovrana, vale a dire il diritto di controllare le sue frontiere internazionali via terra e via mare.

La decisione di Ban Ki Moon nega il diritto della Palestina, al commercio e alle transazioni con l'estero. Essa obbliga la Palestina a chiedere l'autorità e il permesso di Israele a ricevere gli aiuti umanitari e a fare commercio di materie prime.

L'apertura della frontiera terrestre di Rafah il 28 maggio riguarda la circolazione delle persone. Essa permette alle persone di lasciare la Striscia di Gaza, che è diventata una prigione de facto, impedendo alla Palestina gli scambi commerciali con il mondo esterno.
Ban Ki Moon sostiene la giurisdizione di Israele sui confini della Palestina in violazione del diritto internazionale:

"... Sovranità significa in primo luogo e soprattutto controllo delle frontiere.

Uno stato sovrano senza confini di sovranità è una contraddizione in termini, un non-senso.


Israele può decidere di ritirare l'esercito, la sua amministrazione e i suoi coloni da tutta la West Bank - come ha fatto dalla Striscia di Gaza, Israele può consentire la formazione di un governo (o anche due), una bandiera, un inno nazionale e anche un seggio all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite - e fintanto che non riconosce la sovranità palestinese sui confini, la West Bank rimane un territorio occupato e non un'entità sovrana, la stessa Striscia di Gaza è ancora, secondo il diritto internazionale, un territorio occupato. "(Alternative News, Uno Stato Palestinese sovrano richiede la sovranità sui Confini, 25 Aprile 2010

La decisione di Ki Moon  sostiene anche il sionismo, in deroga alla risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 1975 dal titolo 'Il sionismo è razzismo' (risoluzione 337)

Il Segretario generale è nominato dall'Assemblea Generale", su raccomandazione del Consiglio di Sicurezza".

Ban Ki Moon agisce in violazione del suo mandato. Egli dovrebbe essere licenziato dal suo lavoro da parte dell'Assemblea Generale.

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ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE

Consiglio per i diritti dell'uomo

Quindicesima sessione

Agenda voce 1

Questioni organizzative e  procedurali

Relazione della missione d'inchiesta internazionale per indagare sulle violazioni del diritto internazionale, compresi i diritti umani internazionali e i diritti umani, risultanti dagli attacchi di navi israeliane contro la flottiglia che trasportava aiuti umanitari (pdf)

Di seguito sono elencate le conclusioni della relazione dell'UNHRC

http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/docs/15session/A.HRC.15.21_en.pdf

260. L'attacco contro la flotta deve essere considerato nel contesto dei problemi in corso tra il governo di Israele e l'Autorità e il popolo palestinese. Nello svolgimento dei suoi compiti, la Missione è stata soggetta alla profondità della convinzione, da entrambe le parti, della correttezza delle loro rispettive posizioni. Catastrofi simili si potrebbero ripresentare a meno che non vi sia un radicale cambiamento nel paradigma esistente. Si deve ricordare che la forza e la potenza sono rafforzate se seguite da un senso di giustizia e fair play. La pace e il rispetto devono essere guadagnati, non ottenuti per costrizione da qualsiasi avversario.  Non si è mai saputo che una vittoria sleale abbia portato una pace duratura.

261. La Missione è giunta alla conclusione certa che una crisi umanitaria esisteva il 31 maggio 2010 a Gaza. La preponderanza di prove da fonti impeccabili è troppo schiacciante per giungere ad un parere contrario. Qualsiasi negazione di questo non può essere supportata da alcun motivo razionale. Una delle conseguenze derivanti da questo è che per questa sola ragione il blocco è illegittimo e non può essere sostenuto per legge. E' così a prescindere dalle motivazioni con cui si cerca di giustificare la legittimità del blocco.

262. Alcuni risultati sono derivati da questa conclusione. Principalmente, l'azione della Forza di Difesa d'Israele di intercettazione della Mavi Marmara in ​​alto mare, nei casi e per i motivi esposti, era chiaramente illegittima. In particolare, l'azione non può essere giustificata dalle circostanze, anche ai sensi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.

263. Israele cerca di giustificare il blocco per motivi di sicurezza. Lo Stato di Israele ha il diritto alla pace e alla sicurezza come tutti gli altri. Il lancio di razzi e altre munizioni di guerra in territorio israeliano da parte di Gaza costituisce una grave violazione del diritto internazionale e del diritto umanitario internazionale. Ma ogni azione in risposta, che costituisce una punizione collettiva della popolazione civile a Gaza, non è lecita in qualsiasi circostanza.

264. La condotta dei  militari israeliani e di altro personale verso i passeggeri della flottiglia non era solo sproporzionata per l'occasione, ma ha dimostrato livelli di violenza del tutto inutile e inconcepibile. Ha rivelato un livello di brutalità inaccettabile. Un comportamento del genere non può essere giustificato né approvato per motivi di sicurezza o per qualsiasi altro motivo. Esso ha costituito una grave violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.

265. La Missione ritiene che sono stati commessi numerosi violazioni e reati.  Non è certo che, nel tempo a disposizione, sia stata  in grado di compilare un elenco completo di tutti i reati. Tuttavia, vi sono prove evidenti a sostegno delle azioni penali per i seguenti reati, ai sensi dell'articolo 147 della Quarta Convenzione di Ginevra:

• Omicidio volontario;

• tortura o trattamenti inumani;

• Causa volontaria di grandi sofferenze o gravi lesioni all'integrità fisica o alla salute.

La Missione ritiene inoltre che una serie di violazioni degli obblighi di Israele sotto il diritto internazionale per i diritti umani hanno avuto luogo, tra cui:

• Diritto alla vita (art. 6, Patto internazionale sui diritti civili e politici);

• tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti (art. 7 del Patto internazionale, Convenzione contro la tortura);

• Diritto alla libertà e alla sicurezza della persona e  libertà dagli arresti arbitrari o detenzione (art. 9, Patto internazionale);

• Diritto dei detenuti ad essere trattati con umanità e rispetto per la dignità della persona umana (art. 10, Patto internazionale);

• Libertà di espressione (art. 19 del Patto internazionale).

Il diritto a un ricorso effettivo deve essere garantito a tutte le vittime. La missione non deve essere affatto considerata come un elenco completo.

266. La missione osserva che il mantenimento da parte delle autorità israeliane di beni illegalmente sequestrati rimane un reato permanente e Israele è chiamato a restituire immediatamente tale proprietà.

267. Gli autori dei crimini più gravi, essendo mascherati, non possono essere identificati senza l'assistenza delle autorità israeliane. Hanno reagito in modo violento quando pensavano che nessuno stesse cercando di identificarli. La Missione si augura sinceramente che ci sarà collaborazione da parte del governo di Israele per aiutare nella loro identificazione, al fine di perseguire i colpevoli e metterre fine alla situazione.

268. La Missione è consapevole che questa non è la prima volta che il Governo di Israele si rifiuta di cooperare ad un'inchiesta su eventi in cui è stato coinvolto  ​​personale militare. In questa occasione la Missione accetta le rassicurazioni del Rappresentante Permanente di Israele che la posizione che era indirizzato a difendere non era in alcun modo diretta verso i membri della Missione a titolo personale. E' tuttavia deplorevole che, in un'altra occasione di un'indagine condotta su eventi che coinvolgono la perdita della vita per mano dei militari israeliani, il governo di Israele abbia rifiutato di collaborare in un'indagine non stabilita da esso o in cui era rappresentato in modo significativo.

269. La Missione si rammarica che le sue richieste di informazioni al Rappresentante Permanente d'Israele non sono state prese in considerazione. Il motivo inizialmente addotto era che il Governo di Israele aveva stabilito la sua commissione indipendente di persone distinte per indagare sull'incidente flottiglia. Alla Missione è stato detto che per tale ragione, e anche perché il Segretario Generale ha annunciato la creazione di un'altra commissione distinta con un mandato simile, che "un'ulteriore iniziativa del Consiglio per i Diritti Umani a questo proposito [è] inutile e improduttiva".

270. La Missione non era d'accordo con questa posizione e per questa ragione ha suggerito al Rappresentante Permanente d'Israele che egli dovrebbe indirizzare al Consiglio e non alla Missione una richiesta di rinviare la  presentazione della sua relazione, per permettere ad altre richieste di completare i loro compiti. La Missione non ha ricevuto alcuna direttiva da parte del Consiglio, ad oggi, e ritiene che sarebbe stata obbligata a rispondere positivamente ad ogni siffatta direttiva del Consiglio.

271. Alla luce del fatto che la Commissione Turkel e la commissione del Segretario Generale non hanno concluso le loro sedute, la Missione si asterrà da qualsiasi commento che possa essere interpretato come divieto a tali organi  di completare i loro compiti "liberi da eventi esterni" . La Missione si limita ad osservare che la fiducia del pubblico in qualsiasi processo di indagine, in un caso come quello attuale, non aumenta quando il soggetto investiga su se stesso, o gioca un ruolo centrale nel processo.

272. Altrove in questo rapporto, la Missione ha fatto riferimento al fatto che essa ha ritenuto necessario reinterpretare il suo mandato a causa del modo in cui la risoluzione di nomina è stata redatta. E 'importante, nella redazione di questioni del genere, che non sia data l'impressione della comparsa di qualsiasi pregiudizio. La Missione ha avuto particolare cura, alla prima occasione, nell'indicare di aver interpretato il suo mandato come richiesta di avvicinarsi al suo compito senza preconcetti o pregiudizi. Essa intende assicurare a tutti gli interessati che ha tenuto quella posizione scrupolosamente.

273. Tutti i passeggeri a bordo delle navi che costituiscono la flottiglia comparsi davanti alla Missione, hanno dato ai membri l'impressione di essere persone  effettivamente impegnate con spirito umanitario e intrise di una profonda e genuina  preoccupazione per il benessere degli abitanti di Gaza. La Missione non può che esprimere l'auspicio che le divergenze saranno risolte a breve, piuttosto che a lungo termine in modo che la pace e l'armonia possano risiedere nella zona.

274. Nove esseri umani hanno perso la vita e molti altri sono stati gravemente feriti. Secondo le osservazioni della Missione, profonde cicatrici psicologiche sono state inflitte da quella che dev'essere stata un'esperienza molto traumatica  non solo per i passeggeri, ma anche per i soldati che hanno riportato ferite. I membri della Missione simpatizzano con tutti gli interessati e in particolare con le famiglie dei deceduti.

275. La Missione non è la sola a ritenere che a Gaza esista una situazione deplorevole. E' stata descritta come "insostenibile". Questo è assolutamente intollerabile e inaccettabile nel XXI secolo. E' incredibile che qualcuno possa descrivere la condizione del popolo come non corrispondente alle norme più elementari. Le parti e la comunità internazionale sono invitate a trovare la soluzione che rispetti tutti i legittimi interessi di sicurezza, sia di Israele che del popolo della Palestina, entrambi i quali hanno ugualmente diritto al "loro posto sotto il cielo". L'apparente dicotomia in questo caso tra i diritti alla sicurezza e  ad una vita decente, può essere risolta solo se i vecchi antagonismi saranno subordinati ad un senso di giustizia e di fair play. Si deve trovare la forza di strappare i dolori radicati nella memoria e di andare avanti.

276. La Missione ha riflettuto sulla posizione delle organizzazioni umanitarie che intendono intervenire in situazioni di crisi umanitaria di lunga data in cui la comunità internazionale non è disposta per una qualsiasi ragione ad adottare azioni positive. Troppo spesso vengono accusati di essere indiscreti e nel peggiore dei casi come terroristi o agenti nemici.

277. Una distinzione deve essere fatta tra le attività intraprese per alleviare le crisi e le azioni per affrontare le cause che creano la crisi. Quest'ultima azione si caratterizza come azione politica e quindi inappropriata per gruppi che desiderano essere classificati come umanitari. Questo punto viene ribadito a causa delle prove che, mentre alcuni dei passeggeri erano unicamente interessati alla consegna delle forniture alla popolazione di Gaza, per altri lo scopo principale era la sensibilizzazione sul blocco in vista della sua rimozione, come unico modo per risolvere la crisi. Si dovrebbe fare un esame per definire con chiarezza l'umanitarismo, distinto dall'azione umanitaria, in modo che ci possa essere una forma di intervento concordato e di giurisdizione quando si verificano crisi umanitarie.

278. La Missione si augura sinceramente che nessun ostacolo sia posto al risarcimento adeguato e tempestivo di coloro che hanno sofferto perdite a causa delle azioni illegali dei militari israeliani. Si spera che ci sia un'azione rapida da parte del governo di Israele. Questo alla fine invertirà la reputazione deplorevole che questo paese ha a causa dell'impunità e dell'intransigenza negli affari internazionali. Essa inoltre assiste chi simpatizza  realmente con la loro situazione, per sostenerli senza biasimarli.

Fonte: Global Research  29 Maggio 2011
Traduzione: Dakota Jones

domenica 6 febbraio 2011

Di chi è la rivoluzione?

Tutte le doppie facce, durante la rivoluzione in Egitto, in questo articolo dell'Online Journal, ripreso da PrisonPlanet

Di chi è la rivoluzione?
di Jerry Mazza
Online Journal

egypt-whose Secondo le informazioni raccolte dal Telegraph britannico, in un articolo di Venerdì scorso, Proteste in Egitto: sostegno segreto americano per i leaders ribelli dietro la rivolta, "Il governo americano ha segretamente sostenuto i protagonisti dietro la rivolta egiziana che hanno pianificato il "cambio di regime" negli ultimi tre anni. "

La fonte delle informazioni è una serie di rivelazioni  contenute in dispacci diplomatici segreti americani precedentemente pubblicati da Wikileaks secondo cui i funzionari americani avevano fatto pressione sul governo egiziano perchè liberasse altri dissidenti che la polizia aveva arrestato. Svelavano che l'Ambasciata americana al Cairo aveva aiutato un giovane dissidente a partecipare ad un vertice per attivisti a New York, sponsorizzato dagli Stati Uniti

Tornando al Cairo nel dicembre 2008, l'attivista ha detto ai diplomatici degli Stati Uniti che un'alleanza di gruppi di opposizione aveva elaborato un piano per rovesciare il presidente Hosni Mubarak e installare un governo democratico nel 2011. Leggete l'intero il documento segreto. Esso menziona che l'attivista era già stato arrestato dalla sicurezza egiziana in relazione alle manifestazioni e la sua identità è protetta dal Daily Telegraph.

La crisi egiziana segue la caduta del presidente tunisino Zine al-Abedine Ben Ali, che fuggì dal paese dopo le diffuse proteste perchè lasciasse la carica.

Anche precedenti informative diplomatiche degli Stati Uniti pubblicate da Wikileaks mostrano che i funzionari americani fecero pressione sul governo egiziano perche rilasciasse altri dissidenti che erano stati arrestati dalla polizia. 

Gli Stati Uniti chiesero anche  la liberazione di Mohammed ElBaradei, il premio Nobel ed ex direttore generale dell'AIEA favorevole alla riforma, che era stato posto agli arresti domiciliari dopo il suo ritorno in Egitto per unirsi ai dissidenti. Scontri si sono svolti al Cairo, Suez, Alessandria e altre città importanti in tutto l'Egitto, un paese di 80 milioni di persone. ElBaradei è visto da molti come la scelta degli Stati Uniti per guidare il Fronte Nazionale per il Cambiamento. La sua lontananza dall'Egitto e dai suoi scandali è positiva per alcuni, ma la sua scarsa presenza sul territorio è abbastanza negativa per gli altri.

Ma Ayman Nour del partito Kifaya ha dimostrato nelle elezioni del 2005 che il governo potrebbe essere messo in discussione  ed è uno dei favoriti. Ahmed Zewail, uno scienziato egiziano-americano, e vincitore del Premio Nobel per la Chimica 1999, è un altro potenziale candidato, come Segretario Generale della Lega Araba Amr Monnsa, secondo Monarchi del Nilo di World Today. È interessante notare che il figlio di Mubarak, Gamal ha detto addio a qualunque desiderio di essere coinvolto negli affari o nelle politiche di suo padre.

Eppure, Paul Joseph Watson su Prison Planet ha presentato ElBaradei  come un Fantoccio Globalista, che si prepara a dirottare la rivoluzione egiziana. Watson ha sottolineato che ElBaradei è un membro del consiglio dell'International Crisis Group, "un'oscura ONG (organizzazione non governativa) che gode di un budget annuale di oltre 15 milioni di dollari e viene finanziata da gente del calibro della Carnegie, Fondazione Ford, la Fondazione Bill & Melinda Gates, così come dall'Open Society Institute di George Soros . Lo stesso Soros è impegnato come  membro del Comitato Esecutivo dell'organizzazione." Egli ricorda inoltre che Zbigniew Brzezinski ha fatto propaganda per ElBaradei.

D'altra parte, ElBaradei ha esibito una certa dose di coraggio e di indipendenza, confrontando i Fratelli Musulmani con gli ebrei ortodossi, definendoli politicamente come potenziali  estremisti religiosi, dicendo che avrebbe negoziato una forma di governo di unità nazionale, evitando presumibilmente l'estremismo e stando con i manifestanti centristi e il loro desiderio di un nuovo e più indipendente punto di vista.

Ma il brutto segreto dietro a tutto viene niente meno che dall'articolo di USA Today Israele dice che i legami con l'Egitto devono essere preservati. Benjamin Netanyahu ha detto recentemente al suo governo, "Israele e l'Egitto sono stati in pace per più di tre decenni, e il nostro obiettivo è garantire che questi legami siano preservati". Ha aggiunto: "In questo momento, dobbiamo dar prova di responsabilità, moderazione e massima prudenza."   Perché?

La verità è che "Israele ha firmato uno storico accordo di pace con Anwar Sadat." Il segreto è che Mubarak, che ha preso il potere dopo che Sadat fu assassinato nel 1981, ha onorato l'accordo di pace, facendo dell'Egitto un importante fonte di stabilità, e vendendo nel frattempo i  regimi arabi suoi amici, in particolare i palestinesi. I rapporti si sono mantenuti freddi ma stabili, permettendo così ad Israele di diminuire in maniera significativa le sue forze armate. "Questo ha  portato con sé anche gli 1,5 miliardi dollari in aiuti militari dagli Stati Uniti all'Egitto, secondo solo a quello che riceve Israele, 3 miliardi di dollari in più per gli aiuti militari. Inoltre, circa 500 ufficiali di più alto rango in Egitto vengono addestrati negli Stati Uniti ogni anno.

Quindi, gli israeliani stanno guardando molto attentamente i disordini, temendo che un nuovo regime potrebbe abbandonare l'accordo di pace ed entrare di nuovo in conflitto con Israele. Prima dell'accordo di pace, i paesi hanno combattuto quattro guerre in trent'anni. .
Mentre i rapporti si sono mantenuti spesso sereni, Mubarak li rappresentava ancora nei confronti del mondo arabo, spesso mediando tra Israele e i palestinesi. Mubarak ha anche collaborato con Israele contro il gruppo militante di Hamas, che governa la Striscia di Gaza, l'instabile striscia costiera che delimita sia Israele che l'Egitto.

Funzionari israeliani, parlando in  anonimato, si sono dichiarati molto preoccupati per la traballante presa di Mubarak al potere. Alcuni temevano che la violenza potrebbe diffondersi alla Giordania confinante con Israele, l'unico altro paese Arabo con un accordo di pace con Israele, o nei territori palestinesi.

Un funzionario israeliano ha detto all'agenzia AP, "Un Egitto stabile con un trattato di pace con Israele, significa un confine tranquillo. . . Se ci sarà un cambio di regime, Israele dovrà rivedere la sua strategia per proteggere i suoi confini da una delle forze militari più moderne della regione."

Questi sentimenti si ritrovano anche nell'articolo dell'Atlanticwire Perchè Israele teme l'instabilità dell'Egitto: "Il presidente Obama ha già espresso il proprio sostegno ai manifestanti che si oppongono al regime autoritario di Hosni Mubarak in Egitto. Ma ora gli Stati Uniti sono chiamati da uno dei loro più stretti alleati, Israele, a sosteneli nelle critiche a Mubarak e a prendere in considerazione invece la promozione della stabilità. Il gran parlare di estromissione potenziale di Mubarak è accompagnato dall'idea che i Fratelli Musulmani assumeranno il governo.  La paura di Israele in questo momento è che con la perdita di Mubarak si perderà il trattato di pace di Israele con l'Egitto, in vigore dal 1979. Barak Ravid Haaretz riferisce che il governo israeliano è preoccupato per la sicurezza del paese senza l'Egitto come alleato. Altri che hanno seguito il dibattito, però, non sono convinti che Israele abbia qualcosa di cui preoccuparsi."

HaAretz ha chiesto Chi proteggerà Israele sul fronte egiziano? La pace con l'Egitto è stato un vantaggio strategico decisivo per Israele, che deve astenersi da qualsiasi azione che potrebbe metterlo a repentaglio. Eppure la relativa compiacenza - relativa alla preoccupazione per altre minacce, vicine e lontane - ha un prezzo. I generali esperti, che hanno combattuto nel Sinai nella guerra dello Yom Kippur come giovani ufficiali al comando di divisioni corazzate, vengono scaricati non solo dall'esercito permanente, ma anche dal servizio di riserva attiva. Varie unità che si sono specializzate nella progettazione e nella conoscenza del territorio e del nemico sono state sciolte. Gli unici  veterani del Sinai restanti ai vertici dell'establishment della difesa sono Ehud Barak, il quale, durante la guerra del 1973, comandava un battaglione corazzato e poi fu comandante di brigata e di battaglione, e Ashkenazi, che ha combattuto nel Sinai come cadetto militare.

Eppure, l'attuale governo egiziano è stato sollecitato dal segretario degli Esteri britannico William Hague ad ascoltare le legittime richieste dei manifestanti. Il Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha detto di essere "profondamente preoccupata per l'uso della forza." Leggi l'intero articolo del Telegraph per tutti i dettagli, quello principale è la spinta degli Stati Uniti perchè Mubarak dica addio e rapidamente.

A partire da Martedì, Obama ha chiesto a Mubarak di dimettersi e i due sembravano d'accordo sul giorno delle elezioni, 11 settembre, otto mesi da oggi. Negli stessi giorni successivi, centinaia di migliaia di manifestanti sparsi al Cairo dicevano "no" con una sola voce. Si dice che Obama stia spingendo Mubarak a dimettersi al più presto, secondo il NY Times, edizione del 2/2/11.

Un precedente articolo esterno del New York Times del senatore John Kerry, ha insistito sull'allontanamento di Mubarak al più presto. Il popolo egiziano ha applaudito l'idea "via subito" arrivata dopo aver sofferto sotto il regime autocratico di Mubarak per 29 anni, Sadat prima di lui, e Abdul Nassar prima ancora, per un totale di 60 anni di  governo autocratico appoggiato dai militari.

Tuttavia, l'altra brutta faccenda è che ElBaradei  ha avvertito di un imminente bagno di sangue il Martedì, cioè, che la polizia in borghese e i teppisti assunti da Mubarak stavano per attaccanre i manifestanti al Cairo. Il conteggio del Giovedi mattina calcola 97 morti e migliaia di feriti. ElBaradei ha denunciato le "tattiche intimidatorie".

Mercoledì notte, ho visto un live report sulla MSNBC mentre gli aggressori degli attivisti si ritiravano, lanciando bottiglie molotov mentre andavano via. Alcuni spari echeggiavano in lontananza e gli incendi tremolavano sullo sfondo. Un carro armato copriva gli attivisti con una cortina di fumo per la protezione. Non era una bella scena.

Quanto al motivo per cui 30 anni di governo autocratico sono esplosi oggi, un articolo di World Today di Maha Azzam, Monarchs of the Nile, ha commentato che il 40 per cento degli egiziani vive al di sotto della soglia di povertà, la disoccupazione è al 10 per cento, l'inflazione in corso a un livello simile, la sorte della piccola borghesia e dei poveri è costantemente diminuita. La maggior parte della ricchezza generata è concentrata in una nuova ricca mega elite collegata al regime. Questa divisione economica nuova e molto evidente ha creato spaccature sociali profonde." Non dissimile dagli Stati Uniti.

Curiosamente, mentre questa pentola della rivoluzione bolle e tumulta, il sito middleeastermonitor.org riporta Una ONG per i diritti sostiene che gli aerei israeliani che trasportano armi per disperdere la folla sono arrivati in Egitto. Se questo è vero, si spera che gli israeliani non decideranno di intervenire ad un certo punto spinti da una gomitata degli Stati Uniti per "stabilizzare le cose".

Questo potrebbe essere disastroso, considerando che l'esercito egiziano finora ha più o meno sostenuto gli attivisti politici e ha tacitamente appoggiato la loro rivoluzione, e non Mubarak. Nessuno vorrebbe vedere questo  incredibile sfogo rivoluzionario, in grado di purificare il Medio Oriente di almeno uno dei principali  autocrati, rimpiazzato da altri. L'effetto desiderato è un gesto di libertà produttiva per i mediorientali e le loro famiglie. Ma l'ombra dei Fratelli musulmani e delle altre forze fondamentaliste resta nella regione, anche se hanno agito finora per la calma, le loro motivazioni, metodi e ideologie, devono ancora essere pienamente conosciute.

Così, la rivoluzione iniziata in Tunisia può diffondersi a una serie di paesi del Medio Oriente per cambiare le dinamiche di chi governa e come la vita si vive meglio da diseredati. E' probabile che per alcuni questa ondata di rivoluzione sia fonte di gioia  e per gli altri di paura per il cambiamento nelle dinamiche delle forze dominanti - proprio come l'idea di "cambiamento" si è evoluta negli Stati Uniti da un cambiamento per aiutare la classe operaia e i media al finanziamento dei fallimenti finanziari e dell'establishment della difesa.

Come scrive Paolo Schramm sul Wall Street Journal, "le proteste di piazza in Tunisia e altrove nella regione non sono solo di grande importanza per il mondo arabo, ma hanno il potenziale di prefigurare un futuro economico più luminoso per il mondo. Il messaggio di base dei manifestanti non è quello di soffocare le aspirazioni economiche della generazione più giovane, soprattutto come quella ben istruita della Tunisia. Incatenateli a vostro rischio e pericolo."

In un articolo di Rense, Gerald Celente va ancora più lontano dicendo, Il Fervore Rivoluzionario è destinato a propagarsi al di là degli Stati arabi, la prossima sarà l'Europa. Celente scrive: "Come vedremo in Egitto, colpi di stato militari si travestiranno come cambiamenti di regime. Già il pubblico è stato condizionato a vedere l'esercito egiziano come amati liberatori. Ma in realtà essi sono semplicemente un altro braccio del governo autocratico, con una familiarità con gli ideali democratici non superiore a quella del dittatore che sostituiscono. . . egli stesso formatosi nei ranghi delle forze armate.

"I leaders e i media del mondo non stanno riconoscendo la rivolta egiziana per quello che è: un preludio a una serie di guerre civili che porteranno a guerre regionali che porteranno alla prima" Grande Guerra "del 21° secolo. . ".

Anche se interessante, trovo questa teoria troppo cinica. Ritengo che in un mondo lacerato dagli eccessi della ricchezza, del potere, dei militari, in breve la mentalità Bilderberg, si spera  vi sia una svolta storica per la rivoluzione e la libertà delle masse da queste forze, in questo momento storico.

Speriamo che  il seguito sia l'uscita dall'attuale Regno del Terrore, come nel 18° secolo in Francia, per elimnare una monarchia decadente in favore di una democrazia parlamentare. Come pure, le colonie britanniche del tempo divennero gli Stati Uniti attraverso la loro Guerra Rivoluzionaria. Produssero una Carta dei Diritti e la Costituzione che già da allora era minacciata dalla schiavitù,e sopravvisse, solo per affrontare la Guerra al Terrore dell'11/09/2001. Ancora una volta, una minaccia alla nostra democrazia negli Stati Uniti dall'interno come all'Egitto e al mondo esterno, con le corporzioni globali  e le aspirazioni egemoniche degli Stati Uniti. Quali carte il destino riservi a noi e al popolo egiziano in seguito, nessuno lo sa.

Democracy Now! Mercoledì ha riportato la barbara risposta dei sostenitori di Mubarak quel giorno: Live dall'Egitto: il vero volto del regime di Mubarak, di Abdel Sharif Kouddous. Secondo Kouddous, "Il regime di Mubarak oggi ha lanciato una campagna di violenza brutale e coordinata per allontanare dalle strade del Cairo il movimento di massa per la democrazia in Egitto".

Troppo per un cambiamento pacifico di governo!

Fonte: PrisonPlanet 5 Febbraio 2011
Traduzione: Dakota Jones