Visualizzazione post con etichetta art. 18. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta art. 18. Mostra tutti i post

giovedì 22 marzo 2012

Lavoro: Finto negoziato e vero colonialismo N.A.T.O.

Comidad 

art18-lavoroLa cosiddetta riforma del diritto del lavoro è il risultato di precise direttive da parte di organismi internazionali di cui l'Italia fa parte, come la BCE, il FMI e l'OCSE, perciò la trattativa tra governo e "parti sociali" ha assunto esclusivamente il ruolo di un rituale o, addirittura, di una messinscena. Questo dato non costituisce in sé una novità assoluta, anzi i precedenti non mancano.

Nel 1956 l'Italia fu ammessa a far parte dell'ONU e, in base ai patti vigenti nell'organizzazione, lo Stato italiano venne costretto a rinunciare al suo ruolo di tenutario dello sfruttamento della prostituzione. Ma la famosa "chiusura delle case chiuse", attuata nel 1958, venne rigorosamente presentata dalla politica e dalla stampa come una vicenda interna, in modo da preservare l'immagine dell'ONU da una decisione che, all'epoca, fu molto impopolare.

L'impopolarità della scelta fu scaricata quindi su un partito della sinistra, e presentata come un'iniziativa di una parlamentare socialista, la senatrice Merlin. La Convenzione ONU sulla prostituzione è congegnata in modo tale da vietare solo lo sfruttamento della prostituzione da parte degli Stati, mentre offre vari escamotage per ciò che riguarda la legalizzazione dello sfruttamento privato. I primi due governi Berlusconi hanno cercato di usare la diffusa nostalgia delle vecchie case di tolleranza per introdurre il modello di sfruttamento privato alla tedesca, ma i tentativi sono andati a scontrarsi contro la realtà che in Italia il business dello sfruttamento delle case di appuntamento costituisce un feudo in appannaggio ai vari corpi di polizia.

mercoledì 22 febbraio 2012

I ventenni anti articolo 18 Ma chi sono questi giovani?

Nella lettera pubblicata dal Corriere della Sera 19 ragazzi (tra cui solamente tre ragazze) plaudono alla possibilità che si tocchi l'articolo 18. [Stefano Bocconetti]

di Stefano Bocconetti
Globalist.it


La lettera. Hanno goduto di buona stampa. Di ottima stampa. Sono arrivati in prima pagina sul "Corriere", e sono stati segnalati nientemeno che nella rassegna stampa della Presidenza del Consiglio. Piacciono, insomma. Piacciono alla gente che piace, alla gente che conta. Sono un gruppetto di ventenni (diciannove per l'esattezza ma solo tre ragazze) che hanno scritto una lettera aperta a Monti. Lettera che ormai da un giorno e mezzo riempie tutti i dibattiti politici, dà fiato ai commentatori.

Il "Corriere", pubblicandola, l'ha titolata con molta enfasi: "Non lasciate i giovani fuori dal tavolo" (delle trattative, ndr). In realtà, l'obbiettivo sembra essere molto più terra terra: provare a dare un minimo di dignità culturale all'abolizione dell'articolo 18.

Chi sono? Il gruppetto di ragazzi scrive, insomma, di non sentirsi "scandalizzato" se, finalmente, si comincia a ragionare sul superamento delle norme che bloccano i licenziamenti. Norme che sarebbero l'impedimento al "dispiegarsi" nel mercato del lavoro delle nuove generazioni. Loro, i diciannove, non spiegano di più.