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giovedì 11 ottobre 2012

Fondo monetario internazionale, la longa manus degli Usa

FMI

Anche con un direttore francese, l’organismo usuraio di Washington conferma il suo ruolo di difensore dello status quo

di Filippo Ghira
Rinascita

Il Fondo monetario internazionale, pur essendo diretto da una tecnocrate francese, come l’ex ministro delle Finanze, Christine Lagarde, continua ad evidenziarsi come una estensione della finanza statunitense.

Applicando alla perfezione l’apologo della trave e della pagliuzza, il Fmi ha messo sotto accusa il debito dei Paesi dell’euro intimando agli interessati di ridurlo, attraverso lo smantellamento dello Stato sociale. Ma poi, come sempre, ignorando l’enorme debito pubblico (oltre il 100% del Prodotto interno lordo) degli Stati Uniti. Non a caso, il primo contribuente del Fmi.

Il rapporto annuale del Fmi, reso noto in occasione della riunione in comune a Tokyo con il direttivo della Banca Mondiale, continua ad insistere in questa linea anti-europea sostenendo che i Paesi dell’Unione debbano fare di più perché l’Eurozona rappresenta la principale preoccupazione dei mercati.

Insomma nonostante quelli che il Fmi definisce “i notevoli sforzi compiuti”, ossia il taglio della spesa pubblica e lo smantellamento dello Stato sociale, i rischi per la stabilità finanziaria sono aumentati e la fiducia del sistema è molto precaria.

Una visione delle cose davvero incredibile quella del Fmi se soltanto si pensa che la vera e continua destabilizzazione dei mercati finanziari viene dall’enorme debito pubblico Usa che democratici e repubblicani in agosto si sono accordati per portare “legalmente” sopra il 100% del Pil; viene da un debito che sale al 130% considerando pure quello delle amministrazioni dei singoli Stati della Federazione; viene dall’altrettanto enorme disavanzo commerciale degli Usa, pari a 600 miliardi di dollari; e viene infatti dalla continua emissione di dollari con la quale Washington inonda il mondo, in parte per pagare le proprie importazioni, in parte perché non gli costa nulla.

sabato 29 settembre 2012

Monti forever

di Marco Cedolin

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Man mano che passano i mesi, quello che inizialmente veniva etichettato come il prodotto di fantasie malate e complottiste inizia a somigliare sempre più alla realtà. Mario Monti, l'usuraio di Goldman Sachs che illegittimamente governa il paese  per conto terzi, senza che nessuno lo abbia mai votato, grazie ad un golpe bancario realizzato con l'aiuto di Napolitano e dei partiti che siedono in parlamento, sopravviverà a sé stesso ed il futuro verrà ancora declinato proprio nel segno di Mario Monti, delle riforme lacrime e sangue, del taglio di ciò che resta dello stato sociale, dei licenziamenti e della corsa del gambero.

Tutti i segnali che si possono cogliere fra le pieghe della porcilaia nella quale siamo immersi portano nella stessa direzione....

La dissoluzione di una classe politica dimostratasi incapace perfino nel gestire il potere con un minimo di autonomia, che ormai sta affogando nei suoi stessi escrementi, senza neppure un sussulto di dignità.

L'assoluta mancanza di qualsiasi forza sociale (sindacati, associazioni ecc.) che intenda farsi interprete degli interessi della popolazione, abbandonando l'ormai consolidato ruolo di parassita, interessato solamente a suggere sangue fintanto che l'ospite continuerà a rimanere in vita.

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lunedì 13 agosto 2012

Il governo e le grandi banche si stanno preparando in silenzio ad un imminente collasso finanziario?

The Economic Collapse Blog

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Sembra che stia accadendo qualcosa di veramente strano. In tutto il mondo, i governi e le grandi banche si comportano come se prevedessero un imminente collasso finanziario. Purtroppo, non siamo al corrente delle conversazioni riservate che si svolgono nei consigli di amministrazione aziendali e nelle stanze del potere in luoghi come Washington DC e Londra, quindi tutto quello che possiamo fare è cercare di dare un senso a tutti gli indizi che sono intorno a noi.

Naturalmente è del tutto possibile fraintendere questi indizi, ma nascondere la testa sotto la sabbia non porterà niente di buono. La settimana scorsa, è stato rivelato che il governo degli Stati Uniti, negli ultimi due anni, ha chiesto segretamente a cinque delle più grandi banche americane "di sviluppare piani per scongiurare il crollo". Di per sé, questo non è un granchè. Ma quando si aggiunge quel tassello alle decine di altri indizi di un imminente collasso finanziario, comincia ad emergere un quadro molto preoccupante. Negli ultimi 12 mesi, centinaia di dirigenti bancari si sono dimessi, membri aziendali hanno venduto enormi quantità di azioni, e mi è stato detto personalmente che un numero significativo di banchieri di Wall Street hanno acquistato "beni per la sopravvivenza" nelle comunità rurali questa estate.

Nel frattempo, ci sono state segnalazioni che il governo degli Stati Uniti ha fatto scorta di alimenti e munizioni, e Barack Obama ha firmato tutta una serie di ordini esecutivi che potrebbero essere utilizzati nel caso di un tracollo grave della società. Che cosa significa tutto questo? Potrebbe significare qualcosa o potrebbe significare nulla. Quello che sappiamo è che ad un certo punto arriverà un crollo finanziario. Negli ultimi 40 anni, la quantità totale di tutti i debiti negli Stati Uniti è cresciuta da circa 2 miliardi di dollari a quasi 55 trilioni di dollari. Questa è una ricetta per la catastrofe finanziaria, ed è inevitabile che questa gigantesca bolla del debito ad un certo punto scoppierà.

In tempi normali, il governo statunitense non dice alle grandi banche di "sviluppare piani per scongiurare il crollo".

lunedì 6 agosto 2012

Il gioco al massacro del debito

di  Sergio Cararo
Contropiano

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Ottantadue miliardi di euro per l’anno in corso, ottantacinque per il prossimo. Queste sono le previsioni di spesa per gli interessi da pagare sui titoli del debito pubblico italiano salito ormai a circa 2mila miliardi di euro. Ma chi se ne impossessa? E a chi vengono sottratti?

Il pagamento degli interessi sui titoli del debito pubblico italiano arricchiscono banche, assicurazioni e fondi di investimento italiani e stranieri. Soldi sottratti ai servizi, alle spese sociali, ai salari per ottemperare ad un “impegno” che lo spread e la speculazione finanziaria rendono praticamente irrisolvibile. Parlare di pareggio di bilancio e di fiscal compact diventa un avventurismo suicida e sanguinoso per l’intera società. Continuare a giocare con queste regole del gioco… è un gioco al massacro sociale.

Ogni anno lo Stato paga gli interessi sul debito pubblico a coloro che hanno acquistato i titoli di debito dello stato italiano (Bot,Btp,Ctz, Cct etc.). Questi interessi oscillano già tra i 70 e gli 80 miliardi di euro l’anno. L’aumento o la diminuzione dello spread fa aumentare o diminuire questi interessi da pagare. Ma a chi vengono pagati ogni questi 70-80 miliardi di euro che portano in deficit i conti pubblici anche se le entrate fossero pari o superiori alle spese nel bilancio dello Stato? Chi sono i proprietari del debito pubblico italiano al quale ogni anno dobbiamo dare i soldi sottratti a ospedali, scuole, pensioni, salari etc.?

martedì 24 luglio 2012

12 Segni che la Spagna si sta spostando dalla recessione alla depressione

da The Economic Collapse Blog

SpainDove l'abbiamo già visto? I rendimenti obbligazionari salgono al di sopra del livello di pericolo del 7 per cento. Già successo. Il mercato azionario si blocca a nuovi minimi. Già successo. L'attività industriale precipita e l'economia si contrae. Già successo. Il tasso di disoccupazione sale oltre il 20 per cento. Già successo. L'esplosione di un'enorme bolla spinge il sistema bancario sull'orlo dell'implosione. Già successo. I governi locali in bancarotta pregano il governo nazionale in bancarotta per i salvataggi. Già successo. Pressioni della comunità internazionale al governo nazionale per attuare profonde misure di austerità che rallentano l'economia ancora di più e orde di manifestanti violenti per le strade. Già successo. Tutto questo è successo in Grecia, sta accadendo proprio ora in Spagna, e ricordate le mie parole finirà per accadere negli Stati Uniti. Ogni bolla del debito alla fine esplode, e in questo momento la Spagna sta vivendo un livello di sofferenza economica che poche, pochissime  persone hanno visto arrivare. La recessione in Spagna sta rapidamente diventando una vera e propria depressione economica, ed a questo punto non vi è alcuna speranza e nessuna luce alla fine del tunnel.

La cattiva notizia per l'economia globale è che la Spagna è molto più grande della Grecia. Secondo le Nazioni Unite, l'economia greca è la 32sima economia più grande del mondo. L'economia spagnola, d'altra parte, è la quarta economia più grande della zona euro e la 12sima economia più grande in tutto il pianeta. Si tratta di quasi cinque volte la dimensione dell'economia greca.

I mercati finanziari di tutto il mondo sono molto nervosi in questo momento, perché se il governo spagnolo finirà per chiedere un vero e proprio piano di salvataggio, potrebbe segnare la fine per la zona euro. Semplicemente non ci sono abbastanza soldi per fare per la Spagna la stessa cosa  che si sta facendo per la Grecia.

lunedì 2 luglio 2012

Crisi europea: Menare il can per l'aia

da The Economic Collapse Blog

can down the roadL'Europa è stata finalmente salvata questa volta? Quest'ultimo "passo avanti" ha risolto la crisi europea del debito? Certo che no, e ormai dovreste saperlo bene.  I leader europei hanno tenuto 18 vertici dall'inizio della crisi del debito. Dopo la maggior parte dei vertici precedenti, i mercati finanziari globali hanno risposto con entusiasmo, perché i leader europei avevano raggiunto "un accordo" che presumibilmente avrebbe risolto la crisi. Ma poche settimane dopo ogni vertice diventava chiaro che nulla era stato risolto e che la crisi finanziaria in realtà andava anche peggio di prima.

Quante volte si aspettano che noi abbocchiamo alle solite scuse? Nulla in Europa è stato risolto. Non si può risolvere il problema del debito con più debito. I leader europei stanno solo menando il can per l'aia. Più debito alleggerisce un po' la pressione a breve termine, ma in poche settimane sarà evidente che i problemi di fondo in Europa continuano a crescere. Purtroppo, non c'è una quantità illimitata di fondi di salvataggio europei, quindi una volta che tutti questi "proiettili finanziari" saranno stati sparati i leader europei scopriranno che menare il can per l'aia non sarà più così facile. La verità è che la crisi finanziaria in Europa non è stata cancellata - è stata solo rinviata per qualche settimana o pochi mesi.

Risolvereste i problemi di una persona tossicodipendente dalla carta di credito, dandole un'altra carta di credito? Certo che no. Si possono ritardare i problemi finanziari a breve termine del tossicodipendente da carta di credito dando a quella persona un'altra carta di credito, ma con questo metodo si renderebbero i problemi a lungo termine ancora peggiori.

Bene, questo è essenzialmente ciò che sta accadendo in Europa. I governi europei e il sistema finanziario europeo sono diventati ridicolmente dipendenti dal debito. Dare ai drogati di debito europei  un'altro "colpo" o due potrebbe alleviare un po’ la sofferenza a breve termine, ma non risolve nulla.

venerdì 22 giugno 2012

Germania: se uscite dall'euro ci rovinate!

byoblu.com

Siamo entrati nell'euro per mano dei tedeschi, anche se non avevamo le carte in regola, dopo avere accettato un progetto di deindustrializzazione che ha reso poveri noi e ricchi loro. Lo dice chiaramente Nino Galloni, altissimo funzionario del tesoro all'epoca del sesto Governo Andreotti, in questa intervista. E ora non usciamo dall'euro per non distruggere Berlino. Lo dice altrettanto chiaramente questo articolo dello Spiegel, datato 13 giugno 2012, di cui riporto un estratto:

« Con un’uscita dall’Euro e un taglio netto dei debiti la crisi interna italiana finirebbe di colpo. La nostra invece inizierebbe proprio allora. Una gran parte del settore bancario europeo si troverebbe a collassare immediatamente. Il debito pubblico tedesco aumenterebbe massicciamente perché si dovrebbe ricapitalizzare il settore bancario e investire ancora centinaia di miliardi per le perdite dovute al sistema dei pagamenti target 2 intraeuropei. E chi crede che non vi saranno allora dei rifiuti tra i paesi europei, non s’immagina neanche cosa possa accadere durante una crisi economica così profonda. Un’uscita dall’euro da parte dell’Italia danneggerebbe probabilmente molto più noi che non l’Italia stessa e questo indebolisce indubbiamente la posizione della Germania nelle trattative. Non riesco ad immaginarmi che in Germania a parte alcuni professori di economia statali e in pensione qualcuno possa avere un Interesse a un crollo dell’euro. » [Spiegel Online: Kurz vor dem Kollaps] (traduzione: Francesco Becchi)

lunedì 18 giugno 2012

Brave Mario - Il nuovo medioevo istituzionale

Byoblu

brave-mario

Vi sono due forze in campo. La prima è quella di poche persone che contano molto e perciò "possono" anche molto. Sono le élite europeiste. Si incontrano e decidono al di fuori delle istituzioni democratiche, in consessi privati. La maggior parte di loro non sono stati eletti da nessuno, se non dai loro conti in banca, e anche quelli eletti non hanno comunque nessun mandato costituzionale a dibattere quelle che saranno le future leggi al di fuori delle sedi preposte, ovvero i parlamenti nazionali. Costoro hanno deciso che debbono a tutti i costi nascere gli Stati Uniti d'Europa, e che nessuno potrà frapporsi tra il loro proposito e la realizzazione di ciò che ritengono una missione. Neppure i popoli, che sono i proprietari legittimi delle terre che compongono il vecchio continente.

Fra loro c'è chi lo fa perché ne trarrebbe benefici economici, come per esempio le imprese americane che dall'integrazione europea conseguirebbero un vantaggio materiale (parole di Monti). E' il caso della commissione Trilaterale, il cui responsabile europeo (fino a pochi mesi fa lo stesso Monti) è devotamente dedicato (committed) all'unificazione politica europea. Altri, invece, sono preoccupati dal peso crescente delle economie che compongono il terzo polo politico mondiale: il continente asiatico, dall'India alla Cina, cui potrebbe aggiungersi in corsa la Russia, senza dimenticare il sudamerica con il Brasile ma anche la spinta islamica. Questa corrente di pensiero ritiene che solo un'Europa unita, alleata con gli Stati Uniti d'America, possa fronteggiare l'aggressione commerciale (e all'occorrenza anche militare) del resto del mondo. Curioso come in queste fila si annoverino molti neoliberisti, i quali notoriamente sostengono che lo Stato sia cattivo e debba ingerirsi il meno possibile delle faccende che riguardano soldi e mercati, salvo poi ingerirsi loro degli stati fino ad arrivare al punto di scioglierli. Infine, tra le componenti della prima forza in campo vi è certamente anche la schiera dei signori del mondo, le cui fortune vengono incrementate al ritmo di 4 o 5 miliardi di dollari l'anno (parliamo di redditi personali), come ad esempio i gestori americani di certi Hedge Fund (in piena crisi, i redditi dei primi 25 gestori di «hedge» al mondo sono saliti del 68% nel 2007 sul 2006 a un totale di 20,7 miliardi.), che vedono come un intralcio ai loro affari la frammentazione politica e culturale dell'attuale assetto geopolitico del mondo. Queste élite si incontrano alle riunioni del gruppo Bilderberg, nei consigli della Commissione Trilaterale, nei think-tank nazionali e sovranazionali, dall'Aspen Institute a Bruegel e via discorrendo, nei quali spesso si intrecciano gli stessi nomi e tra i quali si annoverano politici interessati più al potere che a dare rappresentanza ai cittadini del mondo che li hanno eletti.

sabato 16 giugno 2012

Il collasso economico non è un evento singolo

I poteri hanno le proprie idee su ciò che deve accadere. A loro non piace lasciare che una buona crisi vada sprecata, e certamente tenteranno di utilizzare ogni crisi per plasmare il mondo ancora più a loro immagine.

The Economic Collapse

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Molte persone pubblicizzano "il collasso economico"in modo martellante, come se fosse una sorta di grande campione d'incassi estivo hollywoodiano. Molte persone scrivono su di esso come se fosse qualcosa che accadrà in un solo giorno o nell'arco di poche settimane e che improvvisamente cambierà il modo di funzionare del mondo intero.

Ma non è così che funziona il mondo finanziario. Il mondo finanziario è come una partita a scacchi - molto lento e metodico. Sì, ci sono momenti in cui le cose accadono molto velocemente (come nel 2008), ma anche momenti in cui la crisi si manifesta nel giro di un certo numero di mesi.

Purtroppo, la maggior parte degli americani non è abituata a pensare in termini di mesi o anni. In questi giorni, la maggior parte degli americani ha la capacità di attenzione di un pesce rosso e la maggior parte degli americani è stata addestrata ad aspettarsi una gratificazione istantanea. Semplicemente non sono abituati ad essere pazienti e ad aspettare gli eventi. Ebbene, nonostante ciò che potreste aver letto, il collasso economico non sarà un evento singolo. Si manifesterà nel giro di qualche anno. In qualche modo stiamo vivendo un collasso economico proprio in questo momento. Quando arriverà la prossima grave crisi finanziaria, molti la chiameranno "collasso economico".

Ma se vogliamo veramente capire cosa ci sta succedendo, dobbiamo pensare a lungo termine. Ci stiamo dirigendo verso un incubo completo e totale, ma ci vorrà del tempo per arrivare alla fine della storia.

venerdì 15 giugno 2012

Siamo Colonie

ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

La svendita programmata delle sovranità nazionali è iniziata molto tempo fa. Già nei primi anni '90 gli economisti sapevano che la creazione di una moneta comune slegata da una politica fiscale complementare e senza una banca centrale che potesse sopperire all'impossibilità di giocare con i tassi di cambio, innesacando una svalutazione competitiva, avrebbe condotto a una crisi la cui unica soluzione contemplava la cessione totale delle prerogative dei popoli, ovvero la loro autonomia e indipendenza rispetto alle politiche macroeconomiche.

Un progetto che avrebbe consentito alla Germania di avvantaggiarsi sul piano delle esportazioni verso i paesi meno forti, ai quali non sarebbe rimasta che la diminuzione dei salari per riequilibrare il deficit. Ma anche e soprattutto un progetto che, attraverso la crisi, doveva risolversi con l'imposizione di una unione europea totale sul piano politico, costringendo i cittadini privati di ogni altra possibilità residua a rinunciare all'atto costitutivo più importante che uno Stato conosca: le loro costituzioni nazionali. Quando uno Stato rinuncia alla propria sovranità sulle politiche monetarie, diventa automaticamente una regione, nella migliore delle ipotesi, o peggio: una colonia, con la sola autonomia decisionale residua, rispetto al potere centrale, di stabilire con quale frequenza tagliare le aiuole.

Era questo ciò che volevamo, entrando nell'euro? Certamente no. Ma era questo che voleva chi ci ha portato dentro e chi, dopo avere impresso la grande accelerazione che viviamo sulla nostra pelle di questi tempi, sta facendo di tutto per precipitare una crisi che non è economica, ma sommamente politica (in quanto è una precisa volontà politica rinunciare a tutti quei correttivi monetari che privilegerebbero immediatamente il benessere dei popoli rispetto a quello degli istituti di credito). Qualcuno che ancora ieri, in Parlamento, sosteneva incredibilmente che sarebbe tradizione italiana auspicare parziali cessioni di sovranità nazionali, e che del resto sapeva bene che certe crisi servono precisamente a quello.

Ho incontrato per voi l'economista del Levy Economics Institute e dell'Università di Cassino Gennaro Zezza, al Workshop per la democrazia diretta organizzato dal Partito Umanista. La sua storia racconta di come il progetto neomercantile ha prodotto una crisi che a qualcuno conviene non risolvere.

giovedì 24 maggio 2012

L’ESM sarà la pietra tombale della democrazia in Italia

di Angelo Meschi
Investire Oggi

esm-dittaturaOccorre far sapere a quante più persone possibile a cosa stiamo andando in contro. L’ESM il fondo permanente di salvataggio per combattere la crisi del debito di Eurolandia diverrà operativo dal 1° luglio prossimo. Ma in sostanza cosa è l’ESM?

L’ European Stability Mechanism (ESM) che prenderà il posto del fondo salvastati prima versione (EFSF), si propone di concedere finanziamenti agli stati in difficoltà e alle banche.

Bene potrebbe rispondere lo sprovveduto che legge, ma il fatto è purtroppo che qui c’è in gioco il futuro nostro e dei nostri figli.

martedì 22 maggio 2012

CatasTroika: Privatization Goes Public

Voci dalla Strada

Il documentario mostra e dimostra la catastrofe che segue la privatizzazione e la liberalizzazione, per risolvere una crisi voluta, che ne è la giustificazione. La giustificazione per depredare intere nazioni del patrimonio e dei beni pubblici del suo popolo, usando sistemi repressivi e liberticidi e inducendo i lavoratori a una condizione di schiavitù.

giovedì 17 maggio 2012

Crisi euro: in Spagna e Grecia, fuga dalle banche. E l'Italia?

da Wall Street Italia

Madrid come Atene e presto Roma: tutti in coda agli sportelli delle banche per ritirare i risparmi. I clienti di Bankia hanno prelevato più di 1 miliardo di euro dei loro depositi. I banchieri, da parte loro, minimizzano. La previsione di Société Générale. Cosa farà la Bce?

banca-inglese

Code davanti a una filiale di Northern Rock, la bancaa inglese che fu nazionalizzata durante la crisi del 2008.

MADRID - Madrid come Atene: tutti in coda agli sportelli delle banche per ritirare i risparmi. I clienti di Bankia hanno prelevato più di 1 miliardo di euro dei loro depositi, dopo che il Governo spagnolo ha salvato la banca in difficoltà la scorsa settimana.

Ma l'Italia non può nel frattempo dormire sonni tranquilli: almeno, stando a quanto afferma la banca francese Société Générale. Un'eventuale uscita della Grecia dall'Eurozona - considerata sempre più probabile anche se il solo parlarne sembra sia diventato un tabù tra le autorità politiche e monetarie europee - scatenerebbe infatti immediati ritiri dei depositi dalle banche, sia in Spagna che in Italia. E SocGen quantifica anche l'ammontare che verrebbe prelevato: a suo avviso, si registrerebbero prelievi pari al 20-30% dei depositi. E, ovviamente, a essere colpite sarebbero anche le banche portoghesi.

sabato 12 maggio 2012

Sen bacchetta l’Europa troppo arrendevole con i banchieri

Il premio Nobel indiano per l’Economia boccia i tagli alla spesa pubblica e lamenta i cedimenti alle logiche liberiste

di Filippo Ghira
rinascita.eu

senNon sempre gli studiosi e i professori universitari insigniti del Premio Nobel per l’Economia sono collusi con la canaglia liberista e non sempre condividono la deriva imposta dall’Alta Finanza e dai governi che si sono trasformati in loro agenzie di affari. L’indiano Amartya Sen, premiato nel 1998, è uno di quei rari studiosi che non hanno ancora portato il cervello all’ammasso e che non credono che quello in cui viviamo sia il migliore dei mondi possibili e che il potere politico, oltre a quello reale, debba essere lasciato ai banchieri.

Soprattutto Sen, che proviene da un Paese l’India che deve lottare con una persistente povertà di massa che coesiste, in virtù di un boom economico, con la nascita di una vasta classe media e di una classe di super ricchi, non può accettare la politiche di smantellamento dello Stato sociale imposte dalla Commissione europea ai Paesi membri dell’Unione.

giovedì 10 maggio 2012

Farage: Siamo di fronte alla prospettiva di disordini civili di massa in Europa

Il leader dell'UKIP mette in guardia contro il riemergere del socialismo nazionale

Paul Joseph Watson
Prison Planet.com

Il deputato Nigel Farage ieri ha tenuto al Parlamento europeo un discorso entusiasmante, durante il quale ha avvertito che le azioni dell'UE stanno ponendo le basi per il riemergere del socialismo nazionale e che il continente si trova di fronte alla prospettiva di disordini di massa.

Confrontando la crisi della zona euro con il fallimento del comunismo, Farage ha detto che la UE è un Titanic che ha colpito un iceberg.

"E' una Unione europea del fallimento economico, della disoccupazione di massa, di bassa crescita, ma peggio di tutto è una UE con la prigione economica dell'euro. Questo ora pone pericoli enormi per il continente", ha dichiarato.

martedì 1 maggio 2012

Bruxelles esclude misure aggiuntive per la crescita

di Filippo Ghira
Rinascita.eu

barroso
La Commissione Ue smentisce le voci su una sorta di Piano Marshall rilanciate dalla stampa spagnola

La Commissione Europea ha seccamente smentito di avere allo studio un nuovo Piano Marshall in funzione della crescita per 200 miliardi di euro, una notizia che è stata pubblicata dal quotidiano spagnolo El Pais. Per l’organismo di Bruxelles si tratta soltanto di pura speculazione su ogni dettaglio. La portavoce dell'esecutivo Ue, Pia Ahrenkilde, che riporta il pensiero del presidente, il portoghese José Barroso, ha sostenuto che la Commissione ha già definito misure in funzione della crescita,  la cosiddetta “Strategia Europa 2020”. Tali voci, ha insistito, non hanno quindi niente a che fare con la realtà e hanno l’unico effetto di diffondere dubbi sulla capacitò dei Paesi della Ue di rimettersi in sesto.

venerdì 27 aprile 2012

Svolta nella 'guerra del debito': crollerà la trama speculativa?

Wall Street Italia
di Lidia Undiemi

Non è di eurobonds o di spread che ha bisogno l’Europa, occorrono scelte politiche mirate a proteggere l’economia reale e lo Stato sociale dall’aggressione finanziaria. Gli imprenditori non si suicidano per l’art. 18, decidono di farla finita perché la politica pretende che essi rimborsino allo Stato, con tasse insostenibili, un debito creato dagli speculatori e dai politici corrotti che hanno fatto scempio di risorse pubbliche. Opinione di Lidia Undiemi

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Occorre attuare una politica legislativa volta a far pagare il conto a coloro che lo hanno generato, i poteri forti.

Lidia Undiemi è l'economista di Wall Street Italia. E' in prima linea con WSI nella battaglia contro l'ESM e il Fiscal Compact.

"L’intera Europa, non solo l’area euro, è destinata a un decennio di bassa crescita", sostiene Carlo Bastasin in un articolo pubblicato in prima pagina su Il Sole 24 ore.

Se la politica continua a proteggere la finanza con l’austerity non c’è alcun dubbio che le cose vadano esattamente in questa direzione. E non c’è da stupirsi che basti il rischio di non entrata in vigore del Fiscal Compact per mettere in crisi i mercati finanziari, visto che l’unica concreta forma di integrazione economica europea è quella del debito pubblico e della finanza, un gioco ad "effetto domino" che fa tremare le tasche degli speculatori.

mercoledì 25 aprile 2012

Mentre in Italia ci tartassano in Islanda il governo paga il mutuo dei cittadini

Nocensura

icelandMentre in Italia il governo (dei banchieri) sta massacrando i cittadini a suon di tasse, in Islanda, dove i banchieri che volevano far pagare la loro crisi ai cittadini sono stati presi a calci nel sedere, lo stato sta aiutando i cittadini ad uscire dalla crisi pagandogli il mutuo! Una notizia, quella diffusa da Bloomberg che agli italiani colpiti dalla crisi, abituati ad essere vessati, sembrerà un sogno impossibile. Ma quando un governo decide di operare per il bene dei cittadini è possibile anche questo.

Il governo islandese ha deciso di investire il 13% del PIL nazionale (come se il governo italiano stanziasse circa 250 miliardi di euro) per cancellare i mutui ipotecari dei cittadini in difficoltà: un'operazione che riguarda un islandese su quattro!

domenica 22 aprile 2012

Mario Monti ci Spiega che i Suicidi sono Pochi

Marco Canestrari

Mario Monti ci spiega che i suicidi sono pochi. In televisione sentiamo dire che i disoccupati che si suicidano lo fanno perché sono troppo poco ottimisti, sentiamo dire che il posto fisso è noioso, che i sindacati devono capire che anche i posti statali dovranno licenziare, che i ticket verranno pagati anche dai disoccupati, ecc… Spesso queste provocazioni vengono ritrattate con un: “Sono stato frainteso”, oppure, “Mi sono spiegato male”, ma raggiungono lo stesso l’effetto voluto, quello cioè di alzare il polverone arrivando ad un numero enorme di persone abituandole pian piano a digerire nel tempo delle forzature enormi. La nostra economia non si basa su un attenta e ottimizzata gestione delle risorse, anzi, stiamo divorando le risorse della terra, solo per fare profitto. Per soldi stiamo schiacciando le libertà di molte persone. Per i soldi che ci servono a comprare oltre il necessario stiamo trascurando il nostro benessere, la nostra salute. I valori reali come il cibo, la salute, la libertà, la serenità mentale, gli affetti, vengono tutti messi da parte in nome del denaro e del profitto.

lunedì 16 aprile 2012

Crisi economica – Tracolli finanziari, inutile scomodare il resto del mondo

Investire oggi

Saliscendi mercati finanziari, sul banco d'accusa l'economia cinese, la situazione spagnola, siamo sicuri che la nostra situazione nasca da lì oppure continuiamo a fare gli ipocriti sapendo di farlo ? Impariamo a guardare in casa nostra piuttosto, le sorprese non mancano.

Italia41-300x258Mercati finanziari in altalena questa settimana, tutto previsto ne abbiamo già discusso ampiamente, anche se veder bruciare decine di miliardi di euro in un giorno fà sempre un certo effetto.

Soprattutto quando si pensa che dietro a quei numeri vi sono persone, famiglie, intere popolazioni, che ne devono quotidianamente subire le conseguenze.

Sappiamo che non stiamo dicendo nulla di nuovo, ma ogni tanto ricordarlo e tornare con i piedi per terra può essere una buona cura contro il mal di finanza.

Un altro aspetto negativo della settimana credo lo si sia potuto vedere nell’informazione, scarsa e tendenziosa, ormai molto spostata verso il sensazionalismo a scapito di un’ analisi equilibrata e reale.