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domenica 17 marzo 2013

L’UE a Cipro: come ti metto le mani in tasca con la scusa del “debito”

vampiri

di Enrico Galoppini
European Phoenix

Chissà come sono contenti quest’oggi i ciprioti: hanno scoperto che per sanare il “debito pubblico”, il debito creato dall’adozione della moneta-debito euro, dovranno sopportare un prelievo forzoso sui loro depositi bancari.

Per quelli che hanno fino a 100.000 euro, la gabella sarà del 6,75%, mentre per i ‘paperoni’ che posseggono cifre superiori, corrisponderà al 9,9%.

Facciamo un attimo due conti: se uno ha in banca 20.000 euro, dovrà donare, per la “salvezza delle banche e della patria”, la non indifferente cifra di 1.350 euro. Se ne ha 10.000, l’obolo versato nelle fauci dell’euro-dittatura sarà di 675 eurini sonanti, con 377,5 tintinnanti monetine da un euro che saluteranno un già misero deposito di 5.000.

Poco esaltante la situazione anche per uno con 120.000 euro in banca (bisogna fare lo sforzo di mettersi nei panni degli altri): dovrà sacrificare 8.100 euro (!) sull’altare del ‘dio moneta unica’, dove alcuni però si guardano bene dall’ “unirsi” appassionatamente, come la Gran Bretagna, che la sterlina se la tiene ben stretta mettendo comunque bocca alla grande nella gestione dell’euro.

Da tutto questo effluvio di danari dalle tasche dei ciprioti, dovrà uscire una cifra di 5,8 miliardi di euro, come hanno stabilito i “collaborazionisti” ministri delle Finanze dell’“eurozona”, andati a prendere ordini dalle centrali dell’usurocrazia di Bruxelles. Condizione, questa, per essere beneficiati della ‘manna’ da 10 miliardi di euro, gravata – ça va sans dire – da interessi, il che causerà un immediato aumento del “debito pubblico”, che è quello che vogliono appunto i padroni dei camerieri. Ecco che cosa sono i famosi “aiuti”, regolarmente preceduti da squilli di tromba dei soliti “media”.

La scodella di lenticchie a Cipro che non abbiamo voluto pagare. La pagheremo, cara

Gustavo Piga
Professor of Economics

cyprus

Facciamola breve.

Per ottenere 6 miliardi di euro dai depositanti ciprioti, tassa altamente regressiva (perché i cittadini più ricchi non detengono che una quota molto bassa della loro ricchezza in depositi bancari e perché tipicamente i più ricchi queste cose le vengono a sapere prima, in tempo per scappare) e altamente ingiusta (perché basata su contingenze del quotidiano e non di una effettiva e certa capacità di contribuire di colui che subisce l’imposta), l’Europa è riuscita nell’incredibile performance tafazziana di contemporaneamente:

a) perdere il supporto di una larga parte della popolazione cipriota sul progetto europeo;

b) aumentare la paura dei risparmiatori mondiali sugli investimenti nell’area euro, con tutti i connessi impatti sui rendimenti richiesti sulle attività in euro e sulla (accresciuta) probabilità di un effetto contagio sui depositi delle banche degli altri Paesi euro in caso di future notizie macroeconomiche negative appunto in quel Paese.

“Siamo in un nuovo mondo, una nuova era”, dice l’economista americano al New York Times. Preistorica direi.

Un’era preistorica, dove per 6 miliardi di euro, meno dell’1 per mille del PIL dell’area dell’euro, ma che costituisce 1/3 del PIL cipriota (che, ricordiamolo, ha una economia con un PIL pari all’1% di quello italiano), abbiamo deciso di correre gli immensi due rischi di cui sopra. Ci sarebbe costato una scodella di lenticchie ad ognuno di noi, venire incontro ai ciprioti nel momento di difficoltà.

Ripetiamolo. Per un piatto di lenticchie che non abbiamo voluto mettere a disposizione dei cittadini ciprioti (manco fosse colpa loro la cattiva sorveglianza del sistema bancario locale e dei suoi eccessi, e che le autorità europee non c’entrassero per nulla) ci ritroviamo con un rischio interno ed esterno molto più grande di prima.

E’ un’Europa dove la solidarietà, anche quando c’è, non appare mai per quello che dovrebbe essere: convinta, trasparente, equa, proporzionale.

Complimenti ai nostri leader europei: siamo un passo più vicini al baratro, per non aver voluto pagare un piatto di lenticchie.

Fonte: Gustavo Piga 17 Marzo 2013

venerdì 15 marzo 2013

Qui è suicidio assistito di massa

europa suicidioNon sappiamo più come dirlo, non sappiamo più quali parole usare, ma lo ripeteremo fino alla noia

di Giuseppe Turrisi
Rinascita

L'euro è una truffa come lo è la comunità europea in questo stato di cose: ossia sotto la blindatura dei trattati Maastritch, Lisbona, Mes, Fiscal compact, Nato, WTO, ecc.

Non abbiamo più la sovranità di niente se non soltanto quella di decidere chi ci deve prendere per i fondelli per un altro turno (ed in parte nemmeno quella: leggasi porcellum).

Ora se uno è consapevole di essere vittima di una truffa cosa fa?

1) Aspetta perché non è ancora convinto della truffa?

2) Denuncia il truffatore e lo insegue?

3) Si lascia truffare perché in fondo si lasciano truffare tutti?

4) Fa di tutto per uscire dalla truffa e la fa conoscere agli altri?

Sono quattro ipotesi che potrebbero rappresentare uno scenario di gente normale. Già: ma cosa vuol dire normale, in un paese dove l'informazione è orribilmente manipolata?
Il popolo manipolato e stregato dalla politica asservita alla finanza internazionale non si muove. Meglio: è la maggioranza che non si muove.

Se diamo per buono il movimento di Grillo, almeno il 26% di quelli che sono andati a votare sembra si siano svegliati almeno per affermare che così, non si può più andare avanti. Non siamo convinti che siano consapevoli sulle fondamentali (multinazionali, moneta-debito, NWO) ma lo sono di certo sulla cattiva gestione dello Stato (sprechi, ruberie, nepotismo, corruzione, ecc).

In tv si susseguono le varie trasmissioni vomitevoli garanti delle “verità di regime” per continuare a drogare la popolazione.
Sull'euro (truffa) si continua a propagandare che sia la panacea di tutti i mali e guai ad uscire dall'euro! (Meno male che la lista Giannino ha fatto la fine che ha fatto e gli sta bene ad "imprese che resistono" che erano state avvertite per tempo). Se c'è una cosa che uccide le imprese è proprio questo neoliberismo (la ricetta che propagandava proprio il signor Giannino).

venerdì 22 febbraio 2013

Il giullare d’Europa e quella stupida prova di cui (non) abbiamo bisogno

E’ allora che Gladwell esclama, schifato: “e se ti chiedono le prove, digli che non ce n’è bisogno. A volte le prove sono solo una parola per far soffrire la gente”. E ancora: “c’è questa strana catena di indifferenza che si osserva verso la sofferenza altrui …”, che impedisce di agire, anche di fronte alla più smaccata evidenza.

Gustavo Piga

giullareDentro il modello economico della Commissione europea, incastrato tra due complicate equazioni, c’è un piccolo giullare, sorridente. Come quello che vedete nella fotografia.

Il suo status? Asservito all’elite di Bruxelles. Il suo compito? Ridare slancio ed allegria alle sempre più nere previsioni della Commissione, uscite, oggi, come ogni trimestre.

E dunque eccolo di nuovo qui, ad aiutare un re-padrone in difficoltà, obbligato a spiegarci come sia possibile che solo 3 mesi fa la sua previsione di crescita 2013 per l’area euro era +0,1% ed oggi è di -0,3%, facendo entrare formalmente l’economia dell’area per il  secondo anno consecutivo in recessione, come l’Italia.

Il piccolo giullare deve giustificare, come per tutti i modelli economici, l’impossibile: ovvero che tutto ritornerà a splendere, se si seguiranno i consigli del re-padrone, non quest’anno, ma … l’anno prossimo.

Ma certo, perché no, il 2014. Visto che doveva essere il 2013, ma chissà perché non lo è stato, l’anno della ripresa, allora adesso annunciamo urbi et orbi che c’è poco da temere. Verrà, siate pazienti, verrà. Nel 2014.

E qui il giullare si infila nel modello econometrico per dare scientificità a tali asserzioni.

Quali le cause del disastro 2013? La domanda interna, inesistente, i cui effetti recessivi sono stati soltanto in parte compensati dalla positiva performance dell’export fuori dall’area euro.

Allora un buon economista si dovrebbe porre la domanda ovvia: ma chi ci dice che nel 2014 la domanda interna migliorerà e l’export fuori area euro terrà come ha tenuto quest’anno?

Semplice. La risposta ce l’ha pronta il giullare, al lavoro sugli ingranaggi dei modelli per fargli sputar fuori non la risposta economicamente giusta, ma quella politicamente corretta.

E così scopriamo che nel 2014 … gli investimenti e i consumi riprenderanno con vigore. Ohibò. E come mai?

Ma certo, basta leggere: perché “l’incertezza si diraderà, la fiducia ritornerà e l’aggiustamento comincerà a dare i suoi frutti”. Nulla di scientifico, solo ipotesi ad hoc. Fuffa. Imbarazzante fuffa. E’ ovvio che nell’attuale clima nessuno nel 2014 avrà maggiore fiducia. Ci vuole ben altro.

giovedì 10 gennaio 2013

Come va il mercato delle armi negli sbandierati tempi di crisi?

Intervista a cura di Olivier Turquet

mercato-armi

Pare non tanto male. Ne parliamo con Antonio Mazzeo, giornalista da anni impegnato nella denuncia dei traffici di armi, del militarismo e dell’affarismo conseguente. Militante nella campagna No MUOS, Mazzeo è autore di numerose pubblicazioni sui saccheggi ambientali, i conflitti internazionali e i crimini delle mafie transnazionali.

Come va il commercio d’armi a livello globale?

Le importazioni e le esportazioni dei sistemi di morte non sembrano assolutamente risentire della crisi globale e strutturale che ha investito il pianeta. Anzi, il capitale finanziario internazionale ha la folle convinzione che i conflitti e le successive ricostruzioni dei paesi bombardati possano essere il motore per uscire dalla stagnazione e rilanciare la domanda, l’economia, lo sviluppo. Peccato che la crisi, le bolle speculative finanziarie e l’insostenibile espansione del debito pubblico siano stati originati in buona parte dal modello di guerra globale e permanente lanciato con la prima avventura internazionale nel Golfo contro Saddam Hussein nei primi anni ’90 e poi affermatosi con la cosiddetta “guerra al terrorismo” ovunque e comunque, dopo l’11 settembre 2001. Le armi, cioè, hanno cogenerato le crisi che adesso si vogliono “superare” con le armi. Scenari che rischiano di portare l’umanità all’olocausto, alla distruzione dell’ambiente, alla fame dei popoli.

Come può essere quantificato il giro di affari dell’odierno mercato della armi?

Fermo restando che il business dei sistemi di morte si caratterizza per la scarsissima trasparenza delle informazioni ufficiali e l’ampia area grigia dove si muovono troppo spesso illegalmente produttori, intermediari, faccendieri, militari, servizi segreti e organizzazioni criminali transnazionali, siamo in possesso di dati abbastanza attendibili. Secondo l’ultimo annuario sulla spesa militare mondiale pubblicato dal Sipri, l’autorevole centro di ricerca per la pace di Stoccolma, nel 2011 sono stati spesi a livello mondiale 1.740 miliardi di dollari in sistemi d’arma. Per l’istituto svedese si tratta della cifra più alta mai spesa dal 1989, anno della caduta del muro di Berlino. Tanto per rendersi ancora più conto della scandalosa portata del giro di affari dei mercanti di morte, per le guerre si spendono ogni minuto 3,3 milioni di dollari, ossia 198 milioni l’ora o 4,7 miliardi al giorno. Ogni abitante del pianeta viene privato in questo modo di circa 250 dollari all’anno, denaro che invece potrebbe essere utilizzato per la produzione di alimenti o per l’istruzione e la salute. Così le armi uccidono anche senza dover sparare.

mercoledì 9 gennaio 2013

Economia mondiale 2013: Illusioni e realtà

di Nick Beams
Global Research
World Socialist Web Site

econcrisis

Quando si scriverà la storia economica dell'ultimo periodo, può anche darsi che l'anno 2012 sarà considerato  importante quasi quanto il 2008.

Il crollo della Lehman Brothers quattro anni e mezzo fa, è stato la scintilla che ha messo in moto il crollo del sistema capitalistico mondiale. Ma l'anno scorso ha lasciato il segno. Ha visto la distruzione di una serie di finzioni assiduamente promosse dai portavoce delle élite al potere in seguito alla scoppio della crisi finanziaria globale.

Prima di tutto, ha portato allo scoperto la tesi secondo cui l'economia mondiale si sarebbe in qualche modo raddrizzata attraverso le operazioni del ciclo economico, e che la "magia del mercato" sarebbe venuta in soccorso. Ma proprio nel quinto anno della crisi globale, il sistema finanziario è stato sostenuto solo dalle attività delle principali banche centrali del mondo, che stanno fornendo centinaia di miliardi di dollari alle grandi banche e agli istituti finanziari attraverso varie forme di "quantitative easing" - un eufemismo per indicare la stampa di banconote.

Lungi dal creare le condizioni per il "recupero", tuttavia, tali operazioni stanno semplicemente finanziando l'accumulo di profitti attraverso la speculazione, la stessa cosa che ha portato al crollo del 2008, e ponendo le basi per un altro collasso.

Scrivendo sull'edizione di Lunedì del Financial Times, Mohamed El-Erian, amministratore delegato e co-direttore responsabile per gli investimenti del gigante operatore di titoli Pimco, ha osservato che "molte categorie di asset hanno prezzi fortemente manipolati a causa di attività bancarie sperimentali, concrete e segnalate, "e che" questa situazione ricorda quella del 2006-07."

Gli ultimi 12 mesi hanno messo fine all'illusione che, dopo un periodo di turbolenze finanziarie, il "recupero" sarebbe stato proprio dietro l'angolo. Tutti i dati dell'economia mondiale puntano al continuo calo della crescita o recessione in tutti i principali paesi.

venerdì 14 settembre 2012

Le false credenze del popolo italiota


Intervento dell’ingegnere Alex D’Esposito al convegno “Povera Italia. Cronache di un paese in crisi, tra tagli e poteri forti”

di Ernesto Ferrante
Rinascita

Anche se sono un “tecnico” (cioè con una formazione ingegneristica) mi trovo imbarazzato a dover trattare un problema apparentemente pratico con un approccio filosofico, umanistico. Eppure, filtrata attraverso lunghi anni di attività lavorativa in un ambiente aridamente rivolto solo alle cifre, ai calcoli, alla ricerca ingegneristica delle soluzioni, devo portarvi testimonianza che la tecnologia, senza il supporto della spiritualità, non serve a nulla. La lotta a cui stiamo contemporaneamente assistendo come spettatori e partecipando come vittime, è spirituale non materiale. I grandi capitali (rappresentati dal 0,01% della popolazione) ormai hanno tutti i soldi del mondo (cioè il restante 99,99%).

Allora adesso cosa vogliono?

Risposta: con delle metafore cinematografiche, cioè delle pellicole che hanno profondi significati attinenti al tema della serata. Le “elites” vogliono la nostra anima come nel film “Metropolis” 1926, il capolavoro visionario ma preveggente di Fritz LANG, in cui schiere di paria (lavoratori) sono sfruttati fino allo stremo da pochi ricchi per permettere a questi ultimi di vivere nel lusso più sfrenato, anche a costo della distruzione totale della città, finché non giunge la catarsi. Ma la filmica spesso rappresenta la lotta spirituale: non dimentichiamo “La storia infinita” in cui il nulla distrugge tutto, “Guerre stellari” in cui il lato oscuro è sempre in lotta contro la forza del bene, “Matrix” che vede la contrapposizione tra il sogno consolatorio di “regime”, la menzogna, la propaganda, che prosegue con la pillola blu e la realtà che inizia con la pillola rossa, la ribellione al conformismo, il “risveglio”, la lotta contro l’ipocrisia, contro il potere omnipervasivo e occhiuto del Grande Fratello di “1984”, scritto da George Orwell nel 1948 (non quello della TV).

lunedì 18 giugno 2012

Fate una settimana in meno di ferie, pelandroni che non siete altro!

di Marco Cedolin
marcocedolin.blogspot.it

polillo

Le aziende che non hanno ancora delocalizzato chiudono i battenti al ritmo di una quarantina al giorno, la cassa integrazione cresce a ritmo esponenziale, la disoccupazione dilaga, in maniera ben più cospicua di quanto non lascino credere i dati dell'Istat, che non possiede (e non ha interesse a possederli) gli elementi per effettuare un conteggio serio, una cospicua parte di quelli che ancora lavorano è impegnata precariamente in impieghi saltuari che garantiscono redditi nell'ordine dei 4/500 euro al mese. Volendo ricorrere ad una metafora, potremmo dire che il lavoro retribuito senza scendere sotto il limite della decenza, somiglia sempre di più ad un animale in via d'estinzione che tutti cacciano e nessuno si è mai preoccupato di salaguardare.

Il sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo sembra però avere scoperto la formula magica per innalzare il Pillu e trasformarci tutti in ricchi consumatori felici, basterà rinunciare ad una settimana di ferie ed il gioco è fatto......

Brave Mario - Il nuovo medioevo istituzionale

Byoblu

brave-mario

Vi sono due forze in campo. La prima è quella di poche persone che contano molto e perciò "possono" anche molto. Sono le élite europeiste. Si incontrano e decidono al di fuori delle istituzioni democratiche, in consessi privati. La maggior parte di loro non sono stati eletti da nessuno, se non dai loro conti in banca, e anche quelli eletti non hanno comunque nessun mandato costituzionale a dibattere quelle che saranno le future leggi al di fuori delle sedi preposte, ovvero i parlamenti nazionali. Costoro hanno deciso che debbono a tutti i costi nascere gli Stati Uniti d'Europa, e che nessuno potrà frapporsi tra il loro proposito e la realizzazione di ciò che ritengono una missione. Neppure i popoli, che sono i proprietari legittimi delle terre che compongono il vecchio continente.

Fra loro c'è chi lo fa perché ne trarrebbe benefici economici, come per esempio le imprese americane che dall'integrazione europea conseguirebbero un vantaggio materiale (parole di Monti). E' il caso della commissione Trilaterale, il cui responsabile europeo (fino a pochi mesi fa lo stesso Monti) è devotamente dedicato (committed) all'unificazione politica europea. Altri, invece, sono preoccupati dal peso crescente delle economie che compongono il terzo polo politico mondiale: il continente asiatico, dall'India alla Cina, cui potrebbe aggiungersi in corsa la Russia, senza dimenticare il sudamerica con il Brasile ma anche la spinta islamica. Questa corrente di pensiero ritiene che solo un'Europa unita, alleata con gli Stati Uniti d'America, possa fronteggiare l'aggressione commerciale (e all'occorrenza anche militare) del resto del mondo. Curioso come in queste fila si annoverino molti neoliberisti, i quali notoriamente sostengono che lo Stato sia cattivo e debba ingerirsi il meno possibile delle faccende che riguardano soldi e mercati, salvo poi ingerirsi loro degli stati fino ad arrivare al punto di scioglierli. Infine, tra le componenti della prima forza in campo vi è certamente anche la schiera dei signori del mondo, le cui fortune vengono incrementate al ritmo di 4 o 5 miliardi di dollari l'anno (parliamo di redditi personali), come ad esempio i gestori americani di certi Hedge Fund (in piena crisi, i redditi dei primi 25 gestori di «hedge» al mondo sono saliti del 68% nel 2007 sul 2006 a un totale di 20,7 miliardi.), che vedono come un intralcio ai loro affari la frammentazione politica e culturale dell'attuale assetto geopolitico del mondo. Queste élite si incontrano alle riunioni del gruppo Bilderberg, nei consigli della Commissione Trilaterale, nei think-tank nazionali e sovranazionali, dall'Aspen Institute a Bruegel e via discorrendo, nei quali spesso si intrecciano gli stessi nomi e tra i quali si annoverano politici interessati più al potere che a dare rappresentanza ai cittadini del mondo che li hanno eletti.

venerdì 15 giugno 2012

Siamo Colonie

ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

La svendita programmata delle sovranità nazionali è iniziata molto tempo fa. Già nei primi anni '90 gli economisti sapevano che la creazione di una moneta comune slegata da una politica fiscale complementare e senza una banca centrale che potesse sopperire all'impossibilità di giocare con i tassi di cambio, innesacando una svalutazione competitiva, avrebbe condotto a una crisi la cui unica soluzione contemplava la cessione totale delle prerogative dei popoli, ovvero la loro autonomia e indipendenza rispetto alle politiche macroeconomiche.

Un progetto che avrebbe consentito alla Germania di avvantaggiarsi sul piano delle esportazioni verso i paesi meno forti, ai quali non sarebbe rimasta che la diminuzione dei salari per riequilibrare il deficit. Ma anche e soprattutto un progetto che, attraverso la crisi, doveva risolversi con l'imposizione di una unione europea totale sul piano politico, costringendo i cittadini privati di ogni altra possibilità residua a rinunciare all'atto costitutivo più importante che uno Stato conosca: le loro costituzioni nazionali. Quando uno Stato rinuncia alla propria sovranità sulle politiche monetarie, diventa automaticamente una regione, nella migliore delle ipotesi, o peggio: una colonia, con la sola autonomia decisionale residua, rispetto al potere centrale, di stabilire con quale frequenza tagliare le aiuole.

Era questo ciò che volevamo, entrando nell'euro? Certamente no. Ma era questo che voleva chi ci ha portato dentro e chi, dopo avere impresso la grande accelerazione che viviamo sulla nostra pelle di questi tempi, sta facendo di tutto per precipitare una crisi che non è economica, ma sommamente politica (in quanto è una precisa volontà politica rinunciare a tutti quei correttivi monetari che privilegerebbero immediatamente il benessere dei popoli rispetto a quello degli istituti di credito). Qualcuno che ancora ieri, in Parlamento, sosteneva incredibilmente che sarebbe tradizione italiana auspicare parziali cessioni di sovranità nazionali, e che del resto sapeva bene che certe crisi servono precisamente a quello.

Ho incontrato per voi l'economista del Levy Economics Institute e dell'Università di Cassino Gennaro Zezza, al Workshop per la democrazia diretta organizzato dal Partito Umanista. La sua storia racconta di come il progetto neomercantile ha prodotto una crisi che a qualcuno conviene non risolvere.

mercoledì 6 giugno 2012

Amoroso: la volpe a guardia del pollaio ci trascina in guerra

Come uscire dalla morsa di una crisi spietatamente pilotata?

Libre

Attenti, stiamo entrando in guerra: e sarà una nuova, terribile guerra fredda. Provate a pensarci: perché gli architetti dell’Eurozona vogliono indebolirci, massacrando l’Europa del Sud? Perché confina col Mediterraneo, l’Africa e il Medio Oriente, cioè il forziere energetico del mondo. Oltre la frontiera nevralgica dell’Iran, avanza l’impero della Cina, che “ragiona” come gli altri paesi emergenti: non tollera più il monopolio privilegiato degli Stati Uniti. L’Europa meridionale? Pericolosa e “inaffidabile”, come l’Italia: meglio tenerci sotto controllo, con l’acqua alla gola, commissariati e stretti nella morsa della crisi e del debito artificiale, creato apposta dalla mafia della finanza criminale. Aprite gli occhi: è proprio per questo che hanno messo “la volpe a guardia del pollaio”. Draghi alla Bce, al servizio dello strapotere della Germania: funziona, per impedire all’Europa di smarcarsi e sviluppare una sua politica economica democratica, aperta al futuro.

Eminente economista italiano naturalizzato danese, Bruno Amoroso vanta un curriculum di enorme spessore: allievo del professor Federico Caffè, di guerra-Draghi-Obama1cui presiede il centro studi, ha insegnato a Copenaghen ed è professore emerito dell’università di Roskilde. Membro del comitato scientifico di “Alternativa”, il laboratorio politico fondato da Giulietto Chiesa, Amoroso dirige la rivista italo-canadese “Interculture”; è membro del consiglio di amministrazione del “Femise”, il Forum Euroméditerranéen des Instituts de Sciences Économiques, e coordina il comitato scientifico dell’italiana Fondazione per l’internazionalizzazione dell’impresa sociale. Fa parte, inoltre, del comitato scientifico del “Flare Network” (Freedom, Legality and Rights in Europe), la rete internazionale per la lotta alla criminalità e alla corruzione. Veterano di “Diesis”, organizzazione no-profit di Bruxelles dedicata allo sviluppo dell’economia sociale, che sostiene progetti di sviluppo per cooperative, imprese sociali e autogestite dai lavoratori, Amoroso è anche un decano della Facoltà di Mondiality all’Università del Bene comune (Bruxelles-Roskilde-Roma) fondata da Riccardo Petrella, e lavora nel comitato scientifico del progetto Wise dell’Unione Europea, dopo aver diretto il Progetto Mediterraneo promosso dal Cnel.

lunedì 14 maggio 2012

Armi: più forti della crisi

di Andrea Santoro
AltreNotizie

armi-traffico2Negli ultimi anni una delle parole più ricorrenti durante la lettura o l'ascolto delle notizie è stata “crisi”. Per scongiurarne gli effetti più negativi e devastanti sono stati proposti ed attuati tagli e riduzioni alla maggior parte dei servizi pubblici, creando non poco scontento tra le categorie interessate. Stranamente però, una voce del bilancio è rimasta pressoché immutata: quella che fa riferimento alle grosse industrie belliche internazionali, che non hanno conosciuto crisi in quasi nessuna parte del mondo.

Analizzando la relazione annuale del Sipri (Stockholm International Peace Research institute) pubblicata lo scorso 19 marzo, sicuramente non stupirà il primato dell'America nell'esportazione di armi. Ciò che invece colpisce immediatamente il lettore è come nel lustro compreso tra il 2007 e il 2011, il giro d'affari delle grandi industrie di armi sia cresciuto del 24% rispetto al quinquennio 2002 - 2006.

La presenza dei paesi del cosiddetto gruppo Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) è dominante; le loro economie in rapido sviluppo prevedono investimenti corposi anche nell'industria bellica e, nel particolare, India e Cina detengono il primato in seno al gruppo.

martedì 8 maggio 2012

Notte buia

di Marco Cedolin
Il Corrosivo

affluenza_215_195Il tramonto è ormai scolorato da tempo fra le pieghe della notte e le prime luci dell’alba si scorgeranno solamente quando il buio inizierà a farsi meno fitto. Siamo nel bel mezzo della notte, ma la notte della ragione non è scandita dalle lancette di un orologio, può squarciarsi in un lampo quando meno te l’aspetti, così come mantenerti appiccicato al suo buio di gomma per l’eternità.

In Italia si vota sempre di meno e ci si suicida sempre di più, senza che il mezzobusto patinato deputato a leggere il gobbo del TG si produca in una filippica intorno al cambiamento dei gusti degli italiani.

La penuria di votanti tutto sommato è un problema risibile, dal momento che non esistono quorum e per eleggere il cameriere di turno sono più che sufficienti i consensi dei soliti fedelissimi. Poco importa il fatto che in Italia il maggior partito sia quello degli astenuti, l’importante è che rimanga un coacervo di differenze governato dal dividi et impera, cristallizzato e senza possibilità di nuocere.

martedì 3 aprile 2012

Noi, “plebaglia europea” ingannata dai trattati-capestro

Libre

Jacques-Attali«Ma cosa crede, la plebaglia europea: che l’euro l’abbiamo creato per la loro felicità?». Parole, testuali, dell’economista francese Jacques Attali, gran maestro – insieme a Jacques Délors – di leader storici del centrosinistra italiano, come Massimo D’Alema. A raccontare lo sconcertante aneddoto è Alain Parguez, già consigliere di François Mitterrand. Il professor Parguez era presente al summit organizzato lo scorso febbraio a Rimini da Paolo Barnard con gli economisti neo-keynesiani della Modern Money Theory, gli uomini che hanno “resuscitato” l’Argentina. Tesi: chi è dotato di moneta sovrana non può temere il debito pubblico, che invece diventa un’autentica tragedia se gli Stati non possono più stampare moneta, ma sono costretti a prenderla in prestito, a caro prezzo. L’Europa? Praticamente, un caso unico al mondo di suicidio finanziario organizzato, pianificato all’insaputa di mezzo miliardo di persone, cioè noi.

lunedì 12 marzo 2012

Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!

“Quinto potere” è un film del 1976, diretto da Sidney Lumet. E’ un film feroce e spietato contro le manipolazioni dei media che, ora come allora, pensano ad intrattenere più che ad informare, mentre il mondo fa finta di niente e continua a correre verso il baratro.

E’ un film in cui possiamo ritrovare tutta la crisi morale dei nostri tempi, alla quale la maggior parte delle persone risponde in un solo modo: facendo finta che non esista.

Non è cambiato niente

Fonte: Youtube

mercoledì 22 febbraio 2012

L’oligopolio del rating

di Paolo Gila
Cado in piedi

Le agenzie di rating vivono un palese conflitto di interessi. Hanno partecipazioni di fondi il cui scopo è quello di investire sui mercati. Emettono giudizi su realtà di cui sono esse stesse azioniste. Negli ultimi anni, nonostante la crisi, hanno visto incrementare il loro valore

Che ruolo e che attendibilità possono essere attribuiti alle agenzie di rating?

"Dividiamo il discorso in due parti. Il ruolo che le tre agenzie di rating Standard & Poor's, Moody's e Fitch oggi hanno nella rete della finanza globale è pesante, perché si spartiscono tra loro il 95-96% di un mercato, quello dei giudizi, che vale circa 5 miliardi e mezzo di dollari all'anno. Insieme, emettono mediamente ogni anno qualcosa come 2,5 milioni di rating, danno le pagelle agli stati, alle società, alle banche, a tutte quelle realtà che emettono titoli obbligazionari per finanziare dei progetti o per finanziare il debito.

L'attendibilità è, nello specifico, il fattore critico
: quello che le agenzie emettono non è un giudizio scientifico, ma è un'opinione. Peraltro, questo è un fatto che talora consente la sopravvivenza stessa delle agenzie le quali, in caso di critiche, spesso si appellano alla Costituzione americana che, come tutte le Costituzioni democratiche oggi esistenti, sancisce la libertà di espressione e di opinione. Quindi, da un lato, l'etichetta di opinioni attribuita ai loro giudizi si traduce in un vantaggio; dall'altro, però, le agenzie sono oggetto di critiche proprio perché le loro valutazioni sono di fatto opinioni, non suffragate da metodologie scientifiche. Le agenzie infatti non spiegano come costruiscono i loro giudizi e, molto spesso, troviamo dei casi, come quello degli Usa, in cui ci sono rating molto positivi a fronte di debiti elevati e situazioni critiche, e altri casi invece in cui, a fronte di debiti contenuti e situazioni difficili ma non critiche, ci sono dei giudizi pesanti. C'è il fondato sospetto che esistano due pesi e due misure che tengano conto del soggetto che si va a valutare, ed è questa la ragione per cui la loro attendibilità è da mettere in dubbio."

venerdì 17 febbraio 2012

Lettera dalla Grecia agli Italiani

Riceviamo e Pubblichiamo - Lettera di Nikos dalla Grecia agli Italiani
Informare per Resistere

greece crisis protests

Nota di Informare Per Resistere

Nikos è un cittadino greco che per vari anni ha vissuto e studiato in Italia. Ho letto alcuni suoi commenti su Informare Per Resistere riguardo la questione greca e non ho esitato a mettermi in contatto con lui. Gli ho chiesto di descrivere dal suo punto di vista, il punto di vista di un cittadino greco, cos’è accaduto durante la giornata del 12 febbraio 2012. Quanto segue è ciò che Nikos ha scritto, senza alterazioni se non la correzione di qualche errore di ortografia. Lo stile è il suo, la passione anche, la verità è di tutti. Leggete tutto fino in fondo, perché Nikos parla direttamente al vostro cuore.
F.A.

– di Nikos –

Febbraio è venuto… lasciando un Gennaio di silenzio, tristezza e disperazione per la maggior parte dei Greci. Cosi è ormai dal 2010 ma più che passa il tempo il “tumore” peggiora, più che passa il tempo il buio diventa anche più scuro nella vita di ogni cittadino che vive in questo paese… I problemi in ogni casa sono infiniti. Sogni? Non esistono, solo la domanda “come possiamo sopravvivere?” La risposta? Tutti sotto shock, quindi non esiste! Nei caffè-bar tutti parlano dei politici nostri e FMI, le banche e i loro protettori. Molti ricordano gli eroi dell’epoca del 1821 e del 1940, altri parlano di una nuova resistenza di armi, altri solo ringhiano… Il fattore comune di tutti è che non possono godere la loro vita, nel senso che mangiano solo per avere qualcosa nello stomaco, nessun gusto. Ogni cosa che fai ha metà del gusto che ha. Cerchiamo di trovare situazioni che ci possono fare sorridere… Ma queste più che passa il tempo finiscono. E’ tragedia… quando tutti hanno ragione c’è tragedia dicevano gli antichi greci. E’ così!

domenica 13 novembre 2011

Italia e Grecia: Governate dai banchieri

"Governi tecnocratici" governano a favore dei mercati finanziari

di Michael Roberts
Global Research
Socialist Project e Thenextrecession.wordpress.com

Sia la Grecia che l'Italia saranno governate da cosiddetti governi 'tecnocratici'. Anche se sia il primo ministro greco George Papandreou che il primo ministro italiano Silvio Berlusconi sono stati trnquillamente eletti in elezioni parlamentari e non sono mai stati sconfitti in qualsiasi voto di fiducia in parlamento, sono stati cacciati - per essere sostituiti da ex banchieri centrali non eletti ed ex dirigenti di hedge fund e banche d'investimento. D'ora in poi, i mercati finanziari si regoleranno direttamente sulla vita del popolo italiano e greco.

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La democrazia dovrebbe essere messa al di sopra dei mercati, ha detto Papandreou. Berlusconi ha detto che la nomina di un governo di tecnocrati sarebbe "un colpo di stato antidemocratico", che  non tiene conto del risultato elettorale del 2008. Tuttavia sta accadendo. In Grecia, Lucas Papademos diventerà primo ministro. Era a capo della banca centrale greca, quando la Grecia ha aderito all'euro e si vanta del suo ruolo di primo piano nel raggiungimento di tale obiettivo. Ora prende il sopravvento in modo da mantenere la Grecia nell'euro, una decisione che ora il presidente Nicolas Sarkozi considera "un errore". Papademos era in carica quando i funzionari greci mentivano sulla loro posizione fiscale alle autorità dell'Unione europea e ha esercitato un controllo perchè il governo greco non riuscisse ad incassare le tasse dai greci ricchi (come lui). Ma ora è solo l'uomo dei mercati finanziari. La Grecia sta per essere gestita dall'uomo più responsabile di averli messi in questo pasticcio. E' come se Alan Greenspan assumesse la carica di Presidente degli Stati Uniti dopo che Wall Street avesse chiesto  al presidente Obama di dimettersi per non essere riuscito a tagliare la spesa abbastanza da pareggiare il bilancio!

Entra Goldman Sachs

In Italia, prenderanno il sopravvento Mario Monti e Giuliano Amato. Monti è un importante professore di economia che ha brevemente lavorato per Goldman Sachs e poi è diventato commissario Ue per molti anni, durante i quali ha insistito sulla 'liberalizzazione e deregolamentazione' dei mercati. Lui è un caro amico del nuovo capo della BCE, 'Super Mario' Draghi , un altro banchiere italiano. Nel 1990, quando un certo numero di paesi, tra cui Italia e Grecia, si sono impegnati volontariamente in operazioni di credit swap per prendere parte al debito pubblico e al deficit fuori dai conti ufficiali, con la connivenza e l'aiuto di Goldman Sachs in special modo, Draghi era direttore generale del Tesoro italiano e poi si unì a Goldman Sachs (2002-2005). Sia Draghi che Papademos hanno ottenuto il dottorato in economia al MIT nel 1978. Amato è un ex primo ministro del 'centro sinistra', che era vicino al corrotto premier socialdemocratico Bettino Craxi negli anni '90. E' stato a capo della commissione  italiana anti-trust che ha cercato di liberalizzare l'economia soprattutto nel settore dei servizi finanziari.

Ora Silvio Berlusconi è come il Rupert Murdoch italiano, solo peggio. E' il magnate dei media d'Italia, che ha dominato la politica per 15 anni attraverso una serie di inganni, abusi e corruzione (dovrà affrontare più di 15 accuse in tribunale una volta che si dimetterà), oltre alla sua inclinazione per le feste e le giovani donne. Il suo rifiuto di ogni crisi dell'euro è stata sconcertante. Solo la scorsa settimana ha detto alla stampa: "La vita in Italia è la vita di un paese ricco: i consumi non sono diminuiti, è difficile trovare posti sugli aerei, i nostri ristoranti sono pieni di gente." Parlando in precedenza presso la borsa di New York, ha detto "L'Italia è oggi un grande paese nel quale investire. .. oggi abbiamo meno comunisti e quelli che sono ancora lì negano di esserlo stati. Un altro motivo per investire in Italia è che abbiamo bellissime segretarie ... ragazze superbe." Durante il  terremoto che ha colpito l'Italia centrale nel 2009, ha detto ai sopravvissuti senzatetto che avrebbero dovuto vedere la loro situazione "come un fine settimana in campeggio". E così ha continuato .

Ma almeno Berlusconi è stato eletto. Ora sta per essere sostituito non da un nuovo leader eletto, ma da banchieri centrali e banchieri d'investimento. Essi prenderanno ordini dall'Unione europea, dalla BCE e dal FMI, la temuta Troika. Il FMI è guidato dall'ex ministro delle Finanze francese Christine Lagarde. Lagarde dirigeva una società legale internazionale che dava consigli sui piani di 'contabilità creativa' per il debito pubblico e il suo vice David Lipton lavorava a Moore Capital, un hedge fund internazionale. L'organo dell'UE che supervisionerà il pacchetto di salvataggio greco e può comprare il debito italiano è l'EFSF. E' diretto da Klaus Regling, che ha lavorato presso l'hedge fund Moore Capital! Nel 2009 ha detto in una conferenza: "L'unione monetaria funzionerà meglio nei prossimi dieci anni che negli ultimi dieci anni, considerando lo schema generale delle cose." Le entrate da emissione di obbligazioni EFSF varranno l'1 per cento dei probabili 100 miliardi di emissioni per le grandi banche europee e del calibro di Goldman Sachs. Così faranno molti soldi al di fuori dei finanziamenti del 'salvataggio'.

Entrano i Creditori

Questi banchieri sono ora in carica perché i leader eletti del popolo greco e italiano non erano in grado di soddisfare le esigenze degli investitori nei loro titoli di Stato. Le banche europee, i fondi pensione e le assicurazioni e gli hedge fund hanno smesso di comprare debito pubblico in Grecia e in Italia. Non è che i leader eletti non abbiano cercato di soddisfare le esigenze del settore finanziario. I leader socialdemocratici in Grecia erano pronti ad affrontare sommosse, scioperi e opposizione nel loro partito pur di eseguire gli ordini del capitale finanziario. L'opposizione di centro-sinistra in Italia ora permetterà che un altro bilancio draconiano passi in Parlamento questa settimana. Ma tutti i loro sforzi non sono stati sufficienti a placare le esigenze dei loro creditori. Ora i banchieri preferiscono avere la loro stessa gente direttamente in carica.

E qual è il piano? I banchieri si ostinano ad introdurre ulteriori tagli al settore della spesa pubblica, tasse più alte, massicce privatizzazioni dei beni dello Stato e altre misure per assicurare che tutte le obbligazioni detenute dal settore finanziario europeo siano rimborsate per intero e che non ci sia default. I greci hanno avuto il permesso di default parziale sul 50 per cento dei debiti detenuti dal settore privato, ma in modo che il greco medio soffra ancora di un 30 per cento di riduzione del tenore di vita nei prossimi dieci anni. Neanche questo solleverà la Grecia dal suo peso. Il debito pubblico sarà ancora al 120 per cento del PIL entro la fine del decennio, nella migliore delle ipotesi (probabilmente più vicino al 140 per cento), mantenendo l'onere del rimborso sulle spalle di un'intera generazione di greci. Gli italiani si trovano ad affrontare lo stesso trattamento. Come ha detto un cittadino italiano, Pietro Pappagallo, di 58 anni, da Bari:

"Sono preoccupato per i miei risparmi che potrebbero diventare carta straccia. Tutti gli sforzi per mettere qualcosa da parte e non ne ho ricavato nulla. Ho già affrontato quattro cambiamenti della mia pensione. Avevo programmato la mia vita fuori e ora dicono che devo lavorare di più. Come padre, mi preoccupo per i miei figli, che probabilmente non avranno mai una pensione."

Il capitale finanziario vuole essere pagato interamente (con la minor quantità di default sul loro investimento). Ma i leader dell'Euro vogliono anche che quelli che considerano come stati dissoluti come la Grecia e l'Italia, seguano la linea della prudenza fiscale ed eseguano i pareggi di bilanco e abbassino il loro debito in modo che il carico fiscale sui profitti del settore capitalista possa essere ridotto. E vogliono che la zona euro sopravviva come centro di rilievo dell'Europa nel mondo degli affari. La rottura dell'euro sarebbe disastroso per questo. Ma dopo gli eventi traumatici dei mesi scorsi, ora sono disposti a tollerare l'estromissione della Grecia dall'euro a meno che non riesca a raggiungere gli obiettivi di bilancio e ad abbassare lo standard di vita del popolo greco. Ma se l'Italia fallisse, allora l'euro crollerebbe. Ecco perché i banchieri hanno preso il sopravvento.

La realtà è che, nonostante tutti gli sforzi dei leader socialdemocratici per adottare politiche 'neoliberali' di austerità fiscale, privatizzazioni, riduzione delle prestazioni pensionistiche e distruzione delle leggi a tutela del lavoro, la Grecia non ha ancora raggiunto gli obiettivi fissati dalla troika . E' previsto che farà default a titolo definitivo nel 2012. Per l'Italia è diverso. Anche se il suo debito pubblico è alto rispetto ai livelli europei, la maggior parte di quel debito è in mano alle banche italiane e non a quelle straniere, il governo sta gia attuando 'il bilanciamento dei suoi libri contabili' (se si esclude il pagamento degli interessi sul debito) e l'industria capitalista italiana può ancora vendere prodotti oltreoceano. Così l'Italia può evitare il default - a scapito delle condizioni di vita, lavoro e servizi pubblici.

Entra il Default

Esiste un'alternativa a questa miseria. L'ho descritto nei post precedenti (vedi "Un programma alternativo per l'Europa", 11 settembre 2011). I governi democraticamente eletti in entrambi i Paesi dovrebbero annunciare insieme che sono inadempienti su tutto il debito del settore pubblico detenuto dal settore privato. Se questo farà fallire le loro banche (come sarebbe), dovrebbero essere comprate, con i depositi dei clienti protetti e poi gestite come imprese pubbliche destinate a dare all'industria e alle famiglie, per rilanciare gli investimenti e i consumi. Invece di scivolare in una spirale di debiti che porta alla recessione economica (o alla depressione continua, come quella in cui gran parte dell'Europa è già dentro), il recupero potrebbe essere messo in moto dall'investimento guidato dallo stato. Naturalmente, questo è un anatema per i leader capitalisti europei e i settori capitalistici perché significherebbe minacciare l'economia basata sul profitto sulla quale esercitano un controllo. Così, invece, avremo il governo dei banchieri.

Michael Roberts è un economista e gestisce il blog thenextrecession.wordpress.com nel quale è stato pubblicato questo articolo.

Fonte:
Global Research 13 Novembre 2011
Traduzione: Anna Moffa per ilupidieinstein.blogspot.com

domenica 16 ottobre 2011

L'Europa deve combattere contro gli attacchi speculativi anglo-americani-Le cose da Fare e le cose da Non Fare

Londra e New York stanno esportando la loro depressione da derivati ​​verso l'UE, con i credit default swap, il corrotto rating delle agenzie, e la loro panoplia di sporchi trucchi finanziari. Non si tratta qui del normale funzionamento dei mercati; abbiamo a che fare con tutti i mezzi di guerra economica.

Global Research
Dr. Webster G. Tarpley

L'attacco speculativo di Wall Street e delle banche ed hedge fund della City di Londra contro i paesi europei, le banche europee, e l'euro,  sta gradualmente crescendo. L'attuale crisi europea non deriva principalmente dai fondamentali economici, ma rappresenta piuttosto un assalto cinicamente programmato condotto dai finanzieri anglo-americani, la cui filosofia è il tradizionale Beggar My Neighbor. L'obiettivo è quello di spostare l'epicentro della depressione economica e finanziaria mondiale da Londra e New York sul continente europeo, e questa operazione è già in parte riuscita. Londra e New York stanno esportando la loro depressione da derivati ​​verso l'UE, con i credit default swap, il corrotto rating delle agenzie, e la loro panoplia di sporchi trucchi finanziari. Non si tratta qui del normale funzionamento dei mercati; abbiamo a che fare con tutti i mezzi di guerra economica.

I banchieri zombie di Wall Street  mirano ad una rottura caotica dell'euro con l'intenzione di acquistare il vecchio continente a prezzi stracciati. Gli sciacalli della città di Londra stanno cercando di distruggere l'euro come mezzo per soffiare nuova vita nella sterlina britannica moribonda, in modo da mascherare il fatto che la Gran Bretagna è più in bancarotta della stragrande maggioranza degli Stati membri dell'UE. Gli anglo americani operano anche per distruggere l'euro come possibile concorrente per il dollaro nel ruolo di valuta di riserva mondiale per il prezzo del petrolio, le attività degli istituti di credito internazionali, e altre funzioni. Il dollaro è oggi così debole e instabile, che può sopravvivere solo attraverso la caduta di tutte le valute alternative.

A causa dell'arroganza e della stupidità degli eurocrati e Eurogarchi che oggi gestiscono Bruxelles, ed in particolare a causa dell'incompetenza del monetarista Trichet e degli altri funzionari della Banca Centrale Europea, il risentimento nei confronti dell'euro e della BCE è in aumento in un certo numero di stati europei. Ma coloro che sono stati trascinati nell'isteria anti-Euro hanno bisogno di chiedere a se stessi perché hanno scelto di promuovere la distruzione della moneta unica, quando questo progetto coincide in modo totale con le intenzioni dei finanzieri anglo-americani, che sono chiaramente i  più grandi nemici dell'Europa e dell'umanità civilizzata in generale. Molti degli agitatori anti-Euro non hanno pensato concretamente a dove li porterebbe in realtà la buona riuscita della loro campagna attuale. E' certamente avventato e irresponsabile proporre la distruzione dell'euro senza avere un'alternativa valida e concreta in mente.

La Raison D’etre dell'Euro come auto difesa contro attacchi speculativi

Fin dalla crisi monetaria internazionale della fine del 1960, che alla fine ha distrutto il sistema di Bretton Woods, era chiaro che l'integrazione economica dell'Europa occidentale era così progredita che le fluttuazioni selvagge dei tassi di scambio della valuta tra i paesi europei avrebbero gravemente distrutto la produzione e il  commercio. Tra il 1971 e il 1973, mentre le parità fisse del sistema di Bretton Woods stavano andando in pezzi (con la complicità attiva di Nixon, Kissinger, e Milton Friedman), un certo numero di Stati europei raggruppati intorno alla Germania Ovest stabilirono e difesero le parità fisse tra le loro valute. Questo era  il vecchio serpente Europeo, che divenne un serpente in un tunnel quando alcuni altri paesi si associarono ad esso più liberamente. Questo si sviluppò in una rete monetaria europea, e nel Meccanismo dei Tassi Europei (European Rate Mechanism) attaccato da Soros con un certo successo nel settembre 1992. Fuori dall'ERM è cresciuto l'euro.

Il problema fondamentale affrontato dalla Germania e dai suoi vicini era che anche 40 anni fa, le singole valute europee erano destinate ad essere spietatamente attaccate dagli speculatori anglo-americani. Il marco tedesco è stato costantemente attaccato dagli speculatori che andavano lungo(ndr: andare lungo=acquistare un titolo nella previsione che lo stesso salga di prezzo), scommettevano à la hausse  (verso l'alto), supponendo che il Marco tedesco sarebbe aumentato. Questo tendeva sempre a rendere il Marco Tedesco così astronomicamente costoso che le esportazioni tedesche avrebbero avuto un prezzo fuori dal mercato mondiale, causando depressione domestica e il caos sociale. Le altre valute, sia il franco francese, la lira italiana, il franco del Benelux, la dracma greca, la peseta spagnola, e altri, sono stati tutti candidati ad essere venduti allo scoperto dalle scommesse à la baisse (al ribasso) degli speculatori. Finché si trovavano da sole, queste valute erano sicure di essere ridotte in polvere, a valori minimi, creando così un'inflazione galoppante e un catastrofico declino del tenore di vita negli Stati Uniti. Tutto questo era molto prima dell'era dei credit default swap, quando le armi a disposizione degli speculatori erano relativamente primitive rispetto alle attuali armi di distruzione di massa finanziaria, i moderni derivati.

Uno dei motori fondamentali dell'integrazione europea è stata quindi l'idea che ogni moneta europea indipendente, debole o forte, sarebbe stata  inevitabilmente massacrata dalla speculazione anglo-americana. Solo unendole insieme queste valute potevano sperare di costruire un fronte comune contro i predatori speculativi. Singole dita possono essere facilmente rotte, ma un pugno è più difficile da fratturare. C'erano molte ragioni per la creazione dell'euro, alcune delle quali erano e sono del tutto false, ma la speranza di unirsi insieme per la difesa comune contro la speculazione internazionale a denaro caldo, deve essere visto come uno degli scopi razionali e validi per una moneta unica europea .

Nel 2008-2009, la Bank of England, la Federal Reserve, lo Scacchiere britannico, e il Tesoro USA hanno iniziato ad inondare il mondo di soldi facili in prestito a interesse virtuale 0% alle banche, hedge funds, fondi del mercato monetario, società di carte di credito, e altre istituzioni finanziarie in difficoltà. Questa politica ha generato qualcosa che si avvicina quasi a 20.000 miliardi di dollari di denaro caldo, che ha prontamente abbandonato il dollaro e la sterlina tornando a cercare manna in più caldi mercati speculativi del mondo. Dal momento che tanti dollari e sterline sono state vendute, una pressione al ribasso è emersa rispetto a queste valute non oltre l'estate del 2009.

L'euro troppo forte per soccombere all'attacco frontale nel 2009-2010

Guardandosi intorno per trovare un modo per spostare la furia della depressione economica mondiale sull'Europa, gli anglo-americani erano costernati dalla scarsa probabilità di fare un attacco frontale contro l'euro stesso. Con circa 1000.000.000.000 al giorno di fatturato, i mercati valutari europei erano semplicemente troppo grandi e troppo liquidi per un assalto diretto, anche da un branco di lupi delle più grandi banche zombie. Pertanto, gli strateghi finanziari anglo-americani dovevano cercare i punti deboli nel sistema europeo, dove un attacco speculativo poteva sperare di fare il massimo danno. Hanno focalizzato la loro attenzione sui mercati dei titoli di Stato di alcuni paesi euro più piccoli  - Grecia, Portogallo e Irlanda. I mercati di tali obbligazioni erano relativamente stretti, poco profondi, e non liquidi, il che significa che un moderato afflusso di denaro speculativo avrebbe potuto generare un botto notevole del dollaro. Utilizzando i credit default swap per massimizzare la potenza distruttiva della speculazione di denaro caldo, e con l'aiuto delle corrotte agenzie di raiting e dei venali mass media, i finanzieri anglo-americani furono presto in grado di creare una crisi artificiale in gran parte delle finanze pubbliche di questi paesi.

Nel maggio 2010, il ministro delle Finanze tedesco ha vietato la vendita allo scoperto dei credit default swap contro le obbligazioni di Euurolandia, e ha limitato le vendite allo scoperto in generale. La mancata unione degli altri paesi europei a questo modo aggressivo delle misure di divieto e relative misure, ha dato agli anglo-americani  un modo semplice per attaccare l'euro.

L'Europa aveva bisogno allora e ha bisogno ora di vietare i credit default swap insieme alle obbligazioni del debito collateralizzate, essendo i due tipi più tossici e pericolosi di derivati over-the-counter, mentre allo stesso tempo imporre una tassa Euro-Tobin dell'1%  sulle transazioni finanziarie, versando il ricavato nelle casse nazionali per mantenere la rete di sicurezza sociale. Se persiste la speculazione, alcune forme di controllo sui capitali e sui cambi sarebbero in regola. Questi metodi tradizionali di autodifesa finanziaria erano e rimangono la chiave per scongiurare l'attuale ciclo di guerra finanziaria.

Queste sono le radici della crisi europea - non la pigrizia dei greci e portoghesi, non l'auto-indulgenza dei francesi, non la villanìa dei tedeschi, non le scappatelle di Berlusconi. Coloro che chiedono lo scioglimento dell'euro in queste condizioni stanno dando aiuto e conforto ad un nemico brutale. Si stanno tagliando la gola.

Si è ormai diffusa l'illusione che un ritorno alla singole valute europee, anche in condizioni di collasso caotico, rappresenterebbe una panacea per tutti i problemi economici del continente. Questa è una visione radicalmente anti-storica, e abbastanza fatua.

Non è possibile tornare a casa, Europa

I nostalgici del Marco tedesco e delle altre valute singole dovrebbero recuperare il capolavoro di Thomas Wolfe, non puoi tornare a casa. Il processo che porta verso l'euro è in gran parte irreversibile, tranne in condizioni di assoluta, genocida, disintegrazione caotica. La ragione principale è che la speculazione in denaro caldo ora è immensamente più forte che in qualsiasi momento nel recente passato, e possiede una nuova arma devastante sotto forma di credit default swap. Helmut Schmidt, lo statista più anziano della Germania, ha avvertito che il Marco Tedesco tentando di andare da solo sarebbe guidato nello spazio intergalattico dalla speculazione internazionale, lasciando il settore tedesco delle esportazioni del tutto rovinato e il paese in una grave depressione. Economisti greci presumibilmente seri appaiono su Al Jazeera per dipingere un quadro idilliaco della Grecia che utilizza di nuovo la dracma e in grado di svalutare la propria moneta, e quindi in grado di ridurre i propri debiti e rendere allo stesso tempo le sue esportazioni più attraenti. Il problema è che la svalutazione non si fermerebbe dove questi economisti immaginano, ma comincerebbe ad avvicinarsi asintoticamente ad un valore pari a zero. O forse la dracma, come il rasbucknik, l'unità monetaria del blocco orientale nel vecchio cartoon Al Capp L'il Abner, acquisterebbe un valore negativo per la spesa aggiuntiva di pagare gli uomini dei servizi igienico-sanitari che venissero a portarla via come carta straccia. Una dracma isolata, in breve, significa impoverimento assoluto e il genocidio virtuale della popolazione della Grecia, con un'inimmaginabile iperinflazione dei prezzi dei prodotti alimentari di base, energia e altre necessità di importazione.

Molti altri paesi cadrebbero tra questi due estremi, ma tutti condividerebbero una rovina comune europea. La loro unica speranza di sopravvivenza potrebbe essere quella di implementare una Tobin tax, il divieto di obbligazioni del debito collateralizzate e dei credit default swap, controlli sui capitali, controlli sui cambi, ed altre misure anti-speculative. Ma, poiché  è così, perché passare attraverso la lunga agonia di sofferenza appena descritta e poi tentare di combattere gli speculatori da una posizione tragicamente indebolita, e frammentata? Perché non approfittare della linea difensiva più forte ancora garantita dall'euro, e combattere contro gli speculatori qui e ora?

Ovviamente, l'euro ha bisogno di una riforma molto radicale. È stato progettato da Eurogarchi ed eurocrati come base per un'Europa neoliberista delle banche e dei cartelli - una mostruosità che ha tradito le radici dell'integrazione europea in una convergenza postbellica tra l'economia  social democratica per il lavoro con la dottrina sociale cattolica, caratterizzata da grandi europei come Adenauer, Schumann e De Gasperi. La riforma più evidente per l'euro è l'europeizzazione della Banca centrale europea, tenendo questa istituzione fuori dal controllo di cricche di banchieri non eletti e irresponsabili, e assoggettandola alle leggi pubbliche, discusse e approvate alla luce del giorno dal Parlamento europeo che diventerebbe un'istituzione seria nel processo di assunzione di responsabilità per la BCE.

1914, 1939, 2011 - L'Europa commetterà di nuovo un suicidio collettivo?

Nel 20° secolo, l'Europa è riuscita a commettere suicidio collettivo non una, ma due volte - nel 1914, e di nuovo a partire dal 1939. Le élite europee non hanno imparato assolutamente nulla? L'opinione pubblica europea non ha imparato assolutamente nulla? È un terzo  suicidio collettivo - questa volta un fallimento per evitare la rottura catastrofica e caotica dell'euro sotto l'attacco speculativo anglo-americano - è davvero inevitabile?

Coloro che sostengono la demolizione della moneta unica devono spiegare perché insistono nel cedere alla sfrontata aggressione di Londra e New York. Perché sono determinati a placare Goldman Sachs, Barclays Bank, JP Morgan Chase, e il resto del branco anglo-americano?

L'unico modo in cui l'euro può essere distrutto è che gli europei lascino deliberatamente che questo accada. Per quegli europei che vogliono combattere per la propria indipendenza e il proprio futuro, si suggeriscono le seguenti linee guida.

Ciò che l'Europa non deve fare

Un certo numero di politiche controproducenti deve essere rigorosamente evitato.

Nessun austerità - Il taglio del bilancio è un fallimento totale nei suoi propri termini, dal momento che nell'attuale depressione la diminuzione della spesa pubblica genera necessariamente un deficit maggiore e più perdite negli anni successivi. L'inutilità suicida di tagli di austerità è stata drammaticamente dimostrata da Brüning nella Germania del 1930-1932, a Schwarzenegger in California e a Papandreou oggi. Il deficit greco è in crescita a causa dei tagli di bilancio. Una politica basata su tagli di bilancio non potrà mai pareggiare il bilancio, ma può anche distruggere il sistema economico e politico delle nazioni durante il tentativo, aprendo la porta ad un'ulteriore crisi economica e al fascismo.

Nessun salvataggio - Gli importi della bolla mondiale dei derivati per circa 1,5 quadrilioni di dollari (1.500 trilioni o 1.500. 000.000.000.000), assomma a circa 25 volte il totale del prodotto interno lordo mondiale o forse a 65.000 miliardi di dollari, anche se quest'ultima cifra dovrebbe essere sgonfiata per rimuovere l'aria calda speculativa. La quota europea della bolla mondiale dei derivati ​​è certamente superiore ad un terzo, che significa più di 500 trilioni di dollari. Questa somma da sola supera la capacità del pianeta Terra di generare credito e liquidità. Si tratta di un buco nero capace di divorare gli sforzi di tutte le banche centrali del globo. Non può essere salvato. I derivati ​​possono solo essere disintegrati, il che significa, in pratica, triturati o cancellati. Il destino della civiltà stessa travalica la comprensione di questo problema. La signora Merkel è sulla strada sbagliata.

Nessun Eurobond - Poiché il fallimento delle banche europee è in gran parte dovuto all'emissione massiccia di derivati falliti, è anche inutile prendere in prestito denaro dalla Cina o dalla Dilma del Brasile. Il piano Barroso deve essere sconfitto.

Nessuna ricapitalizzazione delle banche per nascondere le perdite da derivati ​​- Nessuna quantità di ricapitalizzazione potrebbe mai sperare di annullare i derivati ​​che si nascondono all'interno di queste banche. Sotto il Segretario del Tesoro Henry Paulson, le banche zombie degli Stati Uniti sono state autorizzate a mantenere i loro derivati ​​tossici nei loro sotterranei, anche se hanno ricevuto i salvataggi del Tesoro e 0% di credito federale da parte della Fed. Queste banche zombie ancora non prestano e non possono fare prestiti. Non vi è alcun motivo di ripetere la fallita esperienza americana in Europa.

Nessun Sixpack - Le riforme di bilancio conosciute come sixpack sono un tentativo di far rivivere i criteri di convergenza di Maastricht che limitava il deficit europeo al 3% del PIL. Maastricht è stato un piano per strangolare l'economia produttiva d'Europa, e assicurarsi che l'occupazione rimanesse depressa. Queste politiche devono essere scartate, invece di fare tentativi di farle rivivere. Bevete il sixpack, e vi ritroverete con una sbornia monumentale deflazionistica.

Nessuno Sfruttamento dell'EFSF - Se le economie europee sono troppo indebitate, dicono gli anglo-americani, la risposta è ovviamente quella di accumulare più debito, utilizzando l'attuale Fondo Europeo per la Stabilità Finanziaria a garanzia di maggiore indebitamento. Ma questo sciocco suggerimento lascierebbe le porte dell'EFSF spalancate agli attacchi delle agenzie di rating che agiscono come delegati sottilmente velati di Wall Street e della City di Londra. Se l'EFSF presta molto  e poi viene declassato, il potere europeo di generare credito al fine di creare posti di lavoro (Kreditschöpfung für Arbeitsbeschaffung) nella tradizione di Lautenbach e Woytinsky sarà diminuita. E' meglio deviare l'EFSF su investimenti infrastrutturali.

No al FMI - Le ingerenze e i pasticci degli economisti del Fondo monetario internazionale hanno lasciato una scia di lacrime in tutto il mondo, e non sono mai stati in grado di puntare a una storia unica di successo dello sviluppo economico a causa delle loro prescrizioni. Il FMI è il portatore dell'assurdo e screditato Consenso di Washington nella politica economica basata su deregolamentazione, privatizzazione, rottura dell'unità,  distruzione della rete di sicurezza sociale,  liquidazione del settore statale, riduzione sistematica dei salari e dei benefici, e una generale barbara corsa verso il basso. Entro il 2008, ci fu una rivolta contro queste ricette draconiane, ma ormai sono state imposte a Grecia, Portogallo e Irlanda. L'Europa deve essere l'Europa dei popoli, e non l'Europa delle banche e dei cartelli. Le fallite politiche neoliberiste e monetariste del FMI non devono trovare posto nello sviluppo europeo.

Ciò che l'Europa deve fare

Liquidare le banche zombie; Troppo grandi per fallire - Circa una dozzina delle principali banche centrali europee sono chiaramente insolventi, e vengono tenute in vita a causa di considerazioni politiche. Questi Euro-zombie stanno beneficiando della versione continentale di troppo grande per fallire. Queste banche non forniscono e non possono fornire prestiti commerciali per nuovi impianti e  apparecchiature che potrebbero creare nuovi posti di lavoro produttivi. Invece, commerciano in derivati ​​tossici, aumentando la dimensione della bolla mondiale dei derivati. Inoltre, essi aumentano gli oneri schiaccianti dell'economia produttiva speculando su materie prime e futures energetici, cosa che rende la depressione peggiore. Hanno anche truffato i propri clienti con tariffe scandalose. Queste banche non hanno alcuna finalità costruttiva sociale o economica. Esse devono essere sottoposte a procedure di fallimento, e i loro derivati ​​spazzati via.

Tassa Euro-Tobin all'1% su tutte le transazioni finanziarie - I leader europei devono ignorare l'opposizione isterica e i sabotaggi provenienti dal segretario Geithner, dal Cancelliere Osborne, e da alcuni dei loro cavalli di Troia all'interno dell'UE, e procedere ad emanare una robusta tassa euro-Tobin dell'1% su tutte le transazioni finanziarie, enfaticamente inclusi i derivati. L'economia europea non può sopravvivere come un casinò di scommesse sui derivati. Una Euro-Tobin all'1% servirà a sottomettere la speculazione in generale, e in particolare a tenere a freno le attività degli hedge fund insolenti e sociopatici, che sembrano compiacersi nell'abbattere una civiltà di 3000 anni. Gli Stati Uniti hanno avuto una tassa sulle vendite di Wall Street dalla prima guerra mondiale fino al 1967, e lo Stato di New York continua ad averne una oggi, anche se i governatori che si sono succeduti hanno stupidamente insistito che il ricavato tornasse a Manhattan. Anche in un'amministrazione americana dominata dall'influenza di Wall Street come l'attuale regime di Obama, un consigliere economico come Peter Orszag ha vivamente auspicato un'imposta sulle vendite di Wall Street, solo per farsi intimidire da Larry Summers, uno degli artefici della deregolamentazione dei derivati ​​durante il secondo mandato di Clinton, che ha urlato che un piano per il fatturato fiscale di Wall Street rappresenterebbe il male assoluto. Il denaro proveniente dalla tassa Euro-Tobin deve essere versato ai tesori nazionali dei singoli Stati europei, dove dovrebbe essere destinato al mantenimento della rete di sicurezza sociale - non per salvataggi o altre attività finanziarie.

Cancellazione Universale/congelamento dei debiti derivati ​​- Nel giugno 1931, il presidente americano Herbert Hoover - il cui nome è ormai sinonimo di immobilismo e di capitolazione di fronte alla depressione economica - ha reagito al crollo del Credito austriaco e al fallimento imminente della tedesca Danatbank con la Moratoria Hoover, una delle politiche più istruttive dei nostri tempi. In quei giorni, le due categorie più pericolose e opprimenti del debito sono state le riparazioni imposte alla Germania, e i debiti di guerra nei confronti degli alleati, principalmente Francia e Gran Bretagna, negli Stati Uniti. Hoover ha proposto e ottenuto il congelamento di tutti i pagamenti di interessi e capitale su questo debito schiacciante da parte di tutte le parti interessate per il periodo di un anno. Il difetto fatale della Moratoria Hoover è che doveva durare più a lungo - come minimo per cinque anni o per tutta la durata della depressione economica mondiale. Oggi, il tipo più pericoloso di indebitamento finanziario internazionale è il debito basato sui derivati. Dovrebbe essere sottoposto ad una moratoria di almeno cinque anni o per tutta la durata della depressione, a seconda di quale dura di più. Hoover è considerato un presidente fallito, ma egli appare come un gigante rispetto ai funzionari inetti del nostro tempo. Il mondo ha urgente bisogno di uno statista in grado di sostenere misure efficaci per alleviare il peso del debito che attualmente sta schiacciando il futuro dell'umanità. In una scelta tra civiltà e santità del debito, dobbiamo scegliere la civiltà.

Proibire i CDS, CDO - In linea con lo stesso ragionamento, i tipi più pericolosi di derivati ​​devono essere permanentemente proibiti. Durante la sua apparizione davanti al Congresso nel maggio 2010, anche Lloyd Blankfein di Goldman Sachs ha avanzato l'idea che le Obbligazioni Collateralizzate del Debito dovrebbero essere vietate. Per quanto riguarda i Credit Default Swaps, o sono illegali, come il gioco d'azzardo, oppure, se sono considerati assicurativi, sono illegali perché i loro emittenti non soddisfacevano i requisiti di legge - compresa la riassicurazione, le riserve di cassa, ecc - che sono richieste alle aziende di assicurazione registrate. Come detto sopra, la principale causa della corrente ripartizione finanziaria europea è l'incapacità dell'Unione europea di vietare i Credit Default Swaps su tutti i titoli europei e le obbligazioni, e sottometterli a rigide sanzioni penali. Va ricordato che tutti i derivati sono stati illegali negli Stati Uniti dal 1936 fino al 1982 secondo i termini della legge Commodities Exchange. La mal consigliata deregolamentazione dei derivati ​​tra il 1982 e il 1999 deve essere considerata il fattore determinante per le tempeste finanziarie degli ultimi tre anni.

Incursione nelle agenzie di rating - Negli Stati Uniti sono emersi rapporti secondo cui le agenzie di rating si sono impegnate in insider trading, dando un preavviso agli speculatori sui loro attacchi ai buoni del tesoro statunitensi. Il procuratore italiano Michele Ruggiero ha mostrato un profilo coraggioso con la sua incursione negli uffici delle agenzie di rating a Milano, e si merita un continente di imitatori. Quando il presidente Kennedy era impegnato nel suo confronto con la House of Morgan in forma di United States Steel, JFK mobilitò Robert Kennedy del Dipartimento di Giustizia e l'FBI per incutere il timore di Dio a questi malviventi dalle grandi ricchezze, in modo da riportare la vittoria. Non ci sono funzionari europei, con il coraggio di un Kennedy? Entrambi gli stati nazionali devono dichiarare le banche zombie e i loro apparati associati, comprese le agenzie di rating, in default e liquidarli, oppure le banche zombie troveranno il modo di mandare in bancarotta e distruggere gli stati nazionali, e questo li porterà verso una nuova epoca buia di neo-feudalesimo.

Moratoria sul debito Ora per le economie in crisi, Chi Dovrebbe restare nell'Euro - Alcuni paesi, come Grecia, Portogallo e Irlanda, sono già stati messi in ginocchio dagli incessanti attacchi speculativi delle banche zombie anglo-americane e dalle iene degli hedge fund. Una volta che questi paesi scoprono che non possono più vendere le loro obbligazioni a condizioni ragionevoli, hanno bisogno di trarre le ovvie conseguenze e attuare ritorsioni dichiarando un'immediata, unilaterale e totale moratoria su tutti i debiti finanziari internazionali. Non c'è vergogna o obbrobrio nel fare questo. Grandi nazioni, tra cui Brasile, Messico e Argentina hanno fatto proprio questo con vari gradi di successo nel corso degli ultimi tre decenni, in quanto hanno una miriade di piccoli Stati - tra cui Costa Rica, un paese che notoriamente non ha forze militari di sorta. Una volta che la moratoria sul debito è a posto, queste nazioni sovrane possono affrontare i banchieri rapaci e predatori in condizioni di parità, e di solito possono raggiungere l'obiettivo di ridurre il loro indebitamento totale di almeno la metà. La Grecia sta già sperimentando tutto il dolore di una moratoria del debito, ma nessuno dei benefici. Non c'è assolutamente alcuna ragione per un paese che dichiara una moratoria sul debito di lasciare l'euro. Quando gli Stati Uniti avevano circa l'età che l'Europa unita ha oggi, il panico creato dalla Jackson-Van Buren del 1837 portò a default e fallimento gli Stati del Mississippi, Louisiana, Maryland, Pennsylvania, Indiana e Michigan. Nessuno di questi stati ha pensato neanche per un minuto di lasciare l'Unione per il solo fatto di essere fallito. Fragile è infatti un costrutto politico che pensa di escludere uno dei suoi componenti organici semplicemente a causa di difficoltà finanziarie, che la storia dimostra essere un disturbo ricorrente nelle vicende umane. Il debito, in breve, deve essere radicalmente ridotto, proprio perché l'Europa possa vivere.

Europeizzare La BCE, impostare un risconto di garanzia per obbligazioni Infrastrutture - In contrasto con molti analisti superficiali della scuola di Soros, la caratteristica più disfunzionale del sistema europeo attuale è la Banca Centrale Europea, oggi governata dall' incorreggibile Trichet, e che presto passerà nelle mani ancora più sinistre di Draghi. Le regole della BCE comportano l'impossibilità di effettuare una politica economica di recupero, che deve basarsi su dirigismo, neo-mercantilismo e protezionismo. La BCE nella sua composizione attuale non può distinguere tra attività speculativa parassitaria da un lato, e investimenti produttivi in beni strumentali, infrastrutture e produzione di hard-commodity. Tuttavia, la capacità della BCE di creare credito rappresenta una risorsa vitale per il rilancio dell'economia europea. La BCE deve essere tenuta definitivamente fuori dal controllo di una cricca segreta di banchieri non eletti e inaffidabili, e sottoposta al controllo democratico delle istituzioni politiche rappresentative. La sola via percorribile per fornire legittimità democratica alla BCE è quella di avere la misura della massa monetaria europea, i tassi di interesse che verranno applicati, e determinare le categorie di prestiti da approvare attraverso leggi pubbliche discusse e approvate dal Parlamento europeo alla luce dei riflettori dell'opinione pubblica. Dato il fatto innegabile di una depressione economica mondiale di proporzioni senza precedenti, i leader degli stati europei devono prendere l'iniziativa di dichiarare lo stato di emergenza economica che dovrebbe consentire loro, in pratica, di sospendere le regole esistenti della BCE per consentire a questa istituzione di iniziare l'acquisto di  successive tranches, da  1000.000.000.000 di Euro ciascuna, di obbligazioni e titoli delle nazioni europee, super-autorità regionali, regioni, province e comuni,  destinando i soldi esclusivamente alle infrastrutture e opere pubbliche. In effetti, la BCE deve offrire un riscontro di garanzia per queste nuove obbligazioni. Questi titoli devono avere un tasso d'interesse pari a 0%, e dovrebbe maturare in un tempo da 50 a 100 anni, a seconda delle aspettative di vita delle infrastrutture in corso di installazione. In generale, l'attuale politica di credito per le banche e altri istituti finanziari a quasi 0% dovrebbe essere riconosciuta come un fallimento e definitivamente abbandonata.

1000 miliardi di Euro nelle Infrastrutture - Queste tranche da 1000.000.000.000 di euro dei prestiti BCE dovrebbero essere utilizzate per la modernizzazione sistematica e l'espansione della rete europeroa di autostrade, ferrovie veloci e ferrovia maglev, per la produzione e la distribuzione di energia moderna, acquedotti e canali, abitazioni, ospedali, scuole e altre istituzioni educative, biblioteche, edifici pubblici, e altre opere pubbliche necessarie. L'obiettivo è quello di realizzare un aumento permanente dello stock europeo di beni strumentali, fino all'aggiornamento rapido della produttività del lavoro europeo.

40 milioni di nuovi posti di lavoro produttivi per la piena occupazione - La migliore stima corrente valuta  il totale dei lavoratori disoccupati, sottoccupati, e scoraggiati nell'Unione europea in quasi 40 milioni di persone. Si tratta di un tragico spreco di alcune delle risorse umane più qualificate che si trovano in qualsiasi parte del mondo. Qualsiasi sistema che permette questo degrado scandaloso di capitale umano si condanna all'oblio automatico. Devono essere creati moderni posti di lavoro produttivi, che siano capital-intensive, ad alto consumo energetico, ad alto valore aggiunto, e compensati secondo le tabelle salariali Best Union, con pieni vantaggi. Ciò è necessario per fornire un livello di benessere delle famiglie e della cultura che equipaggerà la prossima generazione di europei ad affrontare con successo la sempre più intensa concorrenza globale. Il cedimento a livelli di disoccupazione permanente, che si incarna nel sistema tedesco Hartz e nelle politiche simili deve essere evitato.

Mettere fine alle ingerenze in Afghanistan, Libia, Kosovo, e ad altre ingerenze Militari - L'era di avventurismo coloniale è definitivamente finita, e tentare di farla rivivere significa semplicemente sollecitare un'inutile tragedia. Tutte le truppe europee devono quindi essere rimpatriate. E' tempo di allontanarsi da qualsiasi nozione di neo-colonialismo o neo-imperialismo, dal momento che anche questi sono radicalmente anti-storici. Invece, è indispensabile favorire una comunità di sviluppo di Stati sovrani che abbraccia l'Europa, la Russia, l' Africa, il Medio Oriente, e altre parti del mondo. La riforma del sistema monetario internazionale deve essere intrapresa senza indugio per permettere un tipo di riorganizzazione mondiale sulla base del vantaggio reciproco.

Fonte: Global Research 3 Ottobre 2011
Traduzione: Anna Moffa per
ilupidieinstein.blogspot.com