Visualizzazione post con etichetta economia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta economia. Mostra tutti i post

giovedì 2 maggio 2013

Italia, potenza scomoda: dovevamo morire, ecco come

Libre

Nino-GalloniIl primo colpo storico contro l’Italia lo mette a segno Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica, incalzato dall’allora ministro Beniamino Andreatta, maestro di Enrico Letta e “nonno” della Grande Privatizzazione che ha smantellato l’industria statale italiana, temutissima da Germania e Francia. E’ il 1981: Andreatta propone di sganciare la Banca d’Italia dal Tesoro, e Ciampi esegue. Obiettivo: impedire alla banca centrale di continuare a finanziare lo Stato, come fanno le altre banche centrali sovrane del mondo, a cominciare da quella inglese. Il secondo colpo, quello del ko, arriva otto anno dopo, quando crolla il Muro di Berlino. La Germania si gioca la riunificazione, a spese della sopravvivenza dell’Italia come potenza industriale: ricattati dai francesi, per riconquistare l’Est i tedeschi accettano di rinunciare al marco e aderire all’euro, a patto che il nuovo assetto europeo elimini dalla scena il loro concorrente più pericoloso: noi. A Roma non mancano complici: pur di togliere il potere sovrano dalle mani della “casta” corrotta della Prima Repubblica, c’è chi è pronto a sacrificare l’Italia all’Europa “tedesca”, naturalmente all’insaputa degli italiani.

E’ la drammatica ricostruzione che Nino Galloni, già docente universitario, manager pubblico e alto dirigente di Stato, fornisce a Claudio Messora per il blog “Byoblu”. All’epoca, nel fatidico 1989, Galloni era consulente del governo su invito dell’eterno Giulio Andreotti, il primo statista europeo che ebbe la prontezza di affermare di temere la riunificazione tedesca. Non era “provincialismo storico”: Andreotti era al corrente del piano contro l’Italia e tentò di opporvisi, fin che poté. Poi a Roma arrivò una telefonata del cancelliere Helmut Kohl, che si lamentò col ministro Guido Carli: qualcuno “remava contro” il piano franco-tedesco. Galloni si era appena scontrato con Mario Monti alla Bocconi e il suo gruppo aveva ricevuto pressioni da Bankitalia, dalla Fondazione Agnelli e da Confindustria. La telefonata di Kohl fu decisiva per indurre il governo a metterlo fuori gioco. «Ottenni dal ministro la verità», racconta l’ex super-consulente, ridottosi a comunicare con l’aiuto di pezzi di carta perché il ministro «temeva ci fossero dei microfoni». Sul “pizzino”, scrisse la domanda decisiva: “Ci sono state pressioni anche dalla Germania sul ministro Carli perché io smetta di fare quello che stiamo facendo?”. Eccome: «Lui mi fece di sì con la testa».

Questa, riassume Galloni, è l’origine della “inspiegabile” tragedia nazionale nella quale stiamo sprofondando. I super-poteri egemonici, prima atlantici e poi europei, hanno sempre temuto l’Italia. Lo dimostrano due episodi chiave. Il primo è l’omicidio di Enrico Mattei, stratega del boom industriale italiano grazie alla leva energetica propiziata dalla sua politica filo-araba, in competizione con le “Sette Sorelle”. E il secondo è l’eliminazione di Aldo Moro, l’uomo del compromesso storico col Pci di Berlinguer assassinato dalle “seconde Br”: non più l’organizzazione eversiva fondata da Renato Curcio ma le Br di Mario Moretti, «fortemente collegate con i servizi, con deviazioni dei servizi, con i servizi americani e israeliani». Il leader della Dc era nel mirino di killer molto più potenti dei neo-brigatisti: «Kissinger gliel’aveva giurata, aveva minacciato Moro di morte poco tempo prima». Tragico preambolo, la strana uccisione di Pier Paolo Pasolini, che nel romanzo “Petrolio” aveva denunciato i mandanti dell’omicidio Mattei, a lungo presentato come incidente aereo. Recenti inchieste collegano alla morte del fondatore dell’Eni quella del giornalista siciliano Mauro De Mauro. Probabilmente, De Mauro aveva scoperto una pista “francese”: agenti dell’ex Oas inquadrati dalla Cia nell’organizzazione terroristica “Stay Behind” (in Italia, “Gladio”) avrebbero sabotato l’aereo di Mattei con l’aiuto di manovalanza mafiosa. Poi, su tutto, a congelare la democrazia italiana avrebbe provveduto la strategia della tensione, quella delle stragi nelle piazze.

domenica 21 aprile 2013

Crisi sistemica globale - Ormai è guerra dichiarata tra il mondo politico economico e la sfera bancario-finanziaria.

Club Capretta

GEAB n. 74 in Italiano
Tradotto per il Club Capretta da Fedro55 e Aigor

Geab 74 copertina

Crisi sistemica globale - Ormai è guerra dichiarata tra il mondo politico economico e la sfera bancario-finanziaria.

Commento dell'ultimo minuto

Dal momento che la chiusura dei contenuti del GEAB n. 74 è stata fatta sabato sera (il 13/04/2013 n.d.t.), il nostro team segue con attenzione l’insolita coincidenza del crollo di tutti gli indicatori: borse europee, americane ed asiatiche, materie prime... ma anche e soprattutto dell'oro.

Noi, malauguratamente, non abbiamo avuto il tempo di soffermarci su questi fenomeni. L’interpretiamo comunque in linea con quello che abbiamo descritto in questo numero.

Peraltro, riferendoci a quelle situazioni che in questo numero descriviamo essere ancora in fase tranquilla, ancora da venire, ci si chiede se queste premesse non siano quelle del crollo che abbiamo previsto per il periodo da marzo a giugno del 2013.

(continua...)

L'austerità occidentale (il sequestro dell’economia USA più la cura dell’austerità per l'Europa) in virtù della quale la crescita cinese si è fermata, evento in sintonia con i dati al ribasso così come annunciati oggi, sta provocando un crollo dei prezzi delle materie prime e degli scambi in borsa, che a loro volta determinano come conseguenza un calo delle attività bancarie e costringe le banche a monetizzare con urgenza le loro posizioni per ottenere liquidità.

La moneta-oro è la più venduta e si ritrova a condurre la danza.

Il fenomeno sarebbe ancora più eclatante se fossimo nelle more di un processo speculativo normale in cui il vantaggio di un mercato va a scapito di un altro.

Siamo probabilmente all'inizio di un periodo di panico nel quale tutte le posizioni speculative verranno abbandonate.

Se realmente sta accadendo un collasso del tipo di quello accaduto nel 2008, la domanda da porsi è: da dove potranno mai arrivare le migliaia di miliardi che hanno salvato in extremis il sistema finanziario nel 2009?

Secondo il metodo dell’anticipazione politica, la datazione di un punto di rottura si effettua identificando i periodi ad alto rischio nei quali la più piccola scintilla da' fuoco a tutte le polveri.

Il periodo attuale è un tipico esempio nel quale si combinano un numero impressionante di fattori esplosivi: nuove bolle finanziarie gonfiate da massicce iniezioni di denaro pubblico, instabilità geopolitica mondiale, guerre valutarie, instabilità globale, inizio della guerra politica contro il "terrorismo finanziario", crisi politica in Europa, disoccupazione di massa ed economia reale deteriorata, escludendo, naturalmente, il debito pubblico alle stelle.

Si tratta di una tale coincidenza di fattori che è un miracolo che questa situazione possa perdurare.

Ne avevamo analizzato i motivi nel GEAB N. 71, in particolare l'interesse comune a mantenere in vita gli Stati Uniti con la respirazione artificiale e l'eccessiva generosità delle banche centrali.

martedì 19 febbraio 2013

Cancellazione debito? Prepariamoci per l’attuazione del Chicago Plan

di Erika Di Dio
Forexinfo.it

arton10107

Nel corso degli ultimi mesi, il Chicago Plan continua a spuntare nei media; la A-list delle persone che hanno iniziato a far circolare circolare questo concetto, ora e storicamente, includono: Henry Simons, Irving Fisher, Milton Friedman, lo stesso Keynes, Bernanke, e lo scorso Agosto si sono aggiunti Benes & Kumhof in un documento di lavoro del FMI - The Chicago Plan Revisited. Ricordate che il FMI è il responsabile politico del responsabile politico, o il signore del dirigismo, se volete.

Il piano è semplice: "Cancellare il debito dalla legislazione, utilizzando il denaro creato dallo Stato per sostituire il sistema bancario privato", o come Ambrose Evans-Pritchard ha espresso molto bene sul Telegraph: "Il gioco di prestigio è quello di sostituire il nostro sistema di denaro privato creato dalle banche, circa il 97% dell’offerta di moneta, con denaro creato dallo Stato". Le caratteristiche principali del piano includono il requisito che le banche mettano il 100% del supporto di riserva per i depositi, allo stesso tempo spogliando le banche della loro capacità di creare denaro dal nulla".

Il progetto originale è stato creato nel 1936 dai professori Henry Simons e Irving Fisher durante la Depressione degli Stati Uniti. Il documento originale osserva come il denaro creato da cicli di credito porti ad una creazione dannosa di ricchezza. Milton Friedman ha inventato il termine "helicopter money", nel suo "The Optimum Quantity of Money" nel 1969 e ormai abbiamo tutti letto il discorso di Bernanke sul "denaro dall’elicottero" del 2002.

Chicago Plan e OMF dal Financial Times

Infine, un po’ di buon senso questi giorni da Gavyn Davies sul Financial Times.

Bisogna essere esperti per non capire nulla di economia e di politica

di Gianni Petrosillo
Conflitti e Strategie

experts

Bisogna essere grandi esperti per spararle grosse. Esperti di qualcosa che parlano di tutto senza saperne niente o sapendo benissimo di mistificare gli accadimenti.

Quel che conta non è il valore delle affermazioni o la coerenza dei giudizi su eventi, circostanze, contingenze ma il fatto di mantenersi costantemente nel perimetro della presunta oggettività, consolidata e riconosciuta nei circoli à la page, cioè in quegli ambienti culturali costruiti apposta per confondere le menti e depistare la pubblica opinione.

Sei bravo perché sei iscritto al Partito preso dell’esperto, al movimento immobile dello specialista, alla corrente continua del professionista, col marchio di qualità cattedratico, e non perché fornisci una corretta interpretazione delle traiettorie storiche, politiche, sociali, ecc. ecc.

Per questi soggetti la verità non è l’indirizzo di un serio lavoro di ricerca ma un ostacolo ingombrante lungo l’acquisizione della fama e del successo… Quando il colto viene colto di sorpresa dal mondo, che va in direzione opposta ai suoi convincimenti, fa il distratto e prosegue tetragono contro la realtà, questa ottusa, che non ha seguito le sue mirabili intuizioni.

L’esperto ha frequentato le Università più rinomate (soprattutto americane, un passaggio obbligato per diventare qualcuno anche se sei nato idiota, anzi, a maggior ragione) o è stato almeno direttore di un istituto, dirigente di una commissione, membro di un comitato scientifico,  esponente di un consiglio accademico, presidente o vice-presidente di una banca, di una multinazionale, di un organismo mondiale. Non importa come ci è arrivato, per merito o per cooptazione, carta canta ed esperto sbanca.

giovedì 27 dicembre 2012

Al Grande Bluff della Lotta al Contante si risponde con un Big Bang (3 Gennaio 2013)

Di FunnyKing
Rischio Calcolato

ScreenHunter_03-Dec.-26-11.21-490x295

Guest Post da Il Grande Bluff di Stefano Bassi

Il Big Bang sarà il 3 Gennaio 2013 ed avremo bisogno di Voi.
Potrete essere parte del più grande e corale evento web che si sia mai visto sulla rete italiana…..

Si videro i primi allarmanti segnali sui RAI 3, in una puntata di Report in cui la Gabanelli sponsorizzò la tassazione del contante (!) (al 33%!) per indirizzare sempre più “il topo nel labirinto” verso forme di pagamento elettronico…

Reagì inorridito UsemLab nel post: Inorriditi, scioccati, sdegnati e basiti, mettendo in luce il Grande Bluff della Lotta al Contante…che tante persone sta ingannando…
La campagna contro il Contante continuò, sponsorizzata NON A CASO proprio dall’ABI e dalle Banche….;-)
Questa volta toccò al Prof. Beppe Scienza (sulle pagine del Blog di Beppe Grillo), SMONTARE le falsità che vengono propinate in questa STRUMENTALE e fuorviante lotta al contante e mettere in luce i VERI OBIETTIVI perseguiti sotto traccia dalle solite lobbies

martedì 11 dicembre 2012

L'uscita di Mario Monti è l'unico modo per salvare l'Italia

Voci dall’Estero

Anche
Evans Pritchard dal Telegraph prende le distanze dal coro: Mario Monti sarà pure un grande gentleman eropeo, ma è anche un sommo sacerdote del progetto UE  e un protagonista dell'adesione dell'Italia all'euro, la valuta sbagliata.

monti_euro
di Ambrose Evans Pritchard - L'Italia ha solo un grave problema economico. Ha la valuta sbagliata.

Il paese è più ricco della Germania in termini pro capite, con circa 9.000 miliardi di € di ricchezza privata. Ha il più grande avanzo primario nel blocco dei G7. Il suo debito pubblico e privato combinato è al 265pc del PIL, inferiore a quello di Francia, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti o Giappone.

Il paese si piazza in cima alla graduatoria dell'indice del Fondo Monetario Internazionale per "sostenibilità del debito a lungo termine" tra i principali paesi industrializzati, proprio perché ha riformato da tempo il sistema pensionistico sotto Silvio Berlusconi.

"Hanno un vivace settore delle esportazioni, e un avanzo primario. Se c'è un paese nell'UEM che potrebbe trarre beneficio dal lasciare l'euro e dal ripristino della competitività, è l'Italia, ovviamente", ha dichiarato Andrew Roberts di RBS.

"I numeri sono davanti a noi. Pensiamo che la storia del 2013 non è quella di paesi costretti a lasciare l'UEM, ma di paesi che scelgono di andarsene. "

Una studio di "teoria dei giochi" condotto da Bank of America ha concluso che l'Italia avrebbe da guadagnare più degli altri membri dell'UEM da un'uscita e dal ripristino di un controllo sovrano sulle leve di politica economica.

venerdì 6 luglio 2012

Alberto Bagnai: ce lo chiede l'Europa!

da ByoBlu

Contenuti di spessore e integrali. Perché chi non ha tempo, non ha neppure speranza...

Una decina di giorni fa vi ho proposto di realizzare un'intervista in crowd funding. Finanziata cioè, per quanto riguarda le spese vive, da voi. Avete risposto con entusiasmo: la cifra stanziata è stata raccolta e superata in sole sei ore. Merito della competenza e del nome dell'interlocutore scelto, Alberto Bagnai (economista e docente di politica economica all'Università Gabriele D'Annunzio di Chieti - Pescara e blogger di Goofynomics), certo! Ma merito anche della vostra fame di conoscenza.

Abbiamo capito tutti che decenni di pillole di cultura, condite da immancabili tacchi a spillo, ci hanno ridotti a tanti piccoli alvei inariditi dove qua e là, in rappresentanza dei vecchi fiumi, non restano che pietosi rigagnoli. E intanto, là fuori, le cavallette hanno potuto divorare ogni raccolto, con la colpevole complicità della nostra ignoranza e della nostra sonnolenza.

Per questo l'ultima serie di interviste pubblicate su questo blog vi è proposta in versione integrale, senza tagli né censure. Chi percepisce l'importanza di tornare a scuola, chi avverte quell'inconfondibile pulsione che determina in lui la bramosia del sapere, di recuperare il tempo perduto e costruire una nuova resistenza fondata sulle competenze, oltre al sacro furore, allora si berrà queste due ore e mezza in un solo sorso, e poi sbatterà i pugni sul tavolo perché ne vorrà ancora.

Per tutti gli altri, una qualunque sintesi di durata inferiore non avrebbe fatto alcuna differenza, perché per loro, ormai, non c'è alcuna speranza.

giovedì 14 giugno 2012

Il macellaio e il governante

di Giuseppe Masala
Zero Consensus

frogs

In uno sperduto villaggio europeo vi era un macellaio molto potente. Egli decideva a quali suoi clienti dare la carne migliore e da quali contadini acquistare i capi da macellare. Va da se che decideva anche a quali prezzi acquistare e a quali vendere. Il macellaio era però imprevidente: risparmiava sulla manutenzione delle sue celle frigorifere. Una notte d’estate – quando faceva molto caldo – pagò cara questa sua leggerezza infatti si ruppero le celle frigorifere e tutta la sua carne andò in malora. La mattina quando andò a lavoro trovò l’amara sorpresa e disperato corse dal Sindaco del paese (uno dei suoi migliori clienti) ed esclamò: <<Signor Sindaco, mi aiuti, sono rovinato! Si sono rotte le celle frigo e tutta la carne è andata in malora! Ora come farò a pagare i contadini se non posso vendere la mia carne?>>.

martedì 3 aprile 2012

Noi, “plebaglia europea” ingannata dai trattati-capestro

Libre

Jacques-Attali«Ma cosa crede, la plebaglia europea: che l’euro l’abbiamo creato per la loro felicità?». Parole, testuali, dell’economista francese Jacques Attali, gran maestro – insieme a Jacques Délors – di leader storici del centrosinistra italiano, come Massimo D’Alema. A raccontare lo sconcertante aneddoto è Alain Parguez, già consigliere di François Mitterrand. Il professor Parguez era presente al summit organizzato lo scorso febbraio a Rimini da Paolo Barnard con gli economisti neo-keynesiani della Modern Money Theory, gli uomini che hanno “resuscitato” l’Argentina. Tesi: chi è dotato di moneta sovrana non può temere il debito pubblico, che invece diventa un’autentica tragedia se gli Stati non possono più stampare moneta, ma sono costretti a prenderla in prestito, a caro prezzo. L’Europa? Praticamente, un caso unico al mondo di suicidio finanziario organizzato, pianificato all’insaputa di mezzo miliardo di persone, cioè noi.

venerdì 16 marzo 2012

Joseph Stiglitz rivela i nomi della cupola finanziaria internazionale. Si chiama I.S.D.A. e la sede centrale è a Londra…..

di Sergio Di Cori Modigliani
Libero pensiero: la case degli italiani esuli in patria

isdaChi ha incontrato Mario Monti, a New York, quindici giorni fa, di talmente importante, da fare in modo che nessun giornalista, curioso, (e tantomeno bloggers indipendenti) potessero sostenere di averli visti insieme?

In teoria, la persona più importante che lui ha visto in Usa è stato Barack Obama. Dopotutto si tratta del comandante in capo del più potente esercito mai esistito.

Macché.

Se Monti è un semplice ragioniere, Obama è, diciamo così, un solidissimo direttore generale. Poi ci sono altri, nei piani alti.

Il nostro baldo premier sembra che abbia incontrato un piccoletto anonimo, un signore di Singapore, totalmente sconosciuto ai più. Il suo lavoro ufficiale consiste nell’insegnare all’università di Toronto “pianificazione dei sistemi di telecomunicazione avanzata” nella facoltà di ingegneria elettronica. E’ un grande esperto (considerato tra i primi cinque esperti al mondo) in “gestione delle risorse energetiche europee e sue applicazioni economiche”. Vabbè che è un professore pure lui, e tra professori si capiscono. Ma non basta per incontrarlo.

L’anonimo piccoletto di Singapore ha anche un’altra curiosa particolarità. Che a noi ci interessa. Eccome se ci interessa!!!!!

lunedì 27 febbraio 2012

La spy-economy di Goldman Sachs

Enrico Piovesana
E-ilmensile

wikileaks-stratforLa più potente e discussa banca d’affari del mondo, la statunitense Goldman Sachs, voleva sfruttare le informazioni geopolitiche riservate dell’agenzia privata d’intelligence americana Stratfor per fare insider trading e speculare sui mercati valutari e dei titoli di Stato.

E’ una delle più scottanti notizie emerse da una valanga di email aziendali della Stratfor ‘hackerate’ lo scorso 26 dicembre da Anonymous e ora pubblicate da WikiLeaks: cinque milioni di messaggi di posta elettronica risalenti al periodo 2004-2011 che svelano il coinvolgimento della società texana in attività illecite di spionaggio di attivisti per conto del governo Usa e di aziende multinazionali (Dow Chemical, Lockheed Martin, Northrop Grumman, Raytheon), riciclaggio di denaro e, per l’appunto, speculazione finanziaria.

giovedì 13 ottobre 2011

Allacciatevi le cinture: l'America sta diventando molto arrabbiata e le proteste stanno per diventare molto più spaventose

The American Dream

Buckle-Up Le proteste di Occupare Wall Street e la nascita del movimento Tea Party hanno entrambi cambiato l'America, ma non avete ancora visto niente. Fareste meglio ad allacciare le cinture, perché l'America sta diventando molto arrabbiata e mentre l'economia continua a peggiorare le proteste economiche stanno per diventare molto più spaventose negli anni a venire. Gli americani sono molto abituati alla prosperità. Ora che la nostra prosperità sta scomparendo, la gente sta cominciando ad arrabbiarsi veramente. La cosa spaventosa è che la stragrande maggioranza della nostra popolazione vive in aree urbane fortemente congestionate. Questo rende la possibilità di rivolte di massa e  disordini molto più grande. Ancora nel 1910, il  72 per cento degli americani viveva in aree rurali. Oggi, solo il 16 per cento degli americani vive in aree rurali. Che cosa succede quando si hanno milioni di persone incredibilmente arrabbiate stipate in aree metropolitane fortemente congestionate? Bene, stiamo per scoprirlo.

Negli ultimi 4 anni, abbiamo visto alcune cose mai successe in America. In primo luogo abbiamo assistito alla nascita del movimento Tea Party. Inizialmente era praticamente un vero movimento popolare, ma ora è stato per lo più rilevato dall'establishment dei Repubblicani. Ora stiamo assistendo alla nascita di Occupare Wall Street . Mentre all'interno ci sono alcuni elementi della base civile, la realtà è che Occupare Wall Street sembra essere più o meno controllata dai democratici. Infatti, a qualcuno recentemente ha detto che "le attestazioni di Ron Paul non sono benvenute qui" in una recente protesta.

Così abbiamo la sinistra e la destra che lottano l'una contro l'altra come cani e gatti. Il movimento Tea Party e Occupare Wall Street più o meno si odiano a vicenda.

Nel frattempo, coloro che controllano entrambi i partiti politici si divertono.

Ma le persone che stanno esprimendo la loro rabbia attraverso movimenti di protesta come Occupare Wall Street non hanno intenzione di accontentarsi dello status quo per lungo tempo.

La verità è che c'è molta rabbia negli Stati Uniti oggi, e che la rabbia è in rapida crescita. Milioni e milioni di americani sono profondamente sconvolti dall'economia e dal nostro sistema finanziario.

Al momento, le proteste sia dal movimento Tea Party che di Occupare Wall Street sono state per lo più pacifiche.

Ma questo non durerà all'infinito.

In realtà, ci sono già segnali che i manifestanti di Occupare Wall Street non si accontentano semplicemente di stare seduti nel parco e picchiare sui tamburi.

Per esempio, i manifestanti oggi hanno preso d'assalto l'Hart Office Building del Senato a Washington DC. Un gruppo di manifestanti sono stati arrestati.

Inoltre, più di 50 manifestanti del movimento Occupare Boston sono stati arrestati oggi, quando non avrebbero fatto ciò che la polizia ha ordinato loro di fare.

Ma la cosa più importante di tutte è stata la marcia verso le case di alcuni milionari a New York. Proprio oggi, i manifestanti di Occupare Wall Street hanno marciato verso le case di Jamie Dimon, David Koch, John Paulson, Howard Milstein, e Rupert Murdoch.

Inutile dire, che questo sta sconvolgendo seriamente alcune persone.

Le proteste interne non erano spontanee. La verità è che erano molto organizzate. Organizzatori come il membro del consiglio della SEIU (Service Employees International Union) Stephen Lerner ne hanno parlato a lungo. In effetti, lo si può ascoltare mentre discute i piani per le prossime proteste contro le case di questi milionari il 3 ottobre proprio qui .

C'è molto di Occupare Wall Street, che può essere criticato (basta controllare questo articolo), ma una cosa che Occupare Wall Street in realtà sta facendo bene è che si sta focalizzando sul ruolo del denaro nella politica.

Le grandi potenze finanziarie spendono centinaia di milioni di dollari in campagne politiche. Basta controllare questa grafica illustrativa. Tutti quei soldi hanno una grande influenza sul processo politico. Se non lo facessero, le grandi potenze finanziarie, non avrebbero speso tutto quel denaro.

Ma le grandi potenze finanziarie non stanno spendendo soldi solo in campagne politiche. Ora è venuto fuori che le grandi banche di Wall Street di New York possono ordinare agenti di polizia della città proprio come se ordinassero pizze. Infatti, oltre un milione di dollari sarà speso proprio in questo modo solo quest'anno.

Un recente articolo che è stato pubblicato su counterpunch.org spiega in dettaglio come funziona ....

Uno dei metodi ingegnosi che è rimasto nascosto al  pubblico è stato avviato dall'amministrazione Rudy Giuliani a New York City nel 1998. Si chiama Unità Dettaglio a pagamento e permette alla Borsa Valori di New York  e alle corporazioni di Wall Street, comprese quelle ripetutamente accusate di crimini, di ordinare una parte della migliore New York  con la facilità con cui si chiama un negozio di gastronomia per un pastrami in pane di segale.

Le corporazioni pagano una media di 37 dollari l'ora (nessun beneficio medico, pensionistico, senza pagare gli straordinari) per un membro della polizia di New York, con pistola, manette e la capacità di arresto. L'ufficiale è indennizzato dal contribuente, non dalla corporazione.

New York City prende una quota amministrativa  del 10 per cento sui 37 dollari all'ora pagati alla polizia. Il bilancio 2011 della City ha richiesto 1.184.000 dollari in tasse sul Dettaglio a pagamento, vale a dire che imprese private stavano pagando i salari di 11,8 milioni di dollari alle forze di polizia che partecipavano all'Unità Dettaglio a pagamento. Il programma è più che raddoppiato nelle entrate della città dal 2002.

Quindi aspettatevi che le grandi banche di Wall Street inviino ordini per un gran numero di poliziotti di New York City per proteggersi dai manifestanti semi-pazzi di Occupare Wall Street.

Purtroppo, se i numeri dei recenti sondaggi sono indicativi, l'ira del popolo americano non ha intenzione di ridursi in tempi brevi ....

* Secondo la Gallup, la percentuale di americani che non hanno fiducia nelle banche degli Stati Uniti è ormai a un massimo storico del 36% .

* Secondo un recente sondaggio Washington Post-ABC news, il 90 per cento degli americani crede che l'economia abbia un rendimento scarso e circa l'80 per cento degli americani crede che sia "difficile" trovare un lavoro al momento.

* Secondo un recente sondaggio Rasmussen, il 48 per cento di tutti gli americani credono che le riduzioni della spesa pubblica hanno "almeno qualche probabilità" di provocare disordini civili all'interno degli Stati Uniti.

* Un altro recente sondaggio ha rilevato che il 73 per cento di tutti gli americani credono che la nazione sia "sulla strada sbagliata".

* Secondo un recente sondaggio CBS News/New York Times, il Congresso ha un tasso di disapprovazione dell'82% .

* Un recente sondaggio Rasmussen ha scoperto che l'85 per cento degli americani crede che i membri del Congresso "sono più interessati ad aiutare la propria carriera che ad aiutare gli altri", e la stessa indagine ha rilevato che il 46 per cento degli americani crede che la maggior parte dei membri del Congresso sono corrotti.

* Secondo un altro sondaggio Rasmussen, solo il 17 per cento di tutti gli americani ora crede che il governo americano ha il consenso dei governati.

* Un recente sondaggio del Washington Post ha scoperto che il 78 per cento degli americani sono insoddisfatti "per il modo in cui il sistema politico di questo Paese sta lavorando" e che solo il 26 per cento degli americani ora crede che il governo federale sia in grado di risolvere i problemi economici che stiamo affrontando.

Allora a cosa si va a sommare tutto questo?

Si somma ad una popolazione degli Stati Uniti che è molto frustrata e che è alla ricerca di sostegni per quella frustrazione.

Mentre l'economia statunitense continua a cadere a pezzi, la frustrazione è destinata a continuare a crescere.

Quello che stiamo vedendo in tutta l'America è solo l'inizio. Stiamo per vedere movimenti di protesta ed esplosioni di rabbia che non possiamo nemmeno immaginare in questo momento.

Giorni bui stanno arrivando per l'America.

Fareste meglio ad allacciarvi le cinture.

Fonte: The American Dream 12 Ottobre 2011
Traduzione: Anna Moffa per ilupidieinstein.blogspot.com

lunedì 14 giugno 2010

L’ecologia finanziaria (1997-2010)-Il pretesto climatico

Il pretesto climatico 3/3
di Thierry Meyssan*
6 Giugno 2010

Dopo essere servita a Henry Kissinger ed a Margaret Thatcher, la retorica ambientale è stata recuperata da Al Gore. Non si tratta di distogliere l’attenzione dalle guerre dell’impero US, né di restaurare la grandezza dell’impero britannico, ma di salvare il capitalismo anglosassone. In questa terza ed ultima parte dei suo studio sul discorso ecologista, Thierry Meyssan analizza la drammaturgia preparatoria del vertice della Terra del 2012 e la ribellione di Cochabamba.

Questo articolo segue: 
1. L’ecologia di guerra (1970-1982)
2. L’ecologia di mercato (1982-1996)

image


Nel suo film "2012", Roland Emmerich ritrae il dislocamento della crosta terrestre sotto le acque ed il salvataggio dei capitalisti più ricchi grazie a due arche di Noè moderne, mentre il resto dell’umanità perisce sotto le onde.



Il protocollo di Kyoto

Si ricorda che nel 1988 Margaret Thatcher aveva incitato il G7 a finanziare un Gruppo Intergovernativo sul mutamento climatico (IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change in inglese) sotto gli auspici del PNUA e dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale.

Nel suo primo rapporto, nel 1990, la IPCC considerava come « poco probabile » un aumento incondizionato dell’effetto serra « nei prossimi decenni o più ». Nel 1995, un secondo rapporto di questo organo politico riprende nuovamente l’ideologia del vertice di Rio e « suggerisce un’influenza rilevabile dell’attività umana sul clima planetario » [1].

image




Il presidente Bill Clinton (qui col vicepresidente Gore) ha firmato in pompa magna il Protocollo di Kyoto, ma ha dato discretamente istruzioni ai congressisti democratici affinché non sia ratificato dagli Stati Uniti.







Seguono con cadenza annuale delle conferenze dell’ONU sul cambiamento climatico. Quella di Kyoto (Giappone), nel dicembre 1997, elabora un Protocollo tramite il quale gli Stati firmatari s’impegnano volontariamente a ridurre le loro emissioni di gas ad effetto serra; principalmente il diossido di carbonio (CO2), ma anche altri cinque gas: il metano (CH4), il protossido di azoto (N2O), l’esafloruro di zolfo (SF6), i fluorocarburi (FC) e gli idroclorofluorocarburi.

Anche per gli Stati che non credono ad un’influenza significativa dell’attività umana sul clima, questo Protocollo è una buona cosa poiché li spinge ad un miglior utilizzo delle risorse energetiche non rinnovabili. Tuttavia, sembra ben difficile agli Stati in via di sviluppo modernizzare le loro industrie affinché consumino meno energia e siano meno inquinanti. Prendendo atto che questi Stati, non avendo che un’industria embrionale, rilasciano pochi gas serra mentre hanno bisogno di aiuto finanziario dotarsi di industrie econome e pulite, il Protocollo istituisce un Fondo di adattamento gestito dalla Banca Mondiale ed un sistema di permessi negoziabili. Ogni Stato riceve dei permessi di rilascio di gas serra che esso ripartisce tra le industrie. Gli Stati in via di sviluppo, che non utilizzano la totalità dei loro permessi, possono rivenderli agli Stati sviluppati che inquinano più di quanto concesso. Con le entrate della rivendita, essi possono finanziare il loro adattamento industriale.

L’idea sembra virtuosa, ma il diavolo si nasconde nei dettagli: la creazione di un mercato dei permessi negoziabili apre la strada ad una finanziarizzazione supplementare dell’economia e, partendo qui, a delle nuove possibilità per proseguire col saccheggio dei paesi poveri. In tutta ipocrisia, Bill Clinton firma il Protocollo di Kyoto, ma dà istruzioni ai suoi parlamentari di non ratificarlo. Il Senato statunitense lo respinge all’unanimità. Durante il periodo della ratifica del Protocollo, gli Stati Uniti si impegnano nell’organizzare il mercato dei permessi negoziabili, sebbene essi non abbiano l’intenzione di sottostare alle esigenze comuni se non il più tardi possibile.

Alcuni studi preparatori sono sovvenzionati da un’associazione caritatevole, la Joyce Foundation. Essi sono diretti da Richard L. Sandor, un economista repubblicano che ha condotto un doppia carriera di trader (Kidder Peabody, IndoSuez, Drexel Burnham Lambert) e di accademico (Berkeley, Stanford, Northwestern, Columbia).

image






Allora pubblicamente sconosciuto, il giurista Barack Obama ha redatto gli statuti del Borsa mondiale dei diritti di emissione di gas a effetto serra.






In definitiva, una holding – la Climate Exchange, viene creata sotto forma di una società di diritto britannico di tipo Public Limited Company (ovverosia, le sue quote sono state vendute in occasione di un appello pubblico e la responsabilità dei suoi azionari è limitata agli apporti). Il suo statuto è redatto da un amministratore della Joyce Foundation, un giurista allora totalmente sconosciuto al grande pubblico, Barack Obama. L’appello pubblico agli investitori viene lanciato dall’ex vice-presidente degli Stati Uniti, Al Gore, e da David Blood (ex direttore della banca Goldman Sachs).

Al termine dell’operazione, Gore e Blood creano a Londra un fondo di investimento ecologico, Generation Investment Management (GIM). A tal fine, si associano con Peter Harris (ex direttore di gabinetto di Al Gore), Mark Ferguson e Peter Knight (due ex assistenti di Blood presso la Goldman Sachs) ed infine con Henry Paulson (all’epoca direttore generale di Goldman Sachs, ma che si ritirerà quando diverrà il segretario al Tesoro dell’amministrazione Bush).

Il Climate Exchange Plc apre alle Borse di Chigago (Stati Uniti) e Londra (Regno Unito), così come delle filiali a Montreal (Canada), Tianjin (Cina) e Sydney (Australia).

Accumulando le azioni bloccate in occasione della creazione della holding con quelle che ha acquisito dopo l’appello pubblico, Richard Sandor detiene quasi il quinto delle azioni. Il resto è principalmente diviso tra mega fondi speculativi: Invesco, BlackRock, Intercontinental Exchange (di cui Sandor è anche amministratore), General Investment Management e DWP Bank. La capitalizzazione borsistica ammonta oggi a più di 400 milioni di sterline. I dividendi versati agli azionisti nel corso dell’anno 2008 ammontano a 6.3 milioni di sterline.

Ingenuamente, i membri dell’Unione Europea sono i primi ad aderire alla teoria dell’origine umana del riscaldamento climatico e a ratificare il Protocollo. Ma, affinché entri in vigore, hanno bisogno della Russia. Quest’ultima non ha nulla da temere in quanto il tetto di emissioni assegnatole non le è vincolante, visto il suo arretramento industriale dopo la dissoluzione dell’URSS. Essa si fa tuttavia pregare, per poter chiedere in cambio l’appoggio dell’Unione Europea per la sua adesione all’Organizzazione Mondiale del Commercio. Alla fine, il Protocollo entra in vigore nel 2005.

2002: il quarto « vertice della Terra » a Johannesburg e il richiamo delle priorità di Jacques Chirac

Il vertice decennale di Johannesburg (Africa del Sud) non interessa gli Stati Uniti più di quello di Nairobi. La loro agenda del momento è orientata esclusivamente verso la guerra globale al terrorismo. Le questioni ambientali devono attendere. George W. Bush evita la trasferta e invia il segretario di Stato Colin Powell a pronunciare un breve discorso, mentre l’equipaggio impaziente del suo aereo accende i motori.

La conferenza abbandona lo stile kermesse internazionale di Rio e si concentra su dei temi precisi: l’accesso all’acqua e alla sanità, l’esaurimento in arrivo ed il prezzo delle energie non rinnovabili, l’ecologia dell’agricoltura, la diversità delle specie animali. Il clima non è che una questione tra molte altre.

image






A Johannesburg, Jacques Chirac chiede un cambio di priorità: l’urgenza non è la caccia a Bin Laden, ma lo sviluppo pulito.






Il vertice diventa subito teatro di uno scontro quando il presidente francese Jacques Chirac esclama: « La nostra casa brucia e noi guardiamo altrove. La natura, mutilata, troppo sfruttata, non pare più ricostituirsi e noi ci rifiutiamo di ammetterlo. L’umanità soffre. Soffre di cattivo sviluppo, al Nord come al Sud, e noi restiamo indifferenti » [2]. Il suo discorso suona come una requisitoria contro gli Stati Uniti. No, la caccia a Osama Bin Laden non è la priorità, ma è lo sviluppo dei paesi poveri e l’accesso da parte di tutti ai beni essenziali.

Furiosi, gli alti funzionari della delegazione americana sabotano i negoziati. Mentre sta istallando il centro di tortura di Guantanamo e le prigioni segrete in 66 paesi, l’amministrazione Bush si erge ad esempio morale e condiziona tutti gli impegni da parte sua a delle concessioni degli Stati del sud in materia di diritti dell’uomo e di lotta contro il terrorismo. Nessun importante documento finale viene adottato.

Copenaghen, aspettando il vertice della Terra del 2012

È nel 2012 che dovrebbe tenersi il quinto vertice della Terra e la revisione del Protocollo di Kyoto. Tuttavia Washington e Londra hanno deciso di trasformare la XV conferenza sui cambiamenti climatici in un grande appuntamento intermediario. La nuova politica anglosassone intende utilizzare il riscaldamento climatico per far avanzare i suoi due maggiori obiettivi: salvare il capitalismo e appropriarsi della facoltà dell’ONU a scrivere il diritto internazionale.

Bisogna constatare che l’economia statunitense è in panne e non sembra uscire dalla sua crisi interna. Gli statunitensi non producono più grandi cose, eccetto le armi, mentre i beni che consumano vengono fabbricati da un Cina sempre più prospera. La prima soluzione risiede in un cambiamento del capitalismo. È giunto il tempo di rilanciare la speculazione orientandola verso i permessi di inquinare negoziabili, di rilanciare il consumo coi prodotti ecologici e di rilanciare il lavoro con i lavoro verdi [3].

D’altra parte, incontrando la globalizzazione forzata sempre più resistenze, conviene farla accettare presentandola in altro modo. Si dirà che le tematiche ambientali necessitano di un governo globale, e che gli Stati Uniti devono assumerne il comando. Perciò, bisogna prima di tutto dimostrare l’inefficacia dell’ONU in materia.

image




L’ex-vicepresidente degli Stati Uniti, Al Gore, diventato consigliere speciale della Corona Britannica, ha ottenuto il Premio Nobel della Pace per il suo film propagandistico "Una scomoda verità".

 

 


La conferenza di Copenaghen è stata preceduta da una lunga a potente campagna di propaganda. A cominciare dal film di Al Gore, An Inconvenient Truth, presentato al Festival di Cannes 2006, e che gli è valso il premio Nobel per la pace nel 2007. L’ex vice presidente degli Stati Uniti, di cui si è dimenticato il doppio gioco in merito al Protocollo di Kyoto, si presenta come un convinto militante. Per difendere la sua nobile causa, egli vi consacrerebbe volentieri il suo tempo libero. In realtà, ha realizzato questo documentario ed intrapreso una tournée promozionale in qualità di consigliere pagato dalla Corona britannica, vero committente dell’operazione. Al Gore è uno specialista della manipolazione delle masse. È lui che aveva architettato, alla fine del XX secolo, la grande angoscia millenarista del « millennium bug ». Aveva all’epoca stimolato la creazione di un gruppo di esperti dell’ONU, l’IY2KCC – in tutti i punti comparabile al IPCC – per dare l’apparenza di un consenso scientifico attorno ad un problema minore gonfiato ad arte [4].

Al film di Al Gore si aggiungono altri documentari e fiction. Così, il film Home del fotografo francese Yann Arthus-Bertrand, è diffuso a livello mondiale dal PNUA, il 5 giugno 2009. O ancora, il film hollywoodiano del tedesco Roland Emmerich, 2012, in cui mette in scena l’affondamento della crosta terrestre sotto le acque ed il salvataggio dei capitalisti più ricchi grazie a due moderne arche di Noè, mentre i poveri vengono inghiottiti dai flutti.

In teoria la conferenza di Copenaghen doveva regolare la questione dei gas serra determinando dei tetti d’emissione e degli aiuti ai paesi in via di sviluppo. In realtà, Londra e Washington intendevano spingere gli europei a abbassare essi stessi i limiti fissati dal Protocollo di Kyoto – per aumentare il volume dei permessi negoziabili e quindi la speculazione borsistica – e far fallire la conferenza per preparare l’opinione pubblica mondiale ad una soluzione non di competenza ONU.

Molto a suo agio in questa mascherata, il presidente russo Dmitry Medvedev ha preparato un bluff che può costare caro al suo paese. Ha deciso di prendere un radicale e spontaneo impegno. Annuncia agli europei dell’ovest che Mosca si allinea alle loro esigenze e ridurrà le sue emissioni di gas serra dal 20 al 25% rispetto al 1990 entro il 2020. Meglio di così? Impossibile!

A parte il fatto che essendo le emissioni russe ridotte del 34% tra il 1990 e il 2007 a causa del crollo industriale dell’era Eltsine, il presunto impegno del Cremlino per la riduzione gli lascia la possibilità di un incremento che va dal 9 al 14%!

image



Contro le regole delle Nazioni Unite, Nicolas Sarkozy utilizza il pretesto dell’urgenza climatica per costituire un direttorio incaricato di redigere la dichiarazione finale della conferenza di Copenaghen al posto dell’assemblea generale.

 





Senza sorpresa, gli anglosassoni fanno avanzare le loro pedine appoggiandosi sul presidente francese Nicolas Sarkozy, contentissimo di vedersi affidare il ruolo di deus ex machina. Arrivando a riunione in corso, denuncia la mancanza di volontà dei suoi omologhi e convoca una riunione improvvisata con qualche capo di Stato e di governo [5]. Senza traduttori, seduti su scomode sedie, alcuni grandi del mondo si prestano al gioco. Su un angolo del tavolo in fòrmica, buttano giù buone intenzioni che vengono presentate come panacea di tutti i mali. Il « pianeta » è salvo, ognuno può tornare a casa propria. In realtà, questa messa in scena mira unicamente a preparare l’opinione pubblica mondiale alle decisioni che bisognerà imporre al « vertice della Terra » del 2012.

Completamente fuori dal coro, il presidente venezuelano Hugo Chàvez ripone in causa la problematica del vertice senza quindi scoraggiare le associazioni ecologiste che manifestano davanti il centro in cui si tiene la conferenza. Stigmatizza la ricetta sarkoziana che consiste nello stendere una dichiarazione finale tra Stati autoproclamatisi « responsabili », per poi ad imporla alla comunità internazionale. Denuncia una mascherata che permette ad un capitalismo senza coscienza di occultare le sue responsabilità e di rifarsi una verginità [6]. Riprende a sua volta uno slogan scandito dai manifestanti all’esterno: « Non cambiate il clima, cambiate il sistema! ».

Cochabamba, l’anti-Copenaghen

Il suo omologo boliviano Evo Morales trae delle conclusioni del vertice di Copenaghen. È chiaro a suo avviso che le grandi potenze giocano con l’ambiente. Su questo tema, come su ben altri, intendono fare i loro affari tra loro a scapito del terzo mondo. Tuttavia, la presenza di una folla di militanti delle associazioni all’esterno della conferenza lascia sperare in una volontà planetaria ben diversa.

Il presidente Morales convoca allora una « Conferenza Mondiale dei Popoli sul cambiamento climatico e i diritti della Terra Madre ». Si tiene quattro mesi dopo a Cochabamba (Bolivia). Superando tutte le previsioni, più di 30 000 persone vi partecipano e 348 governi vi si fanno rappresentare. Il suo ambiente ricorda allo stesso tempo il vertice della Terra di Rio e i forum sociali mondiali. Ma ciò che è in gioco è differente. A Rio, il gabinetto delle relazioni pubbliche Burson-Marsteller aveva valorizzato alcune associazioni per legittimare le decisioni prese a porte chiuse. A Cochabamba, è il contrario: le associazioni che sono state escluse dalla conferenza di Copenaghen sono divenute decidenti. Il confronto coi forum sociali non funziona più: essi intendono contestare il Forum economico di Davos e si sono esiliati all’altro capo del mondo per evitare gli scontri che si sono visti in Svizzera. Questa volta, è l’ONU che si contesta. Evo Morales ha preso atto del fiasco di Copenaghen e della volontà delle grandi potenze di passare oltre le assemblee generali. Egli si appoggia sulla società civile contro i governi occidentali.

Evo Morales ed il suo ministro degli affari esteri David Choquehuanca affrontano le tematiche ambientali a partire dalla loro cultura di indiani aymara [7]. Mentre gli occidentali dicono di sapere quanto occorre limitare le emissioni di gas serra per non perturbare più il clima, essi affermano che non si più continuare con tali emissioni quando esse sono ritenute pericolose, che sia vero o falso. Rompendo con la logica dominante, rigettano il principio dei permessi negoziabili. Per loro, non si dovrebbe permettere, e ancor meno vendere, ciò che è considerato disastroso. A partire da ciò, essi presentano un completo cambiamento di paradigma. Gli Stati sviluppati, i loro eserciti e le loro imprese multinazionali, hanno ferito la terra adottiva, mettendo in pericolo tutta l’umanità, mentre i popoli autoctoni hanno dato prova della loro capacità a preservare la Terra Madre. La soluzione è dunque politica: la gestione dei grandi spazi deve essere restituita ai popoli autoctoni, mentre le multinazionali devono rispondere dei danni che hanno commesso di fronte ad un tribunale internazionale.

image


La conferenza di Cochabamba afferma la capacità dei popoli autoctoni di riuscire là dove gli Occidentali hanno fallito. Da sinistra a destra: Hugo Chávez, Davide Choquehuanca e Evo Morales.




La Conferenza dei Popoli chiama all’organizzazione di un referendum mondiale per istituire una Giustizia climatica ed ambientale, e per abolire il sistema capitalista.

Secondo un metodo già applicato a numerosi vertici internazionali che sfuggono al controllo degli anglosassoni, una campagna mediatica viene immediatamente lanciata da Washington per soffocare il messaggio. Si sviluppa una polemica sui propositi deviati del presidente Morales [8]. Comunque sia, l’ideologia occidentale verde non ottiene più l’unanimità.

L’albero che nasconde la foresta

Durante i 40 anni di discussione ONU circa l’ambiente, le cose non sono affatto migliorate, al contrario. Ma è stato realizzato un incredibile insieme di abili trucchi: la responsabilità degli Stati è stata dimenticata, quella delle multinazionali è stata occultata, mentre quelle degli individui è stata stigmatizzata. L’albero nasconde la foresta.

Nei vertici internazionali, nessuno tenta di valutare il costo energetico delle guerre in Afghanistan e in Iraq, includendo il ponte aereo quotidiano che permette di trasportare la logistica degli Stati Uniti sul campo di battaglia, compresa la razione per i soldati.

Nessuno misura le superfici abitabili contaminate dalle munizioni all’uranio impoverito, dai Balcani alla Somalia, passando per il Grande Medio Oriente.

Nessuno ricorda le superfici agricole distrutte dalle fumigazioni nell’ambito della guerra alle droghe, in America Latina o in Asia Centrale; né quelle rese sterili dallo spargimento dell’agente arancio, dalla giungla vietnamita ai palmeti iracheni.

Fino alla conferenza di Cochabamba, la coscienza collettiva ha dimenticato l’evidenza che i maggiori colpi all’ambiente non sono la conseguenza di stili di vita specifici, né dell’industria civile, ma delle guerre intraprese per permettere alle multinazionali di sfruttare le risorse naturali, e lo sfruttamento senza scrupoli di tali risorse da queste multinazionali per alimentare gli eserciti imperiali. Ciò ci riporta al nostro punto di partenza, quando U Thant proclamava il « giorno della Terra » per protestare contro la guerra in Vietnam.

Thierry Meyssan
*Giornalista e scrittore, presidente del Réseau Voltaire.

Traduzione a cura di Matteo Sardini (Eurasia Rivista)


[1] Tutti i rapporti dell’IPCC sono disponibili in inglese, francese e spagnolo sul sito internet del Gruppo.

[2] « Discours de Jacques Chirac au sommet mondial sur le développement durable de Johannesburg », 2 settembre 2002.

[3] « La muta della finanza mondiale e la speculazione verde », di Jean-Michel Vernochet, Rete Voltaire, 8 aprile 2010.

[4] « Il n’y a pas de consensus scientifique à l’ONU », di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 17 dicembre 2009.

[5] « Intervention au sommet de Copenhague sur le climat », di Nicolas Sarkozy, Réseau Voltaire, 17 dicembre 2009.

[6] « Discurso en Copenhague », di Hugo Chávez Frías, Red Voltaire, 16 dicembre 2009.

[7] Vedere la sua tribuna libera sul Los Angeles Times: « Combating climate change : lessons from the world’s indigenous peoples »  (disponibile sul dito di Voltaire Network)

[8] Evo Morales aveva denunciato le conseguenze sanitarie per gli uomini delle carni agli ormoni femminili. I suoi propositi sono interpretati come omofobi.
Questa tecnica di screditamento è classica. Viene in mente pensando alla campagna mediatica contro Papa Giovanni Paolo II dopo il suo discorso alla Grande Moschea di Damasco o a quella contro il primo ministro malese in seguito al suo discorso davanti la Conferenza Islamica.

Fonte:voltairenet.org