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sabato 4 maggio 2013

Rubare il petrolio della Siria: il consorzio petrolifero UE-al-Qaida

Bollettino Aurora
Gearóid Ó Colmáin, Global Research, 1 maggio 2013

stevebell512

La decisione dell’Unione europea di sostituire l’embargo sulle esportazioni di energia del governo siriano con l’importazione di petrolio dell”opposizione armata’ è un’altra flagrante violazione del diritto internazionale. Viola la dichiarazione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1962 sulla sovranità permanente sulle risorse naturali, ed è l’ennesima violazione della Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1981 sull’inammissibilità dell’intervento e l’ingerenza negli affari interni degli Stati. Ma è molto più di una violazione tecnica della legge. Segna la discesa della civiltà nella barbarie. Londra e Parigi, più di Washington, sono in prima linea nell’aggressione contro la Siria.  Nonostante il fatto che sia stato ora confermato dalla maggior parte dei media, che l”opposizione  siriana’ è al-Qaida, Londra e Parigi persistono nella loro follia di armare i terroristi, utilizzando l’argomento spurio che se non armano i ‘moderati’, gli ‘estremisti’ occuperebbero il Paese. Tuttavia, nelle parole del New York Times, ‘in nessuna parte controllata dai ribelli in Siria, c’è una forza combattente laica degna di questo nome‘. [1] Il fatto che i “ribelli” siriani sono di fatto al-Qaida, è stata anche ammessa dal bellicista quotidiano francese Le Monde. [2] Così, Parigi e Londra  spingono all’ulteriore armamento di al-Qaida e alla legalizzazione del commercio petrolifero con i terroristi jihadisti. In parole povere questo significa che la rete terroristica nota al mondo come al-Qaida sarà presto uno dei partner dell’UE nel business del petrolio. Un nuovo assurdo capitolo nell’era del terrore sta per aprirsi.

Il diritto internazionale e le sue violazioni

La risoluzione 1803 delle Nazioni Unite del 1962, sulla sovranità permanente sulle risorse naturali, afferma: ‘La violazione dei diritti dei popoli e delle nazioni alla sovranità sulle proprie ricchezze e risorse naturali è in contrasto con lo spirito e i principi della Carta delle Nazioni Unite e ostacola lo sviluppo della cooperazione internazionale e il mantenimento della pace‘ [3]. Jabhat al-Nusra e altri gruppi affiliati ad al-Qaida non rappresentano in alcun modo il popolo siriano, e non costituiscono uno Stato sovrano secondo il diritto internazionale. L”opposizione armata’ è al-Qaida, pertanto la decisione dell’Unione europea di acquistare ufficialmente petrolio dalle bande terroristiche che attualmente occupano territori della Repubblica araba siriana, costituisce un crimine odioso ed è un’ulteriore beffa ai principi base che regolano i rapporti tra gli Stati.

Il documento ONU del 1981 condanna esplicitamente: ‘La crescente minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale a causa del frequente ricorso a minaccia o uso della forza, aggressione, intimidazione, intervento e occupazione militare, escalation della presenza militare e tutte le altre forme di intervento o di interferenza, diretta o indiretta, palese o occulta, minacciando la sovranità e l’indipendenza politica degli altri Stati membri, con l’obiettivo di rovesciarne i governi‘. La dichiarazione continua condannando categoricamente il dispiegamento di “bande armate” e “mercenari” da parte degli Stati, per utilizzarli nel rovesciare i governi di altri Stati sovrani: ‘Consapevole del fatto che tali politiche mettono in pericolo l’indipendenza politica degli Stati, la libertà dei popoli e la sovranità permanente sulle loro risorse naturali, danneggiando in tal modo il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Consapevoli anche della necessità indispensabile che qualsiasi minaccia di aggressione, qualsiasi arruolamento, qualsiasi utilizzo di bande armate, in particolare dei mercenari, contro Stati sovrani deve terminare definitivamente, al fine di consentire ai popoli di tutti gli Stati di determinare il proprio sistema politico, economico e  sociale, senza interferenze o controllo esterno.’ [4]

I governi occidentali, che per molti anni hanno apertamente e spudoratamente violato tutti i principi noti e concordati del diritto internazionale, armando bande di terroristi che uccidono e mutilano civili, finanziando criminali comuni, narcotraffico e reclutamento di bambini-soldato, sono oramai scesi ancor più in basso acquistando petrolio e gas da queste bande di terroristi, delle risorse naturali giuridicamente di proprietà della Repubblica araba siriana e dei suoi cittadini.

domenica 21 aprile 2013

Crisi sistemica globale - Ormai è guerra dichiarata tra il mondo politico economico e la sfera bancario-finanziaria.

Club Capretta

GEAB n. 74 in Italiano
Tradotto per il Club Capretta da Fedro55 e Aigor

Geab 74 copertina

Crisi sistemica globale - Ormai è guerra dichiarata tra il mondo politico economico e la sfera bancario-finanziaria.

Commento dell'ultimo minuto

Dal momento che la chiusura dei contenuti del GEAB n. 74 è stata fatta sabato sera (il 13/04/2013 n.d.t.), il nostro team segue con attenzione l’insolita coincidenza del crollo di tutti gli indicatori: borse europee, americane ed asiatiche, materie prime... ma anche e soprattutto dell'oro.

Noi, malauguratamente, non abbiamo avuto il tempo di soffermarci su questi fenomeni. L’interpretiamo comunque in linea con quello che abbiamo descritto in questo numero.

Peraltro, riferendoci a quelle situazioni che in questo numero descriviamo essere ancora in fase tranquilla, ancora da venire, ci si chiede se queste premesse non siano quelle del crollo che abbiamo previsto per il periodo da marzo a giugno del 2013.

(continua...)

L'austerità occidentale (il sequestro dell’economia USA più la cura dell’austerità per l'Europa) in virtù della quale la crescita cinese si è fermata, evento in sintonia con i dati al ribasso così come annunciati oggi, sta provocando un crollo dei prezzi delle materie prime e degli scambi in borsa, che a loro volta determinano come conseguenza un calo delle attività bancarie e costringe le banche a monetizzare con urgenza le loro posizioni per ottenere liquidità.

La moneta-oro è la più venduta e si ritrova a condurre la danza.

Il fenomeno sarebbe ancora più eclatante se fossimo nelle more di un processo speculativo normale in cui il vantaggio di un mercato va a scapito di un altro.

Siamo probabilmente all'inizio di un periodo di panico nel quale tutte le posizioni speculative verranno abbandonate.

Se realmente sta accadendo un collasso del tipo di quello accaduto nel 2008, la domanda da porsi è: da dove potranno mai arrivare le migliaia di miliardi che hanno salvato in extremis il sistema finanziario nel 2009?

Secondo il metodo dell’anticipazione politica, la datazione di un punto di rottura si effettua identificando i periodi ad alto rischio nei quali la più piccola scintilla da' fuoco a tutte le polveri.

Il periodo attuale è un tipico esempio nel quale si combinano un numero impressionante di fattori esplosivi: nuove bolle finanziarie gonfiate da massicce iniezioni di denaro pubblico, instabilità geopolitica mondiale, guerre valutarie, instabilità globale, inizio della guerra politica contro il "terrorismo finanziario", crisi politica in Europa, disoccupazione di massa ed economia reale deteriorata, escludendo, naturalmente, il debito pubblico alle stelle.

Si tratta di una tale coincidenza di fattori che è un miracolo che questa situazione possa perdurare.

Ne avevamo analizzato i motivi nel GEAB N. 71, in particolare l'interesse comune a mantenere in vita gli Stati Uniti con la respirazione artificiale e l'eccessiva generosità delle banche centrali.

venerdì 22 marzo 2013

Orlov a Cipro: Putin può invertire 300 anni di errori russi nel Mediterraneo

Bollettino Aurora
John Helmer, Mosca 20 marzo 2013

Cyprus bank

Gli Stati Uniti, la Germania, la Turchia e gli alleati della NATO pensano di avere quasi tutte le munizioni necessarie per produrre un cambio di regime in Siria, come avevano fatto in Libia. Ma  non sembrano avere i 5miliardi di euro richiesti per compiere il trucco a Cipro, dopo che il regime  è stato modificato dai ciprioti stessi, che avevano votato il partito al potere un mese fa. La mossa per raccogliere questo denaro dai depositanti russi e dalle altre banche di Cipro, appariva una scommessa sicura a Bruxelles, perché i russi apparentemente più influenti, come il Primo Viceprimo Ministro Igor Shuvalov e il ministro delle Finanze Anton Siluanov, avevano segnalato la loro volontà di andare avanti. Ma Shuvalov e Siluanov sono impiegati, non contano politicamente. Il russo che conta oggi, si vede presentare dall’alleanza occidentale la possibilità di effettuare un potente cambiamento strategico nel Mediterraneo, a un costo minimo e con poco rischio. E’ una lezione sul maggiore valore del denaro sulle armi, nella grande strategia. E’ anche un cambiamento che le potenze occidentali e l’impero ottomano hanno contrastato per tre secoli. Ci sono riusciti con l’imperatrice Caterina II e la flotta del conte Aleksej Orlov nel 1770, che vinse la battaglia di Chesme*, tradendo poi la rivolta di Daskalogiannis (Ioannis Vlachos) contro i Turchi a Creta e, in ultima analisi, perdendo la guerra nel Mediterraneo. Gli alleati ci riuscirono con Stalin tra il 1945 e il 1949 perché le sue priorità erano più a nord. Nel 1974 la NATO incoraggiò e sostenne l’occupazione turca della parte settentrionale di Cipro, perché il Politburo di Leonid Breznev [1] non era in grado di risolvere le proprie differenze interne, per paura di offendere la Turchia, compiendo errori di valutazione d’intelligence uno dopo l’altro.

Il modo in cui viene raccontata questa vicenda della storia greca, gli elleni la ricordano, e ricordano abbastanza spesso, che nei momenti più atroci, le promesse di aiuto russo contro gli infedeli non si materializzarono. C’è anche una parola russa per questo tradimento greco. L’incapacità di arrivare in tempo a Creta per evitare le sanguinose rappresaglie turche del 1770, è conosciuto in greco con il nome di Orlov. Vediamo quanto di meglio Putin potrebbe fare: i neo-ottomani gli hanno presentato l’opportunità di contrattaccare e vincere. Ma quali sono i concreti interessi russi ora in gioco, e sono grandi abbastanza per puntare su una grande strategia che sparigli il quadro?

I media russi sono stati insolitamente lenti nel valutare le notizie da Cipro, e il Cremlino è stato insolitamente silenzioso. Quest’ultimo aspetto spiega il primo [2]. Il primo ministro Dmitrij Medvedev non ha permesso di far passare respiro sul tema, fino da quando Putin ha espresso [3] la sua condanna, l’unico capo di governo o di Stato a farlo in tutto il mondo. Dopo l’incontro con il Consiglio della Vnesheconombank (VEB) Medvedev ha detto: “Sembra che si confisca il denaro altrui. Non so a chi sia venuta questa idea, ma si tratta di questo, come sembra. Purtroppo, conoscevamo questa pratica durante l’epoca sovietica, quando il denaro veniva scambiato con un coefficiente e non totalmente restituito alle persone. Ma Cipro è un Paese con un’economia di mercato e si suppone che sia membro dell’Unione europea. Naturalmente, dovremo trarre alcune conclusioni da ciò, perché abbiamo le nostre relazioni con Cipro e continueremo le consultazioni.  Ma dovremo apportare alcune modifiche alla nostra posizione, anche nella consapevolezza che, in generale, sarebbe meglio tenere i soldi nelle banche russe.

venerdì 18 gennaio 2013

Honni soit qui Mali y pense: l’Operazione “Serval”

Leo Camus Geopolintel 16 gennaio 2013
Bollettino Aurora

mali

L’11 gennaio il Presidente della Repubblica, senza aver preventivamente informato il Parlamento, ha assunto la responsabilità d’impegnare la Francia, da sola, in un intervento militare in Mali. Un’operazione descritta come “guerra contro il terrorismo” dalla cassa di risonanza mediatica.

Nelle prime ore dei bombardamenti e combattimenti a terra, intorno alla città di Konna nel centro del paese, vi sono stati alcuni morti tra le forze governative del Mali e 148 tra i ribelli. Sul versante francese, un pilota di un elicottero da combattimento Gazelle, il tenente Damien Boiteux del 4° Reggimento Elicotteri di Pau, è stato ferito a morte “da un colpo di arma leggera“, dice il comando, durante un raid aereo contro una colonna di veicoli 4×4… nello stesso momento, nella notte tra venerdì e sabato, questa volta in Somalia, una unità d’azione dei servizi della Direzione di sicurezza esterna ha cercato di liberare l’agente francese Denis Allex, ostaggio da quattro anni, dopo la sua cattura a Mogadiscio nel luglio 2009. La disastrosa operazione è costata la perdita di due uomini, i cui corpi sono stati abbandonati a terra alle milizie al-Shabaab.

Cinque giorni dopo, quando il Primo Ministro finalmente accettava di comparire davanti all’Assemblea nazionale, gli islamisti già prendevano l’iniziativa e lanciavano un’offensiva contro la città di Djabli, a 400 km a nord ovest di Bamako. Nel frattempo, il presidente Holland, resosi brutalmente consapevole dell’isolamento materiale e militare della Francia, si presentava il 15 gennaio ad Abu Dhabi, al fine di sollecitare fondi e aiuti dagli Emirati Arabi Uniti, mentre il quotidiano 20 Minuti si chiedeva, già la mattina dopo, quale sia “la strategia che la Francia dovrebbe adottare per evitare il caos.”

Una guerra a basso costo e all’altezza della gloria presidenziale

Il Comando Operazioni Speciali di Ouagadougou, Burkina Faso, aveva anticipato questa nuova “guerra asimmetrica” predisponendo le forze speciali in Mali? Con quanti ha iniziato? 200 o 300 fanti del 1° Reggimento Paracadutisti della Fanteria di Marina e il 13° Reggimento Dragoni Paracadutisti? Con la logistica aerea degli elicotteri del COS (Gazelle, Cougar, Puma, Tiger), tre dei sei Mirage 2000D del dispositivo Sparviero di base a N’Djamena e inoltre due Mirage F-1, tre C-135, un C-130 Hercules e un Transall C-160? Oltre a utilizzare un drone Harfang basato a Niamey, in Niger, e perfino delle missioni sono state apparentemente compiute da Rafale partiti dalla Francia! [Meretmarine.com]. In riserva vi è il 2° Reggimento Paracadutisti della Legione Straniera, 1.200 uomini di base a Calvi, ma di cui si è annunciato un loro imminente salto a Timbuktu! Magre forze, che danno la dimensione di un’operazione ideata in settimana, e l’ampliamento della sbando morale, finanziario e politico della Francia… Utile, inoltre, è misurare la cucina sondaggista su una  Presidenza poco gradita: un sondaggio di Harris Interactive ha dimostrato che la maggioranza dei francesi, il 63%, sosterebbe l’intervento militare nel nord del Mali. Una miopia o una magistrale  disinformazione esagonale, … una delle due, mio capitano!

venerdì 7 dicembre 2012

Il balzo dell’ADM: Il governo siriano non userà le armi chimiche contro i suoi stessi cittadini

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 5 dicembre 2012

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La Siria non userà armi chimiche o biologiche contro il proprio popolo. L’amministrazione Obama e compagnia stanno solo riciclando gli stessi pretesti utilizzati mesi prima contro Damasco. Queste dichiarazioni sono false e vacue. Possono facilmente essere smontate quale retorica. Tutto quello che dobbiamo fare è guardare ai fatti recenti. Nel 2011 non furono formulate accuse simili contro un altro paese arabo? Non sostenevano che Muammar Gheddafi avesse usato armi chimiche contro la sua stessa popolazione? Non affermavano prima anche che Gheddafi e l’esercito libico arruolavano mercenari africani neri per uccidere i cittadini libici? O che i jet libici uccidevano manifestanti libici? Cosa è successo del genocidio a Bengasi? Ora non c’è altro che silenzio e ricordi perduti. Furono fatte dichiarazioni, moralità e responsabilità furono invocate, e poi un paese arabo in ascesa è stato bombardato. Un motore del progresso economico dell’Africa è stato spento e in una notte un’intera società è stata saccheggiata.

C’è stato anche il caso da manuale dell’Iraq, prima ancora delle bugie sulla Jamahiriya libica. Non furono l’amministrazione Bush, Tony Blair e la loro cerchia di criminali di guerra al comando, a mentire a tutta la comunità internazionale dicendo che l’Iraq aveva un programma di armi nucleari e armi di distruzione di massa nel 2003? Che cosa è successo di quelle ADM? Non si tratta di qualcosa che possa essere facilmente derisa. Più di un milione di iracheni è morto a causa delle menzogne spacciate dalla coppia anglo-statunitense. Per non parlare del danno ecologico e del genocidio intellettuale perpetrato contro l’intellighenzia e le classi professionali dell’Iraq.

Cerchiamo di essere chiari, la Siria ha minacciato di usare armi chimiche contro qualsiasi forza d’invasione il 23 luglio 2012. In primo luogo, la dichiarazione è stata fatta in un contesto difensivo. In secondo luogo, era diretta contro minacce militari. È molto diverso dal pensare di usare armi chimiche contro i propri cittadini, in particolare i civili.

venerdì 19 ottobre 2012

Siria: L’emiro, Erdogan e Hollande… combattono la stessa guerra!

da Bollettino Aurora

Mouna Alno-Nakhal Mondialisation, 16 ottobre 2012
Copyright © 2012 Global Research

zone-tampon-turquie-290x300Alla vigilia del quattordicesimo vertice francofono tenutosi a Kinshasa, il 12-14 ottobre 2012, il presidente francese François Hollande ha indicato i buoni e i cattivi… la Palma d’oro è andata a due paesi: Qatar e Turchia, che ha omaggiato per il loro atteggiamento e/o comportamento, in quanto campioni della democrazia e/o dell’azione umanitaria in relazione al “conflitto siriano!”

I meriti dell’emiro del Qatar fanno colare molto inchiostro nel nostro bell’esagono, lasciamo che i nostri parlamentari e funzionari democratici, come il signor Yves Bonnet, ex prefetto ed ex direttore della DST, dibattano, come ha fatto su France 5. Poi, dopo aver sentito o letto i punti chiave dell’intervento del nostro Presidente su France 24, date un’occhiata qui sotto alle “cartine”, soprattutto quella corrispondente alla famosa “zona cuscinetto”, corridoio umanitario, area protetta, o come volete, lento a materializzarsi per i nostri governi, precedente e attuale, desiderosi di porre fine allo stato siriano, alla sua geografia, al suo popolo, alla sua cultura, alla sua storia e alle sue infrastrutture che non si è finito di demolire…

Un pezzo di carta, tra le altre carte, ridisegnato per le esigenze occidentali, un secolo dopo l’altro… semplice “ri-partizione” di un Medio Oriente da sempre ambito, e che sperano materializzarsi al momento convenuto, costi quel che costi!

lunedì 8 ottobre 2012

Aggredire la Democrazia: Chavez, gli Stati Uniti e la destabilizzazione del Venezuela

Bollettino Aurora

Eric Draitser, StopImperialism.com, 5 ottobre 2012

chavez

Il Venezuela va alle urne questa domenica, in un’elezione che molti vedono quale referendum sul presidente Chavez e le sue politiche. Anche se vi è sicuramente una tale dimensione, il significato delle elezioni va ben al di là delle opinioni politiche e dei litigi partigiani, andando al cuore dello Stato venezuelano. Questo perché le elezioni saranno utilizzate come copertura per un tentativo di rovesciare, con la forza bruta se necessario, il governo democraticamente eletto, mettendo al suo posto un governo più sensibile agli interessi degli Stati Uniti. Ciò dovrebbe suonare familiare. È esattamente la stessa tattica provata nel 2002, con un colpo di stato istigato dagli USA che, anche se per breve tempo, depose Chavez, ma che in ultima analisi non riuscì. Ora, dieci anni dopo, la classe dominante imperialista degli Stati Uniti è pronta a cimentarsi ancora una volta in un cambiamento di regime in Venezuela.

La destabilizzazione strategica

Le elezioni di domenica rappresentano l’occasione ideale per l’intelligence USA di avviare una sorta di colpo di stato o rivoluzione “colorata” in Venezuela. Tuttavia, al fine di raggiungere questo obiettivo insidioso, vi sono strategie e tattiche molto specifiche, e rischi che devono essere compresi. Nel suo articolo, pubblicato dal Council on Foreign Relations, l’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Venezuela Patrick Duddy presenta una serie di scenari dove l’elezione diventa il fulcro di una campagna di destabilizzazione. Forse il più importante di questi scenari, che sarebbe in linea con la tradizione delle “rivoluzioni colorate” in tutto il mondo, è l’esplosione di violenze nelle prime ore dalla proclamazione del vincitore.

venerdì 5 ottobre 2012

La Turchia tenta di provocare una guerra contro la Siria

Bollettino Aurora

La Turchia spara sulla Siria dopo che degli sconosciuti hanno attaccato una città di confine turca
Tony Cartalucci, Land Destroyer, 3 ottobre 2012

Dopo aver ospitato terroristi stranieri e sostenuto le loro operazioni lungo tutto il confine siriano-turco per oltre un anno, la Turchia, membro della NATO, ha sostenuto di aver risposto militarmente contro “obiettivi” in Siria, per un presunto attacco al territorio turco che essa attribuisce al governo siriano. Nonostante le organizzazioni terroristiche pesantemente armate che operano in gran numero su entrambi i lati del confine turco, con l’esplicita approvazione e il supporto logistico della Turchia, il governo di Ankara sembra aver escluso la possibilità che queste forze terroristiche, non l’esercito siriano, siano responsabili dell’attacco con dei colpi di mortaio, che i militanti armati sono noti usare ampiamente.

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Immagine: i terroristi che operano in Siria posano accanto a un grande mortaio. I mortai di ogni calibro sono i favoriti dai terroristi, che operano in Siria per attuare, per conto della NATO, un cambiamento violento del regime. I mortai che hanno sparato in territorio turco probabilmente potrebbero provenire dalla Turchia, che finanzia, arma e accoglie i terroristi per conto delle a lungo pianificate macchinazioni della NATO. A differenza del governo siriano, i terroristi, la Turchia, e di conseguenza la NATO, hanno una motivazione reale per lanciare l’attacco iniziale che giustificherebbe la Turchia nel reagire e prevedibilmente nel chiedere alla NATO di intervenire.

martedì 10 aprile 2012

Gli Stati Uniti hanno utilizzato armi nucleari tattiche in Afghanistan e in Iraq

Leonid Savin, Strategic Culture Foundation, 09.04.2012

warheadE’ diventato chiaro, dopo il vertice sul nucleare di Seul, che gli Stati Uniti aderiscono alla vecchia politica, risalente al 1945, di monopolizzare il diritto di usare le armi nucleari, combinando la loro parte nella non proliferazione del diritto internazionale con nuove misure restrittive contro gli altri, compresa la Russia. Tutto ciò dovrebbe riportare alla superiorità nucleare globale degli Stati Uniti.

Nel suo libro Towards a World War III Scenario: The Dangers of Nuclear War, Michel Chossudovsky ci narra dell’interconnessione tra il Pentagono e le grandi aziende statunitensi. Il libro dice che il Congresso statunitense approvò l’uso di armi nucleari tattiche nelle guerre non convenzionali, nel 2003. Secondo i congressisti, ciò era abbastanza “sicuro per i civili” (1).
Infatti, la tecnologia militare è avanzata di parecchio rispetto alle due bombe nucleari usate contro il Giappone, specialmente nel campo dello sviluppo di munizioni nucleari di bassa e bassissima potenza. Già nel 1950 il “cannone nucleareDavy Crocket, il sistema d’arma più piccolo con una gittata di a 4,5 km, faceva parte dell’arsenale delle forze armate (2). Era destinato ad essere distribuito in gran numero in Europa occidentale per combattere un improvviso attacco da parte dell’Unione Sovietica.

venerdì 17 febbraio 2012

‘Il potere globale è finito’

Aurora-Bollettino d’informazione internazionalista

Il progetto di Zbigniew Brzezinski per rilanciare lo status globale degli USA  e promuovere una roadmap geopolitica meno pericolosa.

Arnaud de Borchgrave, UPI, 13 febbraio 2012

n7316

WASHINGTON, 13 feb (UPI) – Dalla polvere alla polvere, il potere globale non c’è più. Così dice Zbigniew Brzezinski, l’unico rivale di Henry Kissinger nel tempio della fama della geopolitica contemporanea americana.

Per secoli, gran parte del panorama globale terrestre e marino è stato dominato da una sola potenza – ad esempio, Portogallo, Spagna, Gran Bretagna, Stati Uniti – e i recenti aspiranti padroni dell’universo non durarono a lungo.

L’impero tedesco millenario di Hitler è stato costruito in sei anni – e schiacciato in sei anni (1939-45 Seconda Guerra Mondiale). Il sanguinoso impero di Stalin è durato un po’ più a lungo sull’orologio della storia. Dopo, il Cremlino ha ammesso la sconfitta e si è ritirato dall’Afghanistan nel febbraio 1989, la cortina di ferro è crollata e le colonie dell’Europa dell’Est recuperato la propria libertà.

venerdì 3 febbraio 2012

Guerra Valutaria: Quali sono i veri obiettivi dell’embargo petrolifero dell’UE contro l’Iran?

Aurora Sito
Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 31.01.2012

20061018_iran_oel_gasContro chi è in realtà volto, il cosiddetto “embargo petrolifero contro l’Iran” dell’Unione europea? Si tratta di una importante questione geo-strategica. Oltre a rifiutare le nuove misure dell’UE contro l’Iran come controproducenti, Teheran ha messo in guardia gli Stati membri dell’Unione Europea che l’embargo petrolifero contro l’Iran danneggerà loro e le loro economie, molto più che l’Iran. Teheran ha così avvertito i leader dei paesi dell’Unione europea che le nuove sanzioni sono stolte e contrarie ai loro interessi nazionali e di blocco, ma ciò è corretto? Alla fine, chi beneficerà della catena di eventi che vengono messi in moto?

L’embargo petrolifero contro l’Iran è nuovo?

L’embargo del petrolio contro l’Iran non è una cosa nuova. Nel 1951, l’amministrazione del primo ministro iraniano Mohammed Mossadegh, con il sostegno del parlamento iraniano, nazionalizzò l’industria petrolifera iraniana. In risposta al programma di nazionalizzazione del Dr. Mossadegh, gli inglesi bloccarono militarmente  le acque territoriali e i porti nazionali dell’Iran con la Royal Navy inglese, e impedirono all’Iran di esportare il suo petrolio. Inoltre impedirono militarmente il commercio iraniano. Londra congelò anche beni iraniani e iniziò una campagna per isolare l’Iran con le sanzioni. Il governo del Dr. Mossadegh era democratico e non poteva essere facilmente diffamato internamente dagli inglesi, così cominciarono a ritrarre Mossadegh come una pedina dell’Unione Sovietica che avrebbe trasformato l’Iran in un paese comunista con i suoi alleati politici marxista.

L’embargo illegale navale internazionale britannico fu seguito da un cambio di regime a Teheran, attraverso un colpo di stato progettato dagli anglo-statunitensi nel 1953. Il colpo di stato del 1953 trasformò lo Scià di Persia da figura costituzionale a monarca assoluto e in un dittatore, come i sovrani di Giordania, Arabia Saudita, Bahrain e Qatar. L’Iran fu trasformato in una notte da monarchia costituzionale democratica in dittatura.

Oggi, un embargo petrolifero imposto militarmente contro l’Iran non è possibile, come lo fu nei primi anni ’50. Invece Londra e Washington usano il linguaggio della giustizia e si nascondono dietro i falsi pretesti sulle armi nucleari iraniane. Come negli anni ’50, l’embargo sul petrolio contro l’Iran è legato al cambio di regime. Eppure, ci sono anche più ampi obiettivi che vanno oltre i confini dell’Iran, legati al progetto di Washington d’imporre un embargo petrolifero contro gli iraniani.

domenica 15 gennaio 2012

I Russi sfatano la Teoria del Peak Oil – è fasulla come l’effetto serra

Aurorasito

John O’Sullivan, Climate Realists 8 settembre 2010

I russi dimostrano che il carburante ‘fossile’ è spazzatura scientifica   legata alla teoria del riscaldamento globale. Il petrolio è dimostrato essere originato dai minerali, non da organismi fossilizzati. Niente più paura per  la contrazione delle riserve, come dicono gli esperti del petrolio naturalmente ‘rinnovabile’.

Sì, avete letto bene e più di 2.000 revisori scientifici dell’Europa orientale sinistramente ignorati dai governi e dai media mainstream occidentali, sostengono tale affermazione. Dalla metà del 20.mo secolo, gli scienziati sanno che la teoria dei combustibili fossili è falsa e hanno dimostrato irresistibilmente che il petrolio deriva da depositi di minerali altamente compressi dalle profondità alla superficie. Ma la conseguenza più sorprendente di questi risultati, è che il petrolio è una fonte rinnovabile dalla rigenerazione costante in natura.

Dalla crisi petrolifera del Medio Oriente degli anni ’70, i produttori di benzina hanno attizzato le paure mediatiche secondo cui le riserve del nostro pianeta sono velocemente in declino. Il termine ‘picco del petrolio’ fu coniato e ci fu detto che i ‘combustibili fossili’ dovrebbero diventare sempre più costosi, mentre il nostro appetito insaziabile seccherà, bevendola, questa fonte ‘finita’ di energia liquida.