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domenica 16 gennaio 2011

La logica della follia imperiale e il Cammino verso la III Guerra Mondiale

di Andrew Gavin Marshall
Global Research
                                                                
imperial insanity
Definire lo stratagemma Imperiale

Alla fine degli anni '90 Brzezinski disegnò il progetto imperiale  dell'America del 21° secolo nel suo libro, "La Grande Scacchiera". Egli affermò senza mezzi termini che "è imperativo che  non emerga alcuno sfidante eurasiatico, in grado di dominare l'Eurasia e, quindi, di sfidare l'America", e poi chiarì la natura imperiale della sua strategia:

Per dirla con una terminologia che richiama l'età più brutale di antichi imperi, i tre grandi imperativi della geostrategia imperiale  sono evitare la collusione e mantenere la dipendenza dalla sicurezza tra i vassalli, per mantenere tributari docili e protetti, e impedire  ai barbari di avvicinarsi [1].

Egli ha inoltre spiegato che le nazioni dell'Asia centrale (o "Balcani eurasiatici", come egli si riferisce ad essi):

sono importanti dal punto di vista della sicurezza e delle ambizioni storiche di almeno tre dei loro vicini più immediati e più potenti, cioè la Russia, la Turchia e l'Iran, con la Cina che segnala un crescente interesse politico nella regione. Ma i Balcani Eurasiatici sono infinitamente più importanti come potenziale premio economico: Un'enorme concentrazione di gas naturale e di riserve di petrolio si trova nella regione, oltre ad importanti minerali, compreso l'oro [2]

Brzezinski sottolinea "che l'interesse primario dell'America è contribuire ad assicurare che nessuna singola potenza arrivi a controllare questo spazio geopolitico e che la comunità globale abbia libero accesso finanziario ed economico ad esso." [3]

Obama come un fanatico imperialista

Obama non ha perso tempo nella rapida accelerazione delle avventure imperiali dell'America. Mentre il Pentagono ha smesso di utilizzare il termine "Guerra al Terrore" per adottare il termine  "Operazioni d'emergenza oltremare". [4] Questa doveva essere la tipica strategia dell'amministrazione Obama: cambiare l'aspetto, non la sostanza. Il nome è stato cambiato, ma la "Guerra al Terrore" è rimasta, e non solo, ha subìto una rapida accelerazione ad un livello che non sarebbe stato possibile se fosse stata intrapresa dalla precedente amministrazione.

L'attuale espansione dell'imperialismo americano nel mondo ha subìto una rapida accelerazione da quando Obama è diventato presidente, e sembra intenzionato ad iniziare ed espandere guerre in tutto il mondo. Quando Obama è diventato presidente, l'America e i suoi alleati occidentali erano impegnati in una serie di guerre, occupazioni e destabilizzazioni segrete, in Afghanistan, Iraq, Somalia, Congo, e Obama si è insediato nel mezzo della brutale aggressione di Israele contro Gaza. Fin dall'inizio della sua presidenza, Obama ha subito giustificato il feroce attacco di Israele contro i palestinesi innocenti, ha rapidamente accelerato la guerra e l'occupazione dell'Afghanistan, ha ampliato la guerra in Pakistan, ha iniziato una nuova guerra nello Yemen, e ha sostenuto un colpo di stato militare in Honduras, che ha rimosso un governo democratico popolare in favore di una brutale dittatura. Obama ha ampliato le operazioni segrete speciali in tutto il Medio Oriente, Asia centrale e nel Corno d'Africa, e sta spianando la strada per una guerra contro l'Iran. [5] In realtà, l'amministrazione Obama ha ampliato le forze per Operazioni Speciali in 75 paesi in tutto il mondo (a fronte di una quota di 60 durante il regime di Bush). Tra i molti paesi che hanno visto l'espansione delle  operazioni ci sono  Yemen, Colombia, Filippine, Somalia, Pakistan, insieme a  molti altri. [6] Inoltre, negli ultimi mesi, l'amministrazione Obama ha dato una dimostrazione di forza alla  Corea del Nord, dando inizio potenzialmente ad una guerra contro la Penisola Coreana. Con la creazione dell'Africa Command del Pentagono (AFRICOM), la politica estera americana nel continente è diventata sempre più militarizzata.

Nessun continente è sicuro, a quanto sembra. L'America e le sue coorti della NATO stanno adottando una folle politica estera, accelerando drammaticamente l'imperialismo militare palese e quello segreto. Questa politica sembra dirigersi verso un eventuale confronto con le potenze orientali emergenti, in particolare la Cina, ma potenzialmente anche l'India e la Russia. Cina e America, in particolare, si stanno dirigendo verso  una rotta di collisione imperiale: in Asia orientale, Asia meridionale, Asia centrale, Medio Oriente, Africa e America Latina. La competizione per l'accesso alle risorse ricorda il "Grande Gioco" del 19° secolo, nel quale l'Afghanistan era un campo di battaglia centrale.

Si potrebbe pensare che nel mezzo di una massiccia crisi economica globale, la peggiore che il mondo abbia mai visto, le principali nazioni avrebbero ridimensionato la loro sovraestensione imperiale e il militarismo, al fine di ridurre i loro debiti e preservare le loro economie. Tuttavia, vi è una "logica imperiale" dietro  questa situazione, che deve essere collocata all'interno di un più ampio contesto geopolitico.

Concettualizzare l'ascesa della Cina

In primo luogo, dobbiamo affrontare adeguatamente la natura della crescita della Cina nel nuovo ordine mondiale. Quello a cui stiamo assistendo è una situazione storica eccezionale. Per la prima volta, la crescita di una "nuova" potenza non sta avvenendo in contrasto con le potenze egemoniche del tempo, ma entro l'ordine egemonico. In breve, la crescita della Cina non è stata un'ascesa contro l'America, ma piuttosto  all'interno del nuovo ordine mondiale americano. Così, la Cina è cresciuta tanto quanto l'Occidente ha permesso che crescesse, ma questo non significa che la Cina non cercherà di servire i propri interessi, ora che ha raggiunto uno status globale e un potere significativi. La Cina è cresciuta integrandosi con il sistema economico dominato dall'Occidente, e in particolare con il sistema bancario occidentale e i sistemi delle banche centrali. Cina e America sono economicamente dipendenti l'una dall'altra, mentre l'America acquista i prodotti a basso costo della Cina, la Cina finanzia il debito dell'America. In effetti, la Cina sta finanziando anche l'avventurismo imperiale dell'America.

Così, ci troviamo di fronte ad una situazione unica: di dipendenza reciproca e di concorrenza. Mentre la Cina e l'America sono dipendenti l'una dall'altra, sono anche i più grandi concorrenti l'una dell'altra, particolarmente in termini di accesso e controllo delle risorse. Ad esempio, la Cina sostiene sia l'Iran che il Sudan. Queste due nazioni sono i principali obiettivi delle ambizioni imperiali dell'America, non a causa di preoccupazioni umanitarie o anti-terrorismo (anche se questa è la propaganda a cui aderisce più spesso), ma a causa delle ingenti e strategiche risorse  di queste nazioni. Dato che non sono asservite all'Occidente e in particolare all'America, vengono considerate "nazioni nemiche", e da quì l'attenzione dei media nel demonizzare queste nazioni in modo che l'opinione pubblica appoggi  le forze mlitari e qualunque altro mezzo per attuare il "cambio di regime." La Cina appoggia queste nazioni per avere  accesso alle loro risorse, e per contrastare l'influenza americana.

Governance globale

Per aggiungere un altro elemento complesso a questa storia, dobbiamo inserire questo rapporto conflittuale nel contesto della crisi economica globale e nella risposta del mondo ad essa. Il G20 è il principale luogo di discussione per il  "governo globale", in cui le nazioni del mondo stanno lavorando insieme per coordinare sempre più i loro approcci al governo su scala globale. La crisi economica ha fornito l'impulso per incoraggiare l'attuazione di progetti per costruire un sistema di governo economico globale: una banca centrale globale e una valuta globale. Così, mentre Cina e America stanno cercando di integrarsi ulteriormente a livello economico e a livello mondiale, sono anche in competizione per l'accesso e il controllo delle risorse.

La logica dietro tutto questo è che le due potenze vogliono essere in grado di negoziare il processo di costruzione di un sistema di governo globale, dal punto di vista più sicuro. Mentre è generalmente riconosciuto che il mondo sta assistendo "alla crescita dell'Oriente" in particolare di Cina e India, vediamo il centro del potere globale, spostarsi dall'Atlantico al Pacifico. Molti commentatori per anni hanno analizzato e discusso la questione, ma il fatto che l'Atlantico sia stato il centro del potere  negli ultimi 500 anni significa che non sarà così facile spostarlo nel Pacifico. In realtà, le potenze occidentali non solo riconoscono l'ascesa dell'Oriente, ma anche che l'Oriente è risorto perché hanno consentito e aiutato  questo processo. Le potenze occidentali hanno fatto questo non per qualche disegno benevolo, ma perché i poteri  intellettuali organizzati dell'Occidente (cioè, i principali think tanks e interessi bancari) hanno cercato di creare un perfetto sistema di governo globale, in cui il potere non oscilla da nazione a nazione, o dall'Occidente all'Oriente, ma piuttosto il potere è centralizzato a livello globale. Questo è ovviamente un progetto a lungo termine e non (se mai) sarà realizzato per molti decenni ancora. Eppure, è attraverso la crisi - economica, politica e sociale - che questo processo di governance globale può essere rapidamente accelerato.

Vedi: "La crisi è un'opportunità": Gestire una depressione globale per creare un governo globale

Comprensione delle dinamiche Imperiali

C'è un'altro aspetto di questo complicato rapporto che deve essere affrontato, quello delle dinamiche interne tra l'élite politica, economica e militare delle nazioni dominanti. Per motivi di tempo, mi concentrerò sulle due principali nazioni: l'America e la Cina. L'apparato di sicurezza nazionale americana, vale a dire il Pentagono e i servizi di intelligence, hanno lavorato a lungo al servizio delle élite economiche e in stretta collaborazione con l'élite politica. Esiste una rete, che il presidente Eisenhower chiamava  "complesso militare-industriale" in cui gli interessi di questi tre settori si sovrappongono e danno all'America  il suo slancio imperiale.

E' all'interno dei grandi think tanks della nazione, in particolare il Council on Foreign Relations (CFR), che viene incoraggiata e gestita la coesione tra questi settori. I think tanks, il CFR soprattutto, sono i responsabili della politica dell'impero americano. I think tanks raccolgono le élites dei settori più potenti della società -  militare, politico, corporativo, bancario, l'intelligence, il mondo accademico, i media, ecc - e discutono, dibattono e, infine, producono modelli di strategia e consigli per la politica estera americana. Le persone provenienti da questi gruppi di riflessione si muovono dentro e fuori dagli ambienti politici, creando una porta girevole tra i pianificatori della politica e quelli che la attuano. I think tanks, in questo contesto, sono essenzialmente i motori intellettuali dell'impero americano.
Eppure, non dobbiamo supporre che perché sono raggruppati, lavorino insieme, ed elaborino strategie comuni, che abbiano identici punti di vista o metodi; c'è ancora un notevole dibattito, dissenso e conflitto all'interno e tra i think tanks e i circoli della politica. Tuttavia, il dissenso all'interno di queste istituzioni è di natura particolare: si concentra sul dissenso rispetto ai metodi, piuttosto che agli obiettivi e alle finalità. Per elaborare, i membri (almeno i membri molto influenti) di think tanks come il Council on Foreign Relations non sono in disaccordo sui motivi dell'impero e sostengono l'egemonia americana, che viene considerata un dato di fatto, e spesso non viene neanche messa in discussione. Questo è l'ambiente in cui opera l'élite.

Quello che viene discusso e dibattuto sono i metodi utilizzati per raggiungere questo obiettivo, ed è qui che sorgono conflitti significativi tra le élites. Banchieri e corporazioni cercano di proteggere i loro interessi finanziari ed economici in tutto il mondo. Gli ufficiali militari si occupano di preservare ed espandere l'egemonia americana, e si concentrano essenzialmente sui potenziali rivali per la potenza militare americana, e tendono a favorire l'opzione militare in politica estera rispetto a quella diplomatica. I rappresentanti politici si devono preoccupare dell'influenza totale e dell'avanzamento della potenza americana - economicamente, militarmente, politicamente, ecc - e quindi devono pesare e bilanciare questi molteplici interessi  e tradurli in una politica coerente. Spesso, pendono verso l'uso della forza militare, tuttavia, ci sono stati molti incidenti e problemi per i quali i leaders politici hanno prevalso nel perseguire obiettivi militari e diplomatici. Ci sono stati anche casi in cui i militari hanno tentato di prevalere su leaders politici rabbiosamente militaristi, come durante l'amministrazione Bush, con i neo-conservatori che spingevano per un confronto diretto con l'Iran, suscitando dirette e spesso pubbliche proteste e confutazioni da parte della struttura militare, come pure diverse dimissioni di generali di alto rango.

Queste differenze sono spesso rappresentate direttamente all'interno delle amministrazioni. Gli anni di Kennedy, per esempio, hanno visto un conflitto continuo tra i militari e gli ambienti di intelligence e la leadership civile di John Kennedy. Il suo breve periodo come presidente è stato caratterizzato da una lotta costante per impedire che i servizi militari e di intelligence d'America - in particolare il Joint Chiefs of Staff e la CIA - iniziassero guerre con Cuba, il Vietnam e l'Unione Sovietica. La crisi missilistica cubana si è risolta solo dopo che Robert Kennedy, fratello di JFK e il Procuratore Generale, hanno convinto i russi che Kennedy rischiava di essere rovesciato da un golpe militare, il che avrebbe portato ad una guerra nucleare, diretta contro l'URSS.

Vedi: Lo Stato di Sicurezza Nazionale e l'assassinio di JFK

Così, all'interno dei circoli politici chiave - e cioè think tanks e consigli presidenziali - c'è sempre un delicato equilibrio tra questi interessi diversi. Fondamentalmente, con la potenza americana, tutti restano fermi e sostengono gli interessi corporativi e bancari americani. La Diplomazia, in particolare, si occupa di sostenere gli interessi corporativi e finanziari americani all'estero. Come le comuncazioni diplomatiche di Wikileaks  hanno rivelato in una serie di casi, i diplomatici intervengono in favore di e lavorano con vari interessi corporativi. I diplomatici statunitensi hanno agito come agenti di vendita presso governi stranieri per la promozione di aerei Boeing rispetto ai concorrenti europei, hanno fatto pressioni sul governo del Bangladesh per riaprire una miniera ampiamente contrastata dal paese  gestita da una società britannica, hanno esercitato pressioni sul governo russo direttamente in favore degli interessi di Visa e Mastercard, impegnati nella condivisione delle informazioni con la Shell in Nigeria, e nella Repubblica centro-asiatico del Kyrgyzstan, i diplomatici degli Stati Uniti hanno lavorato con i maggiori interessi economici britannici e il principe britannico Andrew , che ha affermato che "il Regno Unito, l'Europa occidentale (e per estensione anche voi americani)" erano "di nuovo nel mezzo del Grande Gioco", e che, "questa volta puntiamo alla vittoria!"[7]

I militari, a loro volta, difendono gli interessi delle élites corporative e finanziarie, mentre i paesi che non si sottomettono all'egemonia economica americana vengono considerati nemici, e i militari vengono inviati in ultima analisi, ad attuare il  "cambio di regime". Le preoccupazioni strategiche sono de facto preoccupazioni economiche. I militari si occupano di preservare ed espandere l'egemonia americana, e per farlo devono essere concentrati sulle minacce al dominio americano, così come di garantire luoghi strategici in tutto il mondo. Ad esempio, la guerra nello Yemen, un paese con molto poco da offrire dal punto di vista economico, ha molto a che fare con gli interessi strategico-economici. La "minaccia" nello Yemen non è raffigurata da al-Qaeda, anche se questo è ciò che viene più propagandato, ma piuttosto è il fatto che la dittatura a lungo sostenuto del presidente Saleh, che è stato al potere dal 1978, è minacciata da un movimento ribelle del nord e da un massiccio movimento secessionista nel sud, mentre il governo centrale controlla a mala pena un terzo del paese. In breve, lo Yemen è sull'orlo della rivoluzione, e così, il fedele alleato dell'America e despota locale, il presidente Saleh, è a rischio di essere usurpato. Così, l'America ha fortemente sovvenzionato i militari dello Yemen, e ha anche lanciato direttamente missili da crociera, ha inviato delle forze speciali e altre forme di assistenza per aiutare il dittatore dello Yemen a sopprimere, reprimere ed infine schiacciare i movimenti popolari per l'indipendenza e la libertà del popolo.

Ora, perché questo  interesse strategico-economico in America, per un paese che ha ben poche risorse da offrire? La risposta è nella posizione geografica dello Yemen. Direttamente sotto l'Arabia Saudita, un governo rivoluzionario, che sarebbe molto antagonista nei confronti dello stato saudita braccio armato di fiducia dell'America, costituirebbe una minaccia per gli interessi americani in tutto il Medio Oriente. Probabilmente l'Iran cercherebbe di allearsi e di aiutare un tale governo, e questo permetterebbe  all'Iran di espandere la propria influenza politica nella regione. È per questo che l'Arabia Saudita sta assumendo direttamente  un'azione militare nello Yemen contro i ribelli nel nord, lungo il suo confine. L'élite saudita ha paura che sentimenti ribelli si diffondano nella stessa Arabia Saudita. Non stupisce quindi, che l'America abbia recentemente firmato con l'Arabia Saudita il più grande affare per le armi nella storia degli Stati Uniti, per un totale di 60 miliardi di dollari, nel tentativo di sostenere le operazioni nello Yemen ma principalmente per agire contro l'influenza iraniana nella regione. Inoltre, lo Yemen si trova sopra il Golfo di Aden, di fronte al Corno d'Africa (in particolare la Somalia), che collega il Mar Nero al Mar Arabico, che di per sé è una delle principali vie di trasporto del petrolio nel mondo. Il controllo strategico sulle nazioni che costeggiano il Golfo di Aden è di interesse primario per gli strateghi dell'impero americano, sia esso di natura militare, politica o economica.

Lo Yemen inoltre si trova proprio di fronte alle acque  della Somalia, un altro paese devastato dalla macchina da guerra americana. Come hanno confermato alcune comunicazioni diplomatiche, nel 2006, "l'amministrazione Bush ha spinto l'Etiopia ad invadere la Somalia con un occhio alla frantumazione dell'Unione delle Corti islamiche", che è esattamente quello che è successo, e la Somalia è diventata uno "Stato abbandonato" impantanato da allora in una guerra civile. [8] La pirateria che è esplosa nelle acque al largo della Somalia è il risultato del massiccio sversamento di rifiuti tossici e della pesca invasiva  da parte di compagnie di navigazione europee e americane e da altre principali compagnie di navigazione, e sono serviti come pretesto per la militarizzazione delle acque. In questo contesto, sarebbe inaccettabile da un punto di vista strategico  consentire allo Yemen di sottrarsi all'influenza americana. Così, l'America è in guerra nello Yemen.
Vedi: Yemen: l'apparato segreto dell'impero americano

In Cina, invece, non esiste una coesione diretta tra i settori politico, economico e militare. I militari cinesi sono intensamente nazionalisti, e mentre l'élite politica è più cooperativa con gli interessi degli Stati Uniti e spesso lavora per realizzare interessi reciproci, i militari vedono l'America come una sfida diretta e antagonista (ovviamente, lo è). L'elite economica della Cina, in particolare la sua élite bancaria, è fortemente integrata con l'Occidente, tanto che è molto difficile separare le due cose. Non c'è una tale integrazione tra le istituzioni militari cinesi e americane, né esiste una dinamica all'interno della Cina, che riflette il sistema imperiale americano. Le divisioni tra gli ambienti militari, politici ed economici sono più marcate all'interno della Cina che in America. La leadership politica cinese si trova in una situazione molto difficile. Determinati a vedere l'avanzamento economico della Cina, devono lavorare con l'America e l'Occidente. Tuttavia, sulle principali questioni politiche (ad esempio con Taiwan), la leadership politica deve attenersi ad un approccio fortemente nazionalista, cosa che è contro gli interessi degli Stati Uniti, e favorevole agli interessi militari cinesi. L'aumento della superiorità militare è visto come un aspetto fondamentale e obiettivo del crescente predominio politico della Cina nel panorama mondiale. Come un alto generale cinese ha dichiarato nel 2005, "La Cina deve usare armi nucleari contro gli Stati Uniti, se i militari americani dovessero intervenire in un qualunque conflitto con Taiwan". Il generale ha citato "la logica di guerra" secondo la quale "una potenza più debole ha bisogno di usare il massimo sforzo per sconfiggere un rivale più forte. Il suo punto di vista suggerisce che gli elementi all'interno delle forze armate cinesi sono "determinati" a rispondere con estrema forza se l'America intervenisse in un potenziale conflitto con Taiwan, affermando che:" Noi cinesi ci prepariamo per la distruzione di tutte le città a est di Xian. Naturalmente gli americani dovranno essere preparati al fatto che centinaia di città saranno distrutte dai cinesi."[9]

La logica della cooperazione competitiva

L'esercito cinese deve essere pronto a tutelare i suoi interessi economici all'estero, se  vuole avere il controllo sulla propria crescita economica e quindi mantenere il potere internazionale. Così, la spinta politica della Cina a sostenere e accrescere la sua influenza internazionale è molto contraddittorio. Da un lato, questo significa collaborare attivamente con l'America e l'Occidente (soprattutto in materia economica, come abbiamo visto con il G20, dove la Cina si sta impegnando nel dialogo e nell'attuazione degli accordi di governance globale), e, dall'altro, la Cina deve  sfidare l'America e l'Occidente, al fine di garantire un proprio accesso  e controllo delle risorse vitali necessarie per la propria crescita economica e politica. La Cina è in una situazione paradossale. Mentre lavora con l'Occidente per costruire l'apparato di un governo globale, la Cina non vuole imposizioni, e vuole invece una forte posizione negoziale negli accordi. Quindi, mentre è impegnata in discussioni e negoziati per la costruzione di un sistema di governance globale, la Cina deve anche cercare attivamente di aumentare il proprio controllo sulle principali risorse strategiche del mondo, al fine di rafforzare la propria posizione negoziale. Spesso succede che, quando le parti in conflitto vengono al tavolo dei negoziati, le operazioni a terra subiscono una rapida accelerazione, al fine di rafforzare la posizione negoziale della propria parte.

Questo è accaduto durante la Guerra Civile ruandese, quando durante tutto il Processo di Pace di Arusha, il Fronte Patriottico Ruandese (RPF), fortemente sostenuto dagli americani contro il governo del Ruanda (che era sostenuto da Francia e Belgio), ha accelerato rapidamente la sua campagna militare, prendendo così il sopravvento nel corso dei negoziati, cosa che ha funzionato a suo favore, traducendosi infine nel genocidio del Rwanda (innescato dall'assassinio del presidente ruandese da parte dell'RPF), e nell'usurpazione del potere da parte dell'RPF in Ruanda. Questo è anche il caso dei negoziati di "pace" tra Israele e Palestina, come ad esempio durante il processo di Oslo, quando Israele ha rapidamente accelerato l'espansione dei suoi insediamenti nei territori occupati, in sostanza, pulizia etnica di gran parte della popolazione palestinese della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Questo processo di espansione della pulizia etnica è ciò che i leaders politici e i media occidentali chiamano un "processo di pace." Così, quando i palestinesi reagiscono a questa pulizia etnica e all'espansione degli insediamenti (che è un processo intrinsecamente violento), o quando avviene un attentato suicida o un attacco con i mortai in reazione a questa espansione degli insediamenti, i leaders politici occidentali e i media danno la colpa ai palestinesi di aver rotto un periodo di "pace relativa" o "relativa calma." A quanto pare, viene considerata "pace relativa" se vengono uccisi solo i palestinesi. Quindi, Israele si assicura sempre che attraverso un processo di negoziazione, i suoi interessi siano soddisfatti sopra tutti gli altri.

Così vediamo questa logica con la Cina e l'America oggi. Anche se non direttamente in guerra l'una contro l'altra, esse sono l'una la più grande competizione dell'altra. Questa competizione è prevalente in Asia centrale, in cui l'America è alla ricerca di una posizione dominante su enormi riserve di gas naturale della regione, privando così la Cina di accesso e controllo di tali risorse strategiche vitali. E 'anche fortemente presente in Africa, dove la Cina ha rappresentato per i governi africani un'alternativa al ricorso alla Banca Mondiale e all'FMI  per ottenere prestiti e assistenza in cambio di accesso alle risorse. In questo contesto, l'America ha stabilito il suo ultimo comando del Pentagono, l'Africa Command (AFRICOM) per unire diplomazia americana, società civile e politica militare in Africa sotto il comando del Pentagono. In Medio Oriente, l'America è in primo luogo dominante, spingendo così la Cina  ad allearsi con l'Iran. In Sud America, la Cina si allea con i governi progressisti che in qualche modo sono sorti in opposizione all'egemonia americana  militare ed economica nella regione.

Questa logica vale sia per l'America che per la Cina. Entrambe cercano di acquisire una posizione dominante mentre sono impegnate in discussioni e nella realizzazione di un apparato di governo globale. Questo porta le due potenze a ricercare la cooperazione e un mutuo vantaggio, ma, contemporaneamente, a competere a livello mondiale per il controllo delle risorse. Questo è amplificato dalla crisi economica globale, che ha rivelato la debolezza dell'economia globale, e in effetti del sistema monetario e bancario globale. L'economia mondiale è sull'orlo del collasso totale. Il prossimo decennio sarà segnato da una nuova Grande Depressione. Ciò fornisce un ulteriore impulso per entrambi questi poteri ad accelerare rapidamente il loro controllo sulle risorse e ad  ampliare le loro avventure militari.

L'impero americano è in declino, ed è completamente fallito, ma la sua élite, che in realtà è più globale che nazionale, nella sua ideologia e nel suo orientamento, sta cercando di non far semplicemente sparire  la potenza americana, per essere sostituita dalla potenza cinese, ma piuttosto di usare la potenza americana per costruire l'apparato di una nuova struttura globale del potere, in modo che l'impero americano semplicemente svanisca in una struttura globale. Si tratta di un delicato equilibrio per l'elite globale, e richiede l'integrazione della Cina e delle altre potenze dominanti all'interno di questo sistema. Esso implica anche, intrinsecamente, il dominio finale sul "Sud del mondo" (Africa, America Latina, e  parti dell'Asia). Questo è un processo in corso del tutto nuovo. Gli imperi sono sorti e caduti durante tutta la storia umana. Questa volta, la caduta dell'impero americano si svolge nel contesto dell'ascesa di un genere completamente nuovo di potenza: globale per estensione, struttura e autorità. Questo sarà senza dubbio uno degli eventi che definiranno la geopolitica dei prossimi decenni.

Storicamente, i periodi di declino imperiale sono contrassegnati da una rapida accelerazione dei conflitti internazionali e delle guerre, poichè il potere in declino cerca di controllare, per quanto può e in maniera più veloce possibile (per questo vediamo l'espansione apparentemente folle dell'America con guerre, conflitti e militarizzazione ovunque nel mondo), mentre le potenze emergenti cercano di approfittare di questo declino, al fine di accelerare il crollo del potere in declino, e garantire la loro successiva posizione di potere dominante. Eppure, in questo panorama geopolitico del 21° secolo, siamo di fronte a questo contesto del tutto nuovo, dove il declino di un impero e l'ascesa di una nuova potenza sono in corso mentre entrambi cercano di integrarsi e costruire un sistema e una struttura di potere completamente nuovi, ma entrambi cercano di garantire per se stessi una posizione dominante all'interno di questa nuova struttura. Il potenziale di conflitto è enorme, il possibile risultato una guerra diretta tra America e Cina, o una moltitudine di guerre globali per procura tra di loro.

Questo nuovo secolo sarà davvero interessante. Le prospettive di una nuova guerra globale stanno aumentando ad ogni accelerazione dell'avventura  militare. L'antagonista principale in questo teatro dell'assurdo sono senza dubbio, gli Stati Uniti. Se il mondo è diretto verso la terza guerra mondiale, è perché l'America ha reso una tale situazione inevitabile. Non si può escludere che per molte élites globali, un tale risultato possa essere desiderabile in sé e per sé. Dopo tutto, la prima guerra mondiale ha dato l'impulso per la formazione della Lega delle Nazioni, e la seconda guerra mondiale ha dato la spinta alle Nazioni Unite a "garantire la pace fra le nazioni." In un mondo in gran parte gestito da strateghi globali, sarebbe ingenuo non considerare che una nuova guerra mondiale potrebbe essere proprio l'evento di cui hanno bisogno per convincere i popoli del mondo ad accettare il loro desiderio di un sistema di governance globale; senza dubbio per assicurare la "Pace nel Mondo"  Almeno, io sono sicuro che l'inganno avverrà sotto questa falsa apparenza.

Fonte: Global Research 14 Gennaio 2011
Traduzione: Dakota Jones

Note

[1] Brzezinski, Zbigniew. The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives. Basic Books, 1997: Page 40

[2] Ibid, page 124.

[3] Ibid, page 148.

[4] Scott Wilson and Al Kamen, 'Global War On Terror' Is Given New Name, The Washington Post: 25 March 2009: http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2009/03/24/AR2009032402818.html

[5] MARK MAZZETTI, U.S. Is Said to Expand Secret Actions in Mideast, The New York Times, 24 May 2010: http://www.nytimes.com/2010/05/25/world/25military.html?_r=1

[6] Karen DeYoung and Greg Jaffe, U.S. 'secret war' expands globally as Special Operations forces take larger role, The Washington Post, 4 June 2010: http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/06/03/AR2010060304965.html

[7] Eric Lipton, Diplomats Help Push Sales of Jetliners on the Global Market, The New York Times, 2 January 2011: http://www.nytimes.com/2011/01/03/business/03wikileaks-boeing.html?_r=2; Fariha Karim, WikiLeaks cables: US pushed for reopening of Bangladesh coal mine, The Guardian, 21 December 2010: http://www.guardian.co.uk/world/2010/dec/21/wikileaks-cables-us-bangladesh-coal-mine?INTCMP=SRCH; Luke Harding and Tom Parfitt, WikiLeaks cables: US 'lobbied Russia on behalf of Visa and MasterCard', The Guardian, 8 December 2010: http://www.guardian.co.uk/world/2010/dec/08/wikileaks-us-russia-visa-mastercard; David Smith, WikiLeaks cables: Shell's grip on Nigerian state revealed, The Guardian, 8 December 2010: http://www.guardian.co.uk/business/2010/dec/08/wikileaks-cables-shell-nigeria-spying; Borzou Daragahi and Alexandra Sandels, CENTRAL ASIA: WikiLeaks dispatches reveal a Great Game for the 21st century, Babylon & Beyond: LA Times Blog, 14 December 2010: http://latimesblogs.latimes.com/babylonbeyond/2010/12/great-game-wikileaks-turkmenistan-prince-edward-chevron-kazakhstan-kyrgyzstan-azerbaijan-turkmenista.html

[8] Rob Prince, WikiLeaks Reveals U.S. Twisted Ethiopia's Arm to Invade Somalia, Global Research, 26 December 2010: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=22512

[9] JOSEPH KAHN, Chinese General Threatens Use of A-Bombs if U.S. Intrudes, The New York Times, 15 July 2005: http://www.nytimes.com/2005/07/15/international/asia/15china.html

giovedì 23 settembre 2010

Gli Stati Uniti a capo della militarizzazione dell'Unione Europea: Scudi nucleari, antimissili e per la guerra informatica su tutta l'Europa

Global Research
Stop NATO

di Rick Rozoff

NatoEU Il numero due degli ufficiali del Pentagono, il vice segretario alla Difesa William Lynn, è stato a Bruxelles, in Belgio il 15 settembre per affrontare il Consiglio Nord Atlantico - massimo organo civile della North Atlantic Treaty Organization - e il gruppo privato di esperti  per il Programma Sicurezza e Difesa.

I suoi commenti al secondo evento, ospitato dall'unica istituzione per la difesa di questo tipo, nella città che ospita la sede della NATO e dell'Unione europea, hanno riguardato a lungo quello che Lynn ha definito come "cyber scudo" su tutta l'Europa, che ha descritto come un "elemento critico" per il  blocco militare di 28 nazioni, da discutere e approvare al vertice di Lisbona, in Portogallo, il 19-20 novembre.

Secondo l'agenzia France-Presse, Lynn ha aggiunto che "L'alleanza ha un ruolo cruciale da svolgere nell'estendere una coltre di sicurezza sulle nostre reti," e ha posto la questione in una rigida prospettiva  affermando che "la NATO ha uno scudo nucleare, sta costruendo uno scudo di difesa sempre più forte, ha bisogno anche di un cyber scudo"[1]

Il sito web per il Programma Sicurezza e Difesa afferma che "riunisce regolarmente alti rappresentanti delle istituzioni dell'UE e della NATO, insieme a funzionari di governo nazionali, industria, media internazionali e specializzati, gruppi di opnione, mondo accademico e ONG (Organizzazioni Non Governative)."[2]

Si tratta, in breve, di una dozzina se non una ventina di  organismi elitari trans-Atlantici di pianificazione, para-e sovra-governativi, su entrambi i lati dell'oceano, che richiedono di parlare ai leaders di quelle che  ritengono modelli di società aperti e  trasparenti. La recente apparizione del Segretario di Stato Hillary Clinton al Council on Foreign Relations è un altro esempio di pratica e teoria. [3]

In effetti, il vice segretario alla Difesa Lynn ha pubblicato un articolo nell'ultimo numero di Affari Esteri, la rivista del Council on Foreign Relations, dal titolo "Difendere un nuovo dominio: La strategia informatica del Pentagono"

I funzionari del Pentagono, del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca - e le loro controparti europee - entrano ed escono dai servizi statali ma mantengono la loro affiliazione a vita in organizzazioni come lil Programma Sicurezza e Difesa  e il Council on Foreign Relations.

Tra i suoi partners, le liste di gruppi di esperti con sede a Bruxelles, oltre alla NATO e alla Mission of the United States of America della NATO, i produttori di armi americani Boeing, Lockheed Martin, Raytheon e United Technologies così come i loro equivalenti europei.

William Lynn è arrivato alla sua attuale posizione al Pentagono da quella di vice presidente senior delle Operazioni di Governo e Strategia  per la Compagnia Raytheon.

Le posizioni nella leadership aziendale delle imprese di armi, l'appartenenza ad organismi privati trans-atlantici di pianificazione  e le posizioni di vertice nei governi nazionali sono ruoli tutti intercambiabili, detenuti uno dopo l'altro o simultaneamente.

I commenti di Lynn prima della riunione del Programma Sicurezza e Difesa includevano anche la richiesta della  NATO di applicare il concetto di "difesa collettiva" - vale a dire la clausola dell'articolo 5 che prevede intervento militare - nel regno della tecnologia dell'informazione e delle reti di computers, come visto sopra allo stesso livello di gravità e urgenza, come il mantenimento di un arsenale nucleare e la costruzione di una rete globale di missili intercettori. Nelle sue parole, "I concetti di allarme condiviso della Guerra Fredda  si applicano nel 21 ° secolo alla sicurezza informatica. Allo stesso modo in cui sono state collegate le nostre difese aeree e le nostre difese contro i missili  così anche le nostre difese informatiche devono essere collegate."[4]

Come nel caso del dislocamento di testate nucleari in Europa, Estremo Oriente e Sud e Turchia, e l'"approccio di graduale adattamento" dello scudo antimissile multistrato in Europa orientale dal Baltico al Mar Nero, la costruzione di un sistema di guerra informatica - questo in verità è quello di cui si discute - in tutta Europa come parte di un ancora più vasto progetto globale  dipende dal rispetto e dalla complicità di 26 membri della NATO e 13 del Partenariato per la Pace aggiunti in Europa.

Le armi nucleari tattiche degli USA  in Belgio (20 bombe), Germania (20), Italia (50), Paesi Bassi (20) e Turchia (90) - i numeri sono stime, solo il Pentagono conosce le cifre reali e, naturalmente, non le divulgherà - sono state portate e sono tenute in Europa in base ad accordi NATO. I paesi interessati non hanno mai condotto referendum per stabilire se i loro cittadini sono a favore dello stazionamento di armi nucleari americane sul loro territorio, nonostante la NATO abbia affermato di essere un'"alleanza militare degli stati democratici di Europa e Nord America." Nessuna popolazione europea chiede a gran voce di essere salvata - da chi? da che cosa? - dalle bombe nucleari del Pentagono. O dai suoi missili intercettori. O dalle sue operazioni di guerra informatica.

Mai i cittadini di 35 nazioni europee che hanno fornito truppe per la guerra della NATO in Afghanistan sono stati consultati sulla questione se inviare i loro figli e figlie in Asia per uccidere e morire garantisca la sicurezza delle loro patrie.

"Parlando dalla sua residenza in un lussuoso sobborgo a sud di Bruxelles, un giorno dopo il ritorno da un incontro con il presidente Barack Obama a Washington" all'inizio di questo mese, il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen ha detto ad un importante quotidiano inglese che "Se l'Iran dovesse eventualmente acquistare una capacità nucleare sarebbe molto pericoloso, e una minaccia diretta per gli alleati. Questo è il motivo per cui mi trovo ora a proporre un nuovo ed efficace sistema di difesa missilistica Nato."

Se l'Iran dovesse acquisire una capacità nucleare .... Mentre Washington utilizza le 90 bombe nucleari della NATO collocate in Turchia, uno stato confinante con l'Iran. Armi che sono state immagazzinate per diversi decenni.

Lo stesso giornale ha citato Robert Hewson, direttore del Jane’s Air-Launched Weapons, offrendo un barlume di verità sulla questione: "La difesa missilistica è più una questione di soldi a palate per gli  imprenditori americani che non di protezione delle persone a Basingstoke." [5]

Dopo l'incontro con il Consiglio Nord-Atlantico della NATO  a Bruxelles il 15 settembre, Lynn ha detto: "Penso che a Lisbona vedremo un impegno della  leadership di alto livello per la cyber-difesa. E' la base di un qualunque sforzo di alleanza .... mi ha molto impressionato l'unità di intenti e la  visione unanime che la maggior parte delle nazioni dell'alleanza sembra avere nei confronti della minaccia informatica." [6]

Né il Pentagono né la NATO partiranno da zero.

Questo 21 maggio il superiore di Lynn, capo del Pentagono Robert Gates, ha annunciato il lancio di dell'US Cyber Command [7], il primo  comando militare multi-service al mondo. Lo stesso giorno Lynn ha "definito l'istituzione dell'US Cyber Command ... una pietra miliare negli Stati Uniti, capace di condurre operazioni ad ampio spettro in un nuovo dominio", e ha sostenuto che il "dominio informatico ... è importante quanto i domini di terra, mare, aria e spazio per le forze armate Usa e che la protezione delle reti militari è cruciale per il successo del Dipartimento della Difesa sul campo di battaglia."[8]

Il sito web del Programma Sicurezza e Difesa ha ribadito l'ultimo punto riferendo sul discorso di Lynn presso il Renaissance Hotel a Bruxelles il 15 settembre. L'obiettivo è stato definito come  "priorità del cyber-spazio come dominio aggiuntivo di guerra (al di là di terra, mare e aria) in cui l'America deve essere in grado di operare liberamente e difendere il suo territorio." Come la difesa del continente America, o anche dei suoi estesi possedimenti insulari del Pacifico, si realizzi con  una cupola di guerra informatica su tutta l'Europa non viene spiegato, più di quanto le bombe nucleari in Europa o i missili anti-balistici Patriot Advanced Capability-3 e Standard Missile-3 in Polonia e Romania proteggono New York o Chicago. La cronaca ha ricordato ai suoi lettori che "il Pentagono ha costruito difese robuste e a strati intorno alle reti militari e inaugurato il nuovo Cyber Command degli Stati Uniti per integrare le operazioni di difesa informatica tra i militari." [9]

Le forze militari americane sono state sempre schiette nel definire lo scopo di CYBERCOM come abile a  "scoraggiare e sconfiggere i nemici" [10] secondo le parole del suo comandante, il generale Keith Alexander.

L'uso della parola difesa riguardo alle operazioni di cyber-guerra degli Stati Uniti e della NATO è lo stesso di quando il Dipartimento della Guerra fu rinominato Dipartimento della Difesa nel 1947. E in riferimento alla cosiddetta difesa missilistica. Un eufemismo e un travestimento per la parola aggressione. Il Dipartimento della Difesa ha condotto la guerra contro  Jugoslavia, Afghanistan e Iraq e ha lanciato attacchi all'interno del Pakistan, la Somalia e lo Yemen in poco più di un decennio.

La NATO ha lavorato su operazioni complementari dall'inizio del secolo, molto prima degli attacchi informatici in Estonia nel 2007 che hanno portato ad accuse in Occidente contro la Russia e chiede che sia applicata la clausola di guerra dell'articolo 5 della NATO.

Il Centro di Eccellenza Cooperative Cyber Defence nella capitale estone di Tallinn è stato istituito cinque anni prima, nel 2002, e formalmente accreditato come Centro di eccellenza della NATO nel 2008. In realtà ilConsiglio Nord Atlantico della NATO ha attuato il blocco del Programma di Difesa Informatica  nel 2002 e "parallelamente, al vertice di Praga dello stesso anno, i capi di Stato e di governo hanno deciso di rafforzare le capacità della NATO. Questo ha spianato la strada alla  creazione del Computer Incident Response Capability (NCIRC) della NATO nel 2002 come parte del programma per la difesa informatica".

L'Autorità per la Gestione della Difesa Informatica "è gestita dal Consiglio di Amministrazione  della Difesa Informatica, che riunisce i leaders del personale politico, militare, operativo e tecnico nella NATO, con responsabilità per la difesa informatica. Essa costituisce il principale organo di consultazione per il Consiglio Nord Atlantico in materia di difesa informatica e fornisce consulenza agli Stati membri su tutti gli aspetti principali di difesa informatica." [11]

Nel mese di agosto del 2008 la NATO ha iniziato ad estendere le sue capacità di guerra informatica al di là dei suoi 28 Stati membri e ha creato le Linee guida del Consiglio (Nord Atlantico) per la Cooperazione in materia di Difesa Informatica tra la NATO e paesi partner.
Per usare le parole dell'Alleanza, "la Nato deve essere preparata, senza ridurre la sua capacità di difendersi, ad estendere ai paesi partners e alle organizzazioni internazionali la sua esperienza e, potenzialmente, la sua capacità di difesa contro gli attacchi informatici." [12]

Il vertice di Lisbona inaugurerà una nuova dottrina militare della NATO per i prossimi dieci anni. Si conferma il blocco come  forza di spedizione del 21 ° secolo, senza limiti geografici o tematici, che cercherà ogni occasione per intromettersi in qualsiasi parte del mondo, con una moltitudine di sotterfugi. [13]

Il vertice esprimerà sostegno unanime ad un sistema di intercettazione missilistica a guida USA per coprire tutta l'Europa. Manterrà la posizione sul fatto che le armi nucleari americane devono essere tenute sul continente a fini di "dissuasione". E sarà autorizzata la subordinazione delle nazioni dalla Gran Bretagna alla Polonia e alla Bulgaria all'interno di una struttura comune di difesa informatica dominata dagli americani per la guerra nel "quinto campo di battaglia",  per "operazioni ad ampio spettro in un nuovo dominio."

Note:

1) Agenzia France-Press, 15 settembre 2010
2) Programma  di Sicurezza e Difesa
http://www.securitydefenceagenda.org/AboutSDA/tabid/586/Default.aspx
3) Global Grandiosity: America's 21st Century World Architecture-Stop NATO, 13 Settembre 2010
http://rickrozoff.wordpress.com/2010/09/13/global-grandiosity-americas-21st-century-international-architecture
4) Agenzia France-Press, 15 settembre 2010
5) «Daily Telegraph», 11 settembre 2010
6) Agenzia France-Press, 15 settembre 2010
7) US Cyber Command: Iniziare la Guerra nel Quinto Campo di Battaglia Mondiale
Stop NATO, 26 MAGGIO 2010
http://rickrozoff.wordpress.com/2010/05/26/us-cyber-command-waging-war-in-worlds-fifth-battlespace
8) US Department of Defense, 21 maggio 2010
9) Programma  di Sicurezza e Difesa
http://www.securitydefenceagenda.org/Hiddenpages/EventMgt/tabid/542/EventType/EventView/EventId/508/AConversationonCybersecuritywithWilliamJLynnIII.aspx
10) Associated Press, 5 maggio 2010
11) Organizzazione del trattato Nord Atlantico
http://www.nato.int/cps/en/natolive/topics_49193.htm
12) Ibid
13) Mille minacce di morte: la NATO del Terzo Millennio, le imprese occidentali colludono sulla Nuova Dottrina Globale-Stop NATO, 2 ottobre 2009
http://rickrozoff.wordpress.com/2009/10/02/thousand-deadly-threats-third-millennium-nato-western-businesses-collude-on-new-global-doctrine

Fonte: Global Research, 22 Settembre 2010
           
Stop NATO
Traduzione:Dakota Jones

martedì 24 agosto 2010

Verso uno scenario di III Guerra Mondiale? Il ruolo di Israele nell'innescare un attacco all'Iran

Per consultare la parte I di questo saggio clicca qui sotto

Preparazione per la III guerra mondiale, colpire l'Iran
Parte I: La Guerra Globale

Part II: La Road Map Militare
di Michel Chossudovsky

Lo stoccaggio e la distribuzione di avanzati sistemi di armi contro l'Iran ha avuto inizio subito dopo i bombardamenti e l'invasione dell'Iraq del 2003. Fin dall'inizio, questi piani di guerra sono stati guidati dagli Stati Uniti, in collegamento con la NATO e Israele.

Dopo l' invasione dell'Iraq, l'amministrazione Bush identificò l'Iran e la Siria, come la fase  successiva della " Road map per la guerra ". Fonti militari statunitensi dichiararono che un attacco aereo contro l'Iran avrebbe potuto comportare uno schieramento  su larga scala paragonabile ai  bombardamenti  "colpisci e terrorizza"  degli Stati Uniti  sull'Iraq del marzo 2003 :

"attacchi aerei americani contro l'Iran avrebbero una portata di gran lunga superiore a quella dell'attacco israeliano del 1981 al centro nucleare di Osiraq in Iraq,  e si avvicinerebbero di più ai giorni di apertura della campagna aerea del 2003 contro l'Iraq. (Vedi Globalsecurity )

"Teatro Iran vicino al termine "

„ Nominate in codice dai pianificatori militari degli Stati Uniti come TIRANNT, “Theater Iran near the Term-Teatro Iran vicino al termine„, simulazioni di un attacco all'Iran sono iniziate nel maggio 2003 “quando i modellatori e gli esperti di intelligence hanno raccolto i dati necessari per l'analisi del piano d'azione su grande scala per l'Iran" (William Arkin, Washington Post, 16 April 2006). 

Le analisi hanno identificato parecchie migliaia di  obiettivi all'interno dell'Iran come parte di una guerra lampo del  tipo " Colpisci e terrorizza" :

"L'analisi , denominata TIRANNT , per " Teatro Iran vicino al termine ", era accompagnata da un finto scenario per una invasione del corpo dei marines e una simulazione della forza missilistica iraniana. I pianificatori americani e britannici hanno condotto un'esercitazione di guerra nel Mar Caspio più o meno nello stesso periodo. E Bush ha ordinato al Comando Strategico Usa di elaborare un piano di guerra globale per un attacco contro le armi di distruzione di massa iraniane. Tutto questo alla fine confluirà in un piano di nuova guerra per  "più importanti operazioni di combattimento" contro l' Iran che fonti militari confermano ora [ Aprile 2006] esiste in forma di progetto.

... Sotto TIRANNT , Esercito e pianificatori  del Comando Centrale degli Stati Uniti hanno esaminato scenari di guerra con l'Iran sia a breve termine che entro l'anno, compresi tutti gli aspetti di un'operazione di combattimento importante, dalla mobilitazione e dispiegamento di forze fino alle operazioni di stabilità nel dopoguerra dopo il cambiamento di regime ". (William Arkin, Washington Post, 16 aprile 2006)

Erano stati previsti diversi "scenari" per un attacco globale contro l'Iran: "l'esercito USA, la Marina, l'aeronautica e i marines hanno tutti preparato piani di battaglia e hanno  trascorso quattro anni a costruire basi e corsi di formazione per una "Operation Iranian Freedom". L'ammiraglio Fallon, il nuovo capo del comando centrale USA, ha ereditato piani computerizzati sotto il nome TIRANNT (teatro Iran Near Term)." (New Statesman, 19 febbraio 2007)

Nel 2004, ispirandosi agli scenari di guerra iniziale sotto TIRANNT, il Vice Presidente Dick Cheney ha incaricato USSTRATCOM di elaborare un "piano di emergenza" per un'operazione militare su larga scala diretta contro l'Iran "puo essere impiegato in risposta ad un altro attacco terroristico tipo 9/11 contro gli Stati Uniti" sulla presunzione che il governo di Teheran sarebbe dietro la trama terroristica. Nel piano è incluso l'uso preventivo di armi nucleari contro uno Stato nucleare:

"Il piano include un attacco aereo su larga scala sull'Iran impiegando armi nucleari sia convenzionali che tattiche. In Iran ci sono più di 450 obiettivi strategici principali, tra cui numerosi siti sospettati di sviluppare il programma di armi nucleari. Molti degli obiettivi sono insensibili o sono nelle profondità sotterranee e potrebbero non essere colpiti da armi convenzionali, quindi l'opzione nucleare. Come nel caso dell'Iraq, la risposta non è condizionata al fatto che l''Iran sia effettivamente coinvolto nell'atto di terrorismo, diretto contro gli Stati Uniti. Diversi alti ufficiali dell'aeronautica coinvolti nella pianificazione, secondo qanto riferito, sono sgomenti per le implicazioni di ciò che stanno facendo — che l'Iran sia designato per un attacco nucleare non provocato — ma nessuno è disposto a danneggiare la sua carriera, ponendo obiezioni. " (Philip Giraldi, Deep Background,The American Conservative  agosto 2005)

La tabella di marcia militare: "prima l'Iraq, poi l'Iran"

La decisione di colpire l'Iran sotto TIRANNT era parte del più ampio processo di pianificazione e sequenza delle operazioni militari. Già sotto l'amministrazione Clinton, il Comando Centrale USA(USCENTCOM) aveva formulato "nei piani dello scenario di guerra" di invadere prima l'Iraq  e poi l'Iran. L'accesso al petrolio del Medio Oriente era l'obiettivo strategico:

"I chiari interessi di sicurezza nazionale e gli obiettivi espressi nella strategia di sicurezza nazionale (NSS) del Presidente e nella strategia militare nazionale (NMS) del Presidente costituiscono il fondamento della strategia dello scenario del comando centrale USA. La NSS presenta l'attuazione di una strategia di contenimento duale degli Stati canaglia Iraq ed Iran, nel caso tali Stati costituiscano una minaccia per gli interessi degli USA, per gli altri Stati della regione e per i loro cittadini. Il doppio contenimento è progettato per mantenere l'equilibrio di potere nella regione senza che questo dipenda dall'Iraq o dall'Iran. La strategia USCENTCOM è basata sugli interessi e centrata sulla minaccia. Lo scopo dell'impegno degli USA, come esposto nell'NSS, è di tutelare gli interessi vitali degli Stati Uniti nella regione - il continuo, sicuro accesso al petrolio del Golfo."
(USCENTCOM,http://www.milnet.com/milnet/pentagon/centcom/chap1/stratgic.htm#USPolicy, il collegamento non è più attivo, archiviato presso http://tinyurl.com/37gafu9)

La guerra contro l'Iran è stata considerata come parte di una successione di operazioni militari. Secondo l'ex comandante NATO generale Wesley Clark, la road-map militare del Pentagono consisteva in una sequenza di paesi: "[il] piano di campagna quinquennale [include]... un totale di sette paesi, cominciando con l'Iraq, poi Siria, Libano, Libia, Iran, Somalia e Sudan." In "Winning Modern Wars" (pagina 130) il generale Clark afferma quanto segue:

"Quando tornai al Pentagono nel novembre 2001, uno degli ufficiali dirigenti militari aveva tempo per una chiacchierata. Sì, eravamo ancora in pista per andare contro l'Iraq, disse. Ma c'era di più. Questo era stato discusso nell'ambito di un piano di campagna quinquennale, disse, e c'erano un totale di sette paesi, cominciando con l'Iraq, poi Siria, Libano, Libia, Iran, Somalia e Sudan. (Vedi Secret 2001 Pentagon Plan to Attack Lebanon, Global Research, 23 luglio 2006)

Il ruolo di Israele

Si è discusso molto sul ruolo di Israele nell'innesco di un attacco contro l'Iran.

Israele è parte di un'alleanza militare. Tel Aviv non è un promotore. Non ha un'agenda militare distinta e separata.

Israele è integrato nel "piano di guerra per le principali operazioni di combattimento" contro l'Iran formulato nel 2006 dal Comando Strategico USA (USSTRATCOM). Nel contesto delle operazioni militari su larga scala, un'azione militare unilaterale non coordinata da parte di un solo partner della coalizione, cioè Israele, è da un punto di vista strategico e militare, quasi impossibile. Israele è un membro de facto della NATO. Qualsiasi azione da parte di Israele richiederebbe una "luce verde" da Washington.

Un attacco da parte di Israele potrebbe, tuttavia, essere utilizzato come "il meccanismo d'innesco", che scatenerebbe una guerra totale contro l'Iran, come pure la ritorsione da parte dell'Iran nei confronti di Israele.

A questo proposito, vi sono indizi che Washington potrebbe prevedere la possibilità di iniziale  attacco (sostenuto dagli US) da parte di Israele, piuttosto che una pura e semplice  operazione militare contro l'Iran guidata dagli USA. L'attacco israeliano--anche se condotto in stretto collegamento con il Pentagono e la NATO--verrebbe presentato all'opinione pubblica come una decisione unilaterale di Tel Aviv. Sarebbe quindi utilizzato da Washington per giustificare, agli occhi dell'opinione mondiale, un intervento militare degli Stati Uniti e della NATO per "difendere Israele", invece di attaccare l'Iran. Nell'ambito degli accordi di cooperazione militare esistenti, sia gli Stati Uniti che la NATO sarebbero "obbligati" a "difendere Israele" contro l'Iran e la Siria.

Vale la pena notare, a questo proposito, che fin dall'inizio del secondo mandato di Bush, (l'ex) Vice Presidente Dick Cheney accennò, in termini di certezza, che l'Iran era "proprio in cima alla lista" dei nemici "canaglia" dell'America, e che Israele, per così dire, "bombarderebbe per noi", senza coinvolgimento militare degli Stati Uniti e senza che noi esercitiamo pressioni su di loro "per farlo" (vedi Michel Chossudovsky, Planned US-Israeli Attack on Iran, Global Research, 1 maggio 2005): Secondo Cheney:

"Una delle preoccupazioni della gente è che Israele potrebbe farlo senza che gli venga chiesto... Dato che l'Iran ha una politica dichiarata secondo cui il suo obiettivo è la distruzione di Israele, gli israeliani potrebbero decidere di agire per primi e lasciare il resto del mondo a preoccuparsi di ripulire il pasticcio diplomatico che seguirebbe,"(Dick Cheney, citato da un'intervista di MSNBC, gennaio 2005)

Commentando l'affermazione del Vicepresidente, l'ex consigliere per la sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinski in un'intervista su PBS, ha confermato con qualche apprensione, sì: Cheney vuole che il primo ministro Ariel Sharon agisca per conto dell'America e "lo faccia" per noi:

"Credo che l'Iran sia più ambiguo. E il problema esistente non è certamente la tirannia; ma le armi nucleari. E il vice Presidente oggi in una sorta di una strana istruzione parallela a questa dichiarazione di libertà ha suggerito che gli israeliani possono farlo e infatti ha usato un linguaggio che suona come una giustificazione o anche un incoraggiamento per gli israeliani a farlo."

Quello di cui ci stiamo occupando è un'operazione militare congiunta U.S.-NATO-Israele per bombardare l'Iran, che è stata in fase di pianificazione attiva dal 2004. Il funzionari del Dipartimento della difesa, sotto Bush e Obama, hanno lavorato assiduamente con i loro omologhi militari e di intelligence israeliani, identificando attentamente obiettivi dentro l'Iran. In termini pratici militari, qualsiasi azione da parte di Israele avrebbe dovuto essere pianificata e coordinata ai livelli più alti della coalizione guidata dagli Stati Uniti.

Un attacco da parte di Israele richiederebbe anche un coordinato sostegno logistico U.S. -europa-NATO, in particolare con riguardo al sistema di difesa aerea di Israele, che da gennaio 2009 è completamente integrato in quello degli Stati Uniti e della NATO. (Vedere Michel Chossudovsky, Unusually Large U.S. Weapons Shipment to Israel: Are the US and Israel Planning a Broader Middle East War? Global Research, 11 gennaio, 2009)

Il sistema radar a banda X di Israele  installato all'inizio del 2009 con il supporto tecnico degli Stati Uniti ha "integrato le difese antimissile di Israele con la rete globale americana di rilevamento antimissile [nello spazio], che include satelliti, navi Aegis sul Mediterraneo, Golfo Persico e Mar Rosso e radars Patriot e missili intercettori a terra." (Defense Talk.com, January 6, 2009,)

Ciò significa che Washington, in definitiva, invita a colpire. Gli Stati Uniti piuttosto che Israele controllano il sistema di difesa aerea: '' 'Questo è e rimarrà un sistema radar degli Stati Uniti,'  ha dichiarato il portavoce del Pentagono Geoff Morrell. "Così questo non è qualcosa che noi stiamo dando o vendendo agli israeliani ed è qualcosa che richiederà probabilmente personale degli Stati Uniti in loco per funzionare." " (Citato nel notiziario di Israele, 9 gennaio 2009).

Le forze armate USA sovrintendono al sistema di Difesa Aerea di Israele, che è integrato nel sistema globale del Pentagono. In altre parole, Israele non può avviare una guerra contro l'Iran senza il consenso di Washington. Da qui l'importanza della legislazione cosiddetta "Luce Verde" sponsorizzata al Congresso dal partito repubblicano nell'ambito della House Resolution 1553, che supporta in modo esplicito un attacco israeliano all'Iran:

"La misura, introdotta dal repubblicano del Texas Louie Gohmert e 46 dei suoi colleghi, appoggia l'uso da parte di Israele di "tutti i mezzi necessari "contro l'Iran" compreso l'uso della forza militare."... "Siamo stati costretti ad arrivare a questo. Abbiamo bisogno di mostrare il nostro sostegno ad Israele. Abbiamo bisogno di smettere di giocare con questo alleato critico in un settore difficile."" (Vedere Webster Tarpley, Fidel Castro Warns of Imminent Nuclear War; Admiral Mullen Threatens Iran; US-Israel Vs. Iran-Hezbollah Confrontation Builds On, Global Research, August 10, 2010)

In pratica, la proposta di legge è una "Luce Verde" per la casa bianca e il Pentagono, piuttosto che per Israele. Essa costituisce un'approvazione senza discussione per una guerra contro l'Iran sponsorizzata dagli USA che utilizza Israele come un conveniente trampolino di lancio militare. Essa serve anche come una giustificazione per fare la guerra a difesa di Israele.
In questo contesto, Israele potrebbe infatti fornire il pretesto per fare la guerra, in risposta a presunti attacchi di Hamas o Hezbollah e/o l'attivazione delle ostilità sul confine di Israele con il Libano. È fondamentale comprendere che un "incidente" minore potrebbe essere utilizzato come pretesto per innescare una grande operazione militare contro l'Iran. 
Come sanno i pianificatori militari degli Stati Uniti, Israele (piuttosto che gli Stati Uniti) sarebbe il primo obiettivo di rappresaglia militare da parte dell'Iran. In linea generale, gli israeliani sarebbero vittime di macchinazioni di Washington e del loro stesso governo. È, a questo riguardo, assolutamente fondamentale che gli israeliani si oppongano con forza a qualsiasi azione da parte del governo di Netanyahu per attaccare l'Iran.

Guerra globale: Il ruolo del comando strategico degli Stati Uniti (USSTRATCOM)

Le operazioni militari globali sono coordinate dalle Sedi Centrali del Comando Strategico USA  (USSTRATCOM) presso la base aerea militare di Offutt nel Nebraska, in collegamento con i comandi regionali combattenti unificati (ad esempio. Comando centrale USA in Florida, che è responsabile per il Medio Oriente-regione Asia Centrale, vedi mappa qui sotto) così come le unità di comando della coalizione in Israele, Turchia, Golfo Persico e la base militare di Diego Garcia nell'Oceano Indiano. La pianificazione militare e il processo decisionale a livello di  paese di singoli alleati NATO-U.S. così come "i paesi partner" sono integrati in un disegno militare globale, compresa la militarizzazione dello spazio.

Sotto il suo nuovo mandato, USSTRATCOM ha la responsabilità di "soprintendere ad un piano di attacco globale" con armi nucleari e convenzionali. In gergo militare, è previsto che svolga il ruolo di "integratore globale con missioni di Operazioni Spaziali; operazioni di informazione; Difesa Antimissile Integrata; Comando& Controllo Globale; Intelligence, sorveglianza e ricognizione; Attacco Globale; e deterrenza strategica.... "

Le responsabilità USSTRATCOM includono: "direzione, pianificazione ed esecuzione di operazioni di deterrenza strategica "a livello mondiale, "sincronizzazione delle operazioni e dei piani di difesa missilistica globale", "sincronizzazione dei piani regionali di combattimenti", etc. USSTRATCOM è la principale Agenzia nel coordinamento della guerra moderna.

Nel gennaio 2005, USSTRATCOM fin dall'inizio del dispiegamento militare e stoccaggio diretti contro l'Iran, è stato identificato come "il Comando Combattente leader per l'integrazione e la sincronizzazione degli sforzi a livello del DoD nella lotta contro le armi di distruzione di massa." (Michel Chossudovsky, guerra nucleare contro l'Iran, Global Research, 3 gennaio 2006).

Ciò significa che il coordinamento di un attacco su larga scala contro l'Iran, compresi i vari scenari di escalation all'interno ed oltre la più vasta Regione Asiatica del  Medio Oriente dovrebbe essere coordinato da USSTRATCOM.

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Mappa: Area di competenza Comando Centrale degli Stati Uniti

Armi nucleari tattiche contro l'Iran

Confermato da documenti militari come pure da dichiarazioni ufficiali, sia negli Stati Uniti che in Israele è contemplato l'uso di armi nucleari contro l'Iran. Nel 2006, l'US Strategic Command (USSTRATCOM) ha annunciato che aveva raggiunto una capacità operativa per colpire rapidamente destinazioni in tutto il mondo utilizzando armi nucleari o convenzionali. Questo annuncio è stato fatto dopo lo svolgimento di simulazioni militari USA riguardanti un attacco nucleare  contro un paese immaginario. (David Ruppe, Preemptive Nuclear War in a State of Readiness: U.S. Command Declares Global Strike Capability, Global Security Newswire, 2 dicembre 2005)

Continuità nei confronti dell'era Bush-Cheney: il Presidente Obama in gran parte ha approvato la dottrina dell'uso preventivo di armi nucleari formulata dalla precedente amministrazione. Sotto il  Nuclear Posture Review del 2010, l'amministrazione Obama ha confermato che "essa si riserva il diritto di usare armi nucleari contro l'Iran" per la sua inadempienza verso gli Stati Uniti per quanto riguarda il suo programma di sviluppo di presunte armi nucleari (inesistente). (Opzione nucleare degli Stati Uniti sull'Iran collegata alla minaccia di attacchi israeliani - ipsnews.net IPS, 23 aprile 2010). L'amministrazione Obama ha anche fatto intendere che si potrebbero usare armi nucleari nel caso di una risposta iraniana ad un attacco israeliano contro l'Iran. (Ibid.). Israele ha elaborato i propri "piani segreti" anche per bombardare l'Iran con armi nucleari tattiche:

"I comandanti militari israeliani credono che gli attacchi convenzionali non possono più bastare per annientare le strutture di arricchimento dell'uranio sempre più protette. Molte sono state costruite sotto almeno 70 piedi di calcestruzzo e roccia. Tuttavia, i bunker busters nucleari verrebbero utilizzati solo se fosse escluso un attacco convenzionale e se gli Stati Uniti rifiutassero di intervenire, hanno dichiarato fonti di alto livello." (Revealed: Israel plans nuclear strike on Iran - Times Online, January 7, 2007)

Le istruzioni di Obama sull'uso di armi nucleari contro l'Iran e la Corea del Nord sono coerenti con la dottrina USA post 9/11, che consente l'uso di armi nucleari tattiche in un teatro di guerra convenzionale.

Attraverso una campagna di propaganda che ha ottenuto il sostegno di "autorevoli" scienziati nucleari, le mini-bombe atomiche vengono sostenute come strumento di pace, vale a dire un mezzo per la lotta contro "il terrorismo islamico" e l'installazione della "democrazia" di stile occidentale in Iran. Le armi nucleari a basso potenziale sono stata liquidate come   "per utilizzo sul campo di battaglia". Si prevede che vengano utilizzate contro l'Iran e la Siria nella fase successiva della "guerra al terrorismo" dell'America insieme ad armi convenzionali.

"I funzionari dell'Amministrazione sostengono che le armi nucleari a basso potenziale sono necessarie come credibile deterrente contro gli Stati canaglia. [Corea del Nord, Iran, Siria] La loro logica è che le armi nucleari esistenti sono troppo distruttive per essere utilizzate, tranne in una guerra nucleare su vasta scala. Potenziali nemici potrebbero rendersi conto di questo, così che non considererebbero la minaccia di ritorsioni nucleari come credibile. Tuttavia, armi nucleari a basso potenziale sono meno distruttive, quindi presumibilmente potrebbero essere utilizzate. Questo le renderà più efficaci come deterrente." (Opponents Surprised By Elimination of Nuke Research Funds Defense News November 29, 2004)

Le armi nucleari da utilizzare preferibilmente contro l'Iran sono le armi nucleari tattiche
(Made in America), vale a dire bombe bunker buster con testate nucleari (ad es. B61.11), con una capacità esplosiva tra un terzo fino a sei volte una bomba di Hiroshima. Il B61-11 è la versione"nucleare" della  "convenzionale" BLU 113. o la Guided Bomb Unit GBU-28. Può essere lanciata in modo molto simile alla bomba bunker buster convenzionale. (Vedi Michel Chossudovsky,http://www.globalresearch.ca/articles/CHO112C.html, vedi anche http://www.thebulletin.org/article_nn.php?art_ofn=jf03norris)
Mentre gli Stati Uniti non contemplano l'uso di armi termonucleari strategiche contro l'Iran, l'arsenale nucleare di Israele è in gran parte composto da  bombe termonucleari che vengono impiegate e potrebbero essere utilizzate in una guerra con l'Iran. Nell'ambito del sistema missilistico Jericho‐III  con una gittata tra i 4.800 km ed i 6.500 km, tutto l'Iran sarebbe entro la portata. di Israele

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Bomba bunker buster convenzionale Guided Bomb Unit GBU-27
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B61 bomba bunker buster

Ricaduta radioattiva

Il problema della ricaduta e contaminazione radiottiva, mentre casualmente viene respinto dagli analisti militari NATO-U.S., sarebbe devastante, potenzialmente interesserebbe una vasta area del Medio Oriente (Israele compreso) e la regione dell'Asia centrale.

In una logica assolutamente contorta, le armi nucleari sono presentate come un mezzo per costruire la pace e prevenire "danni collaterali". Le armi nucleari inesistenti dell'Iran sono una minaccia per la sicurezza globale, mentre quelle degli Stati Uniti e di Israele sono strumenti di pace "innocui per la popolazione civile circostante ". 
 
"La madre di tutte le bombe" (MOAB) prevista per essere utilizzata contro l'Iran

Di importanza militare all'interno dell'arsenale di armi convenzionali USA  l'"arma mostro" di 21.500-libbre soprannominata la "madre di tutte le bombe" La  GBU-43/B or Massive Ordnance Air Blast bomb (MOAB) è stata classificata "come l'arma non-nucleare più potente mai progettata" con la resa più grande nell'arsenale convenzionale USA. Il MOAB è stato testato prima di essere distribuito nel teatro di guerra Iraq all'inizio del marzo 2003. Stando alle fonti militari statunitensi, I Capi di Stato Maggiore Riuniti  avevano informato il governo di Saddam Hussein prima di lanciare l'attacco del 2003 che la "madre di tutte le bombe" doveva essere utilizzata contro l'Iraq. (Ci sono stati rapporti non confermati che sia stata utilizzata in Iraq).

Il Dipartimento della difesa ha confermato nell'ottobre del 2009 che intende utilizzare la "madre di tutte le bombe" (MOAB) contro l'Iran. Il MOAB è considerato "ideale per colpire profondamente impianti nucleari interrati come Natanz o Qom in Iran" (Jonathan Karl, Is the U.S. Preparing to Bomb Iran? ABC News, October 9, 2009). La verità è che il MOAB, data la sua capacità esplosiva, comporterebbe perdite civili estremamente grandi. Si tratta di una convenzionale "macchina per uccidere" con una nube a forma di fungo di tipo nucleare.

L'approvvigionamento di quattro MOABs fu commissionato nell'ottobre 2009 al notevole costo di 58,4 milioni di dollari, (14,6 milioni di dollari per ogni bomba). Tale importo comprende i costi di sviluppo e test, nonché integrazione delle bombe MOAB su bombardieri stealth B-2. (Ibid.). Questa acquisizione è direttamente collegata ai preparativi di guerra in relazione all'Iran. La notifica era contenuta a pagina-93 del "promemoria per la riprogrammazione" che comprendeva le seguenti istruzioni:

"Il Dipartimento ha un urgente bisogno operativo (UON-Urgent Operational Need) di acquisire la capacità di colpire obiettivi duri e profondamente interrati in ambienti ad alta minaccia. Il MOP [Mother of All Bombs-la madre di tutte le bombe] è l'arma di scelta per soddisfare i requisiti della UON [Urgent Operational Need]." Precisa inoltre che la richiesta è approvata dal Pacific Command (che ha responsabilità sulla Corea del Nord) e dal comando centrale (che ha la responsabilità sull'Iran)." (ABC News, op cit, enfasi aggiunta). Per consultare la richiesta di riprogrammare (pdf) clicca qui

Il Pentagono sta pianificando un processo di vasta distruzione delle infrastrutture e incidenti di massa tra i civili attraverso l'uso combinato di armi nucleari tattiche e mostruose bombe convenzionali con nubi a forma di fungo, compreso il MOAB e il più grande GBU-57A/B o Massive Ordinance Penetrator (MOP), che sorpassa il MOAB in termini di capacità esplosiva.
Il MOP è descritto come "una nuova potente bomba diretta agli impianti nucleari sotterranei dell'Iran e Corea del Nord. La bomba gigantesca — più di 11 persone in piedi spalla a spalla [vedi immagine qui sotto] o più di 20 piedi dalla base alla punta "(vedi Edwin Black, "Super Bunker-Buster Bombs Fast-Tracked for Possible Use Against Iran and North Korea Nuclear Programs", Cutting Edge, September 21 2009)
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"Madre di tutte le bombe" (MOAB)
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GBU-57A/B messa Ordnance Penetrator (MOP)

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MOAB: le schermate del test: esplosione e nube a fungo

Stato di avanzamento degli armamenti: "Guerra resa Possible attraverso nuove tecnologie"

Il processo decisionale dei militari USA in relazione all'Iran è sostenuto da Star Wars, la militarizzazione dello spazio e la rivoluzione nelle comunicazioni e sistemi di informazione. Dati i progressi della tecnologia militare e lo sviluppo di nuovi sistemi di armamenti, un attacco contro l'Iran potrebbe essere notevolmente diverso in termini di una combinazione di sistemi di armi, rispetto alla guerra lampo del  marzo 2003 lanciata contro l'Iraq. L'operazione Iran prevede l'utilizzo dei più avanzati sistemi di armi a sostegno delle sue incursioni aeree. Con ogni probabilità, saranno testati nuovi sistemi di armi.

Il Progetto per un Nuovo Secolo Americano del 2000 (PNAC) intitolato Ricostruire le Difese dell'America, ha delineato il mandato dei militari americani in termini di Guerre su larga scala, per essere condotte simultaneamente in diverse regioni del mondo:

"Combattere e conquistare decisamente multipli, simultanei teatri di guerra".

Tale formulazione equivale ad una guerra globale di conquista da parte di un'unica superpotenza imperiale. Il documento PNAC viene chiamato anche la "rivoluzione negli affari militari", per la trasformazione delle forze da sfruttare, vale a dire l'attuazione della "guerra resa possibile grazie alle nuove tecnologie". (Vedere il progetto per un nuovo secolo americano, Ricostruire le Difese dell' America Washington DC, settembre 2000, pdf). Quest'ultimo consiste nello sviluppare e perfezionare lo stato dell'arte globale di una macchina per uccidere basata su un arsenale di nuove armi sofisticate, che alla fine potrebbero sostituire i modelli esistenti.

"Così, si può prevedere che il processo di trasformazione sarà infatti un processo in due fasi: prima di transizione, quindi di trasformazione più approfondita. Il punto di rottura ci sarà quando una preponderanza di nuovi sistemi di armamenti comincerà ad entrare in servizio, forse quando, ad esempio, veicoli aerei senza equipaggio inizieranno ad essere numerosi come gli aerei con equipaggio. A questo proposito, il Pentagono dovrebbe essere molto cauto nel fare grandi investimenti in nuovi programmi – carri armati, aerei, portaerei, ad esempio – che impegnerebbero le forze americane in attuali modelli di guerra per molti decenni a venire. (Idem, enfasi aggiunta )

La guerra contro l'Iran potrebbe davvero segnare questo cruciale punto di rottura, con nuovi sistemi di armi spaziali applicate al fine di disattivare un nemico che ha significative capacità militari convenzionali, tra cui più di mezzo milione di forze di terra.

Armi elettromagnetiche

Armi Elettromagnetiche potrebbero essere utilizzate per destabilizzare i sistemi di comunicazione dell'Iran, disattivare i generatori di energia elettrica, minare e destabilizzare comando e controllo, infrastrutture governative, trasporti, energia, ecc.. All'interno della stessa famiglia di armi, tecniche di modifiche ambientali (ENMOD) (guerra Meteo) sviluppate all'interno del programma HAARP potrebbero anche essere applicate. (Vedere Michel Chossudovsky, "Owning the Weather" for Military Use, Global Research, September 27, 2004). Questi sistemi di armi sono pienamente operativi. In questo contesto, il documento dell'aviazione militare AF 2025 ha riconosciuto esplicitamente applicazioni militari di tecnologie di modificazione Meteo:

"La Modifica del tempo diventerà parte della sicurezza nazionale e internazionale e potrebbe essere eseguita unilateralmente... Essa potrebbe avere applicazioni offensive e difensive ed  essere utilizzata anche per scopi di dissuasione. La capacità di generare pioggia, nebbia e tempeste sulla terra o di modificare il tempo nello spazio, migliorare le comunicazioni attraverso modifiche della ionosfera (l'uso di specchi nella ionosfera), e la produzione di Meteo artificiale fanno tutti parte di un insieme integrato di tecnologie che possono fornire una sostanziale crescita negli Stati Uniti, o degrado della capacità di un avversario, per raggiungere consapevolezza globale, capacità, e potere. " (Air Force 2025 Final Report, Vedi anche US Air Force: Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025, AF2025 v3c15-1 | Weather as a Force Multiplier: Owning... | (Ch 1) su www.fas.org).

Radiazioni elettromagnetiche che rendono possibile "danneggiare la salute da remoto" potrebbero anche essere previste nel teatro di guerra. (Vedi Mojmir Babacek, Electromagnetic and Informational Weapons:, Global Research, August 6, 2004). A sua volta, nuovi impieghi di armi biologiche da parte dei  militari statunitensi potrebbero anche essere previsti come suggerito dal PNAC: "Avanzate forme di guerra biologica adatta a "colpire" specifici genotipi possono trasformare la guerra biologica dal Regno del terrore in uno strumento politicamente utile." (PNAC, op. cit., p. 60).

Le capacità militari dell'Iran: missili a medio e lungo raggio

L'Iran ha avanzate capacità militari, tra cui missili a medio e a lungo raggio in grado di raggiungere obiettivi in Israele e negli Stati del Golfo. Quindi l'accento dell'Alleanza Israele-U.S.-NATO sull'uso di armi nucleari, che sono previste per essere utilizzate sia preventivamente che in risposta ad un attacco missilistico iraniano di ritorsione.

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Gittata dei missili  Shahab dell'Iran. Copyright Washington Post

Nel novembre 2006, tests dell'Iran con missili superficie 2 sono stati caratterizzati da una pianificazione precisa in un'operazione allestita con cura. Secondo un autorevole esperto di missili americano (citato da Debka), "Gli iraniani hanno dimostrato una tecnologia moderna nel lancio di missili che l'Occidente non aveva mai saputo possedesse". (Vedere Michel Chossudovsky, Iran's "Power of Deterrence"  Global Research, November 5, 2006) Israele ha riconosciuto che "Shehab-3, la cui gittata è 2.000-km rende Israele, Medio Oriente ed Europa a portata di mano" (Debka, 5 novembre 2006)

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Secondo Uzi Rubin, ex capo del programma di missili anti-balistici di Israele, "l'intensità dell'esercitazione militare era senza precedenti... Essa è stata pensata per fare impressione--e ha fatto impressione". (www.cnsnews.com 3 novembre 2006)

Le esercitazioni del 2006, mentre creavano agitazione negli Stati Uniti e Israele, non hanno modificato in alcun modo la determinazione U.S.-NATO-Israele a scatenarsi sull'Iran.

Teheran ha confermato in diverse dichiarazioni che risponderà se verrà attaccato. Israele sarebbe immediatamente oggetto di attacchi missilistici iraniani come confermato dal governo iraniano. La questione del sistema di difesa aerea di Israele è pertanto cruciale. USA e strutture militari alleate negli Stati del Golfo, Turchia, Arabia Saudita, Afghanistan e Iraq potrebbero anche essere prese di mira da parte dell'Iran.

Forze di terra dell'Iran

Mentre l'Iran è circondato dagli Stati Uniti e da basi militari alleate, la Repubblica islamica ha notevoli capacità militari. (Vedere mappe qui sotto) Ciò che è importante riconoscere sono le grandi dimensioni delle forze di terra iraniane in termini di personale (esercito, Marina, aviazione) se paragonate alle forze degli Stati Uniti e della NATO impegnate in Afghanistan e in Iraq.

Di fronte ad un'insurrezione ben organizzata, le forze della coalizione sono già sovrautilizzate in Afghanistan e in Iraq. Queste forze sarebbero in grado di far fronte se le forze terrestri iraniane si inserissero nel campo di battaglia esistente in Iraq e in Afghanistan? Il potenziale del movimento di resistenza agli Stati Uniti ed all'occupazione degli alleati inevitabilmente ne risentirebbe.

Le forze terrestri iraniane sono dell'ordine di 700.000 di cui 130.000 sono soldati professionisti, 220.000 sono i militari di leva e 350.000 sono riservisti. (Vedere esercito Repubblica islamica dell'Iran  - Wikipedia). Ci sono 18.000 militari nella marina dell'Iran e 52.000 nella forza aerea. Secondo l'Istituto internazionale di studi strategici, "la guardia rivoluzionaria ha un personale di 125.000 stimato in cinque rami: la Marina, l'aeronautica e le forze di terra; e la Quds Force (forze speciali)." Secondo  il CISS, Basij la forza paramilitare del volontariato dell'Iran controllata da guardie rivoluzionarie "ha una stima di 90.000 elementi in uniforme attivi a tempo pieno, 300.000 reservisti e un totale di 11 milioni di uomini che possono essere mobilitati se necessario" (forze armate della Repubblica islamica dell'Iran - Wikipedia), in altre parole, l'Iran può mobilitare fino a mezzo milione di truppe regolari e diversi milioni appartenenti alla milizia. Le forze speciali di al-Quds sono già operanti all'interno dell'Iraq.
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Strutture Militari USA e degli alleati circondano l'Iran

Per diversi anni l'Iran ha condotto i suoi addestramenti e le sue esercitazioni di guerra. Mentre la sua forza aerea ha delle debolezze, i suoi missili a lunga e media gittata sono pienamente operativi. La forza militare dell'Iran è in uno stato di allerta. Concentrazioni di truppe iraniane sono attualmente a pochi chilometri dei confini afghani e iracheni e nelle vicinanze del Kuwait. La Marina iraniana è distribuita nel Golfo Persico nelle vicinanze di USA e strutture militari degli alleati negli Emirati Arabi Uniti.
Vale la pena notare che in risposta all'accumulo militare dell'Iran, gli Stati Uniti hanno trasferito grandi quantità di armi ai loro alleati non-NATO del Golfo Persico compreso il Kuwait e l'Arabia Saudita.

Mentre le armi avanzate dell'Iran  non si possono paragonare a quelle degli Stati Uniti e della NATO, le forze iraniane sarebbero in grado di infliggere perdite sostanziali alle forze della coalizione in un teatro di guerra convenzionale, sul terreno di Iraq o  Afghanistan. Le truppe di terra iraniane ed i carri armati nel dicembre 2009 attraversarono la frontiera per entrare in Iraq senza essere affrontati o contestati dalle forze alleate e occuparono un territorio conteso  nel settore orientale del giacimento petrolifero Maysan.

Anche nel caso di un'efficace guerra lampo, diretta contro strutture militari dell'Iran, i suoi sistemi di comunicazione, ecc attraverso massicci bombardamenti aerei, utilizzando i missili da crociera, bombe convenzionali bunker buster  ed armi nucleari tattiche, una guerra con l'Iran, una volta avviata, alla fine potrebbe condurre ad una guerra di terra. Questo è qualcosa che i pianificatori militari degli Stati Uniti senza dubbio hanno contemplato nel loro scenari di guerra simulata.

Un'operazione di questo tipo comporterebbe notevoli vittime militari e civili, in particolare se venissero utilizzate armi nucleari.

Anche il bilancio aumentato per la guerra in Afghanistan, attualmente in discussione al Congresso  è destinato ad essere utilizzato nell'eventualità di un attacco contro l'Iran.

All'interno di uno scenario di escalation, truppe iraniane potrebbero attraversare la frontiera in Iraq e in Afghanistan.

A sua volta, l'escalation militare usando armi nucleari potrebbe portarci in uno scenario di III guerra mondiale, che si estenderebbe oltre la regione dell'Asia centrale del Medio Oriente.

In un senso molto reale, questo progetto militare, che è sul tavolo da disegno del Pentagono da più di cinque anni, minaccia il futuro dell'umanità.

In questo saggio ci siamo concentrati sui preparativi di guerra. Il fatto che i preparativi di guerra siano in uno stato avanzato non implica che tali piani di guerra saranno effettuati.

L'Alleanza U.S.-NATO-Israele si rende conto che il nemico ha notevoli capacità di risposta e di ritorsione. Questo fattore di per sé è stato cruciale negli ultimi cinque anni negli Stati Uniti e nei paesi alleati per la decisione di rinviare l'attacco all'Iran.

Un altro fattore cruciale è la struttura delle alleanze militari. Considerando che la NATO è diventata una formidabile forza, l'organizzazione di cooperazione Shanghai (SCO), che costituisce un'alleanza tra Russia e Cina e un certo numero di ex repubbliche sovietiche è stata notevolmente indebolita.

Le minacce militari degli Stati Uniti  nei confronti di Cina e Russia sono destinate ad indebolire la SCO e scoraggiare qualsiasi forma di azione militare degli alleati dell'Iran nel caso di un attacco america-NATO-israele.

Quali sono le forze compensative che potrebbero impedire il verificarsi di questa guerra? Ci sono numerose forze in sviluppo che lavorano all'interno dell'apparato di stato americano, il Congresso degli Stati Uniti, il Pentagono e la NATO.

La forza principale nell'impedire che si verifichi una guerra, in definitiva, proviene dalla base della società, che richiede un'azione energica anti-guerra da parte di centinaia di milioni di persone su tutta la terra, a livello nazionale ed internazionale.

Le persone devono mobilitarsi non solo contro questa agenda militare diabolica, devono essere contestati anche le autorità ed i funzionari di stato.

Questa guerra può essere evitata se le persone affronteranno con forza i loro governi, faranno pressione sui loro rappresentanti eletti, si organizzeranno a livello locale in città, villaggi e comuni, diffonderanno la parola, informeranno i loro concittadini sulle implicazioni di una guerra nucleare, avvieranno dibattiti e discussioni all'interno delle forze armate.

Lo svolgimento di manifestazioni di massa e proteste antiguerra non sono sufficienti. È necessario lo sviluppo di una rete antiguerra su una base ampia e ben organizzata che sfida le strutture di potere e autorità.

Ciò che serve è un movimento di massa di persone che contestano con forza la legittimità della guerra, un movimento di persone a livello globale che criminalizza la guerra.

Michel Chossudovsky è un premiato autore, professore di economia (Emerito) presso l'Università di Ottawa e direttore del centro per la ricerca sulla globalizzazione (CRG), Montreal. Egli è l'autore de 'la globalizzazione della povertà' e de 'il nuovo ordine mondiale' (2003) e "Guerra al terrorismo dell'America" (2005). È anche un collaboratore dell'enciclopedia Britannica. I suoi scritti sono stati pubblicati in più di venti lingue. Può essere raggiunto presso il sito web  globalresearch.ca

Nota dell'autore: Cari lettori di Global Research, gentilmente diffondete  questo testo in lungo e in largo ad amici e parenti, sui forum internet, all'interno del posto di lavoro, nel vostro quartiere, a livello nazionale e internazionale, al fine di invertire la marea di guerra. Diffondete la parola!

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Fonte: Global Research
Traduzione: Dakota Jones