di Umberto Bianchi
minorenzaglia
In un’Italia sempre più narcotizzata e lobotomizzata da grandi fratelli, da ipocriti solidarismi in salsa buonista e da un continuo martellamento catastrofista per cui, “o si fa così o si muore” ovvero, o si accettano passivamente e codinamente tagli, gabelle, degrado, miseria e sfruttamento o “si muore”, ovverosia i grandi centri del potere economico finanziario, via via interpretati da vari attori e comparse( quali Francia, Germania, Gran Bretagna, Usa, Israele, FMI, Nazioni Unite e via via tanti altri ancora…), non realizzano i propri profitti e puntano i piedini ed allora sono guai grossi per tutti. Guai che vanno dagli ostracismi davanti ad una pubblica opinione ammaestrata al politically correct, sino alle sanzioni, ai sabotaggi, arrivando alla vera e propria eliminazione fisica del dissenziente, attraverso la detenzione, se di singoli trattasi o, se parliamo di nazioni o intere comunità, attraverso “bombardamenti umanitari”.
Ma, anche nell’Italietta dei Vespa, dei Fede, dei Celentano e delle farfallette di Belèn, della dabbenaggine elevata a criterio di pensiero dominante, bene, anche in questa Italia c’è qualcuno che ha il coraggio di dire “NO”. No ad inquinamento, degrado, miseria, sporcizia, profitti (per gli altri), privatizzazioni di utili a vantaggio di pochi, condivisione di perdite per un’intera comunità…
I folli progetti degli eurocrati che dell’Italia e dell’Europa vorrebbero fare un’unica, immensa, pista asfaltata e chiodata di binari, un lurido cantiere, una nuova discarica a cielo aperto (come ahimè è avvenuto nel Meridione della nostra penisola, vedi “Gomorra”, sic!) alla faccia di bellezze naturali, tradizioni, salute degli abitanti che ci vivono, perché a Bruxelles così han deciso, per far contente le cosiddette “imprese” a cui oramai tutto deve essere indiscutibilmente consentito, quei folli progetti, dicevamo, si sono una volta tanto arenati dinnanzi alla pugnace volontà degli abitanti della Val di Susa, il cui unico, imperdonabile peccato è aver detto di “NO”. E allora urla, botte, lacrimogeni e tante, troppe polemiche.