La finanza, senza il lavoro socialmente utile degli altri, non riesce a trasformare le cifre in beni tangibili
Tito Pulsinelli
La filastrocca del Palazzo è mutevole come il clima, però più inattendibile dei vaticini dei metereologi. Questi predicono il futuro immediato, i globalisti tentano di giustificare il presente trasfigurando la carestia con esorcismi insulsi. Tranquilli, il sol dell’avvenire brillerà sul miraggio della “+Europa” in arrivo sul binario morto. Involontaria e maldestra comicità, sempre più provocatoria. Dopo la teologia-delle-liberizzazioni, spacciano la terapia dell’anoressia come un manuale dell’obesità. In nome e per conto della pirateria che ingrassa con la socializzazione del passivo delle sue bancarotte, recidive e continuate.
Trionfa la mentalità da basso impero, nepotismo, malcostume esibito e sfrontato, psicosi da ultima spiaggia: ultimo giro, ultimi regali? Come quei Romani che alla quinta invasione dei barbari -mentre saccheggiavano l'erario- continuavano a ribadire che ci voleva più espansionismo. Crescita? Siamo all’auto-amputazione, alla liquidazione degli ultimi scampoli di beni pubblici strategici: l’ENI all'asta per la gioia degli anglosassoni. Un toccasana, dopo la seconda guerra di Libia combattuta per perdere le concessioni petrolifere e l’export.
