sabato 13 ottobre 2012

MiG-31 in difesa della regione artica russa!

Bollettino Aurora

Zebra Station Polaire RIA Novosti, Mosca, 25 settembre 2012

mig31

Questo potrebbe essere il titolo di una nuova avventura di Buck Danny, ma sarà una realtà strategica, proprio per gli Stati Uniti, tra un paio di settimane: la Russia schiererà dei MiG-31 per colmare il vuoto nello strategico fronte artico, in attesa dell’entrata in servizio dei nuovi radar di allarme antimissile Voronezh-M e Voronezh-DM. L’annuncio arriva al termine di un’importante esercitazione combinata tra la marina e la difesa costiera russe.

La Russia schiererà entro il 2013, un gruppo di caccia-intercettori a grande raggio MiG-31 nell’arcipelago della Novaja Zemlja, nel Mar Glaciale Artico della Russia, per proteggere il territorio contro un possibile attacco da Nord, informa il quotidiano Izvestia facendo riferimento al Ministero della Difesa. “Si prevede che questo gruppo sia una componente della difesa aerea e  missilistica russa in via di realizzazione. Il MiG-31 è in grado di intercettare non solo aerei nemici, ma anche missili da crociera a testata nucleare nello spazio tra il Mar di Barents e il Mar di Laptev“, riferiva una fonte del Ministero della Difesa russo. Il su citato giornale ha, inoltre, spiegato che nel nord della Russia la rete radar non è abbastanza densa. Lo schieramento nel settore dei MiG-31, in grado di individuare un bersaglio a una distanza di 200 km, è quindi di grande attualità. Il gruppo aereo in questione sarà schierato sulla base aerea di Rogachevo, in Novaja Zemlja.

28 buone domande che i media mainstream dovrebbero farsi

The Economic Collapse

28-Good-QuestionsPerché oggi c'è così poca fiducia nei media mainstream? La stima per la CNN si è ridotta ai minimi storici nel corso degli ultimi mesi. Un recente sondaggio Gallup ha rivelato che il 60 per cento degli americani “ha poca o nessuna fiducia" nei media mainstream. Si tratta di un livello record secondo la Gallup.

Allora, perché sta succedendo questo? Purtroppo, la verità è che i media mainstream hanno smesso di dire la verità molto tempo fa. I media mainstream hanno un'agenda, e gli americani  cominciano a capirlo. C'era un tempo in cui il controllo delle notizie negli Stati Uniti era almeno in parte decentrato. Ma ora ci sono solo sei gigantesche corporazioni dei media che controllano quasi tutto ciò che vediamo, sentiamo e guardiamo.

La versione delle "notizie" che ci danno è progettata per servire gli interessi di quei giganti aziendali e di altri giganti aziendali che spendono miliardi di dollari per pubblicizzare i loro prodotti attraverso i media. Guardare le notizie in televisione può essere un'esperienza estremamente frustrante in questi giorni. Sì, contengono piccoli pezzi e bocconi di verità, ma bisogna guardare un sacco di "infotainment" per arrivare a quei pezzi e bocconi. Questo è uno dei motivi per cui i "media alternativi" sono totalmente esplosi negli ultimi anni. Il popolo americano ha fame di verità, e si rivolge sempre più spesso a fonti alternative di notizie su Internet, nel tentativo di trovarla.

Viviamo in un'epoca in cui il mondo sta cambiando più rapidamente che mai. Quasi tutto ciò che può essere stravolto è stato stravolto, e chiunque abbia un briciolo di cervello si rende conto che stiamo per affrontare sfide che le generazioni precedenti non avrebbero nemmeno potuto immaginare.

Non vi è certamente carenza di notizie, ma invece di concentrarsi sulle questioni terribilmente importanti che abbiamo di fronte, i media mainstream ci forniscono un flusso infinito di fuffa, scandali e celebrità.

Basta controllare alcuni dei titoli che ho trovato sulle prime pagine di oggi  dei principali siti web di notizie ....

venerdì 12 ottobre 2012

Nobel per la pace all’Unione Europea

Voci dalla strada

morte-europa

Il premio Nobel per la pace 2012 è stato attribuito all’Unione Europea: “per oltre 60 anni ha contribuito all’avanzamento della pace, della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa“, è stato spiegato nelle motivazioni del premio. Fra le primissime reazioni quella del presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, che si è detto “onorato e toccato” dal riconoscimento.

Il comitato norvegese ha scelto di attribuire il premio alla Ue per gli sforzi compiuti a favore dell’unità del continente, a favore della ricostruzione dopo la Seconda guerra mondiale e per il suo ruolo nel favorire la stabilità degli ex paesi comunisti dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989.

Di Italo Romano
Oltre La Coltre

Dopo aver assegnato al guerrafondaio Barak Obama il premio 2009, quest’anno si va oltre i confini della realtà. Diciamo le cose come stanno, l’Unione europea, schiacciata dalla crisi economica e dal “rigore” delle misure di austerità imposte dalla finanza internazionale, è fautore di tutto fuorché della serena e civile convivenza tra i popoli.

Aleggiano venti di guerre civili e rivolte, ma non importa, perché grazie al totalitarismo per gradi targato UE, sta per sorgere il mega stato centralizzato tanto agognato e desiderato dai poteri forti che dirigono le sorti del mondo. Esso è il primo tassello di un progetto mondiale.

giovedì 11 ottobre 2012

Fondo monetario internazionale, la longa manus degli Usa

FMI

Anche con un direttore francese, l’organismo usuraio di Washington conferma il suo ruolo di difensore dello status quo

di Filippo Ghira
Rinascita

Il Fondo monetario internazionale, pur essendo diretto da una tecnocrate francese, come l’ex ministro delle Finanze, Christine Lagarde, continua ad evidenziarsi come una estensione della finanza statunitense.

Applicando alla perfezione l’apologo della trave e della pagliuzza, il Fmi ha messo sotto accusa il debito dei Paesi dell’euro intimando agli interessati di ridurlo, attraverso lo smantellamento dello Stato sociale. Ma poi, come sempre, ignorando l’enorme debito pubblico (oltre il 100% del Prodotto interno lordo) degli Stati Uniti. Non a caso, il primo contribuente del Fmi.

Il rapporto annuale del Fmi, reso noto in occasione della riunione in comune a Tokyo con il direttivo della Banca Mondiale, continua ad insistere in questa linea anti-europea sostenendo che i Paesi dell’Unione debbano fare di più perché l’Eurozona rappresenta la principale preoccupazione dei mercati.

Insomma nonostante quelli che il Fmi definisce “i notevoli sforzi compiuti”, ossia il taglio della spesa pubblica e lo smantellamento dello Stato sociale, i rischi per la stabilità finanziaria sono aumentati e la fiducia del sistema è molto precaria.

Una visione delle cose davvero incredibile quella del Fmi se soltanto si pensa che la vera e continua destabilizzazione dei mercati finanziari viene dall’enorme debito pubblico Usa che democratici e repubblicani in agosto si sono accordati per portare “legalmente” sopra il 100% del Pil; viene da un debito che sale al 130% considerando pure quello delle amministrazioni dei singoli Stati della Federazione; viene dall’altrettanto enorme disavanzo commerciale degli Usa, pari a 600 miliardi di dollari; e viene infatti dalla continua emissione di dollari con la quale Washington inonda il mondo, in parte per pagare le proprie importazioni, in parte perché non gli costa nulla.

E' frode accettare ciò che non possiamo pagare

da Teste Libere

Dalla Merkel in Grecia, alle misure in Italia (con l'aumento dell'IVA)...chi è che decide? chi è che ci costringe a misure sempre più opprimenti? Chi decide delle nostre tasse?

Fonte: Teste Libere 10 ottobre 2012

mercoledì 10 ottobre 2012

Václav Klaus: “La distruzione della democrazia in Europa potrebbe essere nella sua fase finale”

Pubblicato su ARS da AlbaKan                        

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“I politici ‘con due facce‘ hanno aperto la porta ad un superstato dell’UE rinunciando alla democrazia”, ha detto il veterano statista ceco Václav Klaus, a Bruno Waterfield.

La nuova spinta verso una federazione dell’Unione europea, completa di un proprio capo di Stato e dell’esercito, è la “fase finale” della distruzione della democrazia e dello Stato-nazione, ha messo in guardia il presidente della Repubblica Ceca.

In un’intervista con il Sunday Telegraph, Václav Klaus avverte che i politici “con due facce”, compresi i Conservatori, hanno aperto la porta ad un superstato UE cedendo democrazia, in quella che è una fugadalla credibilità e dalla responsabilità verso i loro elettori.

“Dobbiamo pensare a come ripristinare la nostra indipendenza e la nostra sovranità. Questo è impossibile all’interno di una federazione. L’UE dovrebbe muoversi in una direzione opposta”, ha detto.

La settimana scorsa, la Germania, la Francia e altri nove dei più grandi paesi d’Europa hanno chiesto di mettere fine ai veti delle nazioni in materia di politica di difesa mentre Guido Westerwelle, ministro degli Esteri tedesco, ha sollecitato la creazione di un presidente europeo  eletto direttamente “che nomina personalmente i membri del suo governo europeo”.

Il signor Westerwelle, facendo riferimento all’opposizione britannica, ha chiesto che gli Stati nazionali siano privati del diritto di veto in materia di difesa per “impedire che un singolo Stato membro possa essere in grado di ostacolare le iniziative”, che “potrebbero eventualmente coinvolgere un esercito europeo”.

lunedì 8 ottobre 2012

Elezioni in Venezuela: perché Chávez ha vinto

di Antonio Moscato (sito)
AgoraVox

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Contro tutte le previsioni interessate della maggior parte della stampa europea, anche di centrosinistra, Hugo Chávez ha vinto ancora una volta, e con un margine tale da impedire contestazioni: 54,42% Chávez, 44,97% per Capriles. Non il 70% che nell’esaltazione della campagna era stato chiesto dal presidente, ma sempre un risultato ottimo. Gli elettori dell’area NI-Ni (“Né-Né”), cioè i delusi dal bolivarismo che non volevano però votare per la destra, e che costituirebbero il “Terzo Venezuela”, non sono risultati così numerosi, e in ogni caso hanno eroso solo marginalmente il consenso al presidente.

Un dato sottovalutato dai commentatori ostili (e sorpresi) è l’alta affluenza alle urne, che ha imposto in molti seggi il prolungamento del voto per oltre un’ora, fino all’esaurimento delle code. I votanti hanno superato l’80% degli aventi diritto, segno inequivocabile di una passione politica che in Europa (per non parlare degli Stati Uniti) non esiste più da molti anni.

La ossessiva speculazione dell’opposizione sulle condizioni di salute del presidente, e quindi sul rischio che a breve scadenza gli possa subentrare qualcuno degli esponenti meno amati dell’apparato che lo circonda, non ha funzionato. Altra cosa sarà verificare se nelle elezioni dei governatori che si terranno il 16 dicembre il PSUV manterrà la stessa maggioranza, o se continuerà la dinamica che ha già portato l’opposizione al governo di alcuni degli Stati più popolosi in cui i candidati “bolivariani” erano considerati inefficienti, o corrotti, e in ogni caso non erano stati scelti dalla base.

Aggredire la Democrazia: Chavez, gli Stati Uniti e la destabilizzazione del Venezuela

Bollettino Aurora

Eric Draitser, StopImperialism.com, 5 ottobre 2012

chavez

Il Venezuela va alle urne questa domenica, in un’elezione che molti vedono quale referendum sul presidente Chavez e le sue politiche. Anche se vi è sicuramente una tale dimensione, il significato delle elezioni va ben al di là delle opinioni politiche e dei litigi partigiani, andando al cuore dello Stato venezuelano. Questo perché le elezioni saranno utilizzate come copertura per un tentativo di rovesciare, con la forza bruta se necessario, il governo democraticamente eletto, mettendo al suo posto un governo più sensibile agli interessi degli Stati Uniti. Ciò dovrebbe suonare familiare. È esattamente la stessa tattica provata nel 2002, con un colpo di stato istigato dagli USA che, anche se per breve tempo, depose Chavez, ma che in ultima analisi non riuscì. Ora, dieci anni dopo, la classe dominante imperialista degli Stati Uniti è pronta a cimentarsi ancora una volta in un cambiamento di regime in Venezuela.

La destabilizzazione strategica

Le elezioni di domenica rappresentano l’occasione ideale per l’intelligence USA di avviare una sorta di colpo di stato o rivoluzione “colorata” in Venezuela. Tuttavia, al fine di raggiungere questo obiettivo insidioso, vi sono strategie e tattiche molto specifiche, e rischi che devono essere compresi. Nel suo articolo, pubblicato dal Council on Foreign Relations, l’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Venezuela Patrick Duddy presenta una serie di scenari dove l’elezione diventa il fulcro di una campagna di destabilizzazione. Forse il più importante di questi scenari, che sarebbe in linea con la tradizione delle “rivoluzioni colorate” in tutto il mondo, è l’esplosione di violenze nelle prime ore dalla proclamazione del vincitore.

sabato 6 ottobre 2012

La magistratura sequestra il Muos

di  Redazione Contropiano

muos

Primo importante risultato della campagna No Muos. La magistratura ha disposto il sequestro della struttura.

La stazione che ospita il sistema satellitare di telecomunicazioni ad altissima frequenza (UHF) delle forza armate Usa, costruita in una riserva naturale a Niscemi (Caltanissetta), è stata sequestrata dalla magistratura per violazione delle leggi sull'ambiente. Oggetto del sequestro sono stati l'area e gli impianti del sistema di comunicazioni 'Mobile usaer objective sistem' (Mous) della stazione 'Naval radio transmitter facility' (Nrtf) di contrada Ulmo.

Il provvedimento è stato emesso dal Gip su richiesta della Procura di Caltagirone, a conclusione di indagini avviate nel luglio del 2011. La stazione radio si trova nella riserva naturale 'Sughereta di Niscemi', area a inedificabilità assoluta, in un sito di interesse comunitario.

L'esecuzione del sequestro preventivo è stata affidata a carabinieri ed agenti della polizia municipale presso la Procura di Caltagirone, con l'ausilio dei carabinieri della compagnia di Sigonella e degli avieri del 41/o Stormo.

venerdì 5 ottobre 2012

Siria: elmetti pronti. All’autodistruzione

terzi
Un ministro per conto Terzi che fa talmente bene il suo lavoro da mettersi a disposizione anche prima che gli venga chiesto

di Alessia Lai
Rinascita

Gli è corso un brivido lungo la schiena.

Non era paura, era la prospettiva di poter mettere presto l’elmetto. Pare di vederli, i politicanti, i think tank, gli opinionisti, i giornalisti embedded. Quelli con l’elmo virtuale, pronti a blaterare sulla necessità di porre un freno al dittatore Assad, rinvigorendo la retorica sulle vittime civili, sul popolo represso, sulle  malefatte del regime. Gli altri con quello vero, corredato da giubbetto antiproiettile, pronti a partire al seguito dei “liberatori”. Non potrebbero vivere gli uni senza gli altri, frutto marcio della dittatura – stavolta vera – globale.

Incontinenza di parole e scritti, con un ministro per conto Terzi che fa talmente bene il suo lavoro da mettersi a disposizione anche prima che gli venga chiesto. E con parolai – video, audio, su carta – che hanno un’idea molto personale, ma ampiamente vantaggiosa, della matematica. Nel loro pallottoliere i cinque soldati morti nello strano bombardamento siriano sulla Turchia diventano una strage. Niente in contrario, cinque morti possono essere una strage. Lascia perplessi, però, che i 21 soldati siriani uccisi ieri mattina a Damasco in un attentato e i quasi quaranta civili uccisi il giorno prima dalle bombe jiadiste ad Aleppo, non solo non rientrino nella stessa categoria, ma proprio spariscano dal pallottoliere. Questione di passaporto.

È disarmante, e profondamente triste, che queste persone non sentano la responsabilità del loro volere a tutti costi una guerra, dell’essere in prima fila nel “Dagli al dittatore”. Non è esagerato vederli come la materializzazione degli ultimi colpi di coda di un Occidente avvelenato da se stesso. Sono gli stessi che guidano i nostri Paesi verso crisi insanabili, cancellando diritti e togliendo futuro, e gli stessi che di questo parlano e scrivono come di “misure necessarie”. I cantori del “nostro” scintillante, moderno, democratico  Occidente, del quale – non a caso – la Turchia anela a far parte. Ormai un mostro, che riconosce il proprio nemico in un Paese che racchiude in se la nascita e la storia della nostra stessa civiltà. Si chiama autodistruzione, se ne rendessero conto.

Fonte: Rinascita 4 Ottobre 2012

La Turchia tenta di provocare una guerra contro la Siria

Bollettino Aurora

La Turchia spara sulla Siria dopo che degli sconosciuti hanno attaccato una città di confine turca
Tony Cartalucci, Land Destroyer, 3 ottobre 2012

Dopo aver ospitato terroristi stranieri e sostenuto le loro operazioni lungo tutto il confine siriano-turco per oltre un anno, la Turchia, membro della NATO, ha sostenuto di aver risposto militarmente contro “obiettivi” in Siria, per un presunto attacco al territorio turco che essa attribuisce al governo siriano. Nonostante le organizzazioni terroristiche pesantemente armate che operano in gran numero su entrambi i lati del confine turco, con l’esplicita approvazione e il supporto logistico della Turchia, il governo di Ankara sembra aver escluso la possibilità che queste forze terroristiche, non l’esercito siriano, siano responsabili dell’attacco con dei colpi di mortaio, che i militanti armati sono noti usare ampiamente.

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Immagine: i terroristi che operano in Siria posano accanto a un grande mortaio. I mortai di ogni calibro sono i favoriti dai terroristi, che operano in Siria per attuare, per conto della NATO, un cambiamento violento del regime. I mortai che hanno sparato in territorio turco probabilmente potrebbero provenire dalla Turchia, che finanzia, arma e accoglie i terroristi per conto delle a lungo pianificate macchinazioni della NATO. A differenza del governo siriano, i terroristi, la Turchia, e di conseguenza la NATO, hanno una motivazione reale per lanciare l’attacco iniziale che giustificherebbe la Turchia nel reagire e prevedibilmente nel chiedere alla NATO di intervenire.

La futura classe dirigente? "Allineata e coperta"

di  Dante Barontin
Contropiano

dirigenti allineati

La trappola della "legalità" e l'uso reazionario degli scandali. Il governo delinea per legge le caratteristiche della "classe dirigente" nei prossimi anni.

Il problema della selezione della classe dirigente è antico quanto l'organizzazione umana. Ma il modo più stupido e reazionario di risolverlo è quello che vieta la candidabilità a chi sia stato condannato “in via definitiva”. Sappiamo di dire una cosa impopolare, in tempi di forconi levati contro i Batman di turno, ma è bene ragionare sempre per non ritrovarsi infilzati dalle idiozie di moda che ci sono sembrate per un momento accattivanti. Perché nella società della comunicazione le mode cambiano, e anche spesso, ma le conseguenze restano. Ed anche a lungo.

Venti anni di populismo virato sul tema della “legalità” hanno partorito prima 20 anni di Berlusconi (e nessuno si rassegna a cogliere questo esito solo apparentemente paradossale), poi un anno di “montismo” che aspira a dominare per anche più di un ventennio.

Che cosa è infatti la “legalità”? Sono le leggi esistenti, in vigore in questo momento in un territorio delimitato da confini certi, e fatte rispettare da una serie di istituzioni ed apparati (magistratura e polizie di vario tipo). Anche un asino dovrebbe dunque sapere che una cosa è la legge e tutt'altra la giustizia. Dipende dal periodo storico, dalla classe sociale e dalla cultura dominanti, dall'evoluzione della società. Quarant'anni fa il divorzio era illegale, ed anche l'aborto. Settant'anni fa il razzismo antiebraico era legale, così come i campi di concentramento e sterminio. Pochi anni fa il falso in bilancio era reato, poi non lo è stato più; e nonostante al governo siano arrivati i “moralizzatori” continua a non esserlo. La legalità delle dittature e quella delle democrazie dovrebbero essere molto diverse, ma hanno anche molti punti in comune. Battersi per una democratizzazione sotto un regime dittatoriale è illegale, ma tutti – in questa parte del mondo e in questo periodo storico – lo consideriamo un diritto e persino un dovere. Pericoloso ma giusto, ancorché illegale in quel paese e in quel tempo.

lunedì 1 ottobre 2012

14 segni che l'economia mondiale si sta indebolendo

The Economic Collapse

protests Gli Stati Uniti non sono gli unici ad avere enormi problemi economici in questo momento. La verità è che quasi ovunque si guardi nel mondo le cose stanno peggiorando. La Cina sta vivendo un notevole rallentamento economico, e il Giappone ha fatto ricorso di nuovo alla stampa di denaro nel tentativo di mantenere l'economia giapponese in movimento. La disoccupazione in Europa continua a peggiorare, e gli scontri di questa settimana in Spagna e in Grecia sono stati assolutamente spaventosi, in alcuni momenti. Negli Stati Uniti ci sono tutta una serie di segnali che una nuova recessione si sta avvicinando, e il numero di amministratori delegati americani che dicono che hanno intenzione di eliminare posti di lavoro nei prossimi mesi è in rapido aumento. L'economia mondiale oggi è più interconnessa che mai, e questo significa che siamo tutti sulla stessa barca. Basta ricordare quello che è successo nel 2008 e nel 2009. La sofferenza economica  iniziata a Wall Street è stata avvertita in ogni angolo del pianeta. Dunque, chiunque crede che gli Stati Uniti (o, se è per questo, qualsiasi altra nazione importante) eviterà la prossima ondata della crisi economica non è assolutamente realista. Perché pensate che le banche centrali di tutto il mondo sono in "modalità panico" in questo momento? Stanno sparando tutte le loro munizioni e stampando denaro come se non ci fosse un domani, nel tentativo di tenere insieme il sistema. Purtroppo, non funzionerà.

Se i poteri forti avessero un "easy button", per sistemare tutto rapidamente, l'avrebbero già premuto. Ma nonostante tutti i loro sforzi le cose diventano sempre più chiare. Se si vuole avere un'idea di dove stiamo andando, basta guardare a ciò che sta già accadendo in Europa. La disoccupazione ha superato il 24 per cento in Grecia e ha superato il 25 per cento in Spagna.

Queste due nazioni saranno sulla "cresta dell'onda" della prossima ondata di problemi economici. La disoccupazione è in aumento quasi ovunque anche in Europa, e le cose stanno andando davvero male in Asia e in Nord America.

Quindi, allacciate le cinture di sicurezza - perché state per fare un percorso accidentato.

Perché l’uscita è un’opzione per la Germania

Investire Oggi

Basandosi su uno studio del prof. De Grauwe, Martin Wolf sul Financial Times considera l'uscita dall'euro della Germania come un'opzione possibile, e ne spiega le ragioni

germania euroMartin Wolf sul Financial Times si domanda se alla fine la Germania  si deciderà a lasciare l’euro

USCITA GERMANIA EURO - Da un lato, la decisione di Angela Merkel di sostenere il piano di Mario Draghi di acquisto di obbligazioni dei governi in difficoltà, ha reso evidente a tutti i conservatori euroscettici tedeschi che la BCE non è e non sarà mai una reincarnazione della Bundesbank, e che l’eurozona assomiglia sempre di più a un matrimonio infelice. In questi casi, è inevitabile pensare a una separazione.

D’altro lato, questa separazione viene generalmente considerata un’opzione impossibile, perché l’accumulo di crediti esteri netti da parte della Bundesbank all’interno del Sistema delle banche centrali comporterebbe grandi perdite per la Germania in caso di una rottura dell’eurozona. Ma in realtà non è così, sostiene Martin Wolf, basandosi su un paper di recente pubblicazione di Paul de Grauwe, l’economista belga che ora insegna presso la London School of Economics.

sabato 29 settembre 2012

Monti resta, noi che facciamo?

di  Claudio Conti

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È presto per dire “ormai è fatta”, ma le premesse sono state poste tutte. La sortita newyorkese del “Professore” ha tolto il velo di incertezza che circondava la prossima legislatura: il “governo tecnico” proseguirà anche dopo le elzioni, qualsiasi sia il loro risultato, perché così voglio, pretendono e impongono “i mercati”, Wall Street, la Casa Bianca, la Germania e l'Europa.

«Non penso ci sarà una seconda occasione, ma se dovesse servire io ci sarò».

La decodifica diventa quasi inutile, ma per quel poco che serve va fatta. La crisi è lunga (l'ha detto lui stesso all'Assemblea dell'Onu), non ci sono soluzioni alle viste, la barca italiana è tra le più fragili nel mare in tempesta; i partiti “locali” esprimono una classe politica inadeguata e rissosa, non hanno ancora ben compreso il mutamento di realtà che la crisi economica sta producendo. Ma bisogna rispettare le scadenze formali della democrazia, anche se è chiaro quanto questa sia per “il potere” ormai un impiccio, più che uno strumento di costruzione del consenso. Ad aprile ci saranno perciò le elezioni politiche (anzi: un election day per rinnovare anche alcuni consigli regionali già in crisi o che lo saranno presto, il Comune di Roma che diventa “area metropolitana” cancellando la Provincia, ecc), anche se ancora non si sa con quale legge andremo alle urne.

La sortita del Professore risolve anche questo problema: ci andremo con una legge elettorale proporzionale (con o senza premio di maggioranza per il primo partito), perché in tal modo è assolutamente certo che non ci sarà alcuna maggioranza politica sufficientemente coesa e stabile. Quindi si creeranno quelle “circostanze particolari” per cui sarà indispensabile “richiamare in servizio permanente effettivo” (l'espressione militare è stata pronunciata da Pierferdy Casini, ed è tutta un programma) Monti ed almeno una parte della sua squadra di governo.