martedì 11 dicembre 2012

La dittatura dello spread e il programma della shock economy in Italia

di Piero Valerio
Tempesta Perfetta

Allegoria del Buon Governo_Lorenzetti

Ieri è stata una giornata di fibrillazione e passione in Italia: tutti gli occhi degli analisti, degli opinionisti e degli organi di informazione erano puntati sull’andamento dello spread, che dopo essere sceso nei giorni scorsi intorno ai 300 punti base, è risalito sopra quota 350 punti base. L’indice di Piazza Affari è crollato di -2,21%. I titoli bancari sono andati a picco. L’Italia si è avvicinata di nuovo pericolosamente al cosiddetto baratro. Visi preoccupati dappertutto, catastrofismo a fiotti, paura sparsa a piene mani e raffiche di dati allarmanti. Persino il Vaticano ha ritenuto opportuno pronunciarsi, per bocca del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana Bagnasco: “La casa brucia. Irresponsabile chi pensa a sé. Non si possono mandare in malora i sacrifici di un anno. Monti? Errore non avvalersene in futuro”. Ma cosa è accaduto di così straordinariamente minaccioso per l’Italia? Come mai la propaganda di regime italiana si è mossa all’unisono con tanta aggressività e compattezza? E’ accaduto un fatto normalissimo. Uno dei partiti di maggioranza, il PDL, che appoggiava il governo dei banchieri guidato da Monti ha avuto l’insolenza di dire la verità: tutti i dati economici, dal PIL, all’occupazione, alla produzione industriale, ai consumi, ai risparmi, al debito pubblico, alla pressione fiscale sono peggiorati dopo un anno di governo Monti, e quindi il PDL ha preferito non garantire più il suo sostegno incondizionato. Cosa c’è di tanto strano in tutto questo? Niente. E’ una normalissima dinamica democratica che si ripete da sempre in tutti i paese che possono ancora reputarsi tali. Tuttavia nello stato di diritto di eccezione in cui si trova incastrata da anni l’Italia all’interno dell’eurozona, commissariata di fatto dai "mercati" finanziari, ogni azione, che abbia una lontana parvenza di democraticità, diventa incredibilmente pericolosa e delicata.

L'uscita di Mario Monti è l'unico modo per salvare l'Italia

Voci dall’Estero

Anche
Evans Pritchard dal Telegraph prende le distanze dal coro: Mario Monti sarà pure un grande gentleman eropeo, ma è anche un sommo sacerdote del progetto UE  e un protagonista dell'adesione dell'Italia all'euro, la valuta sbagliata.

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di Ambrose Evans Pritchard - L'Italia ha solo un grave problema economico. Ha la valuta sbagliata.

Il paese è più ricco della Germania in termini pro capite, con circa 9.000 miliardi di € di ricchezza privata. Ha il più grande avanzo primario nel blocco dei G7. Il suo debito pubblico e privato combinato è al 265pc del PIL, inferiore a quello di Francia, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti o Giappone.

Il paese si piazza in cima alla graduatoria dell'indice del Fondo Monetario Internazionale per "sostenibilità del debito a lungo termine" tra i principali paesi industrializzati, proprio perché ha riformato da tempo il sistema pensionistico sotto Silvio Berlusconi.

"Hanno un vivace settore delle esportazioni, e un avanzo primario. Se c'è un paese nell'UEM che potrebbe trarre beneficio dal lasciare l'euro e dal ripristino della competitività, è l'Italia, ovviamente", ha dichiarato Andrew Roberts di RBS.

"I numeri sono davanti a noi. Pensiamo che la storia del 2013 non è quella di paesi costretti a lasciare l'UEM, ma di paesi che scelgono di andarsene. "

Una studio di "teoria dei giochi" condotto da Bank of America ha concluso che l'Italia avrebbe da guadagnare più degli altri membri dell'UEM da un'uscita e dal ripristino di un controllo sovrano sulle leve di politica economica.

Lo spezzatino greco

di Monia Benini

grecia poveraAndare alle elezioni e sentirsi dire che il paese è ingovernabile. Tornare a votare e sperare in un rovesciamento del sistema. E invece niente. Tutto esattamente come prima. A nulla sono servite ben due tornate elettorali a distanza di poche settimane fra l’una e l’altra: con una legge che attribuisce un premio di maggioranza di ben 50 seggi su un totale di 300 al primo partito e con una massiccia e totalizzante manipolazione da parte di tv e giornali, è stato relativamente semplice vincere la volontà dell’elettorato. E riaffermare il governo globale delle banche e della grande finanza internazionale.

Dopo ben cinque anni di recessione continua, la penisola ellenica è in ginocchio. Le politiche TeT (Tagli e Tasse) hanno stremato larga parte dei cittadini. Manovre per ben 63 miliardi euro: tagli equivalenti, se contestualizzati all’Italia, a un importo di 600 miliardi di euro.

Fra le misure di contrasto alla povertà dilagante, oltre alla distribuzione di latte e alcuni generi alimentari nelle scuole primarie (per arginare la denutrizione dei bambini), la Grecia ha approvato ad inizio ottobre una legge per permettere ai supermercati di commercializzare in apposite aree e a prezzi stracciati (con uno sconto del 66%) i prodotti alimentari scaduti, fino a 90 giorni – a seconda dei generi - dalla data del consumo indicato. Ma anche acquistare questo tipo di cibo per sfamarsi può essere proibitivo per chi non ha alcun reddito, perché è stato licenziato, è stato costretto a chiudere la propria attività oppure non trova lavoro (oggi un Greco su 4 è disoccupato, mentre ben oltre il 54% dei giovani non ha occupazione).

Il tragico ritorno della croce uncinata sul trono d’Europa

di Francesco Maria Toscano
Il Moralista

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Se gli italiani non si desteranno immediatamente dal cupo torpore che li paralizza, il sofisticato piano di sterminio neo-nazista in atto trionferà definitivamente spargendo miseria e dolore per i prossimi cento anni. La democrazia è già di fatto svuotata. Se i candidati, belli o brutti che siano, non sono graditi alla speculazione finanziaria internazionale, parte subito il ricatto dello spread.

I mostri governano con la paura. Milionari a pancia piena e senza scrupoli che chiedono impunemente sacrifici a pensionati al minimo, a disoccupati invecchiati, a famiglie al collasso. I nostri leader la credibilità in Europa se la giocano sul sangue degli ultimi.  Per essere riconosciuti dall’Europa che conta bisogna dare prova di avere gettato nella disperazione un buon numero di allocchi pronti a difendere “l’onorabilità” dell’Italia.

Viviamo all’interno di un contesto socio-culturale palesemente mafioso. I boss di stanza a Bruxelles osservano imperturbabili i picciotti di periferia pronti a scalare la gerarchia criminale a suon di manovre recessive e “fucilazioni” mirate. La scala dei valori è invertita. Chi lavora per il benessere sociale del proprio popolo è un “irresponsabile”, “un pericolo per i mercati”, “un populista demagogo”. Chi, al contrario, taglia i diritti, genera in  vitro sacche di disoccupazione utili per abbassare il costo del lavoro, svende i beni di Stato, demonizza le Istituzioni rappresentative è prestigioso e va ringraziato.

lunedì 10 dicembre 2012

Cento passi ad Atene

di Monia Benini

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Poche gocce lente ci piovono addosso mentre scendiamo dall'auto in centro. Siamo nel cuore dell'area “bene” di Atene, quella piena di negozi, quella che si riempiva di una folla dedita agli acquisti. Nella zona dove non si trovava un angolo per aprire un'attività, dove gli affitti dei locali erano alle stelle e dove avere uno spazio era la massima aspirazione di commercianti e liberi professionisti. Cento passi fra vetrine e palazzi. Cento passi...nella desolazione. Pochissime persone; camminano di fretta, schive. Evitano di finire nell'obiettivo della macchina fotografica.

Atene è tutta un graffito, deturpata da scritte di rabbia: insulti a chi ha fiaccato, svenduto e schiavizzato la Grecia. Qua e là sacchi di rifiuti ammassati: l'immondizia non viene raccolta da qualche giorno a causa di uno sciopero degli addetti contro i licenziamenti. Lo spray delle bombolette ha deturpato tutto: abitazioni, uffici, negozi. O meglio...quelli che erano abitazioni, uffici e negozi. Bastano cento passi, non uno di più, in questo deserto riempito da rettangoli gialli con le scritte rosse che troviamo ovunque: “affittasi”, “vendesi” sono le parole greche stampigliate su cartelli attaccati dappertutto. Porte, vetri, finestre, ingressi, colonne dei portici. Il cuore commerciale di Atene non esiste più. E quel che rimane sta chiudendo.

domenica 9 dicembre 2012

La grande truffa: Fatela conoscere a tutti

di Claudio Marconi

Con questi appunti, che non vogliono essere un articolo, si cerca di ricapitolare, per titoli, la truffa che stanno attuando sulla nostra pelle. Si ha solamente l’ambizione di semplificare delle linee guida per la necessaria opera di divulgazione giornaliera su come questi criminali ci stanno massacrando economicamente, e non solo.

408954 238413322913964 173278516094112 508847 176539380 nL’ euro non è una moneta sovrana. La moneta è estranea alla nazione, è una valuta estera. Gli Stati non hanno sovranità su questa moneta ma sono costretti a chiederla in prestito alla BCE che detta le sue condizioni

Se la valuta che si usa nella nazione è presa a debito da altri non è moneta sovrana e la nazione potrebbe fallire proprio perché la moneta è di altri, che possono darla o non darla

Se una moneta è presa a debito si debbono pagare gli interessi ed il denaro che viene usato a questo scopo viene a mancare per gli investimenti ed i servizi:

1) BCE autorizza l’emissione di moneta, che rimane di sua proprietà, e la presta agli Stati

2) Gli Stati, a causa degli interessi composti, non riescono più a pagare

3) La BCE chiede misure fiscali, di politica del lavoro e le privatizzazioni per essere sicura di incassare gli interessi

4) Lo Stato inasprisce la pressione fiscale, creando recessione, e vende i beni nazionali svuotando la Nazione degli stessi beni necessari alla produzione o alla qualità della vita

5) Per mantenere questo sistema usuraio la BCE usa ogni arma a sua disposizione per bloccare l’emissione di moneta direttamente da parte degli Stati ( trattati di Maastricht e Lisbona ). In particolare il Trattato di Lisbona esautora gli Stati della propria sovranità in quanto è stato introdotto come Nuova Costituzione Europea che ha la precedenza rispetto a qualsiasi altra Costituzione Nazionale

Guarino: «Il Fiscal Compact non è valido andrebbe cestinato»

“Quello che so è che quando mi sono messo a cercare di capire, mi sono messo le mani nei capelli. Io qui ci vedo trucchi, imbrogli, arbitri e illegalità commesse incredibili”

di Marco Berlinguer
Pubblico giornale

Può sembrare incredibile, però il professor Guarino è certo di un fatto: il trattato sulla stabilità europeo, il cosiddetto Fiscal compact, quello che sancisce l’obbligo di parità di bilancio e che ha portato alla frettolosa approvazione di una modifica della Costituzione in Italia come in altri paesi europei, secondo Guarino, è un atto che non si dovrebbe applicare. Che non dovrebbe avere validità: in base a quello che esso stesso dice. Giuseppe Guarino, 90 anni, ma ancora una grande lucidità e vitalità, è stato un grande giurista («ho esaminato» mi racconta «il presidente Napolitano e Draghi, e ho avuto il presidente Cossiga come assistente»), un protagonista di tante vicende della storia repubblicana (tra le altre la vicenda Baffi, Sarcinelli), un ministro chiave in diversi governi durante il passaggio dalla prima alla seconda repubblica (quando tentò di opporsi all’onda delle privatizzazioni). Mi ha fatto cercare. Si è buttato di recente a capofitto in questa sua nuova battaglia. Dietro la quale, c’è il fatto che proprio non si rassegna a una scelta che considera suicida per la politica e l’economia. Quando arrivo, trovo che mi ha fatto preparare un dossier di documenti giuridici.

Professore mi spieghi in modo semplice per favore.

Cominciamo a dire che il Trattato sulla stabilità è in realtà, giuridicamente un accordo di diritto internazionale tra stati. Quindi non ha per l’Unione europea forza di diritto costituzionale pari a quella dei precedenti trattati. Questa soluzione è stata usata come uno stratagemma per aggirare il fatto che non avevano la possibilità di riformare il Trattato dell’Unione europea, per l’opposizione della Gran Bretagna e della Bulgaria.

sabato 8 dicembre 2012

Il miglior discorso del mondo – Presid de Uruguay Josè Mujica

Oltre la Coltre



Un discorso che rimarrà nella storia per la sua semplicità e la sua profondità di vedute.

Esiste il bene al mondo e vale la pena di combattere per esso.

Il discorso che vorremmo ascoltare da ogni politico. Il Presidente dell’Uruguay Josè
“Pepe” Mujica tocca i cuori con la sua semplice, inoppugnabile, coraggiosa verità. E’ l’uomo che governa il mercato o il mercato che governa l’uomo? Un discorso che passerà alla storia.
_Pepe Munjica, noto come “il presidente più povero del mondo”, ha attualmente 77 anni, vive nella sua casa modesta, devolve il 90% del suo stipendio in beneficenza. E’ stato in carcere 14 anni come oppositore del regime.

Fonte: Oltre la Coltre 7 Dicembre 2012

venerdì 7 dicembre 2012

Goldman Sachs, la mafia vincente

MoviSol

goldman sachs rule5 dicembre 2012 (MoviSol) - La mafia vincente del racket chiamato sistema finanziario internazionale è da decenni Goldman Sachs. Due recenti e sensazionali sviluppi lo confermano: la nomina di Mark Carney a capo della Bank of England e la sentenza della Corte di Giustizia Europea sul caso degli "swaps greci". Entrambi vedono lo stesso vincitore: Goldman Sachs.

È la prima volta nei 318 anni di storia della Bank of England che un non-soggetto britannico si siede sulla poltrona di Threadneedlestreet. Carney è governatore della banca centrale canadese e capo dell'International Financial Stability Board, quello che Giulio Tremonti ha chiamato "il cavallo di Troia della speculazione finanziaria".

Ma soprattutto Carney ha lavorato per tredici anni, dal 1990 al 2003, a Goldman Sachs dove, tra l'altro, ha rivestito l'incarico di capo della divisione "rischio paese". Egli fu coinvolto nella crisi finanziaria russa del 1998, che fu esacerbata proprio perché Goldman Sachs consigliava la Russia mentre allo stesso tempo scommetteva contro la capacità del paese di pagare i debiti.

La nomina di Carney sposta i rapporti di forza nelle istituzioni britanniche, in un momento in cui si decide pro o contro la separazione bancaria e la Bank of England sotto Mervyn King è stata fortemente a favore di una netta separazione alla Glass-Steagall. King si è opposto alla soluzione preferita dalla City di Londra, il cosiddetto Ringfencing raccomandato dalla Commissione Vickers e caldeggiato dal Premier Cameron e dal Cancelliere dello Scacchiere Osborne. Carney è stato scelto da Osborne dopo che il candidato naturale alla successione di King dall'interno della banca, Mark Tucker, è stato indebolito da una campagna stampa che ha addossato la responsabilità passiva dello scandalo Libor alla Bank of England e a Tucker personalmente.

Il balzo dell’ADM: Il governo siriano non userà le armi chimiche contro i suoi stessi cittadini

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 5 dicembre 2012

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La Siria non userà armi chimiche o biologiche contro il proprio popolo. L’amministrazione Obama e compagnia stanno solo riciclando gli stessi pretesti utilizzati mesi prima contro Damasco. Queste dichiarazioni sono false e vacue. Possono facilmente essere smontate quale retorica. Tutto quello che dobbiamo fare è guardare ai fatti recenti. Nel 2011 non furono formulate accuse simili contro un altro paese arabo? Non sostenevano che Muammar Gheddafi avesse usato armi chimiche contro la sua stessa popolazione? Non affermavano prima anche che Gheddafi e l’esercito libico arruolavano mercenari africani neri per uccidere i cittadini libici? O che i jet libici uccidevano manifestanti libici? Cosa è successo del genocidio a Bengasi? Ora non c’è altro che silenzio e ricordi perduti. Furono fatte dichiarazioni, moralità e responsabilità furono invocate, e poi un paese arabo in ascesa è stato bombardato. Un motore del progresso economico dell’Africa è stato spento e in una notte un’intera società è stata saccheggiata.

C’è stato anche il caso da manuale dell’Iraq, prima ancora delle bugie sulla Jamahiriya libica. Non furono l’amministrazione Bush, Tony Blair e la loro cerchia di criminali di guerra al comando, a mentire a tutta la comunità internazionale dicendo che l’Iraq aveva un programma di armi nucleari e armi di distruzione di massa nel 2003? Che cosa è successo di quelle ADM? Non si tratta di qualcosa che possa essere facilmente derisa. Più di un milione di iracheni è morto a causa delle menzogne spacciate dalla coppia anglo-statunitense. Per non parlare del danno ecologico e del genocidio intellettuale perpetrato contro l’intellighenzia e le classi professionali dell’Iraq.

Cerchiamo di essere chiari, la Siria ha minacciato di usare armi chimiche contro qualsiasi forza d’invasione il 23 luglio 2012. In primo luogo, la dichiarazione è stata fatta in un contesto difensivo. In secondo luogo, era diretta contro minacce militari. È molto diverso dal pensare di usare armi chimiche contro i propri cittadini, in particolare i civili.

C'è un nuovo sceriffo in città

di  Dante Barontini
Contropiano

Un filo nero unisce la vicenda delle indagini sulle trattative Stato-Mafia (la maiuscola diventa d'obbligo anche per la seconda, visto che il primo c'è sceso a patti) con quella del decreto sull'Ilva, che strappa ai giudici ogni potere di controllo sulle attività industriali pericolose.
In tutta Italia, è necessario sottolineare.

Entrambe le partite, infatti, si giocano sul terreno della divisione dei poteri dello Stato; ed entrambe avvengono sotto il segno della prevalenza del potere esecutivo sul giudiziario. Il match infinito che Berlusconi non era mai riuscito a chiudere, nonostante un mare di leggi ad personam e scontri belluini, si avvia ora alla conclusione sotto la spinta di un governo “tecnico” e la sponda d'acciaio offerta dalla presidenza della Repubblica. Il potere politico, da sempre, pretende l'impunità per sé e il silenziamento dei nemici. Se ne ha un'eco ogni giorno, per esempio nelle parole del ministro Clini che pretende “ora nessun si opponga al decreto”. Oggi questo potere sta arrivando a chiudere la frattura che si era aperta, non a caso, nella stagione delle stragi di mafia. Quando la magistratura assunse quasi da sola il compito di rappresentare la “sovranità dello Stato” mentre il governo – e il processo deciderà se ciò è avvenuto attraverso i ministri dell'interno e della giustizia d'allora – apriva febbrili canali di comunicazione con i corleonesi.

Ma è da oltre 30 anni che la magistratura italiana “supplisce” alle carenze di una classe politica al di sotto della soglia, e spesso anche della decenza. Si cominciò nella seconda metà degli anni '70, quando l'affrontamento della lotta armata di sinistra fu delegato in toto agli organi inquirenti – quattro polizie e giudici – fino al punto di incaricare dei magistrati di scrivere le norme che il Parlamento doveva approvare e che loro avrebbero dovuto, per Costituzione, soltanto applicare. Una prima delega “tecnica”, potremmo dire, che ha fatto da format risolutore in tutte le crisi politiche successive.

giovedì 6 dicembre 2012

Gli italiani sono “disonesti”? No, sono schiavizzati!

Ci sarà ben poco da ridere quando gli italiani esploderanno e si libereranno dalle vostre catene

di Enrico Galoppini
European Phoenix

usuraAlcuni giorni fa, Domenico Scilipoti, parlamentare già dell’IdV e noto inizialmente per aver formato il Movimento di Responsabilità Nazionale a sostegno dell’ultima fase di un Governo Berlusconi colpito da “scandali” e “tradimenti”, è stato invitato ad una trasmissione de “La7” nella quale, in studio, sono ospiti fissi giornalisti della “autorevole” stampa estera.

Scilipoti, da un po’ di tempo, s’è fatto portavoce d’istanze sovraniste monetarie, culminate in un recente convegno presso la Camera dei Deputati, assieme al prof. Claudio Moffa, dedicato alla discussione di alcune proposte mirate alla restituzione della proprietà della moneta al popolo italiano.

Ma prima di procedere, invito a seguire con attenzione lo spezzone video della trasmissione in oggetto: http://www.youtube.com/watch?v=i3E2yxbW0Dg&feature=em-share_video_user

Ora, se uno non è completamente plagiato dai “media” e dalla mentalità che inducono, e se la sua capacità di discernimento non s’è ottenebrata del tutto, non faticherà a scorgere in quel che ha visto e ascoltato quanto segue.

Ma per prima cosa, una questione di “metodo”. Accettare l’invito in queste trasmissioni, sia “leggere”, sia “impegnate”, per parlare di questioni molto serie è completamente tempo perso. Gli autori, i conduttori e gli ospiti fissi di questi programmi – ammesso che lavorino “in autonomia” - preparano una situazione perfetta per screditare, di fronte ad un pubblico che conoscono bene come i proverbiali “polli”, l’invitato “scomodo” di turno. Ci sono mille sistemi: s’interrompe l’ospite mentre parla (meglio se sul più bello), si sminuisce, si travisa (“ma vuole tornare alla lira?”), si ridicolizza, si spaccia per assurda una cosa ragionevole (“ma come, un condono fiscale?”), si crea un clima non consono all’argomento trattato eccetera eccetera.

Molto meglio, quindi, se si ha qualcosa d’importante da dire, andare in mezzo alla gente, parlare faccia a faccia, ovunque si renda possibile, uscendo da quella parvenza di realtà che è la televisione: Grillo, questo, l’ha capito bene, proibendo ai suoi di partecipare a questi “salotti televisivi” e prediligendo le piazze. Molto più efficace il passa parola e il contatto reale che farsi infilare nel “panino” confezionato dagli ideatori di una trasmissione televisiva, destinata ad un pubblico per sua natura distratto e condizionabile al massimo grado.

Che cosa sono, altrimenti, situazioni come quella che avete potuto osservare e giudicare in quel breve filmato?

lunedì 3 dicembre 2012

Svegliatevi! 11 fatti che mostrano che l'Europa si sta dirigendo verso una depressione economica

di Michael Snyder
The Economic Collapse Blog

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L'Europa non si sta dirigendo solo verso un'altra recessione. La verità è che l'Europa si sta dirigendo verso una devastante depressione. L'economia dell'UE è in realtà più grande dell'economia degli Stati Uniti, e sta crollando davanti ai nostri occhi. Le cose continuano a peggiorare in Europa, eppure in qualche modo le autorità europee continuano ad insistere sul fatto che tutto andrà "bene". Beh, niente va "bene" in Europa in questo momento. La disoccupazione nella zona euro ha appena raggiunto un altro nuovo livello record. In alcune nazioni d'Europa, il tasso di disoccupazione è già nettamente superiore a qualsiasi cosa gli Stati Uniti abbiano sperimentato durante la Grande Depressione del 1930. I funzionari in tutta Europa stanno cercando di tenere insieme il sistema finanziario europeo con del nastro adesivo e la preghiera, ma potrebbe cadere a pezzi da un momento all'altro. L'Europa ha un sistema bancario molto più grande di quello degli Stati Uniti, per cui quando si verificherà un crollo finanziario in Europa, interesserà l'intero globo. Purtroppo, la maggior parte degli americani non prestano molta attenzione a gran parte di tutto quello che sta accadendo in Europa. Tendono a pensare che gli Stati Uniti sono il centro dell'universo e che fino a quando staremo bene  noi tutto andrà bene. Beh, tutte quelle persone che non stanno prestando attenzione devono svegliarsi. Tanto per cominciare, l'economia degli Stati Uniti è sicuramente in declino. In secondo luogo, l'economia europea sta implodendo proprio davanti ai nostri occhi e l'Europa finirà per trascinare con sé il mondo intero.

I seguenti sono 11 fatti che dimostrano che l'Europa si sta dirigendo verso una depressione economica ...

venerdì 30 novembre 2012

Tornado sull’Ilva: ma vogliamo davvero credere alle “maledizioni”?

“Perché la vera “maledizione” che ci è toccata è quella di essere governati da una massa di cialtroni, farabutti, traditori e quanto di peggio può esprimere una nazione quando la sua sovranità è solo un pallido ricordo.”

di Enrico Galoppini
European Phoenix

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Quando ho saputo della “tromba d’aria” che ha investito gli impianti dell’Ilva di Taranto, mi è corso immediatamente un brivido lungo la schiena.

Non è infatti nell’ordine delle probabilità delle cosiddette “cose normali” che un “fenomeno atmosferico” così devastante vada a colpire, con una precisione millimetrica ed una tempistica cronometrica, proprio la fabbrica che in questi giorni sta al centro delle cronache politiche ed economiche italiane.

Ma andiamo per ordine.

L’Ilva è il principale polo siderurgico italiano, ed uno dei principali d’Europa, tanto che l’Italia è seconda solo alla Germania per produzione di acciaio. E quando si parla di acciaio ci si riferisce ad una di quelle “produzioni strategiche” che fanno di una nazione una “potenza”. Una potenza è sovrana, per definizione, se detiene la proprietà e la gestione di settori-chiave quali la moneta, l’esercito, le produzioni strategiche, le comunicazioni e le principali infrastrutture. Per quanto riguarda l’Italia, la parte più rilevante di tutto questo è andata perduta: per prima cosa è andata persa la sovranità territoriale, con l’invasione, prima, e l’insediamento di una rete capillare di basi militari statunitensi, dopo; ma anche la moneta è andata completamente fuori controllo, sin dall’arrivo dei “liberatori” che imposero le loro AM-lire, con l’euro che rappresenta solo il decesso d’un malato terminale; stessa cosa dicasi per le Forze armate, depurate, in una prima fase, degli elementi “patriottici” e riluttanti ad una qualsivoglia “collaborazione”, e progressivamente impiegate per scopi diversi da quelli della “difesa nazionale”, fino alle “missioni di pace”. Per il resto, si tratta di una storia di tentativi di resistere al saccheggio della nazione da parte di uomini dotati del senso dello Stato, contro una nutrita schiera di venduti e felloni che ne han tentate di tutti i colori per svendere, con le scuse più cretine e pretestuose, i “gioielli di famiglia”: l’ultima di queste è il cosiddetto “debito pubblico”, che – si faccia attenzione – anziché diminuire, sta aumentando inesorabilmente, perché questo è il compito di un governo incaricato di trasformare l’Italia in una Repubblica delle banane. Con l’indegno e deprimente vulnus portato ad un altro pilastro della nostra sovranità, quello all’amministrazione della giustizia, poiché non può essere una coincidenza il fatto che, appena qualcheduno ha un timido sussulto di orgoglio nazionale, o quando ci viene imposto lo smantellamento di un settore strategico, le ‘danze’ cominciano sempre col tintinnio di manette…

giovedì 29 novembre 2012

L'avvoltoio è un pappagallo

di Monia Benini

Monti dice che il sistema sanitario italiano potrebbe non essere garantito in futuro. In altre parole, non ci sono i soldi. Quindi? Privatizzazioni, assicurazioni, o cessione ai privati dei settori più redditizi? Non si sa. Dice solo che potrebbe non essere garantita, ripetendo così a pappagallo le parole del Fondo Monetario Internazionale. Perché anche in questo caso, come per l'innalzamento dell'età pensionabile, per l'incremento dell'Iva, l'introduzione del pareggio di bilancio, l'FMI non ha perso l'occasione per dire al governo cosa fare anche in materia di sanità

Fonte: Teste Libere 29 Novembre 2012