sabato 26 gennaio 2013

Altri segreti sui droni

"L'approccio del Regno Unito ai sistemi aerei senza pilota"

Drone Wars UK
Global Research

DRONERQ-170_Sentinel_impression_3-view2

"Ciò che serve è una chiara comprensione delle questioni in gioco in modo che possano essere prese delle decisioni informate". L'approccio del Regno Unito ai sistemi aerei senza pilota, MoD. 2011

Nel 2011 il Ministero della Difesa ha pubblicato un documento politico sull'uso dei sistemi aerei senza pilota armati, comunemente noti come droni. Esplorando alcune questioni morali, etiche e legali, il documento ammetteva che c'erano seri problemi con l'uso di droni armati, specialmente l'autonomia crescente e il fatto che i droni possono semplicemente "rendere la guerra più probabile." Pur sostenendo che queste preoccupazioni "vengono attenuate" dal fatto che i droni "prevengono la perdita potenziale di vite tra gli equipaggi", il documento procedeva con la richiesta di un vero e proprio dibattito sulle questioni e sosteneva che "Ciò che serve è una chiara comprensione delle questioni in gioco in modo che possano essere prese delle decisioni informate"

secrecy

Nei due anni da quando il documento è stato scritto, lo sviluppo e l'uso dei droni armati ha continuato a crescere. Ci sono stati ormai più di 350 attacchi droni inglesi in Afghanistan e il numero dei droni inglesi armati Reaper in servizio si è quasi raddoppiato. Il lavoro per aumentare l'autonomia dei droni è andato avanti e all'inizio di questa settimana la BAE Systems ha annunciato che il suo drone sperimentale di combattimento autonomo, Taranis, farà  il suo primo volo probabilmente nei prossimi due mesi.

Ricercatori, attivisti e parlamentari che cercano di fare i conti con le implicazioni del crescente utilizzo di droni, tuttavia, sono costantemente frustrati dalla segretezza che circonda il loro uso. Nonostante i ministeri della Difesa richiedano un dibattito più informato, le richieste di informazioni sono state respinte categoricamente. L'ultimo esempio è stato il rifiuto di ieri (17 gennaio) del Ministro della Difesa Philip Dunne di rispondere ad una domanda di  Tom Watson sulla precisione degli attacchi dei droni britannici.

Atene, sciopero della metro: polizia contro lavoratori, scontri e arresti

di  Marco Santopadre
Contropiano

grecia-scioperoIl governo precetta i lavoratori della metropolitana di Atene al nono giorno di sciopero, e minaccia licenziamenti. Ma i dipendenti continuano il blocco. E così all'alba la polizia assalta un deposito, carica i lavoratori e ne arresta dieci. I sindacati rispondono con nuovi scioperi.

Incredibile escalation nelle ultime ore in Grecia da parte del governo di Antonis Samaras. Ieri, all’ottavo giorno consecutivo di sciopero dei lavoratori della metropolitana di Atene e degli altri comparti del trasporto pubblico della capitale e della provincia, il Ministro dei Trasporti aveva ordinato la precettazione degli scioperanti.

''Il governo non può rimanere indifferente di fronte a questa situazione'' aveva tuonato Kostis Hatzidakis, ribadendo che il governo non avrebbe rinunciato a equiparare il contratto dei lavoratori del trasporto pubblico a quelli del resto dei dipendenti dello Stato. Una delle principali condizioni poste dalla troika (BCE, UE, FMI) per concedere ulteriori prestiti alla Grecia che comporterebbe una decurtazione salariale netta del 20%.

''I sindacalisti della metropolitana hanno deciso di seguire la via dello scontro, usando mezzi illeciti e senza rispettare le decisioni della magistratura. Non possiamo fare altro che procedere alla precettazione'' aveva concluso il ministro. Ma immediatamente dopo i rappresentanti dei lavoratori in sciopero avevano definito “fascista” la decisione del governo Samaras accusando l’esecutivo che ''con la sua decisione dimostra la sua impossibilita' di trovare una soluzione alla crisi''. Nel pomeriggio di ieri i lavoratori della metropolitana si erano riuniti nei depositi della capitale ed avevano deciso a stragrande maggioranza la continuazione dello sciopero, nonostante l’ordine di precettazione e le minacce di licenziamento di quei dipendenti che non fossero rientrati subito al lavoro.

venerdì 25 gennaio 2013

Tremonti e il circolo degli Illuminati di Davos

Se vi state ancora chiedendo chi sono gli “Illuminati” e che “mestiere” fanno…questa è la risposta (parziale) di Tremonti, pubblicata sul sito Byoblu….e notate, nell’articolo che segue, il modo in cui Draghi parla di globalizzazione, come se fosse una cosa caduta dal cielo, per caso.

Naturalmente, nessuna persona con un minimo di capacità di pensiero ci crede ma gli autoproclamatisi “padroni del mondo” continuano a parlare come se loro fossero gli unici a meritare il privilegio di “guidare” il mondo. Si tratta di un vero e proprio delirio di onnipotenza o forse di banalissima paura della morte non superata, infantilismo psicologico che li spinge a giocare in questo modo con i destini delle persone….decidete voi

tremonti-illuminati-davos

Giulio Tremonti su Monte Dei Paschi di Siena a SkyTg24: "Monti ha chiesto la fiducia su Monte Dei Paschi di Siena, adesso lasci il Circolo degli Illuminati di Davos e venga a illuminare il Parlamento".

E intanto, nel "Circolo degli Illuminati di Davos", Mario Draghi annuncia che, dopo averla svuotata, si prenderà la nostra sovranità:

"Draghi a Davos: rivolete la sovranità? Datecela!"

draghi-davos

Tutti ricorderete il celebre outing di Mario Monti sul vero prodotto finale delle crisi: la sedimentazione di leggi irreversibili che facciano compiere un ulteriore passo avanti alla costruzione degli Stati Uniti d'Europa, spingendo i popoli ad accettare giocoforza la privazione della sovranità nazionale. Oggi Mario Draghi, a Davos, esplicita la roadmap per il 2013, disseminando l'opinione pubblica di evidenti paradossi spacciati per incontrovertibili verità, da accettare con animo sereno e predisponendosi a un inevitabile, ineluttabile destino.

A intervistare il presidente della Banca Centrale Europea è un'ex del Fondo Monetario Internazionale (in pratica, la Troika quasi al gran completo), che non perde occasione di ricordare come già dai loro studi all'FMI emergesse che non bisogna avere esitazioni nel perseguire con ogni mezzo il consolidamento fiscale, ovvero - in soldoni -: il toro va preso per le corna e bisogna attuare tutto e subito, a cominciare dal pareggio di bilancio, passando per il fiscal compact e altre amenità da 50 miliardi di tagli all'anno.

Ma l'apoteosi di questo teatrino dell'assurdo la raggiunge, sul finire, Mario Draghi, secondo il quale i paesi che hanno dovuto subire l'imposizione di condizionalità, o che la subiranno presto, se vogliono recuperare la loro sovranità nazionale e monetaria non devono fare altro che cederla a un livello sovranazionale.

Come dire: prima ti porto via tutto e poi, generosamente, ti dico che se rivuoi indietro le tue cose basta che mi firmi un documento in cui mi dici che è tutto mio. Firmato il quale, non sarai più padrone di niente.

Trovo fenomenale che nessuno si alzi e gli chieda se per caso ci ha preso tutti per degli emeriti deficienti. Ma temo che la sua risposta sarebbe, senza esitazioni, un chiaro e netto "sì!".

Fonte: Byoblu 25 Gennaio 2013

sabato 19 gennaio 2013

Terrorismo dal “Volto Umano”: la storia degli squadroni della morte degli Stati Uniti. Squadroni della morte in Iraq e in Siria

Le radici storiche della guerra segreta USA-NATO contro la Siria

di Michel Chossudovsky
Tradotto da Curzio Bettio 

Il reclutamento degli squadroni della morte fa parte di una ben consolidata agenda militar-spionistica degli Stati Uniti. Degli Stati Uniti, esiste una storia lunga e macabra, di finanziamenti clandestini e di sostegno di brigate del terrore e di omicidi mirati, risalente alla guerra del Vietnam.

http://www.serendipity.li/cia/death_squads1.htm

salvadordeathsquad

Squadre della morte in El Salvador

Nel momento in cui le forze governative della Siria continuano a contrastare l’auto-proclamatosi “Libero Esercito Siriano” (FSA), le radici storiche della guerra segreta dell’Occidente contro la Siria, che ha prodotto come risultato atrocità senza pari, devono essere pienamente portate alla luce.

Fin dall’inizio del marzo 2011, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno sostenuto la formazione di squadroni della morte e l’incursione di brigate terroristiche in un’impresa attentamente pianificata.

Il reclutamento e l’addestramento di brigate del terrore, sia in Iraq che in Siria, sono stati improntati sull’“Opzione Salvador”, un “modello terrorista” per uccisioni di massa da parte di squadroni della morte sponsorizzati dagli Stati Uniti nell’America Centrale.

La sua prima applicazione ha visto la luce in El Salvador, nel periodo di maggior successo della resistenza salvadoregna contro la dittatura militare, con la produzione conseguente di circa 75.000 decessi.

La formazione di squadroni della morte in Siria si fonda sulla storia e l’esperienza delle brigate terroristiche sponsorizzate dagli Stati Uniti in Iraq, secondo il programma di “contro-insurrezione” del Pentagono.

venerdì 18 gennaio 2013

Honni soit qui Mali y pense: l’Operazione “Serval”

Leo Camus Geopolintel 16 gennaio 2013
Bollettino Aurora

mali

L’11 gennaio il Presidente della Repubblica, senza aver preventivamente informato il Parlamento, ha assunto la responsabilità d’impegnare la Francia, da sola, in un intervento militare in Mali. Un’operazione descritta come “guerra contro il terrorismo” dalla cassa di risonanza mediatica.

Nelle prime ore dei bombardamenti e combattimenti a terra, intorno alla città di Konna nel centro del paese, vi sono stati alcuni morti tra le forze governative del Mali e 148 tra i ribelli. Sul versante francese, un pilota di un elicottero da combattimento Gazelle, il tenente Damien Boiteux del 4° Reggimento Elicotteri di Pau, è stato ferito a morte “da un colpo di arma leggera“, dice il comando, durante un raid aereo contro una colonna di veicoli 4×4… nello stesso momento, nella notte tra venerdì e sabato, questa volta in Somalia, una unità d’azione dei servizi della Direzione di sicurezza esterna ha cercato di liberare l’agente francese Denis Allex, ostaggio da quattro anni, dopo la sua cattura a Mogadiscio nel luglio 2009. La disastrosa operazione è costata la perdita di due uomini, i cui corpi sono stati abbandonati a terra alle milizie al-Shabaab.

Cinque giorni dopo, quando il Primo Ministro finalmente accettava di comparire davanti all’Assemblea nazionale, gli islamisti già prendevano l’iniziativa e lanciavano un’offensiva contro la città di Djabli, a 400 km a nord ovest di Bamako. Nel frattempo, il presidente Holland, resosi brutalmente consapevole dell’isolamento materiale e militare della Francia, si presentava il 15 gennaio ad Abu Dhabi, al fine di sollecitare fondi e aiuti dagli Emirati Arabi Uniti, mentre il quotidiano 20 Minuti si chiedeva, già la mattina dopo, quale sia “la strategia che la Francia dovrebbe adottare per evitare il caos.”

Una guerra a basso costo e all’altezza della gloria presidenziale

Il Comando Operazioni Speciali di Ouagadougou, Burkina Faso, aveva anticipato questa nuova “guerra asimmetrica” predisponendo le forze speciali in Mali? Con quanti ha iniziato? 200 o 300 fanti del 1° Reggimento Paracadutisti della Fanteria di Marina e il 13° Reggimento Dragoni Paracadutisti? Con la logistica aerea degli elicotteri del COS (Gazelle, Cougar, Puma, Tiger), tre dei sei Mirage 2000D del dispositivo Sparviero di base a N’Djamena e inoltre due Mirage F-1, tre C-135, un C-130 Hercules e un Transall C-160? Oltre a utilizzare un drone Harfang basato a Niamey, in Niger, e perfino delle missioni sono state apparentemente compiute da Rafale partiti dalla Francia! [Meretmarine.com]. In riserva vi è il 2° Reggimento Paracadutisti della Legione Straniera, 1.200 uomini di base a Calvi, ma di cui si è annunciato un loro imminente salto a Timbuktu! Magre forze, che danno la dimensione di un’operazione ideata in settimana, e l’ampliamento della sbando morale, finanziario e politico della Francia… Utile, inoltre, è misurare la cucina sondaggista su una  Presidenza poco gradita: un sondaggio di Harris Interactive ha dimostrato che la maggioranza dei francesi, il 63%, sosterebbe l’intervento militare nel nord del Mali. Una miopia o una magistrale  disinformazione esagonale, … una delle due, mio capitano!

I partiti dello straniero

di Gianni Petrosillo
Conflitti e Strategie

crisi-italiaLe maggiori difficoltà italiane, nell’attuale crisi sistemica globale, derivano da relazioni di forza internazionali, assolutamente sfavorevoli, che pesano negativamente e pesantemente sugli apparati sociali, finanziari, economici e produttivi del Paese. L’Italia deve fare i conti con deficit strutturali atavici ma l’aggravamento della sua posizione, sul proscenio mondiale, discende dal clima e dalle evoluzioni geopolitiche,  avverso alle quali non sono state attivate reazioni e risposte adatte.

La caduta degli indici borsistici e l’allargarsi della forbice tra i differenziali di rendimento dei titoli di Stato (lo spread), è la faccia esterna di problematiche molto più complicate che nessuno prende correttamente in considerazione. Le crisi economiche sono terremoti di superficie scatenati dallo spostamento e smottamento del terreno in profondità, e questo subbuglio sotterraneo, questo scontro e sfregamento di placche, è il prodotto di scelte strategiche e ricollocamenti politici dovuti all’insorgere di nuove istanze sistemiche, in una  fase storica di transizione. C’è chi si rende protagonista di tale movimento e c’è chi lo subisce. Noi siamo tra chi patisce ogni conseguenza.

Sicuramente, in una società di tipo capitalistico, dove la gran parte di ciò che è prodotto è merce e si deve scambiare mediante denaro, la crisi inizia manifestandosi nella sfera finanziaria, quella che prende il davanti della scena. Tuttavia, da questo non deriva che la causa principale della débâcle sia di origine economica. Se saltano gli equilibri finanziari e monetari non è per ragioni intrinseche all’economia ma per fattori di conflittualità geopolitica.

Le nostre criticità non scaturiscono da contingenze sfortunate ed aleatorie, non almeno in maniera preponderante, ma sono il risultato di decenni di scelte errate e valutazioni inadeguate in merito alle mutazioni in atto sullo scacchiere planetario, già all’indomani degli esiti finali della Guerra Fredda.

A sbagliare sono state classi dirigenti  orbe di visione storica, al cospetto di avvenimenti unici ed irripetibili; élite parassitarie che si sono garantite la permanenza in sella allo Stato svendendo il patrimonio pubblico a concorrenti esteri, per un tozzo di pane, evitando accuratamente di dialogare con le urgenze dell’èra, presenti e future. Gruppi direttivi neofiti, le seconde file dell’arco parlamentare che fu, hanno innalzato la bandiera costituzionale per meglio affossarla, hanno ballato sulle ceneri dei più qualificati predecessori, rinnegando di esserne stati allievi, per autolegittimarsi in assenza della medesima spinta ideale, dopo i nefasti delle mani pulite e delle zucche vuote con la coscienza più sporca.

Mali, a disposizione le basi aeree italiane

di Antonio Mazzeo

La Sicilia è in prima linea. Forniremo il supporto logistico. Pronti una ventina di consiglieri e addestratori

f16L’Italia è pronta a fornire il proprio appoggio alle operazioni di guerra francesi in Mali. Ad annunciarlo il ministro Giulio Terzi a conclusione di un consiglio straordinario dei ministri degli esteri dell’Unione europea a Bruxelles. “Non è previsto nessuno spiegamento di forze militari italiani nel teatro operativo ma forniremo le basi per un supporto logistico al trasferimento militare”.

Sarà il consiglio dei ministri convocato per stamani a definire i particolari della nuova avventura italiana in terra d’Africa. “C’è un orientamento positivo all’interno del governo a sostegno dell’operazione militare avviata dalla Francia con un altro gruppo di paesi, in linea con la risoluzione 2085 del 20 dicembre scorso del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma sarà comunque necessario il sostegno delle forze politiche in Parlamento”, ha aggiunto il ministro Terzi.

Le forze armate italiane dovrebbero mettere a disposizione degli alleati d’oltralpe le principali basi aeree nazionali (Sigonella e Trapani Birgi in Sicilia, Gioia del Colle in Puglia, Decimomannu in Sardegna, ecc.), i velivoli da trasporto truppe e mezzi C-130J “Hercules” e C-27J della 46^ Brigata Aerea di Pisa e i velivoli cisterna KC-767 “Boeing” del 14° Stormo dell’Aeronautica militare di Pratica di Mare (Roma) per rifornire in volo i cacciabombardieri francesi.

domenica 13 gennaio 2013

L’agenda Monti? Leggete Nicholas Sarkozy

Di Andrea Palladino

monti-sarkozyEra il 2007, in quel di Parigi. L’allora presidente della repubblica francese Nicholas Sarkozy decide che era arrivata l’ora di avviare una grande riforma dello stato, puntando sull’aumento a tappe forzate della crescita. La ricetta? Liberismo, liberismo e ancora liberismo. Si costituisce così la cosiddetta Commission pour la libération de la croissance française (Commissione per la liberazione della crescita francese), con l’obiettivo di preparare una road map per una iniezione massiccia di principi neoliberisti. Due italiani compongono la commissione: Franco Bassanini (ex socialista, passato per i Ds, oggi alla guida della Cassa depositi e prestiti) e Mario Monti, all’epoca ex commissario Ue.

Il 23 gennaio 2008 la commissione (presieduta da Jacques Attali, economista, primo presidente del Banca europea per lo sviluppo) presenta il suo rapporto di 250 pagine. E’ un distillato del pensiero economico spalancato verso i mercati, la libera impresa, la finanza spregiudicata, dove l’intero sistema dei diritti e delle garanzie del mondo del lavoro viene subordinato alla crescita e con un ingresso massiccio delle imprese nel sistema scolastico. Ovvero l’agenda di Mario Monti al completo, pronta per arrivare tre anni dopo in Italia, divenuto nel frattempo il nuovo laboratorio del neoliberismo europeo.

La costituzione della commissione “Attali” si era ispirata a due casi precedenti: il comitato Rueff Armand (creato da Charles De Gaulle nel 1959) e la commissione Sudreau, voluta da Valéry Giscard D’Estaing. Nelle premesse del rapporto finale c’è tutto il significato centrale dell’idea di governo tecnico: “Ceci n’est ni un rapport, ni une étude, mais un mode d’emploi pour des réformes urgentes et fondatrices. Il n’est ni partisan, ni bipartisan : il est non partisan”. Non un rapporto, non uno studio ma un “manuale d’uso” (appunto, tecnico), non di parte, né bipartisan. Semplicemente al di sopra delle parti. Al di sopra della politica e, dunque, della rappresentanza democratica.

Il documento elenca – a mo’ di agenda – una serie di principi, chiamati “Ambizioni”, e di azioni concrete da avviare, chiamate “Decisioni fondamentali”. Il linguaggio è diretto, senza tanti giri di parole. Ecco qualche esempio, che presto potremmo trovarci sul tavolo della presidenza del consiglio:

sabato 12 gennaio 2013

La Francia mostra una sfacciata ipocrisia mentre bombarda il Mali

La NATO finanzia e arma, e nello stesso tempo combatte al-Qaida dal Mali alla Siria

Landdestroyer

12mali-articlelarge-v3

11 gennaio 2013 (LD) – Un diluvio di articoli è stato rapidamente messo in circolazione per difendere l’intervento militare della Francia nella nazione africana del Mali. L’articolo del Time,La crisi in Mali: l’intervento francese fermerà l’avanzata islamista?” decide che i vecchi trucchi sono i migliori trucchi, ed sceglie la noiosa narrativa della “Guerra al Terrore”. Time sostiene che l’intervento cerca di impedire ai terroristi “islamisti” di impadronirsi dell’Africa e dell’Europa. Nello specifico, l’articolo afferma: “…è una (probabilmente ben fondata) paura della Francia che un Mali islamista radicale minacci la Francia soprattutto, dal momento che la maggior parte degli islamisti sono francofoni ed hanno parenti in Francia. (Fonti dell’intelligence di Parigi hanno detto a Time di aver identificato degli aspiranti jihadisti in partenza dalla Francia per il nord del Mali, per addestrarsi e combattere.) Al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM), uno dei tre gruppi che compongono l’alleanza islamista del Mali e che ne costituisce gran parte della leadership, ha anche designato la Francia, la potenza rappresentante l’occidente nella regione, come obiettivo primario degli attacchi“.

Ciò che Time evita di raccontare ai lettori è che al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM) è strettamente collegata al Gruppo combattente islamico libico (LIFG, che la Francia ha supportato  durante l’invasione per procura della NATO della Libia, nel 2011, fornendo armi, addestramento, forze speciali e anche aerei per sostenerlo nel rovesciamento del governo della Libia. Già nell’agosto del 2011, Bruce Riedel, del think-tank della grande finanza Brookings Institution, ha scritto “L’Algeria sarà la prossima a cadere“, dove aveva allegramente predetto che il successo in Libia avrebbe incoraggiato gli elementi radicali in Algeria, AQIM in particolare. Tra le violenze estremiste e la prospettiva di attacchi aerei francesi, Riedel sperava di vedere la caduta del governo algerino. Ironia della sorte, Riedel osservava: “L’Algeria ha espresso particolare preoccupazione che i disordini in Libia possano portare alla creazione di un rifugio sicuro e importante santuario per al-Qaida e altri estremisti jihadisti.” E grazie alla NATO che la Libia è diventata esattamente ciò, un santuario per al-Qaida sponsorizzata dall’occidente. Con l’avanzata di AQIM nel nord del Mali e il coinvolgimento francese, ora si vedrà il conflitto sconfinare inevitabilmente in Algeria.

“Dovete morire”. Spagna: sanità privata e bambini denutriti

di  Marco Santopadre
Contropiano

spagna-sanita

Che lo slogan dell’Unione Europea e dei governi subalterni alla troika sia “dovete morire” appare sempre più evidente. Madrid privatizza la sanità e curarsi diventerà più difficile e più costoso. Secondo uno studio un bambino spagnolo su quattro è denutrito.

Continua imperterrita la mobilitazione in tutta la Spagna, e particolarmente nella capitale Madrid, di lavoratori e pazienti del sistema sanitario contro le privatizzazioni degli ospedali e dei poliambulatori. Contro la decisione di regalare ai privati sei ospedali e 27 centri sanitari nella solo provincia di Madrid, nei mesi scorsi decine di migliaia di persone si erano già mobilitate: occupando i nosocomi e invadendo la capitale per ben quattro volte – dal primo novembre - con le cosiddette “maree bianche”, in riferimento al colore dei camici indossati dai manifestanti mobilitati in difesa della sanità pubblica.

L’anno nuovo è appena iniziato ma domenica 6 gennaio, nonostante la festa dei ‘Re Magi’ e il freddo pungente, una nuova ‘marea blanca’ è scesa in strada contro le politiche omicide dei governi di destra statale e locale. Di nuovo, a migliaia, hanno raccolto l’appello delle associazioni mediche di categoria e dei coordinamenti a difesa del diritto alla salute sotto lo slogan “La sanità non si vende, si difende”. Al grido di “ci privatizzano” e “ai privati? Niente” lavoratori e pazienti hanno inondato il centro della città, sfilando da Plaza de Neptuno fino a Puerta del Sol, contro la legge che privatizza la sanità madrilena approvata nei giorni scorsi dal consiglio regionale della capitale. Incredibilmente, a metà percorso, tre agenti di polizia hanno fermato e identificato tre anziani manifestanti, scatenando la rabbia degli altri che hanno iniziato a gridare slogan come ‘i figli dei poliziotti, all’università perché non diventino come i loro papà’ oppure “vergogna vergogna”.

Iperliberismo, vera causa del declino economico dell’Unione europea

Uno studio realizzato per conto della Commissione Ue rivela il divario economico crescente tra gli Stati membri, provocato dalle misure di vera e propria macelleria sociale richieste dalla troika

di Andrea Perrone
Rinascita

homeless

La Commissione europea lancia l’allarme: I popoli europei sono sempre più poveri e cresce il divario economico tra gli Stati membri dell’Ue. La crisi economica, che ha evidenziato come la distruzione dei diritti sociali di milioni di persone, sta contribuendo ad una povertà crescente e ad un divario tra gli Stati membri, come hanno confermato i Soloni europei.

I più colpiti sono i giovani, le donne e le madri disoccupate dei singoli Stati membri prevalentemente situati a est e a sud dell’Unione. “La maggior parte dei sistemi assistenziali ha perso la capacità di proteggere i redditi delle famiglie dagli effetti della crisi”, ha commentato il commissario Ue all’Occupazione Laszlo Andor ai giornalisti presenti a Bruxelles. Una verità inoppugnabile provocata dalle scelte della stessa Commissione Ue e dai diktat della Bce, che insieme al Fondo monetario internazionale hanno imposto misure da vera e propria macelleria sociale ai Paesi in crisi in cambio di prestiti a tassi d’usura. Ma questo il commissario europeo non ha avuto il coraggio di denunciare, preferendo rimanere nel vago, piuttosto ha chiesto l’adozione di misure contro la disoccupazione e a favore dei non abbienti, il cui numero è ormai in crescita esponenziale.

venerdì 11 gennaio 2013

Vaccini: la verità viene a galla

di Matteo Gracis

Ho già trattato altre volte l’argomento vaccini, in un post riguardo la truffa colossale dell’influenza A e in un altro sul documentario Vaccin Nation: la storia dei vaccini killer. Non sono contrario ai vaccini, ma nemmeno a favore del loro utilizzo in maniera spensierata. Quindi mi informo, quindi rifletto, quindi critico.

Riporto di seguito un interessante articolo apparso alcuni giorni fa in rete, che merita di esser letto.

Vaccini pericolosi, rotto un muro di omertà. Ecco la testimonianza di un virologo di fama mondiale

Giulio_TarroIl professor Giulio Tarro, Presidente della Commissione sulle Biotecnologie della Virosfera UNESCO, invita a non schierarsi in una sorta di crociata a favore o contro i moderni vaccini ma rompe un muro fatto di omertà e paura, affermando senza dubbio che occorre approfondire laicamente la questione. Le connessioni tra vaccini, specialmente quelli somministrati ai militari e l’aumento dell’incidenza del cancro, è ormai dimostrabile scientificamente:

Sì, da alcuni anni si è aperto un nuovo capitolo della scienza, che ha osservato, in determinate condizioni, questa causalità. Prima si dava per scontato che i vaccini fossero una panacea. Poi si è iniziato a riscontrare che, come tutte le cose, hanno limiti e controindicazioni e che vanno utilizzati adeguatamente. Nel caso limite dei militari, sono state cercate tutte le possibili cause di tumori e malattie auto-iminuzzanti analizzando il loro stato di salute e le sollecitazioni cui sono stati sottoposti. L’abbassamento di immunità post vaccino si riscontra regolarmente ed è incontestabile.

Un’affermazione forte che sicuramente spacca in due la ricerca sugli effetti dei vaccini, indicando in maniera netta, per la prima volta, un’innegabile effetto negativo che non si limita alle solite controindicazioni derivanti da allergie ai componenti. Come spiega il professor Tarro:

giovedì 10 gennaio 2013

Come va il mercato delle armi negli sbandierati tempi di crisi?

Intervista a cura di Olivier Turquet

mercato-armi

Pare non tanto male. Ne parliamo con Antonio Mazzeo, giornalista da anni impegnato nella denuncia dei traffici di armi, del militarismo e dell’affarismo conseguente. Militante nella campagna No MUOS, Mazzeo è autore di numerose pubblicazioni sui saccheggi ambientali, i conflitti internazionali e i crimini delle mafie transnazionali.

Come va il commercio d’armi a livello globale?

Le importazioni e le esportazioni dei sistemi di morte non sembrano assolutamente risentire della crisi globale e strutturale che ha investito il pianeta. Anzi, il capitale finanziario internazionale ha la folle convinzione che i conflitti e le successive ricostruzioni dei paesi bombardati possano essere il motore per uscire dalla stagnazione e rilanciare la domanda, l’economia, lo sviluppo. Peccato che la crisi, le bolle speculative finanziarie e l’insostenibile espansione del debito pubblico siano stati originati in buona parte dal modello di guerra globale e permanente lanciato con la prima avventura internazionale nel Golfo contro Saddam Hussein nei primi anni ’90 e poi affermatosi con la cosiddetta “guerra al terrorismo” ovunque e comunque, dopo l’11 settembre 2001. Le armi, cioè, hanno cogenerato le crisi che adesso si vogliono “superare” con le armi. Scenari che rischiano di portare l’umanità all’olocausto, alla distruzione dell’ambiente, alla fame dei popoli.

Come può essere quantificato il giro di affari dell’odierno mercato della armi?

Fermo restando che il business dei sistemi di morte si caratterizza per la scarsissima trasparenza delle informazioni ufficiali e l’ampia area grigia dove si muovono troppo spesso illegalmente produttori, intermediari, faccendieri, militari, servizi segreti e organizzazioni criminali transnazionali, siamo in possesso di dati abbastanza attendibili. Secondo l’ultimo annuario sulla spesa militare mondiale pubblicato dal Sipri, l’autorevole centro di ricerca per la pace di Stoccolma, nel 2011 sono stati spesi a livello mondiale 1.740 miliardi di dollari in sistemi d’arma. Per l’istituto svedese si tratta della cifra più alta mai spesa dal 1989, anno della caduta del muro di Berlino. Tanto per rendersi ancora più conto della scandalosa portata del giro di affari dei mercanti di morte, per le guerre si spendono ogni minuto 3,3 milioni di dollari, ossia 198 milioni l’ora o 4,7 miliardi al giorno. Ogni abitante del pianeta viene privato in questo modo di circa 250 dollari all’anno, denaro che invece potrebbe essere utilizzato per la produzione di alimenti o per l’istruzione e la salute. Così le armi uccidono anche senza dover sparare.

mercoledì 9 gennaio 2013

Economia mondiale 2013: Illusioni e realtà

di Nick Beams
Global Research
World Socialist Web Site

econcrisis

Quando si scriverà la storia economica dell'ultimo periodo, può anche darsi che l'anno 2012 sarà considerato  importante quasi quanto il 2008.

Il crollo della Lehman Brothers quattro anni e mezzo fa, è stato la scintilla che ha messo in moto il crollo del sistema capitalistico mondiale. Ma l'anno scorso ha lasciato il segno. Ha visto la distruzione di una serie di finzioni assiduamente promosse dai portavoce delle élite al potere in seguito alla scoppio della crisi finanziaria globale.

Prima di tutto, ha portato allo scoperto la tesi secondo cui l'economia mondiale si sarebbe in qualche modo raddrizzata attraverso le operazioni del ciclo economico, e che la "magia del mercato" sarebbe venuta in soccorso. Ma proprio nel quinto anno della crisi globale, il sistema finanziario è stato sostenuto solo dalle attività delle principali banche centrali del mondo, che stanno fornendo centinaia di miliardi di dollari alle grandi banche e agli istituti finanziari attraverso varie forme di "quantitative easing" - un eufemismo per indicare la stampa di banconote.

Lungi dal creare le condizioni per il "recupero", tuttavia, tali operazioni stanno semplicemente finanziando l'accumulo di profitti attraverso la speculazione, la stessa cosa che ha portato al crollo del 2008, e ponendo le basi per un altro collasso.

Scrivendo sull'edizione di Lunedì del Financial Times, Mohamed El-Erian, amministratore delegato e co-direttore responsabile per gli investimenti del gigante operatore di titoli Pimco, ha osservato che "molte categorie di asset hanno prezzi fortemente manipolati a causa di attività bancarie sperimentali, concrete e segnalate, "e che" questa situazione ricorda quella del 2006-07."

Gli ultimi 12 mesi hanno messo fine all'illusione che, dopo un periodo di turbolenze finanziarie, il "recupero" sarebbe stato proprio dietro l'angolo. Tutti i dati dell'economia mondiale puntano al continuo calo della crescita o recessione in tutti i principali paesi.