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lunedì 9 luglio 2012

L'anticiclone brucia le prove

di Marco Cedolin
marcocedolin.blogspot.it

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Se non si trattasse di un gravissimo fatto di sangue, nel quale ha perso la vita una ragazza di 16 anni, la vicenda della bomba esplosa a Brindisi dinanzi alla scuola Morvillo somiglierebbe sempre più ad un romanzo di fantascienza, con gli elementi affastellati alla rinfusa gli uni sugli altri a comporre un minestrone che nessun palato giudicherebbe anche lontanamente commestibile.

L'ultimo inverosimile tassello della saga è costituito da un'esplosione, verificatasi alle 4 di notte una settimana fa ma resa nota solo oggi, all'interno del laboratorio della Polizia scientifica di Roma, per effetto della quale sarebbero andate bruciate alcune delle prove concernenti l'attentato di Brindisi ed il presunto attentatore Giovanni Vantaggiato.

sabato 9 giugno 2012

Dopo la strage di Brindisi

di Ferdinando Imposimato
La Voce delle voci

brindisiGia' in passato e' accaduto molte volte che atti di terrorismo commessi dalla destra siano stati attribuiti agli anarchici, i quali non sono in condizione di difendersi e replicare, perche' nessuno e' disposto ad ascoltarli. A partire dal 1969, i capri espiatori sono stati per anni gli anarchici, il bersaglio piu' comodo di ogni parte politica. L'attacco inizio' con la strage di Piazza Fontana della quale fu accusato ingiustamente Pietro Valpreda. Della sua colpevolezza sono stato convinto per decenni, intossicato dai giornali di ogni colore che riuscirono a colpevolizzare lo sfortunato ballerino con accuse di ogni genere. Valpreda dopo dieci anni fu assolto per insufficienza di prove, mentre vennero condannati i fascisti Franco Freda e Giovanni Ventura con l'agente del Sid Guido Giannettini. Dopo un infinito balletto di processi, anche i neofascisti e il loro sodale Giannettini furono assolti, con l'aiuto di Giulio Andreotti che rilascio' un'intervista in favore di Giannettini, rivelando che era un agente del Sid e che collaborava con i servizi. Ma Andreotti non fu in grado di indicare alcun episodio di collaborazione con lo Stato da parte di Giannettini: perche' non esisteva. In realta' questi era amico dei terroristi veneti, che aiutava a fuggire in Spagna.

giovedì 7 giugno 2012

Berremo anche questa?

di Marco Cedolin
Il Corrosivo

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L'esplosione avvenuta dinanzi alla scuola Morvillo di Brindisi, nella quale trovò la morte la sedicenne Melissa, sembrò fin dal primo momento figlia di quella strategia della tensione alla quale in Italia siamo purtroppo tristemente abituati. In tutta evidenza qualcosa non aveva però funzionato a dovere, come dimostrano le tantissime inconguenze emerse riguardo all'attentato. Stando alle dichiarazioni degli inquirenti a scoppiare furono tre bombole di gas collegate fra loro, ma i risultati della deflagrazione non sembravano affatto compatibili con un elemento di questo genere. Gli inquirenti in un primo tempo dichiararono che la bomba artigianale era comandata da un timer programmato per provocare lo scoppio nel momento di maggior afflusso degli studenti, "fortunatamente" bloccatosi anticipatamente. Poi invece del timer non si fece più menzione e l'artefice dell'attentato diventò una persona anziana ripresa dalle telecamere, con in mano un telecomando a distanza. Poco importa se l'uso di un telecomando a distanza fosse un elemento scarsamente in sintonia con un ordigno di costruzione artigianale (e il timer bloccato che fine aveva fatto?) e se, come ben sa chiunque abbia una minima competenza nel campo degli esplosivi, per provocare la deflagrazione di tre bombole del gas sarebbe stato necessario disporre di una certa quantità di esplosivo ad alto potenziale, difficilmente reperibile e assai poco artigianale.