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sabato 9 giugno 2012

Come automi

di il Pasquino
Reset-Italia

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Leggevo ieri la notizia dell’ennesimo omicidio bianco del nostro indegno paese. “Operaio dell’Ilva di Novi Ligure muore schiacciato dal muletto…la fabbrica non si ferma”…i titoli dei giornali. Nell’articolo che riporta la tragedia si legge: “coperto da un telo…lascia la moglie e la figlia di appena 9 mesi…aveva solo 31 anni. Il rapporto del Censis e dell’Inail rileva una diminuzione degli infortuni sul lavoro pari all’ 11,7% rispetto al 2011”.

L’informazione ci fa sapere, quindi, che, grazie alla disoccupazione dilagante, sui posti di lavoro muoiono percentualmente in meno rispetto all’anno precedente. Una statistica difronte ad una morte…nelle stesse righe…in un giornale nazionale…pagato da noi.

Come automi leggiamo…come automi i colleghi di Pasquale La Rocca hanno ripreso a produrre. Il lavoro, quello che era un diritto, ora è divenuto ricatto, subdolo ricatto…se non lavori non è colpa della società…è colpa tua…la produzione prima di tutto…prima delle scosse di terremoto, prima della tua famiglia, prima della tua vita.

venerdì 1 giugno 2012

Passa al Senato la Riforma del Mercato del lavoro - Il commento di Alessandra Algostino, docente di Diritto Costituzionale

Radio Blackout

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Ieri in serata è stata approvata al Senato la riforma del mercato del lavoro (231 sì e 33 no) che dalla prossima settimana sarà all’esame della Camera. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, presente nell’Aula di palazzo Madama per il voto, ha tenuto a sottolineare l’importanza di un testo a lungo meditato non per cercare il plauso delle categorie ma per il futuro occupazionale delle generazioni più giovani

La riforma del mercato del lavoro cambia tra le altre cose, l’articolo 18. Con il via libera al primo dei quattro maxiemendamenti alla riforma del lavoro sui quali il governo ha chiesto la fiducia cambiano le regole sui licenziamenti.

Ascolta il commento di Alessandra Algostino, docente di Diritto Costituzionale dell’Università di Torino

Scarica il file-Ascolta

Fonte: Radio Blackout 1 Giugno 2012

giovedì 31 maggio 2012

Germania, il piano in sei punti per lo sfruttamento dei lavoratori in Europa

Global Research
World Socialist Web Site

europeE' ormai prassi comune  distruggere i salari e i diritti dei lavoratori, avviando una procedura fallimentare. Il caso più noto è quello del  colosso americano delle auto General Motors, che ha licenziato 30.000 lavoratori, ha dimezzato  i salari dei nuovi assunti, e ha tagliato i benefici dei pensionati. Se il governo tedesco farà a modo suo, questa procedura verrà applicata a interi paesi.

Secondo un rapporto della rivista Der Spiegel, la cancelleria di Berlino ha elaborato un piano in sei punti per  "riforme strutturali" di vasta portata in Grecia e in altri paesi fortemente indebitati dell'Unione Europea. Il piano prevede la vendita delle imprese statali, lo sventramento dei diritti di tutela dell'occupazione, la promozione di un settore del lavoro a bassi salari, la rimozione dei vincoli sulle imprese, e la creazione di zone economiche speciali e agenzie di privatizzazione sul modello della tedesca Treuhand.

Il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert non ha confermato il piano, ma neanche l'ha negato. Secondo Der Spiegel, costituirà la base per i negoziati al cosiddetto "summit sulla crescita" Dell'Unione Europea  a fine giugno. Der Spiegel scrive che il cancelliere Angela Merkel accoglierà la richiesta di una politica di crescita dal neoeletto presidente francese Francois Hollande, "applicando il principio dei combattenti di judo: utilizzare lo slancio dell'avversario per sferrare il proprio attacco"

mercoledì 2 maggio 2012

I disoccupati nel 2012 saranno 200 milioni

Da coriintempesta

unemploymentdi: Patrick Martin

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro, nel suo rapporto annuale sulla situazione del mercato del lavoro nel mondo,  rilasciato lunedi, prevede che saranno oltre 200 milioni i  disoccupati nel 2012. L’agenzia delle Nazioni Unite ha stimato che sono stati 50 milioni i posti di lavoro spazzati via dalla crisi finanziaria del 2008, prevedendo poi nessun tipo di ripresa, per almeno altri cinque anni in tutto il mondo, per quanto riguarda l’occupazione e i redditi.

Il World of Work Report 2012 prevede un tasso globale di disoccupazione del 6,1 per cento nel 2012, con un aumento della disoccupazione totale nel mondo da 196 milioni nel 2011 a 202 milioni nel 2012.

lunedì 16 aprile 2012

Lavoro- L’azzeramento ……

Informare per Resistere
Gianni Marchetto

L’azzeramento.. (e io lotto e voglio votare)

Premessa

pescegrandepescipiccoli

Pare ormai innegabile cosa vuole il Prof. Monti e co.: lo scalpo del movimento operaio italiano (vedi pensioni e art. 18) da portare come trofeo ai “delinquenti” della troica. Così ci sarà un azzeramento della situazione italiana (nei decenni passati, una felice combinazione di diritti e potere in fabbrica e fuori).

Non gliene frega niente né di competizione, né di produttività, né di qualità, ecc. Perché il personale dell’attuale governo non sa assolutamente nulla di un luogo di lavoro, non l’ha mai visto, ne tantomeno vissuto, ne fa solamente un argomento di carattere ideologico e di nuovo comando nei luoghi di lavoro. Cosa mai potrà dare un individuo oltre i 60 anni? E dopo oltre 50 ore la settimana (dove evidentemente si lavora)? Quale produttività? Con i licenziamenti facili e il ricambio continuo di sangue giovane forse potrà cavarci qualche cosa: a fare delle carabattole.

Quale competizione e produttività vanno cercando questi signori (a partire da Marchionne) quando usano gli umani al lavoro come se fossero dei cavalli, ergo sfruttare solo i muscoli e non il cervello che come ben diceva Norbert Wiener nel 1949 (!) nelle moderne manifatture è utilizzato per “un milionesimo delle sue capacità cerebrali”, vedi per es. i lavoratori impegnati alle catene di montaggio a Pomigliano = UN MINUTO DI CADENZA! e avanti popolo..

Piemontese di nascita

Informare per Resistere 
Il Pasquino

forneroElsa Fornero risponde così alle critiche dei sindacati: “Sono piemontese di nascita, sono abituata a lavorare, non ho il tempo per fare battute”.

Peccato che a “lavurar” non sia tanto capace, visto che non è stata in grado neanche di prevedere, nel decreto legge sulle pensioni, quali sarebbero state le ricadute per quelle centinaia di migliaia di persone, 350.000 circa, che avevano firmato un accordo, con le rispettive aziende,  per farsi “accompagnare” alla pensione.

Accordi più che leciti, accordi previsti dalle leggi vigenti, accordi che non erano salvaguardia per i lavoratori, ma aiuti per le aziende.

Invece la ministro, offendendo chi ha dovuto subire “offerte” che spesso sono imposizioni, ha chiamato queste persone “salvaguardate”…non ha rispettato accordi scritti…ha “cambiato” la legge…andando a ritroso…

Forse il pianto che l’ha resa famosa dipendeva proprio da questo…da aver fatto una riforma a capocchia specchio della sua malcelata incapacità.

Crisi economica – Tracolli finanziari, inutile scomodare il resto del mondo

Investire oggi

Saliscendi mercati finanziari, sul banco d'accusa l'economia cinese, la situazione spagnola, siamo sicuri che la nostra situazione nasca da lì oppure continuiamo a fare gli ipocriti sapendo di farlo ? Impariamo a guardare in casa nostra piuttosto, le sorprese non mancano.

Italia41-300x258Mercati finanziari in altalena questa settimana, tutto previsto ne abbiamo già discusso ampiamente, anche se veder bruciare decine di miliardi di euro in un giorno fà sempre un certo effetto.

Soprattutto quando si pensa che dietro a quei numeri vi sono persone, famiglie, intere popolazioni, che ne devono quotidianamente subire le conseguenze.

Sappiamo che non stiamo dicendo nulla di nuovo, ma ogni tanto ricordarlo e tornare con i piedi per terra può essere una buona cura contro il mal di finanza.

Un altro aspetto negativo della settimana credo lo si sia potuto vedere nell’informazione, scarsa e tendenziosa, ormai molto spostata verso il sensazionalismo a scapito di un’ analisi equilibrata e reale.

venerdì 13 aprile 2012

Perazzoli: “In Germania fino a 1850 euro al mese, in Europa solo l’Italia non ha il reddito di cittadinanza”

Informare per Resistere
- di Ignazio Dessì- www.notizie.tiscali.it -

lavoro-disoccupato-megaL’asse Monti-Fornero batte la lingua sul tamburo intonando il mantra “più licenziabilità più posti di lavoro per i giovani” e il magico cilindro governativo sputa fuori un nuovo articolo 18 dello Statuto dei lavoratori frutto della mediazione con la politica. Ma nella realtà proliferano gli esodati, i disoccupati e i disperati che si suicidano. La società italiana è in fermento e la categoria lavoratrice sembra percossa da un senso di impotenza.

Del resto dopo il licenziamento si avrà diritto a 12 mesi di indennità (Aspi) e poi si finirà sulla strada. Così quando per forzare la mano e far passare le riforme auspicate dal trionfante mercato molti esponenti del governo fanno riferimento a quanto esiste in Europa dimenticano quella parte di tutela sociale (la più importante) che il Vecchio Continente offre ai cittadini. In primo luogo il Reddito di cittadinanza che nel resto d’Europa è considerato un diritto fondamentale e solo l’Italia, insieme alla Grecia e all’Ungheria, continua a negare. Dell’argomento abbiamo parlato con Giovanni Perazzoli, penna di punta di Micromega, direttore di Filosofia.it ed autore di alcune illuminanti pubblicazioni sull’argomento.

Senta professore, il governo Monti è molto impegnato a introdurre più flessibilità in uscita (leggi licenziamenti) paventando l’esigenza di un allineamento alla disciplina vigente in Europa. A questo proposito lei ha scritto però che in Italia manca l’ABC dello stato sociale, ci può spiegare meglio questo suo grave giudizio?

venerdì 30 marzo 2012

Ci stanno ammazzando?

di Marco Cedolin e Fabio Polese

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Ieri un uomo si è dato fuoco nel parcheggio della Commissione tributaria, in via Paolo Nanni Costa, nella periferia ovest di Bologna. Era in debito con il fisco e voleva farla finita. A Giuseppe C., muratore di cinquantotto anni, erano stati contestati tributi non pagati e i suoi ricorsi alla commissione erano stati respinti, l’ultimo proprio di recente. L’uomo ha tentato di uccidersi incendiando la sua auto verso le otto di mattina.

C’è restato finché ha resistito e poi è corso fuori; sembrava una torcia umana. Diversi sono stati i biglietti scritti a mano (trovati dai vigili del fuoco all’interno della sua macchina) per spiegare il suo gesto. “Ho sempre pagato le tasse, poco ma sempre. Quello che ho fatto l’ho fatto in buona fede. Lasciate in pace mia moglie, lei è una brava donna. Vi chiedo perdono anche a voi” ha scritto riferendosi alla Commissione tributaria. A Roma, un altro caso: un uomo di quarantanove anni si è gettato dal balcone della sua abitazione perché disoccupato.

Questi tragici episodi sono in aumento e sono un sintomo evidente di come la crisi economica colpisce pesantemente la maggior parte delle famiglie e soprattutto le classi sociali più povere. Secondo le stime riportate dal Servizio Prevenzione del Suicidio dell’ospedale romano Sant’Andrea, il “fattore economico” ha pesato (sugli oltre 4000 suicidi complessivi in un anno) per oltre un terzo. Lo psichiatra Maurizio Pompili, che ha riportato queste stime, ha dichiarato: “Purtroppo questi dati non ci sorprendono, nella storia è un fenomeno già visto. Ci fu un boom di suicidi nel 1870, dopo una grande crisi e l’aumento del prezzo del pane”.

mercoledì 28 marzo 2012

Fascismo di mercato. La "vocazione europea" di Monti

di  Redazione Contropiano

lavoro-freiLe "regole del mercato" e della "libera circolazione" non ammettono una presenza umana che disturbi il manovratore e la "fluidità" delle merci. I "consigli" europei di Monti rovesciano i princìpi delle costituzione continentali.

Non c'è limite alla protervia del capitale, lo sappiamo. Ma questo progetto europeo, spedito una settimana fa dal presidente della Commissione, l'ex giovane maoista portoghese José Manuel Durao Barroso, al Parlamento europeo supera i limiti della fantasia per calarci nella realtà dei fatti presenti e del vicino futuro.

In pratica, prendendo le mosse da uno studio guidato da Mario Monti un paio di anni fa, si "consiglia" all'Europa di eliminare quel fastidio alla "libera circolazione" delle merci e del profitto che si chiama sciopero. Naturalmente, per facilitare il compito, sarebbe bene che venisse eliminata anche la libertà dei lavoratori di associarsi in sindacato e di esercitare questa attività sui luoghi di lavoro.

giovedì 22 marzo 2012

Lavoro: Finto negoziato e vero colonialismo N.A.T.O.

Comidad 

art18-lavoroLa cosiddetta riforma del diritto del lavoro è il risultato di precise direttive da parte di organismi internazionali di cui l'Italia fa parte, come la BCE, il FMI e l'OCSE, perciò la trattativa tra governo e "parti sociali" ha assunto esclusivamente il ruolo di un rituale o, addirittura, di una messinscena. Questo dato non costituisce in sé una novità assoluta, anzi i precedenti non mancano.

Nel 1956 l'Italia fu ammessa a far parte dell'ONU e, in base ai patti vigenti nell'organizzazione, lo Stato italiano venne costretto a rinunciare al suo ruolo di tenutario dello sfruttamento della prostituzione. Ma la famosa "chiusura delle case chiuse", attuata nel 1958, venne rigorosamente presentata dalla politica e dalla stampa come una vicenda interna, in modo da preservare l'immagine dell'ONU da una decisione che, all'epoca, fu molto impopolare.

L'impopolarità della scelta fu scaricata quindi su un partito della sinistra, e presentata come un'iniziativa di una parlamentare socialista, la senatrice Merlin. La Convenzione ONU sulla prostituzione è congegnata in modo tale da vietare solo lo sfruttamento della prostituzione da parte degli Stati, mentre offre vari escamotage per ciò che riguarda la legalizzazione dello sfruttamento privato. I primi due governi Berlusconi hanno cercato di usare la diffusa nostalgia delle vecchie case di tolleranza per introdurre il modello di sfruttamento privato alla tedesca, ma i tentativi sono andati a scontrarsi contro la realtà che in Italia il business dello sfruttamento delle case di appuntamento costituisce un feudo in appannaggio ai vari corpi di polizia.

venerdì 24 febbraio 2012

Meglio un mafioso alla porta che un lavoratore in fabbrica

articolo di Valerio Valentini per Byoblu.com

criminalità

Emma Marcegaglia dice che se gli imprenditori stranieri non investono in Italia è perché non possono licenziare i fannulloni e gli assenteisti cronici. E' vero e io posso dimostrarvelo.

Facciamo un caso concreto. L’imprenditore-tipo cui si riferisce la presidente di Confindustria si prepara a partire ma, giusto un attimo prima, realizza che forse è bene informarsi sul paese nel quale vuole aprire un’impresa. Allora legge il libro di Nunzia Penelope, Soldi Rubati, e si accorge che il nostro paese brucia ogni anno circa 450 miliardi di euro tra corruzione, evasione fiscale, lavoro in nero ed economia sommersa. Non convinto – che sia un libro fazioso? - cerca altre notizie su Google e scopre che 50 imprese all’ora (quasi uno al minuto) subiscono rapine, furti, atti vandalici. Un quinto degli imprenditori. Perlopiù si tratta di richieste di pizzo o di tangenti per le gare d’appalto. Il giro d’affari annuo legato all’usura è stimato in 20 miliardi di euro per circa 200 mila esercizi commerciali interessati. E nel 44% dei casi, per un reato del genere, la sentenza di primo grado non arriva prima di quattro anni.

Di fronte a questi numeri l’imprenditore straniero tentenna ma non desiste: si chiede allora quale sia la banca italiana con maggior liquidità cui poter chiedere più agevolmente un mutuo. Nel rapporto annuale di SOS IMPRESA, legge: “La più grande banca italiana è virtuale: si chiama mafia. Da sola, ogni anno, può contare su una liquidità di 65 miliardi, al netto delle spese per l’acquisto delle materie prime, i servizi, il personale, la latitanza e gli imprevisti che hanno una propria voce negli accantonamenti di bilancio”. La criminalità organizzata governa il mercato italiano e concorre a formare un indebitamento medio per impresa di circa 180 mila euro, cresciuto del 93% negli ultimi dieci anni.

mercoledì 22 febbraio 2012

I ventenni anti articolo 18 Ma chi sono questi giovani?

Nella lettera pubblicata dal Corriere della Sera 19 ragazzi (tra cui solamente tre ragazze) plaudono alla possibilità che si tocchi l'articolo 18. [Stefano Bocconetti]

di Stefano Bocconetti
Globalist.it


La lettera. Hanno goduto di buona stampa. Di ottima stampa. Sono arrivati in prima pagina sul "Corriere", e sono stati segnalati nientemeno che nella rassegna stampa della Presidenza del Consiglio. Piacciono, insomma. Piacciono alla gente che piace, alla gente che conta. Sono un gruppetto di ventenni (diciannove per l'esattezza ma solo tre ragazze) che hanno scritto una lettera aperta a Monti. Lettera che ormai da un giorno e mezzo riempie tutti i dibattiti politici, dà fiato ai commentatori.

Il "Corriere", pubblicandola, l'ha titolata con molta enfasi: "Non lasciate i giovani fuori dal tavolo" (delle trattative, ndr). In realtà, l'obbiettivo sembra essere molto più terra terra: provare a dare un minimo di dignità culturale all'abolizione dell'articolo 18.

Chi sono? Il gruppetto di ragazzi scrive, insomma, di non sentirsi "scandalizzato" se, finalmente, si comincia a ragionare sul superamento delle norme che bloccano i licenziamenti. Norme che sarebbero l'impedimento al "dispiegarsi" nel mercato del lavoro delle nuove generazioni. Loro, i diciannove, non spiegano di più.

lunedì 6 febbraio 2012

La crisi finanziaria del 2008 è stata solo un esercizio di riscaldamento per lo spettacolo di orrore economico che sta arrivando

The Economic Collapse
                                                                                                                                                   La gente là fuori che crede che l'economia americana stia vivendo una ripresa stabile e che davanti a noi ci sono giornate molto luminose dovrebbe farsi esaminare la testa. Purtroppo, quello che stiamo vivendo in questo momento è semplicemente un periodo di "hopetimismo" tra due crolli finanziari. Le cose possono sembrare relativamente stabili in questo momento, ma non durerà a lungo. La verità è che la crisi finanziaria del 2008 è stata solo un esercizio di riscaldamento per lo  spettacolo di orrore economico che sta arrivando. Niente è stato veramente sistemato dopo il crollo del 2008. Viviamo nella più grande bolla del debito nella storia del mondo, e da allora, è diventata ancora più grande. Le banche "troppo grandi per fallire" sono più grandi ora di quanto lo siano mai state. Gli americani continuano a gestire i saldi delle carte di credito come se non ci fosse un domani. Decine di migliaia di impianti di produzione e milioni di posti di lavoro continuano a lasciare il paese. Continuiamo a consumare molto più di quanto produciamo e continuiamo a diventare più poveri come nazione. Nessuno dei problemi che hanno causato la crisi del 2008 è stato risolto e finanziariamente siamo ancora più deboli di quanto non lo fossimo allora. Allora, perché nel mondo ci sono così tante persone così ottimiste riguardo all'economia in questo momento?

Basta dare un'occhiata al grafico pubblicato qui sotto. Mostra la crescita del debito totale negli Stati Uniti. Durante la crisi finanziaria del 2008 c'è stato un piccolo '"singhiozzo", ma la verità è che una diminuzione della leva fiscale in realtà non è avvenuta affatto. E dal momento che la recessione è "finita", il debito totale del mercato del credito ha continuato a salire verso vette sempre più alte ....

domenica 5 febbraio 2012

L'ATTACCO AL 18 - GIU' LE MANI DAL LAVORO!

di Ferdinando Imposimato
La Voce delle Voci

lavoroI lavoratori sono vittime, e non causa, della crisi del capitalismo e del liberismo selvaggio. I loro salari sono al di sotto del limite invalicabile della dignita' e del rispetto della persona umana. L'idea del Governo Monti, che recepisce le proposte della Confindustria, di ridurre ulteriormente questo diritto, e' pura follia e deve offendere tutti gli uomini e le donne del nostro Paese. Questa idea, oltre che immorale, e' economicamente non conveniente. Perche' incide negativamente sui consumi e sulla crescita.

I diritti inviolabili dell'uomo (articolo 2 della Costituzione), tra cui quello al lavoro dignitoso, non sono disponibili, neanche con il consenso dei lavoratori e dei sindacati. L'accordo che limita il diritto al lavoro con la possibilita' di licenziamento senza giusta causa sarebbe illegittimo per contrasto con la Costituzione. La Carta pone al primo posto, nella gerarchia dei valori, non lo Stato o l'impresa privata, ma la persona umana e il lavoro, di cui rifiuta qualsiasi concezione utilitaristica. Secondo l'articolo 41 della Costituzione, che qualcuno voleva cambiare, «l'iniziativa economica privata e' libera ma non puo' svolgersi in contrasto con l'utilita' sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla liberta' e alla dignita' umana del lavoratore».