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giovedì 26 gennaio 2012

Lettera ai parlamentari italiani

Stefano D’Andrea-Professore associato di diritto privato nell’Università della Tuscia
Appello al Popolo

parlamento_italiano

Onorevoli Parlamentari,

tra breve sarete chiamati a convertire in legge il decreto legge sulle liberalizzazioni. Come cittadino e come studioso di diritto, mi permetto di sottoporvi alcune osservazioni relative all’articolo 1 del decreto legge, rubricato “Liberalizzazione delle attività economiche e riduzione degli oneri amministrativi sulle imprese”, sperando che possano esservi utili nell’adempimento dei vostri doveri di rispettare la Costituzione Italiana e di emanare norme tecnicamente dignitose e comunque non obbrobriose.

1. Intanto, pur volendo soprassedere sulla sussistenza dei requisiti di necessità ed urgenza con riguardo all’introduzione delle discipline puntuali contenute in altri articoli del decreto, con l’art. 1, come 3, il Governo vi chiede di delegarlo ad emanare entro il 31 dicembre 2012, uno o più decreti “per individuare le attività per le quali permane l’atto preventivo di assenso dell’amministrazione, e disciplinare i requisiti per l’esercizio delle attività economiche, nonché i termini e le modalità per l’esercizio dei poteri di controllo dell’amministrazione, individuando le disposizioni di legge e regolamentari dello Stato che, ai sensi del comma 1, vengono abrogate a decorrere dall’entrata in vigore dei regolamenti stessi”.

E’ il Governo stesso ad ammettere che in questa materia manchino la necessità e l’urgenza. In forza della nostra Costituzione, una simile delega dovrebbe essere contenuta in un decreto legislativo, nel quale sia il Parlamento ad indicare i principi e i criteri direttivi ai quali il Governo si deve attenere nell’esecuzione della delega. Qui siamo in presenza, invece, di un Governo che prevede i criteri ai quali si dovrà attenere e chiede al Parlamento di essere delegato ad applicare quei criteri! E’ vero che è già accaduto altre volte; tuttavia, è pur vero che il “governo dei professori” non mostra di amare la Costituzione più dei non professori.