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venerdì 8 febbraio 2013

Stati Uniti. Il joystick del boia

di  Sergio Cararo
Contropiano

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Il Senato statunitense vuole chiarimenti sugli omicidi mirati tramite i droni. Il terrorismo di stato pretende invece i pieni poteri di vita e di morte. La globalizzazione della tortura ha coinvolto 54 stati, tra cui l'Italia.

Lo stratega statunitense degli omicidi “mirati” attraverso i droni, John Brennan, oggi dovrà comparire davanti ad una Commissione del Senato Usa per rispondere ad alcune domande.

L'udienza si tiene dinanzi alla Commissione Intelligence del Senato. L'amministrazione Obama ha sempre cercato di condurre segretamente i raid con i droni ma la guerra sporca comincia a presentare problemi di legittimità evidenti e si affaccia la possibilità di azioni legali ed è cresciuto il malumore dei congressisti tenuti all'oscuro di molti “dettagli”. Tra i senatori, c'e' addirittura chi azzarda la volontà di voler mettere in discussione la legittimità della guerra dei droni e intende sfruttare l'audizione di Brennan per venire a conoscenza dei segreti che la Casa Bianca non ha mai voluto divulgare. Alla vigilia dell'audizione di oggi, Barak Obama ha ordinato al Ministero della Giustizia di fornire alle Commissioni Intelligence del Congresso l'accesso al parere legale, un documento fin ad oggi riservato, il quale definisce i fondamenti giuridici e costituzionali che consentono ai droni americani di colpire anche cittadini statunitensi accusati di essere coinvolti in organizzazioni sulla lista nera del terrorismo.

Una prima rogna venne fuori già nel 2011 per un attacco condotto dai droni in Yemen contro un cittadino americano: Anwar Awlaki, nato in New Mexico e ritenuto poi tra i leader di al-Qaeda. Sulla vicenda la Casa Bianca aveva fatto resistenza alle pressioni dei senatori che volevano saperne di più e leggere i documenti. Il problema nasce dal fatto che la Costituzione Usa indica chiaramente che ogni cittadino statunitense, anche in caso di pena capitale, abbia diretto ad un “giusto” processo. E' chiaro invece che “l'uomo che spinge il pulsante e fa partire i droni, compie istruttoria, dibattimento e sentenza in un solo colpo e senza fare alcun processo. Il problema di quale sia il limite di una simile procedura non è affatto un dettaglio.

giovedì 20 settembre 2012

Abu Omar. Condannati gli agenti della Cia

di  Alessandro Avvisato
Contropiano

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La Corte di Cassazione conferma la condanna degli agenti della Cia che sequestrarono in Italia l'imam Abu Omar. Per i vertici del Sismi invece ci sarà un nuovo processo. Una vicenda che ha portato fuori dalle tenebre le “extraordinary rendition” volute dall'amministrazione Usa dopo l'11 settembre e riproposto con forza gli orrori del “segreto di Stato”

E' stata confermata la condanna per i 23 agenti della Cia responsabili del rapimento dell'imam egiziano Abu Omar a Milano. Nuovo processo invece per gli ex capi del Sismi, Nicolò Pollari e Marco Mancini e per gli altri tre agenti italiani coinvolti, Giuseppe Ciorra, Luciano Di Gregori e Raffaele Di Troia. E' questo quanto ha deciso la quinta sezione penale della Corte di Cassazione. Nonostante la condanna gli agenti della Cia non verranno mai estradati in Italia in base alla legge unilaterale statunitensi che impedisce che i propri funzionari e militari all'estero vengano giudicati e detenuti nei paesi in cui commettono i reati.

Il 17 febbraio 2003 a Milano venne sequestrato Hassan Mustafa Osama Nasr, noto come Abu Omar, imam egiziano della moschea di viale Jenner. La moglie ne denuncia da subito il sequestro. Anni dopo, in una memoria scritta, lui stesso descriverà l’accaduto. “Camminavo a piedi da casa mia (…) e davanti a un giardino pubblico ho visto una Fiat rossa. L’autista veniva verso di me di corsa. Ha tirato fuori una tessera: sono della polizia (…) Un furgone bianco si é fermato vicino al marciapiede. Non ho capito niente, ho visto solo che due persone mi sollevavano di peso (…) Mi hanno legato piedi e mani, tremavo per le botte e dalla mia bocca é uscita schiuma bianca”. Abu Omar, su cui la Procura di Milano stava indagando per i rapporti con organizzazioni fondamentaliste islamiche, viene portato alla base militare Usa di Aviano e da lì  trasferito in un carcere segreto egiziano per essere interrogato e torturato da una equipe di agenti egiziani e statunitensi.

Il 5 luglio 2006 vengono arrestati il capo del Sismi, Marco Mancini e il funzionario del Sismi Gustavo Pignero con l’accusa di concorso in sequestro di persona. Dieci giorni dopo vengono liberati. Il direttore del Sismi Nicolò Pollari viene iscritto nel registro degli indagati. Il 16 febbraio 2007: il gup Caterina Interlandi manda a processo Pollari, Mancini e altre 32 persone, tra cui 26 agenti della Cia. Patteggiano il maresciallo dei Ros Luciano Pironi e il vicedirettore del giornale “Libero”, Renato Farina, che si scoprirà essere un agente dei servizi segreti con il nome in codice di “Betulla”.