di Alessandro Avvisato
Contropiano
La Corte di Cassazione conferma la condanna degli agenti della Cia che sequestrarono in Italia l'imam Abu Omar. Per i vertici del Sismi invece ci sarà un nuovo processo. Una vicenda che ha portato fuori dalle tenebre le “extraordinary rendition” volute dall'amministrazione Usa dopo l'11 settembre e riproposto con forza gli orrori del “segreto di Stato”
E' stata confermata la condanna per i 23 agenti della Cia responsabili del rapimento dell'imam egiziano Abu Omar a Milano. Nuovo processo invece per gli ex capi del Sismi, Nicolò Pollari e Marco Mancini e per gli altri tre agenti italiani coinvolti, Giuseppe Ciorra, Luciano Di Gregori e Raffaele Di Troia. E' questo quanto ha deciso la quinta sezione penale della Corte di Cassazione. Nonostante la condanna gli agenti della Cia non verranno mai estradati in Italia in base alla legge unilaterale statunitensi che impedisce che i propri funzionari e militari all'estero vengano giudicati e detenuti nei paesi in cui commettono i reati.
Il 17 febbraio 2003 a Milano venne sequestrato Hassan Mustafa Osama Nasr, noto come Abu Omar, imam egiziano della moschea di viale Jenner. La moglie ne denuncia da subito il sequestro. Anni dopo, in una memoria scritta, lui stesso descriverà l’accaduto. “Camminavo a piedi da casa mia (…) e davanti a un giardino pubblico ho visto una Fiat rossa. L’autista veniva verso di me di corsa. Ha tirato fuori una tessera: sono della polizia (…) Un furgone bianco si é fermato vicino al marciapiede. Non ho capito niente, ho visto solo che due persone mi sollevavano di peso (…) Mi hanno legato piedi e mani, tremavo per le botte e dalla mia bocca é uscita schiuma bianca”. Abu Omar, su cui la Procura di Milano stava indagando per i rapporti con organizzazioni fondamentaliste islamiche, viene portato alla base militare Usa di Aviano e da lì trasferito in un carcere segreto egiziano per essere interrogato e torturato da una equipe di agenti egiziani e statunitensi.
Il 5 luglio 2006 vengono arrestati il capo del Sismi, Marco Mancini e il funzionario del Sismi Gustavo Pignero con l’accusa di concorso in sequestro di persona. Dieci giorni dopo vengono liberati. Il direttore del Sismi Nicolò Pollari viene iscritto nel registro degli indagati. Il 16 febbraio 2007: il gup Caterina Interlandi manda a processo Pollari, Mancini e altre 32 persone, tra cui 26 agenti della Cia. Patteggiano il maresciallo dei Ros Luciano Pironi e il vicedirettore del giornale “Libero”, Renato Farina, che si scoprirà essere un agente dei servizi segreti con il nome in codice di “Betulla”.