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lunedì 14 giugno 2010

L’ecologia finanziaria (1997-2010)-Il pretesto climatico

Il pretesto climatico 3/3
di Thierry Meyssan*
6 Giugno 2010

Dopo essere servita a Henry Kissinger ed a Margaret Thatcher, la retorica ambientale è stata recuperata da Al Gore. Non si tratta di distogliere l’attenzione dalle guerre dell’impero US, né di restaurare la grandezza dell’impero britannico, ma di salvare il capitalismo anglosassone. In questa terza ed ultima parte dei suo studio sul discorso ecologista, Thierry Meyssan analizza la drammaturgia preparatoria del vertice della Terra del 2012 e la ribellione di Cochabamba.

Questo articolo segue: 
1. L’ecologia di guerra (1970-1982)
2. L’ecologia di mercato (1982-1996)

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Nel suo film "2012", Roland Emmerich ritrae il dislocamento della crosta terrestre sotto le acque ed il salvataggio dei capitalisti più ricchi grazie a due arche di Noè moderne, mentre il resto dell’umanità perisce sotto le onde.



Il protocollo di Kyoto

Si ricorda che nel 1988 Margaret Thatcher aveva incitato il G7 a finanziare un Gruppo Intergovernativo sul mutamento climatico (IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change in inglese) sotto gli auspici del PNUA e dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale.

Nel suo primo rapporto, nel 1990, la IPCC considerava come « poco probabile » un aumento incondizionato dell’effetto serra « nei prossimi decenni o più ». Nel 1995, un secondo rapporto di questo organo politico riprende nuovamente l’ideologia del vertice di Rio e « suggerisce un’influenza rilevabile dell’attività umana sul clima planetario » [1].

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Il presidente Bill Clinton (qui col vicepresidente Gore) ha firmato in pompa magna il Protocollo di Kyoto, ma ha dato discretamente istruzioni ai congressisti democratici affinché non sia ratificato dagli Stati Uniti.







Seguono con cadenza annuale delle conferenze dell’ONU sul cambiamento climatico. Quella di Kyoto (Giappone), nel dicembre 1997, elabora un Protocollo tramite il quale gli Stati firmatari s’impegnano volontariamente a ridurre le loro emissioni di gas ad effetto serra; principalmente il diossido di carbonio (CO2), ma anche altri cinque gas: il metano (CH4), il protossido di azoto (N2O), l’esafloruro di zolfo (SF6), i fluorocarburi (FC) e gli idroclorofluorocarburi.

Anche per gli Stati che non credono ad un’influenza significativa dell’attività umana sul clima, questo Protocollo è una buona cosa poiché li spinge ad un miglior utilizzo delle risorse energetiche non rinnovabili. Tuttavia, sembra ben difficile agli Stati in via di sviluppo modernizzare le loro industrie affinché consumino meno energia e siano meno inquinanti. Prendendo atto che questi Stati, non avendo che un’industria embrionale, rilasciano pochi gas serra mentre hanno bisogno di aiuto finanziario dotarsi di industrie econome e pulite, il Protocollo istituisce un Fondo di adattamento gestito dalla Banca Mondiale ed un sistema di permessi negoziabili. Ogni Stato riceve dei permessi di rilascio di gas serra che esso ripartisce tra le industrie. Gli Stati in via di sviluppo, che non utilizzano la totalità dei loro permessi, possono rivenderli agli Stati sviluppati che inquinano più di quanto concesso. Con le entrate della rivendita, essi possono finanziare il loro adattamento industriale.

L’idea sembra virtuosa, ma il diavolo si nasconde nei dettagli: la creazione di un mercato dei permessi negoziabili apre la strada ad una finanziarizzazione supplementare dell’economia e, partendo qui, a delle nuove possibilità per proseguire col saccheggio dei paesi poveri. In tutta ipocrisia, Bill Clinton firma il Protocollo di Kyoto, ma dà istruzioni ai suoi parlamentari di non ratificarlo. Il Senato statunitense lo respinge all’unanimità. Durante il periodo della ratifica del Protocollo, gli Stati Uniti si impegnano nell’organizzare il mercato dei permessi negoziabili, sebbene essi non abbiano l’intenzione di sottostare alle esigenze comuni se non il più tardi possibile.

Alcuni studi preparatori sono sovvenzionati da un’associazione caritatevole, la Joyce Foundation. Essi sono diretti da Richard L. Sandor, un economista repubblicano che ha condotto un doppia carriera di trader (Kidder Peabody, IndoSuez, Drexel Burnham Lambert) e di accademico (Berkeley, Stanford, Northwestern, Columbia).

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Allora pubblicamente sconosciuto, il giurista Barack Obama ha redatto gli statuti del Borsa mondiale dei diritti di emissione di gas a effetto serra.






In definitiva, una holding – la Climate Exchange, viene creata sotto forma di una società di diritto britannico di tipo Public Limited Company (ovverosia, le sue quote sono state vendute in occasione di un appello pubblico e la responsabilità dei suoi azionari è limitata agli apporti). Il suo statuto è redatto da un amministratore della Joyce Foundation, un giurista allora totalmente sconosciuto al grande pubblico, Barack Obama. L’appello pubblico agli investitori viene lanciato dall’ex vice-presidente degli Stati Uniti, Al Gore, e da David Blood (ex direttore della banca Goldman Sachs).

Al termine dell’operazione, Gore e Blood creano a Londra un fondo di investimento ecologico, Generation Investment Management (GIM). A tal fine, si associano con Peter Harris (ex direttore di gabinetto di Al Gore), Mark Ferguson e Peter Knight (due ex assistenti di Blood presso la Goldman Sachs) ed infine con Henry Paulson (all’epoca direttore generale di Goldman Sachs, ma che si ritirerà quando diverrà il segretario al Tesoro dell’amministrazione Bush).

Il Climate Exchange Plc apre alle Borse di Chigago (Stati Uniti) e Londra (Regno Unito), così come delle filiali a Montreal (Canada), Tianjin (Cina) e Sydney (Australia).

Accumulando le azioni bloccate in occasione della creazione della holding con quelle che ha acquisito dopo l’appello pubblico, Richard Sandor detiene quasi il quinto delle azioni. Il resto è principalmente diviso tra mega fondi speculativi: Invesco, BlackRock, Intercontinental Exchange (di cui Sandor è anche amministratore), General Investment Management e DWP Bank. La capitalizzazione borsistica ammonta oggi a più di 400 milioni di sterline. I dividendi versati agli azionisti nel corso dell’anno 2008 ammontano a 6.3 milioni di sterline.

Ingenuamente, i membri dell’Unione Europea sono i primi ad aderire alla teoria dell’origine umana del riscaldamento climatico e a ratificare il Protocollo. Ma, affinché entri in vigore, hanno bisogno della Russia. Quest’ultima non ha nulla da temere in quanto il tetto di emissioni assegnatole non le è vincolante, visto il suo arretramento industriale dopo la dissoluzione dell’URSS. Essa si fa tuttavia pregare, per poter chiedere in cambio l’appoggio dell’Unione Europea per la sua adesione all’Organizzazione Mondiale del Commercio. Alla fine, il Protocollo entra in vigore nel 2005.

2002: il quarto « vertice della Terra » a Johannesburg e il richiamo delle priorità di Jacques Chirac

Il vertice decennale di Johannesburg (Africa del Sud) non interessa gli Stati Uniti più di quello di Nairobi. La loro agenda del momento è orientata esclusivamente verso la guerra globale al terrorismo. Le questioni ambientali devono attendere. George W. Bush evita la trasferta e invia il segretario di Stato Colin Powell a pronunciare un breve discorso, mentre l’equipaggio impaziente del suo aereo accende i motori.

La conferenza abbandona lo stile kermesse internazionale di Rio e si concentra su dei temi precisi: l’accesso all’acqua e alla sanità, l’esaurimento in arrivo ed il prezzo delle energie non rinnovabili, l’ecologia dell’agricoltura, la diversità delle specie animali. Il clima non è che una questione tra molte altre.

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A Johannesburg, Jacques Chirac chiede un cambio di priorità: l’urgenza non è la caccia a Bin Laden, ma lo sviluppo pulito.






Il vertice diventa subito teatro di uno scontro quando il presidente francese Jacques Chirac esclama: « La nostra casa brucia e noi guardiamo altrove. La natura, mutilata, troppo sfruttata, non pare più ricostituirsi e noi ci rifiutiamo di ammetterlo. L’umanità soffre. Soffre di cattivo sviluppo, al Nord come al Sud, e noi restiamo indifferenti » [2]. Il suo discorso suona come una requisitoria contro gli Stati Uniti. No, la caccia a Osama Bin Laden non è la priorità, ma è lo sviluppo dei paesi poveri e l’accesso da parte di tutti ai beni essenziali.

Furiosi, gli alti funzionari della delegazione americana sabotano i negoziati. Mentre sta istallando il centro di tortura di Guantanamo e le prigioni segrete in 66 paesi, l’amministrazione Bush si erge ad esempio morale e condiziona tutti gli impegni da parte sua a delle concessioni degli Stati del sud in materia di diritti dell’uomo e di lotta contro il terrorismo. Nessun importante documento finale viene adottato.

Copenaghen, aspettando il vertice della Terra del 2012

È nel 2012 che dovrebbe tenersi il quinto vertice della Terra e la revisione del Protocollo di Kyoto. Tuttavia Washington e Londra hanno deciso di trasformare la XV conferenza sui cambiamenti climatici in un grande appuntamento intermediario. La nuova politica anglosassone intende utilizzare il riscaldamento climatico per far avanzare i suoi due maggiori obiettivi: salvare il capitalismo e appropriarsi della facoltà dell’ONU a scrivere il diritto internazionale.

Bisogna constatare che l’economia statunitense è in panne e non sembra uscire dalla sua crisi interna. Gli statunitensi non producono più grandi cose, eccetto le armi, mentre i beni che consumano vengono fabbricati da un Cina sempre più prospera. La prima soluzione risiede in un cambiamento del capitalismo. È giunto il tempo di rilanciare la speculazione orientandola verso i permessi di inquinare negoziabili, di rilanciare il consumo coi prodotti ecologici e di rilanciare il lavoro con i lavoro verdi [3].

D’altra parte, incontrando la globalizzazione forzata sempre più resistenze, conviene farla accettare presentandola in altro modo. Si dirà che le tematiche ambientali necessitano di un governo globale, e che gli Stati Uniti devono assumerne il comando. Perciò, bisogna prima di tutto dimostrare l’inefficacia dell’ONU in materia.

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L’ex-vicepresidente degli Stati Uniti, Al Gore, diventato consigliere speciale della Corona Britannica, ha ottenuto il Premio Nobel della Pace per il suo film propagandistico "Una scomoda verità".

 

 


La conferenza di Copenaghen è stata preceduta da una lunga a potente campagna di propaganda. A cominciare dal film di Al Gore, An Inconvenient Truth, presentato al Festival di Cannes 2006, e che gli è valso il premio Nobel per la pace nel 2007. L’ex vice presidente degli Stati Uniti, di cui si è dimenticato il doppio gioco in merito al Protocollo di Kyoto, si presenta come un convinto militante. Per difendere la sua nobile causa, egli vi consacrerebbe volentieri il suo tempo libero. In realtà, ha realizzato questo documentario ed intrapreso una tournée promozionale in qualità di consigliere pagato dalla Corona britannica, vero committente dell’operazione. Al Gore è uno specialista della manipolazione delle masse. È lui che aveva architettato, alla fine del XX secolo, la grande angoscia millenarista del « millennium bug ». Aveva all’epoca stimolato la creazione di un gruppo di esperti dell’ONU, l’IY2KCC – in tutti i punti comparabile al IPCC – per dare l’apparenza di un consenso scientifico attorno ad un problema minore gonfiato ad arte [4].

Al film di Al Gore si aggiungono altri documentari e fiction. Così, il film Home del fotografo francese Yann Arthus-Bertrand, è diffuso a livello mondiale dal PNUA, il 5 giugno 2009. O ancora, il film hollywoodiano del tedesco Roland Emmerich, 2012, in cui mette in scena l’affondamento della crosta terrestre sotto le acque ed il salvataggio dei capitalisti più ricchi grazie a due moderne arche di Noè, mentre i poveri vengono inghiottiti dai flutti.

In teoria la conferenza di Copenaghen doveva regolare la questione dei gas serra determinando dei tetti d’emissione e degli aiuti ai paesi in via di sviluppo. In realtà, Londra e Washington intendevano spingere gli europei a abbassare essi stessi i limiti fissati dal Protocollo di Kyoto – per aumentare il volume dei permessi negoziabili e quindi la speculazione borsistica – e far fallire la conferenza per preparare l’opinione pubblica mondiale ad una soluzione non di competenza ONU.

Molto a suo agio in questa mascherata, il presidente russo Dmitry Medvedev ha preparato un bluff che può costare caro al suo paese. Ha deciso di prendere un radicale e spontaneo impegno. Annuncia agli europei dell’ovest che Mosca si allinea alle loro esigenze e ridurrà le sue emissioni di gas serra dal 20 al 25% rispetto al 1990 entro il 2020. Meglio di così? Impossibile!

A parte il fatto che essendo le emissioni russe ridotte del 34% tra il 1990 e il 2007 a causa del crollo industriale dell’era Eltsine, il presunto impegno del Cremlino per la riduzione gli lascia la possibilità di un incremento che va dal 9 al 14%!

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Contro le regole delle Nazioni Unite, Nicolas Sarkozy utilizza il pretesto dell’urgenza climatica per costituire un direttorio incaricato di redigere la dichiarazione finale della conferenza di Copenaghen al posto dell’assemblea generale.

 





Senza sorpresa, gli anglosassoni fanno avanzare le loro pedine appoggiandosi sul presidente francese Nicolas Sarkozy, contentissimo di vedersi affidare il ruolo di deus ex machina. Arrivando a riunione in corso, denuncia la mancanza di volontà dei suoi omologhi e convoca una riunione improvvisata con qualche capo di Stato e di governo [5]. Senza traduttori, seduti su scomode sedie, alcuni grandi del mondo si prestano al gioco. Su un angolo del tavolo in fòrmica, buttano giù buone intenzioni che vengono presentate come panacea di tutti i mali. Il « pianeta » è salvo, ognuno può tornare a casa propria. In realtà, questa messa in scena mira unicamente a preparare l’opinione pubblica mondiale alle decisioni che bisognerà imporre al « vertice della Terra » del 2012.

Completamente fuori dal coro, il presidente venezuelano Hugo Chàvez ripone in causa la problematica del vertice senza quindi scoraggiare le associazioni ecologiste che manifestano davanti il centro in cui si tiene la conferenza. Stigmatizza la ricetta sarkoziana che consiste nello stendere una dichiarazione finale tra Stati autoproclamatisi « responsabili », per poi ad imporla alla comunità internazionale. Denuncia una mascherata che permette ad un capitalismo senza coscienza di occultare le sue responsabilità e di rifarsi una verginità [6]. Riprende a sua volta uno slogan scandito dai manifestanti all’esterno: « Non cambiate il clima, cambiate il sistema! ».

Cochabamba, l’anti-Copenaghen

Il suo omologo boliviano Evo Morales trae delle conclusioni del vertice di Copenaghen. È chiaro a suo avviso che le grandi potenze giocano con l’ambiente. Su questo tema, come su ben altri, intendono fare i loro affari tra loro a scapito del terzo mondo. Tuttavia, la presenza di una folla di militanti delle associazioni all’esterno della conferenza lascia sperare in una volontà planetaria ben diversa.

Il presidente Morales convoca allora una « Conferenza Mondiale dei Popoli sul cambiamento climatico e i diritti della Terra Madre ». Si tiene quattro mesi dopo a Cochabamba (Bolivia). Superando tutte le previsioni, più di 30 000 persone vi partecipano e 348 governi vi si fanno rappresentare. Il suo ambiente ricorda allo stesso tempo il vertice della Terra di Rio e i forum sociali mondiali. Ma ciò che è in gioco è differente. A Rio, il gabinetto delle relazioni pubbliche Burson-Marsteller aveva valorizzato alcune associazioni per legittimare le decisioni prese a porte chiuse. A Cochabamba, è il contrario: le associazioni che sono state escluse dalla conferenza di Copenaghen sono divenute decidenti. Il confronto coi forum sociali non funziona più: essi intendono contestare il Forum economico di Davos e si sono esiliati all’altro capo del mondo per evitare gli scontri che si sono visti in Svizzera. Questa volta, è l’ONU che si contesta. Evo Morales ha preso atto del fiasco di Copenaghen e della volontà delle grandi potenze di passare oltre le assemblee generali. Egli si appoggia sulla società civile contro i governi occidentali.

Evo Morales ed il suo ministro degli affari esteri David Choquehuanca affrontano le tematiche ambientali a partire dalla loro cultura di indiani aymara [7]. Mentre gli occidentali dicono di sapere quanto occorre limitare le emissioni di gas serra per non perturbare più il clima, essi affermano che non si più continuare con tali emissioni quando esse sono ritenute pericolose, che sia vero o falso. Rompendo con la logica dominante, rigettano il principio dei permessi negoziabili. Per loro, non si dovrebbe permettere, e ancor meno vendere, ciò che è considerato disastroso. A partire da ciò, essi presentano un completo cambiamento di paradigma. Gli Stati sviluppati, i loro eserciti e le loro imprese multinazionali, hanno ferito la terra adottiva, mettendo in pericolo tutta l’umanità, mentre i popoli autoctoni hanno dato prova della loro capacità a preservare la Terra Madre. La soluzione è dunque politica: la gestione dei grandi spazi deve essere restituita ai popoli autoctoni, mentre le multinazionali devono rispondere dei danni che hanno commesso di fronte ad un tribunale internazionale.

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La conferenza di Cochabamba afferma la capacità dei popoli autoctoni di riuscire là dove gli Occidentali hanno fallito. Da sinistra a destra: Hugo Chávez, Davide Choquehuanca e Evo Morales.




La Conferenza dei Popoli chiama all’organizzazione di un referendum mondiale per istituire una Giustizia climatica ed ambientale, e per abolire il sistema capitalista.

Secondo un metodo già applicato a numerosi vertici internazionali che sfuggono al controllo degli anglosassoni, una campagna mediatica viene immediatamente lanciata da Washington per soffocare il messaggio. Si sviluppa una polemica sui propositi deviati del presidente Morales [8]. Comunque sia, l’ideologia occidentale verde non ottiene più l’unanimità.

L’albero che nasconde la foresta

Durante i 40 anni di discussione ONU circa l’ambiente, le cose non sono affatto migliorate, al contrario. Ma è stato realizzato un incredibile insieme di abili trucchi: la responsabilità degli Stati è stata dimenticata, quella delle multinazionali è stata occultata, mentre quelle degli individui è stata stigmatizzata. L’albero nasconde la foresta.

Nei vertici internazionali, nessuno tenta di valutare il costo energetico delle guerre in Afghanistan e in Iraq, includendo il ponte aereo quotidiano che permette di trasportare la logistica degli Stati Uniti sul campo di battaglia, compresa la razione per i soldati.

Nessuno misura le superfici abitabili contaminate dalle munizioni all’uranio impoverito, dai Balcani alla Somalia, passando per il Grande Medio Oriente.

Nessuno ricorda le superfici agricole distrutte dalle fumigazioni nell’ambito della guerra alle droghe, in America Latina o in Asia Centrale; né quelle rese sterili dallo spargimento dell’agente arancio, dalla giungla vietnamita ai palmeti iracheni.

Fino alla conferenza di Cochabamba, la coscienza collettiva ha dimenticato l’evidenza che i maggiori colpi all’ambiente non sono la conseguenza di stili di vita specifici, né dell’industria civile, ma delle guerre intraprese per permettere alle multinazionali di sfruttare le risorse naturali, e lo sfruttamento senza scrupoli di tali risorse da queste multinazionali per alimentare gli eserciti imperiali. Ciò ci riporta al nostro punto di partenza, quando U Thant proclamava il « giorno della Terra » per protestare contro la guerra in Vietnam.

Thierry Meyssan
*Giornalista e scrittore, presidente del Réseau Voltaire.

Traduzione a cura di Matteo Sardini (Eurasia Rivista)


[1] Tutti i rapporti dell’IPCC sono disponibili in inglese, francese e spagnolo sul sito internet del Gruppo.

[2] « Discours de Jacques Chirac au sommet mondial sur le développement durable de Johannesburg », 2 settembre 2002.

[3] « La muta della finanza mondiale e la speculazione verde », di Jean-Michel Vernochet, Rete Voltaire, 8 aprile 2010.

[4] « Il n’y a pas de consensus scientifique à l’ONU », di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 17 dicembre 2009.

[5] « Intervention au sommet de Copenhague sur le climat », di Nicolas Sarkozy, Réseau Voltaire, 17 dicembre 2009.

[6] « Discurso en Copenhague », di Hugo Chávez Frías, Red Voltaire, 16 dicembre 2009.

[7] Vedere la sua tribuna libera sul Los Angeles Times: « Combating climate change : lessons from the world’s indigenous peoples »  (disponibile sul dito di Voltaire Network)

[8] Evo Morales aveva denunciato le conseguenze sanitarie per gli uomini delle carni agli ormoni femminili. I suoi propositi sono interpretati come omofobi.
Questa tecnica di screditamento è classica. Viene in mente pensando alla campagna mediatica contro Papa Giovanni Paolo II dopo il suo discorso alla Grande Moschea di Damasco o a quella contro il primo ministro malese in seguito al suo discorso davanti la Conferenza Islamica.

Fonte:voltairenet.org

domenica 14 marzo 2010

I pirati del clima:Nuove proteste contro la geoingegneria

breach.themis1_med2 L'ETC Group lancia una protesta contro la prossima conferenza sulla geoingegneria che si terrà ad Asilomar, dal 22 al 26 Marzo, tramite una lettera aperta al  Climate Response Fund e al presidente della Commissione scientifica che organizza. Il Gruppo definisce la geoingegneria un'"inaccettabile intervento sui sistemi naturali" che viola le convenzioni internazionali (the 1978 Environmental Modification Convention or ENMOD Treaty, amongst others).

L'ETC ritiene che la questione riguardi i diritti, la responsabilità ed il futuro del pianeta ed inoltre, parla di mancanza di trasparenza e di conflitti di interessi della Conferenza stessa, affermando:

"Chiaramente, la mancanza di trasparenza ed il conflitto di interessi  nell'organizzazione della Conferenza lascia seri dubbi su chi stia stabilendo l'agenda e gli interessi di chi si stanno servendo. Nei pochi materiali che sono stati pubblicati, si afferma che (senza nome ) i donatori, il Climate Response Fund, e l'Istituto per il Clima non hanno alcun «interesse finanziario nelle specifiche tecnologie o negli orientamenti che si stanno sviluppando.» Eppure, queste organizzazioni hanno pubblicamente accolto il contributo ed i soldi del settore privato, oltre al sostegno da parte di persone interessate ai combustibili fossili e produttori di auto. Infine, nonostante il fatto che l'elenco dei finanziatori e i dettagli sulla Conferenza sia stato promesso per il 1 ° gennaio 2010, i nomi non sono ancora stati resi noti."

La lettera e l'elenco dei firmatari si puo leggere per intero a questo indirizzo

Nel mese di Febbraio-dal 18 al 22- c'è stata un'altra conferenza, a San Diego, della quale ho già parlato qui

Gli atti della conferenza-dichiarazioni di apertura, relazioni ed altro-si possono leggere a questo indirizzo:

Seguono i documenti più indicativi sull'andamento della conferenza:

Dichiarazioni di apertura

Relazioni

Nelle dichiarazioni di apertura di Bob Inglis, sottocommissione Energia e Ambiente, mi ha colpito molto questo periodo finale: 
 

"Moreoever, there is a significant ethical question involved in deploying large-scale geoengineering techniques to forcibly change the climate in an effort to undo the damage we have already done."

"Inoltre, c'è una significativa questione etica nell'implementazione su larga scala di tecniche di geoingegneria per cambiare energicamente il clima, nel tentativo di riparare al danno che abbiamo già fatto"

A quale danno e a chi si riferiva Inglis? Forse si riferiva semplicemente all'opinione comune che il clima stia cambiando a causa delle eccessive emissioni di CO2 ma a me, è venuta in mente la terrificante testimonianza di Dan Eden, della rivista View Zone, che avrebbe ricevuto confidenze su HAARP già negli ultimi anni 90', recandosi a Fairbanks, Alaska, direttamente da persone molto vicine alla questione.

"Look. Here is where they are heating the ionosphere - and here too. Now you can see that it is absorbing more power each time. And then here is when they switched it to max. And somewhere up here, off the paper, is when it happened. The whole ionosphere got blown out into space and made one big fucking hole."

Forse questa testimonianza è solo il lungo racconto di un incontro ma forse è vera, visti gli allarmi della NASA su un  enorme "squarcio" nel Campo Magnetico Terrestre, scoperto dal veicolo spaziale THEMIS
Si è trattato di un evento spontaneo o qualcuno ha "combinato guai?"

lunedì 14 dicembre 2009

Summit clima a Copenhagen: Il mondo è impazzito

Durante una conferenza stampa, a Copenhagen, un veterano del giornalismo e regista di nome  McAleer, autore del documentario “Not Evil Just Wrong’ ,  ha chiesto al Professor Schneider la sua opinione sul Climategate-lo scandalo delle email scambiate tra alcuni scienziati della CRU (Climatic Research Unit) dell'università East Anglia, dalle quali si deduce che i suddetti scienziati falsificavano i dati, in favore della teoria del riscaldamento globale di origine antropica.

A questo punto, è intervenuta la sicurezza delle Nazioni Unite che ha prima tentato di sottrarre il microfono al giornalista e poi lo ha diffidato dal fare domande.
Il Professor Schneider non ha risposto alla domanda.

Quello che segue è il filmato relativo all'accaduto

Ma questa non è la prima, e forse neanche la più grave, delle insopportabili prese di posizione di coloro che, senza alcun fondamento scientifico, dicono di credere all'AGW (Anthropogenic global warming - Riscaldamento Globale di origine Antropica)

Questo, tanto per citarne una, è il video shock di apertura del summit di Copenhagen:

Ma non sono bastati i bambini utilizzati, in modo a dir poco improprio, per spot terrificanti.
L'attivista radicale Clive Hamilton  in una lettera pubblicata su abcNews  scrive, rivolgendosi ad un generico bambino

"Ehi la,
C'è qualcosa che devi sapere di tuo padre. 
Il lavoro di tuo padre è quello di cercare di impedire al governo di fare leggi per ridurre l'inquinamento da carbonio in Australia. Per fare questo tuo padre riceve un sacco di soldi dalle grandi aziende che non vogliono ammettere che l'inquinamento sta cambiando il clima del mondo in modo molto pericoloso.
A causa del loro inquinamento, un sacco di gente, persone per lo più povere, rischiano di morire. Moriranno per le inondazioni, per malattie come la dengue, e per fame, quando le loro coltivazioni non cresceranno più.
Le grandi aziende stanno mettendo i loro profitti prima della vita delle persone. E tuo padre li sta aiutando.
La tua vita sarà anche peggiore, a  causa di ciò che tuo padre sta facendo quando va a lavorare ogni mattina. Quando diventerai vecchio come i tuoi genitori, l'Australia avrà molte più ondate di calore, come quella di Melbourne all'inizio di quest'anno, e ci saranno anche più incendi boschivi.
La siccità sarà più grave, e tu non potrai più divertirti  ad esplorare la Grande Barriera Corallina, perché non ci sarà più.
In fondo tuo padre sa tutto questo, anche se finge di non saperlo. Se gli hai fatto domande a questo proposito probabilmente ti ha detto che gli scienziati non sono sicuri di quello che succederà, che l'inquinamento da carbonio in Australia non è molto grande, o che gli affari sono affari....."

La lettera continua, fino alla fine,  su questo tono

Ma c'è di più:

Non solo, durante il summit di Copenhagen, come ormai molti sanno, è  spuntato a sorpresa un  documento segreto che segnerebbe un accordo dei paesi sviluppati ai danni dei più poveri, con buona pace delle dichiarazioni ufficiali, tutte di grande solidarietà, ma, addirittura, a far parte della discussione a Copenhagen, è entrata l'eugenetica

Un editoriale del Canada’s Financial Post, di Diane Francesco afferma che, "Una legge planetaria, per una politica del figlio unico come quella applicata in Cina, è l'unico modo per invertire il disastroso tasso di natalità a livello mondiale."

Pochi giorni dopo, la Delegazione del governo cinese alla conferenza sui cambiamenti climatici di Copenaghen ha sostenuto che la dittatura della politica comunista del figlio unico deve "servire da modello per l'integrazione dei programmi sulla popolazione nel quadro di adattamento ai cambiamenti climatici".

Com'è possibile che tali idee vengano discusse al vertice delle Nazioni Unite a Copenhagen, sapendo che in Cina le donne possono anche essere rapite per le strade, drogate e costrette a subire aborti, contro tutti i diritti civili?

Nel mondo,  l'editiale del Canada’s Financial Post è stato accolto da reazioni furiose ma i "grandi" vertici del governo mondiale stanno prendendo sul serio la proposta. Questo è inconcepibile, anche se siamo abituati, ormai da molto tempo, a sentir parlare di abbattimento della popolazione. Purtroppo, aprire la porta all'eugenetica, è un piano di lunga data

Nel bel mezzo di tutto questo gran parlare, la criminalità organizzata approfitta dell'occasione e fa grandi guadagni con il carbon trading (commercio di emissioni di carbonio)

La triste realtà è che tutto questo "marchingegno" serve ad avviare un nuovo tipo di colonialismo; a gestire i soldi saranno i soliti noti che provocheranno ancora più debito nei paesi poveri e poco importa se si tratterà di debito "verde"

Solo ora, molti scoprono che la legge cosiddetta del cap&trade che è, in pratica, una sorta di vendita delle indulgenze (non è forse la teoria del global warming la nuova religione alla quale si deve credere, senza alcuna prova?) per cui chi paga puo continuare tranquillamente ad "inquinare", non è la soluzione per limitare le emissioni di CO2.  
Su questo commercio si arricchiranno in tanti, senza alcun risultato per l'ambiente, eppure, chi lo va dicendo da molto tempo è restato inascoltato.

Il punto è che il discorso sul clima è viziato in partenza perchè, contrariamente a quello che molti pensano, quando si parla di emissioni nocive, si fa riferimento all'anidride carbonica (CO2) che, come tutti sanno, è un gas innocuo, fa naturalmente parte dell'aria che respiriamo ed è presente in atmosfera in tracce, circa lo 0,032%

Dunque le emissioni veramente nocive e tutti i veleni sparsi sul nostro pianeta, resteranno intatti. Quello che fuoriesce dalle marmitte delle auto e che fa male davvero non è il biossido di carbonio o anidride carbonica (CO2) che dir si voglia, ma è monossido di carbonio (CO) che, combinandosi poi con l'ossigeno dell'aria esterna forma anidride carbonica (CO2)

Oltre al monossido di carbonio, le auto producono anche altre sostanze nocive ma di queste non si parla. La comunissima ed innocua anidride carbonica che respiriamo regolarmente ed emettiamo durante la fase dell'espirazione, viene demonizzata al solo scopo di creare un affare colossale, la cosiddetta economia "verde" che arricchirà solo le banche e le multinazionali e, temo, molti politici, come ad esempio Al Gore che ha già creato le sue aziende pret a porter per il commercio di carbon credits ed altro.
Che la CO2 possa procurare altri effetti indiretti sull'ambiente, è tutto da stabilire ma, di certo non è velenosa nè inquinante, anzi è indispensabile per la vita di tutti gli organismi viventi della terra.

Poco importa, ai vertici di Copenhagen,  se i veri veleni continueranno ad uccidere animali, a distruggere ecosistemi e paesi poveri.

Intanto, il povero Al Gore, a bordo del suo jet privato, ha lasciato il conforto delle sue 20 stanze che consumano come una caserma, per un reggimento intero, per andare a Copenhagen a spaventare la gente, a dire le solite bugie sulla pericolosità dell'anidride carbonica ed altre amenità.

La cosa più disgustosa è che le politiche portate avanti fino ad ora per il riscaldamento globale, hanno già colpito le comunità più indifese e più povere. Su questo argomento si puo leggere la relazione di Survival  International ‘The most inconvenient truth of all: climate change and indigenous people’. Anche il  National Geographics ha pubblicato un articolo nel quale conferma :


“With food prices rising, Haiti’s poorest can’t afford even a daily plate of rice, and some must take desperate measures to fill their bellies,” by “eating mud,” partly as a consequence of “increasing global demand for biofuels.”

"Con l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, i più poveri di Haiti non possono permettersi nemmeno un piatto di riso al giorno, e alcuni devono prendere misure disperate per riempire la pancia", come  "mangiare fango",  in parte come conseguenza della "crescente domanda mondiale di biocarburanti. "

Il mondo non si sta riscaldando, è solo impazzito