di Dante Barontin
Contropiano
La trappola della "legalità" e l'uso reazionario degli scandali. Il governo delinea per legge le caratteristiche della "classe dirigente" nei prossimi anni.
Il problema della selezione della classe dirigente è antico quanto l'organizzazione umana. Ma il modo più stupido e reazionario di risolverlo è quello che vieta la candidabilità a chi sia stato condannato “in via definitiva”. Sappiamo di dire una cosa impopolare, in tempi di forconi levati contro i Batman di turno, ma è bene ragionare sempre per non ritrovarsi infilzati dalle idiozie di moda che ci sono sembrate per un momento accattivanti. Perché nella società della comunicazione le mode cambiano, e anche spesso, ma le conseguenze restano. Ed anche a lungo.
Venti anni di populismo virato sul tema della “legalità” hanno partorito prima 20 anni di Berlusconi (e nessuno si rassegna a cogliere questo esito solo apparentemente paradossale), poi un anno di “montismo” che aspira a dominare per anche più di un ventennio.
Che cosa è infatti la “legalità”? Sono le leggi esistenti, in vigore in questo momento in un territorio delimitato da confini certi, e fatte rispettare da una serie di istituzioni ed apparati (magistratura e polizie di vario tipo). Anche un asino dovrebbe dunque sapere che una cosa è la legge e tutt'altra la giustizia. Dipende dal periodo storico, dalla classe sociale e dalla cultura dominanti, dall'evoluzione della società. Quarant'anni fa il divorzio era illegale, ed anche l'aborto. Settant'anni fa il razzismo antiebraico era legale, così come i campi di concentramento e sterminio. Pochi anni fa il falso in bilancio era reato, poi non lo è stato più; e nonostante al governo siano arrivati i “moralizzatori” continua a non esserlo. La legalità delle dittature e quella delle democrazie dovrebbero essere molto diverse, ma hanno anche molti punti in comune. Battersi per una democratizzazione sotto un regime dittatoriale è illegale, ma tutti – in questa parte del mondo e in questo periodo storico – lo consideriamo un diritto e persino un dovere. Pericoloso ma giusto, ancorché illegale in quel paese e in quel tempo.