martedì 11 dicembre 2012

Lo spezzatino greco

di Monia Benini

grecia poveraAndare alle elezioni e sentirsi dire che il paese è ingovernabile. Tornare a votare e sperare in un rovesciamento del sistema. E invece niente. Tutto esattamente come prima. A nulla sono servite ben due tornate elettorali a distanza di poche settimane fra l’una e l’altra: con una legge che attribuisce un premio di maggioranza di ben 50 seggi su un totale di 300 al primo partito e con una massiccia e totalizzante manipolazione da parte di tv e giornali, è stato relativamente semplice vincere la volontà dell’elettorato. E riaffermare il governo globale delle banche e della grande finanza internazionale.

Dopo ben cinque anni di recessione continua, la penisola ellenica è in ginocchio. Le politiche TeT (Tagli e Tasse) hanno stremato larga parte dei cittadini. Manovre per ben 63 miliardi euro: tagli equivalenti, se contestualizzati all’Italia, a un importo di 600 miliardi di euro.

Fra le misure di contrasto alla povertà dilagante, oltre alla distribuzione di latte e alcuni generi alimentari nelle scuole primarie (per arginare la denutrizione dei bambini), la Grecia ha approvato ad inizio ottobre una legge per permettere ai supermercati di commercializzare in apposite aree e a prezzi stracciati (con uno sconto del 66%) i prodotti alimentari scaduti, fino a 90 giorni – a seconda dei generi - dalla data del consumo indicato. Ma anche acquistare questo tipo di cibo per sfamarsi può essere proibitivo per chi non ha alcun reddito, perché è stato licenziato, è stato costretto a chiudere la propria attività oppure non trova lavoro (oggi un Greco su 4 è disoccupato, mentre ben oltre il 54% dei giovani non ha occupazione).

Nonostante ciò, in cambio del nuovo pacchetto di ‘aiuti’ (cioè prestiti, con relativi interessi da restituire), la troika ha chiesto ad Atene una serie di misure per il 2013 che prevedono ulteriori tagli per 9 miliardi di euro: dalla riduzione del 50% degli indennizzi di licenziamento con effetto retroattivo (a partire dall’1 gennaio 2012), all’incremento dei giorni lavorativi (da 5 a 6 alla settimana), dall’eliminazione degli adeguamenti delle retribuzioni previste dal contratto nazionale ogni 3 anni, al licenziamento di altri 15.000 dipendenti pubblici. E così agli angoli delle strade cominciano ad ammucchiarsi sacchi del pattume e rifiuti sparsi: il personale ha iniziato uno sciopero di protesta contro la perdita dei posti di lavoro.

Le sforbiciate della troika e del governo greco hanno però cominciato a intaccare anche il patrimonio greco e quindi al Forum organizzato dall’International Herald Tribune ad Atene il 15 e 16 ottobre, anche chi ha duellato nell’ultima tornata elettorale, come l’attuale primo ministro e i presidenti del social-democratico Pasok e del partito della sinistra Syriza, ha partecipato alla discussione per definire il programma di privatizzazioni, identificato come “una priorità strategica per il paese”. Alla piattaforma prevista per nuove opportunità di investimento, anche nei “settori chiave dell’economia greca, come energia, miniere, turismo e sviluppo delle infrastrutture”, hanno partecipato ovviamente i rappresentanti del Fondo Monetario Internazionale,ma anche l’ambasciatore australiano, il presidente della camera di commercio Franco-Ellenica, uno dei direttori del Roubini Global Economics (strettamente collegato allo statunitense Council on Foreign Relations), oltre al vicepresidente del settore sviluppo economico della Lockheed Martin Aeronautics .

Facile dunque immaginare quali appetiti siano già stati stuzzicati, a partire dal 2010, dalle stime di alcuni esperti incaricati dal Ministero dell’Energia, che indicavano un potenziale di svariati miliardi di barili di idrocarburi estraibili nel Nord Egeo e al largo della Grecia (verso il Mar Ionio). La Grecia sta ormai diventando uno spezzatino nelle mani di grandi multinazionali, banche internazionali, speculatori spietati.

Per chi guarda dunque alla penisola ellenica da questo lato del Mare Mediterraneo, pare normale che vi siano manifestazioni oceaniche di protesta, mentre appare quasi incredibile il fatto che queste non abbiano successo nell’impedire la spoliazione del paese e della popolazione. Ma chi sta in Italia e osserva con entusiasmo la reazione dei ‘milioni’ di Greci in piazza, sarebbe bene sapesse che i numeri dei quali ci parlano nei media ma anche in rete non sono reali, ma spudoratamente gonfiati, per dare l’impressione che vi siano masse di infoiati pronti a mettere a fuoco e fiamme Atene e che quindi siano necessarie imponenti misure di repressione da parte delle forze di polizia.

Infatti, mentre venivano approvate le ultime micidiali misure imposte dalla troika e in Italia qualcuno inneggiava a una folla smisurata di cittadini che avevano circondato il parlamento, in realtà il numero delle persone presenti si limitava a circa 20 mila, come indicato da diversi partecipanti. E’ quindi comprensibile che simili manifestazioni non producano alcun risultato, proprio come accade con le ‘gite’ che spesso vengono organizzate in Italia da partiti, sindacati e non solo, per alimentare l’illusione di far tremare il sistema con i loro girotondi o le loro marce su Roma.

Fonte: Teste Libere 10 Dicembre 2012

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