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sabato 17 novembre 2012

Speciale Gaza: Di omicidi e disinformazione

Osservatorio Iraq

gaza strip

Alain Gresh fa il punto sulla situazione a Gaza prima dell'escalation militare cominciata nell'ottobre scorso e intensificatasi negli ultimi giorni. Il direttore aggiunto di Le Monde Diplomatique denuncia la politica degli omicidi mirati e condanna la complicità dei media nei confronti della propaganda israeliana.

di Alain Gresh * - traduzione a cura di Jacopo Granci

Per capire l'escalation a Gaza è necessario introdurre qualche dato su questo territorio (360 km2, più di un milione e mezzo di abitanti - una caratteristica che lo rende uno dei luoghi del pianeta con maggiore densità di popolazione), occupato da Israele dal 1967.

Nonostante il ritiro dell'esercito dalla striscia (2005), infatti, i suoi accessi con il mondo esterno sono sempre controllati dallo Stato ebraico e la circolazione all'interno è limitata. Il blocco attuato qualche anno fa dura fino ad oggi: per le Nazioni Unite Gaza rimane un territorio occupato.

I dati che seguono sono stati diffusi dall'ufficio dell'ONU per il coordinamento delle questioni umanitarie nei territori palestinesi (OCHAOPT) in un documento del giugno 2012 intitolato Five Years of Blockade: The Humanitarian Situation in the Gaza Strip (in allegato):

- è nel giugno 2007 che il governo israeliano ha deciso di intensificare il blocco di questo territorio, già severamente "sotto controllo";

- il 34% della popolazione (e la metà dei giovani) è disoccupata;

- l'80% della popolazione dipende dagli aiuti umanitari;

- il PIL pro capite era, nel 2011, il 17% al di sotto di quello del 2005 (considerando l'inflazione);

- nel 2011 solo un camion al giorno usciva da Gaza con prodotti volti all'esportazione, ossia meno del 3% delle cifre di affari registrate nel 2005;

- il 35% delle terre coltivabili e l'85% delle acque riservate alla pesca sono parzialmente o totalmente inaccessibili agli abitanti di Gaza a causa delle restrizioni israeliane;

- l'85% delle scuole sono costrette a fornire un doppio servizio - uno la mattina e un altro nel pomeriggio - a causa del sovrappopolamento.

giovedì 15 novembre 2012

Appello attivisti europei: aiutateci a non lasciare Gaza da sola

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gaza

Alle 15.35 di ieri Gaza è stata scossa da molteplici attacchi militari israeliani lanciati da droni, elicotteri apaches, caccia F16 e navi militari. Una delle prime persone uccise è stata Ahmed Al Jabari, comandante in capo dell'ala militare di Hamas.

Le fazioni palestinesi hanno giurato vendetta e i militanti hanno sparato dozzine di razzi verso Israele. Dopo il primo attacco, le forze aree israeliane hanno condotto più di 50 bombardamenti su tutta la Striscia di Gaza che hanno causato almeno 8 morti, compresi 2 bambini e un neonato. Il Ministro della Salute ha inoltre dichiarato che più di 90 persone sono state ferite.

Cresce il timore che Israele possa lanciare un'offensiva di terra su larga scala, paura alimentata dal lancio di volantini nel Nord della Striscia da parte dell'esercito israeliano che annunciavano un'imminente invasione via terra dell'area.

DIRETTA: Gaza sotto attacco

dalla redazione di Nena-News

Almeno 15 i morti palestinesi, molti bambini. Tre vittime israeliane. Riunione d'emergenza all'Onu. Manifestazioni di protesta in Israele e nel mondo.

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Gaza, 15 novembre 2012, Nena News - Continuano i bombardamenti israeliani contro la Striscia di Gaza. Il nostro inviato a Gaza riporta di numerose esplosioni. L'Operazione Pillar of Clouds annunciata da Israele sta provocando un'escalation di violenza contro la Striscia. Almeno 15 le vittime palestinesi, tra cui numerosi bambini. Tre quelle israeliane.

ORE 15.32: Da Khartoum (Sudan), Khaled Meshaal, capo dell'ufficio politico di Hamas, nel corso dell'ottava conferenza del Movimento Islamico, ha detto che la Palestina non si libererà se non con il martirio e che Israele era debole prima della primavera Araba e ora lo è più che mai. Secondo Meshaal è necessaria la presenza forte della nuova dirigenza egiziana.

ORE 15.30: Anonymous torna a occuparsi di Israele. Pubblicato oggi un comunicato stampa in cui il gruppo accusa Israele di trattamento barbaro e brutale del popolo palestinese. "Come molti altri nel mondo, ci sentiamo impotenti di fronte a questo demonio implacabile. E il disumano attacco di oggi e la minacciata invasione di Gaza è più del solito. Ma quando il governo di Israele pubblicamente ha minacciato di chiudere tutte le comunicazioni e la rete internet dentro e fuori Gaza, ha passato il limite. Noi siamo Anonymous e nessuno chiuderà internet sotto i nostri occhi. All'IDF e al governo israeliano diamo un solo avvertimento. Al popolo di Gaza e dei 'Territori Occupati' diciamo: siamo al vostro fianco nella lotta".

domenica 11 marzo 2012

Terzo giorno di bombardamenti israeliani contro Gaza: 17 morti, tra cui un bambino, e 32 feriti

Agenzia Stampa Infopal

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Foto da Palinfo.com

 Gaza – InfoPal. Domenica 11 marzo. E’ di 17 morti e 32 feriti il bilancio di tre giorni di bombardamenti israeliani contro la Striscia di Gaza.

Secondo quanto ci riferisce il nostro corrispondente da Gaza, questa mattina, un attacco aereo israeliano contro il quartiere az-Zaytun, ha ucciso un combattente della resistenza, Ahmed Dib Salim, di 23 anni. Il corpo, a brandelli, è stato portato all’ospedale ash-Shifa, nella città di Gaza.

Anche un bambino di 13 anni è tra le vittime della furia criminale israeliana, abbattutasi questa mattina contro il campo di Jabaliya, nel nord della Striscia

La guerra dimenticata (GAZA)

bezzifer.over-blog.it

gaza massacre

«Non possiamo aspettare oltre», spiegava qualche giorno fa alla Casa Bianca il premier israeliano Netanyahu, giunto a Washington per strappare a Barack Obama il via libera ad un attacco aereo contro le centrali nucleari iraniane.

E invece gli F-16 e i droni israeliani sono decollati verso Gaza, per colpire in modo ancora più devastante obiettivi che già prendono di mira a giorni alterni, spesso senza neppure la motivazione dei lanci di razzi palestinesi. Fanno il «loro dovere» i piloti israeliani e, intanto, si addestrano per missioni più audaci, sulla rotta di Tehran.

I comandanti militari da parte loro si compiacciono per «la precisione» dei lanci di missili e bombe su Gaza. Poco importa se ogni tanto ci scappa il «danno collaterale», qualche civile innocente ucciso. Ormai chi si ricorda più dei pescatori palestinesi cacciati indietro dalle motovedette israeliane che entrano ed escono dalle acque di Gaza? Chi si cura delle migliaia di contadini della Striscia che non possono coltivare i campi all'interno della «zona cuscinetto» imposta da Israele?

sabato 10 marzo 2012

Pioggia di missili su Gaza, 15 palestinesi uccisi

di  Redazione Contropiano

Non si fermano i raid e i bombardamenti israeliani cominciati ieri sulla Striscia di Gaza, finora 15 i palestinesi uccisi e decine quelli feriti. I palestinesi rispondono con gli inefficaci razzi Qassam.

Non cessa la pioggia di fuoco israeliano sul territorio della Striscia di Gaza, preso di mira da ieri con lanci continui di missili e raid 'mirati' contro esponenti della resistenza palestinese.   Dopo i 12 uccisi di ieri, oggi è toccato ad altri tre palestinesi. I feriti sono circa trenta mentre gli ospedali della Striscia sono al collasso.

L'ultima vittima è un uomo che viaggiava a bordo di una motocicletta nella Striscia di Gaza è stato centrato e ucciso da un velivolo israeliano oggi pomeriggio. Qualche ora prima un altro missile aveva colpito e ucciso due persone che viaggiavano anche in questo caso su una moto.

Le truppe di occupazione israeliane hanno aperto addirittura il fuoco contro alcune decine di ragazzi che, durante il funerale di un attivista ucciso, si erano  avvicinati al confine per lanciare sassi alle postazioni militari. 

mercoledì 2 novembre 2011

Di nuovo in rotta verso Gaza

freedom flotilla A quattro mesi dal blocco delle navi della Freedom Flotilla 2 nei porti greci, altre due navi tentano di rompere il blocco criminale della Striscia di Gaza, nell’ambito della campagna non violenta Freedom Waves to Gaza.

Qui intendo rilanciare l’appello all’azione e al sostegno di questa iniziativa lanciato da Jewish Voice for Peace. E’ un appello rivolto, in prima battuta, ai cittadini Usa, ciò non toglie che anche per noi può essere un esercizio interessante inviare una email al Presidente Obama o telefonare all’ufficio di Hillary Clinton per chiedere, una buona volta, che si ponga fine alla punizione collettiva che, per i soliti motivi di “sicurezza”, umilia e punisce in modo immorale una popolazione di 1,6 milioni di persone.

Imbarcazioni in navigazione per rompere il blocco di Gaza, adesso

Questa notizia si sta diffondendo: in questo momento, due imbarcazioni si trovano in acque internazionali nel Mediterraneo dirette verso Gaza. Una barca, l’irlandese Saoirse, comprende tra i suoi passeggeri alcuni parlamentari. L'altra, il Tahrir, trasporta rappresentanti di Canada, Stati Uniti, Australia e Palestina.

Il rappresentante degli Stati Uniti sul Tahrir, Kit Kittredge, è stata un passeggero sull’imbarcazione Usa diretta a Gaza, la Audacity of Hope. Sul Tahrir è presente anche un giornalista di Democracy Now. Le organizzazioni della società civile a Gaza aspettano il loro arrivo, e attendono con impazienza la consegna delle lettere raccolte da migliaia di sostenitori negli Stati Uniti nella campagna To Gaza with Love.

Ci sono stati tre tentativi soltanto nell'ultimo anno e mezzo per rompere l'assedio di Gaza. Il mondo conosce l'esito terribile di quello del maggio 2010. All'inizio di questa estate, Jewish Voice for Peace ha atteso insieme a tutti gli altri che la barca Usa per Gaza iniziasse la navigazione, con molti dei nostri membri a bordo. E siamo rimasti costernati come tutti gli altri quando le imbarcazioni sono state fatte tornare indietro dalla Grecia su ordine di Israele e degli Stati Uniti. Ma sapevamo che il movimento avrebbe continuato, e oggi lo ha fatto!

Per favore, restate collegati in attesa del risultato di questa importante missione per i diritti umani.

Abbiamo bisogno del vostro aiuto per rendere questa missione un successo. Per favore mettete in atto immediatamente queste azioni.

Verificate gli aggiornamenti: www.ustogaza.org, www.tahrir.ca e guardate o ascoltate Democracy Now per la copertura dal Tahrir.

Chiamate il Dipartimento di Stato:
Segretario di Stato Hillary Clinton 202-647-5291
Ambasciatore USA in Israele Daniel Shapiro 011-972-3-519-7575
Ufficio per gli Affari Israeliani / Palestinesi Paul Sutphin 202-647-3672
Ufficio per gli Affari consolari Kim Richter 202-647-8308

e il Presidente Obama: 202-456-1414 oppure inviategli una email da qui

Argomenti per telefonate / email:
Gaza è sotto assedio dalla metà del 2006, privando della libertà e dei diritti umani fondamentali 1,6 milioni di persone. Sebbene l'assedio sia stato condannato dalle Nazioni Unite, dalla Croce Rossa, e da molti governi nazionali, poco è stato fatto per alleviare le sofferenze di questi civili. La società civile ha dovuto agire laddove i governi non hanno voluto. Due navi con 27 passeggeri provenienti da 5 paesi sono in navigazione verso Gaza per affrontare il blocco navale israeliano, e per portare forniture mediche e lettere di sostegno.

Come Americani, che danno 3 miliardi di dollari in aiuti militari ad Israele ogni anno, chiediamo che il nostro governo richieda con fermezza ad Israele di consentire il passaggio sicuro delle navi e di porre fine al blocco illegale di Gaza. Vi sono molte alternative per Israele per garantire la sua sicurezza senza sottoporre 1,6 milioni di persone a una punizione collettiva.

Per favore diffondete il più possibile queste notizie.

Per la Libertà,
Rebecca Vilkomerson, Direttore esecutivo di Jewish Voice for Peace

Fonte: Palestina Libera! 2 Novembre 2011

martedì 31 maggio 2011

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon dovrebbe essere licenziato. Rinnega le conclusioni di una Relazione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite su Gaza

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon dovrebbe essere licenziato. Sostiene la violazione del diritto internazionale. Abusa del suo mandato alle Nazioni Unite. Rinnega le conclusioni di una Relazione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite su Gaza

Prof. Michel Chossudovsky
Global Research

ban-ki-moon Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, ha preso l'insolita decisione di  fare pressione sui governi membri perchè rispettino i "canali legali del governo israeliano per il  flusso di merci e per gli aiuti alla Striscia di Gaza". A questo proposito, Ban Ki-moon ha invitato i governi ad impedire che la  prevista Freedom Flotilla prevista per giugno si diriga verso la Striscia di Gaza:


Il segretario generale ha inviato una lettera ai governi dei paesi intorno al Mar Mediterraneo. In queste lettere, il segretario generale ha rivelato che stava seguendo con preoccupazione gli articoli dei media su potenziali flottiglie dirette a Gaza. Egli ha espresso la sua convinzione che l'assistenza e i beni destinati a Gaza dovrebbero essere convogliati attraverso passaggi legittimi e canali prestabiliti [controllati da Israele]. ...

Il segretario generale ha invitato tutti i governi interessati ad utilizzare la loro influenza per scoraggiare  tali flottiglie, che possono degenerare in conflitti violenti. Egli ha inoltre chiesto a tutti, compreso il governo di Israele, di agire responsabilmente e con cautela per evitare qualsiasi episodio di violenza.

Il segretario generale ha ribadito che, poichè secondo la sua opinione le flottiglie non sono state utili a risolvere i problemi economici di Gaza, la situazione resta insostenibile. Egli ha esortato il governo di Israele ad adottare ulteriori passi significativi e profondi al fine di mettere fine alla chiusura del blocco di Gaza, nel quadro della risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1860 (2009). In particolare, ha sottolineato che è essenziale per il funzionamento dei valichi legittimi soddisfare le esigenze della popolazione civile di Gaza. (Nazioni Unite, Portavoce del Segretario generale sulle Lettere del Segretario Generale su Possibili flotillas dirette a Gaza, 27 maggio 2011 enfasi aggiunta)

Riconoscendo i  "valichi legittimi" di Israele per Gaza attraverso il territorio israeliano, Ban Ki Moon sta perdonando, piuttosto che condannare le violazioni del diritto internazionale riguardo ai confini sovrani della Palestina.

La dichiarazione di Ban Ki Moon è arrivata mentre "viene varata la nuova flottiglia, nel primo anniversario dell'attacco mortale israeliano contro la Freedom Flotilla, quando nove attivisti furono uccisi dopo che la marina israeliana  salì violentemente a bordo della nave turca, provocando decine di feriti .... La nuova Freedom Flotilla si dirigerà verso Gaza, nella seconda metà del mese prossimo, e ne faranno parte almeno dieci navi da diversi paesi europei, e una dagli Stati Uniti ...."

Lo Spirito di Rachel Corrie e la Freedom Flotilla

Lo Spirito di Rachel Corrie attualmente bloccata nel porto egiziano di Al Arish è salpata dal Pireo l'11 maggio, precedendo la Freedom Flotilla che è prevista per giugno.
La nave è la prima, quest'anno, a sfidare il blocco israeliano. Il 16 maggio è penetrata nelle acque territoriali di Gaza senza essere scoperta, prima di essere attaccata dalla marina israeliana:

Lo Spirito di Rachel Corrie (ufficialmente nota come Finch) che trasportava un carico umanitario a Gaza è stata attaccata da una pattuglia della marina israeliana all'interno della cosiddetta zona di sicurezza palestinese, il 15 maggio.

Dopo una sparatoria con armi automatiche della marina israeliana, la nave ha cambiato corso ed è stata scortata da una pattuglia della marina egiziana nelle acque territoriali egiziane, a breve distanza dal porto di Al Arish.

.... Lo Spirito di Rachel Corrie trasporta 7,5 chilometri di tubazioni di scarico di UPVC (plastica) per contribuire a ripristinare il devastato sistema fognario di Gaza.

Le autorità egiziane sono ferme sulla loro decisione. Dal 16 maggio, lo Spirito di Rachel Corrie è ferma nelle acque territoriali egiziane al largo del porto di Al Arish.

Il governo egiziano è stato contattato attraverso i canali diplomatici. Il governo post-Mubarak, che afferma di essere impegnato nella "democrazia", ​​sta collaborando con Tel Aviv. La risoluzione del  Cairo è quella di servire gli interessi israeliani e far rispettare l'embargo su Gaza sia da terra che dal mare. ( Global Research, 19 maggio 2011 )

La decisione dell'Egitto di evitare che la barca attracchi nel porto e consenta alla missione di procedere via terra verso Gaza è stata presa previa consultazione con Tel Aviv.

Israele, le cui pattuglie navali hanno attaccato la Rachel Corrie, è ritratto come la vittima. Secondo il Jerusalem Post, Tel Aviv ha presentato una protesta al Consiglio di Sicurezza dell'Onu "riguardo ad una nave malese... che aveva tentato di rompere il blocco marittimo della Striscia di Gaza, Lunedi notte, ma era stata ricacciata indietro dalla marina".

La missione de Lo Spirito di Rachel Corrie è sponsorizzata dalla Perdana Global Peace Foundation della Malesia, guidata dall'ex primo ministro Mahathir Mohamad. Le autorità egiziane hanno rifiutato categoricamente che il suo carico procedesse attraverso il valico di Rafah, insistendo sul fatto che debba essere inviato attraverso un checkpoint israeliano controllato. Questa decisione dell'Egitto è in linea con l'insistenza di Ban Ki Moon secondo il quale il commercio e gli aiuti  devono essere incanalati attraverso i "legittimi" posti di blocco israeliani.

Ban Ki Moon viola le norme e le procedure delle Nazioni Unite

Ban Ki Moon prende palesemente i suoi ordini da Tel Aviv e Washington piuttosto che dall'Assemblea generale dell'ONU, in deroga al suo mandato.

La sua decisione viola non solo il diritto internazionale, ma disprezza anche le norme e procedure interne delle Nazioni Unite. Ban Ki Moon ha ignorato la relazione della missione d'inchiesta indipendente  del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, commissionata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Le conclusioni di questa relazione sono inequivocabili:

Le azioni delle Forze di Difesa israeliane (IDF)  intercettando e attaccando la Flottiglia per Gaza (maggio giugno 2010) in acque internazionali, hanno agito in violazione del diritto internazionale umanitario:

"La condotta dei  militari israeliani e di altro personale verso i passeggeri della flottiglia non era solo sproporzionata per l'occasione, ma ha dimostrato livelli di violenza del tutto inutile e inconcepibile. Ha rivelato un livello di brutalità inaccettabile. Un comportamento del genere non può essere giustificato né approvato per motivi di sicurezza o per qualsiasi altro motivo. Esso ha costituito una grave violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.

la Missione ritiene che sono stati commessi numerosi violazioni e reati ....Vi sono prove evidenti a sostegno delle azioni penali per i seguenti reati, ai sensi dell'articolo 147 della Quarta Convenzione di Ginevra:

Vi sono prove evidenti a sostegno delle azioni penali per i seguenti reati, ai sensi dell'articolo 147 della Quarta Convenzione di Ginevra:

• Omicidio volontario;

• tortura o trattamenti inumani;

• Causa volontaria di grandi sofferenze o gravi lesioni all'integrità fisica o alla salute.

La Missione ritiene inoltre che una serie di violazioni degli obblighi di Israele sotto il diritto internazionale per i diritti umani, hanno avuto luogo, tra cui:

• Diritto alla vita (art. 6, Patto internazionale sui diritti civili e politici);

• tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti (art. 7 del Patto internazionale, Convenzione contro la tortura);

• Diritto alla libertà e alla sicurezza della persona e  libertà dagli arresti arbitrari o detenzione (art. 9, Patto internazionale);

• Diritto dei detenuti ad essere trattati con umanità e rispetto per la dignità della persona umana (art. 10, Patto internazionale);

• Libertà di espressione (art. 19 del Patto internazionale).

Il diritto ad un ricorso effettivo deve essere garantito a tutte le vittime. La missione non deve essere intesa come un elenco completo ad ogni modo.

266. La missione osserva che il mantenimento da parte delle autorità israeliane di beni illegalmente sequestrati rimane un reato permanente e Israele è chiamato a restituire immediatamente tale proprietà. (Par. 265
http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/docs/15session/A.HRC.15.21_en.pdf

La decisione del segretario generale delle Nazioni Unite che conferma la legittimità del blocco di Gaza da parte di Israele è in disprezzo dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Ban Ki Moon fa riferimento ad "attraveramenti legittimi e canali stabiliti" verso Gaza attraverso il territorio israeliano e posti di blocco israeliani controllati, negando così alla Palestina il diritto più importante di una nazione sovrana, vale a dire il diritto di controllare le sue frontiere internazionali via terra e via mare.

La decisione di Ban Ki Moon nega il diritto della Palestina, al commercio e alle transazioni con l'estero. Essa obbliga la Palestina a chiedere l'autorità e il permesso di Israele a ricevere gli aiuti umanitari e a fare commercio di materie prime.

L'apertura della frontiera terrestre di Rafah il 28 maggio riguarda la circolazione delle persone. Essa permette alle persone di lasciare la Striscia di Gaza, che è diventata una prigione de facto, impedendo alla Palestina gli scambi commerciali con il mondo esterno.
Ban Ki Moon sostiene la giurisdizione di Israele sui confini della Palestina in violazione del diritto internazionale:

"... Sovranità significa in primo luogo e soprattutto controllo delle frontiere.

Uno stato sovrano senza confini di sovranità è una contraddizione in termini, un non-senso.


Israele può decidere di ritirare l'esercito, la sua amministrazione e i suoi coloni da tutta la West Bank - come ha fatto dalla Striscia di Gaza, Israele può consentire la formazione di un governo (o anche due), una bandiera, un inno nazionale e anche un seggio all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite - e fintanto che non riconosce la sovranità palestinese sui confini, la West Bank rimane un territorio occupato e non un'entità sovrana, la stessa Striscia di Gaza è ancora, secondo il diritto internazionale, un territorio occupato. "(Alternative News, Uno Stato Palestinese sovrano richiede la sovranità sui Confini, 25 Aprile 2010

La decisione di Ki Moon  sostiene anche il sionismo, in deroga alla risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 1975 dal titolo 'Il sionismo è razzismo' (risoluzione 337)

Il Segretario generale è nominato dall'Assemblea Generale", su raccomandazione del Consiglio di Sicurezza".

Ban Ki Moon agisce in violazione del suo mandato. Egli dovrebbe essere licenziato dal suo lavoro da parte dell'Assemblea Generale.

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ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE

Consiglio per i diritti dell'uomo

Quindicesima sessione

Agenda voce 1

Questioni organizzative e  procedurali

Relazione della missione d'inchiesta internazionale per indagare sulle violazioni del diritto internazionale, compresi i diritti umani internazionali e i diritti umani, risultanti dagli attacchi di navi israeliane contro la flottiglia che trasportava aiuti umanitari (pdf)

Di seguito sono elencate le conclusioni della relazione dell'UNHRC

http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/docs/15session/A.HRC.15.21_en.pdf

260. L'attacco contro la flotta deve essere considerato nel contesto dei problemi in corso tra il governo di Israele e l'Autorità e il popolo palestinese. Nello svolgimento dei suoi compiti, la Missione è stata soggetta alla profondità della convinzione, da entrambe le parti, della correttezza delle loro rispettive posizioni. Catastrofi simili si potrebbero ripresentare a meno che non vi sia un radicale cambiamento nel paradigma esistente. Si deve ricordare che la forza e la potenza sono rafforzate se seguite da un senso di giustizia e fair play. La pace e il rispetto devono essere guadagnati, non ottenuti per costrizione da qualsiasi avversario.  Non si è mai saputo che una vittoria sleale abbia portato una pace duratura.

261. La Missione è giunta alla conclusione certa che una crisi umanitaria esisteva il 31 maggio 2010 a Gaza. La preponderanza di prove da fonti impeccabili è troppo schiacciante per giungere ad un parere contrario. Qualsiasi negazione di questo non può essere supportata da alcun motivo razionale. Una delle conseguenze derivanti da questo è che per questa sola ragione il blocco è illegittimo e non può essere sostenuto per legge. E' così a prescindere dalle motivazioni con cui si cerca di giustificare la legittimità del blocco.

262. Alcuni risultati sono derivati da questa conclusione. Principalmente, l'azione della Forza di Difesa d'Israele di intercettazione della Mavi Marmara in ​​alto mare, nei casi e per i motivi esposti, era chiaramente illegittima. In particolare, l'azione non può essere giustificata dalle circostanze, anche ai sensi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.

263. Israele cerca di giustificare il blocco per motivi di sicurezza. Lo Stato di Israele ha il diritto alla pace e alla sicurezza come tutti gli altri. Il lancio di razzi e altre munizioni di guerra in territorio israeliano da parte di Gaza costituisce una grave violazione del diritto internazionale e del diritto umanitario internazionale. Ma ogni azione in risposta, che costituisce una punizione collettiva della popolazione civile a Gaza, non è lecita in qualsiasi circostanza.

264. La condotta dei  militari israeliani e di altro personale verso i passeggeri della flottiglia non era solo sproporzionata per l'occasione, ma ha dimostrato livelli di violenza del tutto inutile e inconcepibile. Ha rivelato un livello di brutalità inaccettabile. Un comportamento del genere non può essere giustificato né approvato per motivi di sicurezza o per qualsiasi altro motivo. Esso ha costituito una grave violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.

265. La Missione ritiene che sono stati commessi numerosi violazioni e reati.  Non è certo che, nel tempo a disposizione, sia stata  in grado di compilare un elenco completo di tutti i reati. Tuttavia, vi sono prove evidenti a sostegno delle azioni penali per i seguenti reati, ai sensi dell'articolo 147 della Quarta Convenzione di Ginevra:

• Omicidio volontario;

• tortura o trattamenti inumani;

• Causa volontaria di grandi sofferenze o gravi lesioni all'integrità fisica o alla salute.

La Missione ritiene inoltre che una serie di violazioni degli obblighi di Israele sotto il diritto internazionale per i diritti umani hanno avuto luogo, tra cui:

• Diritto alla vita (art. 6, Patto internazionale sui diritti civili e politici);

• tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti (art. 7 del Patto internazionale, Convenzione contro la tortura);

• Diritto alla libertà e alla sicurezza della persona e  libertà dagli arresti arbitrari o detenzione (art. 9, Patto internazionale);

• Diritto dei detenuti ad essere trattati con umanità e rispetto per la dignità della persona umana (art. 10, Patto internazionale);

• Libertà di espressione (art. 19 del Patto internazionale).

Il diritto a un ricorso effettivo deve essere garantito a tutte le vittime. La missione non deve essere affatto considerata come un elenco completo.

266. La missione osserva che il mantenimento da parte delle autorità israeliane di beni illegalmente sequestrati rimane un reato permanente e Israele è chiamato a restituire immediatamente tale proprietà.

267. Gli autori dei crimini più gravi, essendo mascherati, non possono essere identificati senza l'assistenza delle autorità israeliane. Hanno reagito in modo violento quando pensavano che nessuno stesse cercando di identificarli. La Missione si augura sinceramente che ci sarà collaborazione da parte del governo di Israele per aiutare nella loro identificazione, al fine di perseguire i colpevoli e metterre fine alla situazione.

268. La Missione è consapevole che questa non è la prima volta che il Governo di Israele si rifiuta di cooperare ad un'inchiesta su eventi in cui è stato coinvolto  ​​personale militare. In questa occasione la Missione accetta le rassicurazioni del Rappresentante Permanente di Israele che la posizione che era indirizzato a difendere non era in alcun modo diretta verso i membri della Missione a titolo personale. E' tuttavia deplorevole che, in un'altra occasione di un'indagine condotta su eventi che coinvolgono la perdita della vita per mano dei militari israeliani, il governo di Israele abbia rifiutato di collaborare in un'indagine non stabilita da esso o in cui era rappresentato in modo significativo.

269. La Missione si rammarica che le sue richieste di informazioni al Rappresentante Permanente d'Israele non sono state prese in considerazione. Il motivo inizialmente addotto era che il Governo di Israele aveva stabilito la sua commissione indipendente di persone distinte per indagare sull'incidente flottiglia. Alla Missione è stato detto che per tale ragione, e anche perché il Segretario Generale ha annunciato la creazione di un'altra commissione distinta con un mandato simile, che "un'ulteriore iniziativa del Consiglio per i Diritti Umani a questo proposito [è] inutile e improduttiva".

270. La Missione non era d'accordo con questa posizione e per questa ragione ha suggerito al Rappresentante Permanente d'Israele che egli dovrebbe indirizzare al Consiglio e non alla Missione una richiesta di rinviare la  presentazione della sua relazione, per permettere ad altre richieste di completare i loro compiti. La Missione non ha ricevuto alcuna direttiva da parte del Consiglio, ad oggi, e ritiene che sarebbe stata obbligata a rispondere positivamente ad ogni siffatta direttiva del Consiglio.

271. Alla luce del fatto che la Commissione Turkel e la commissione del Segretario Generale non hanno concluso le loro sedute, la Missione si asterrà da qualsiasi commento che possa essere interpretato come divieto a tali organi  di completare i loro compiti "liberi da eventi esterni" . La Missione si limita ad osservare che la fiducia del pubblico in qualsiasi processo di indagine, in un caso come quello attuale, non aumenta quando il soggetto investiga su se stesso, o gioca un ruolo centrale nel processo.

272. Altrove in questo rapporto, la Missione ha fatto riferimento al fatto che essa ha ritenuto necessario reinterpretare il suo mandato a causa del modo in cui la risoluzione di nomina è stata redatta. E 'importante, nella redazione di questioni del genere, che non sia data l'impressione della comparsa di qualsiasi pregiudizio. La Missione ha avuto particolare cura, alla prima occasione, nell'indicare di aver interpretato il suo mandato come richiesta di avvicinarsi al suo compito senza preconcetti o pregiudizi. Essa intende assicurare a tutti gli interessati che ha tenuto quella posizione scrupolosamente.

273. Tutti i passeggeri a bordo delle navi che costituiscono la flottiglia comparsi davanti alla Missione, hanno dato ai membri l'impressione di essere persone  effettivamente impegnate con spirito umanitario e intrise di una profonda e genuina  preoccupazione per il benessere degli abitanti di Gaza. La Missione non può che esprimere l'auspicio che le divergenze saranno risolte a breve, piuttosto che a lungo termine in modo che la pace e l'armonia possano risiedere nella zona.

274. Nove esseri umani hanno perso la vita e molti altri sono stati gravemente feriti. Secondo le osservazioni della Missione, profonde cicatrici psicologiche sono state inflitte da quella che dev'essere stata un'esperienza molto traumatica  non solo per i passeggeri, ma anche per i soldati che hanno riportato ferite. I membri della Missione simpatizzano con tutti gli interessati e in particolare con le famiglie dei deceduti.

275. La Missione non è la sola a ritenere che a Gaza esista una situazione deplorevole. E' stata descritta come "insostenibile". Questo è assolutamente intollerabile e inaccettabile nel XXI secolo. E' incredibile che qualcuno possa descrivere la condizione del popolo come non corrispondente alle norme più elementari. Le parti e la comunità internazionale sono invitate a trovare la soluzione che rispetti tutti i legittimi interessi di sicurezza, sia di Israele che del popolo della Palestina, entrambi i quali hanno ugualmente diritto al "loro posto sotto il cielo". L'apparente dicotomia in questo caso tra i diritti alla sicurezza e  ad una vita decente, può essere risolta solo se i vecchi antagonismi saranno subordinati ad un senso di giustizia e di fair play. Si deve trovare la forza di strappare i dolori radicati nella memoria e di andare avanti.

276. La Missione ha riflettuto sulla posizione delle organizzazioni umanitarie che intendono intervenire in situazioni di crisi umanitaria di lunga data in cui la comunità internazionale non è disposta per una qualsiasi ragione ad adottare azioni positive. Troppo spesso vengono accusati di essere indiscreti e nel peggiore dei casi come terroristi o agenti nemici.

277. Una distinzione deve essere fatta tra le attività intraprese per alleviare le crisi e le azioni per affrontare le cause che creano la crisi. Quest'ultima azione si caratterizza come azione politica e quindi inappropriata per gruppi che desiderano essere classificati come umanitari. Questo punto viene ribadito a causa delle prove che, mentre alcuni dei passeggeri erano unicamente interessati alla consegna delle forniture alla popolazione di Gaza, per altri lo scopo principale era la sensibilizzazione sul blocco in vista della sua rimozione, come unico modo per risolvere la crisi. Si dovrebbe fare un esame per definire con chiarezza l'umanitarismo, distinto dall'azione umanitaria, in modo che ci possa essere una forma di intervento concordato e di giurisdizione quando si verificano crisi umanitarie.

278. La Missione si augura sinceramente che nessun ostacolo sia posto al risarcimento adeguato e tempestivo di coloro che hanno sofferto perdite a causa delle azioni illegali dei militari israeliani. Si spera che ci sia un'azione rapida da parte del governo di Israele. Questo alla fine invertirà la reputazione deplorevole che questo paese ha a causa dell'impunità e dell'intransigenza negli affari internazionali. Essa inoltre assiste chi simpatizza  realmente con la loro situazione, per sostenerli senza biasimarli.

Fonte: Global Research  29 Maggio 2011
Traduzione: Dakota Jones

mercoledì 2 giugno 2010

La complicità dell'America nel male

di Paul  Craig Roberts

israel-usa-flotilla Mentre scrivo alle  alle 5 del pomeriggio di  Lunedi, 31 maggio, è passata un'intera giornata dalle notizie del mattino sull'attacco israeliano alle navi inoffensive che portavano aiuti umanitari a Gaza, e non vi è stata alcuna risposta da parte del Presidente Obama se non per dire che lui ha bisogno di conoscere  "tutti i fatti riguardanti gli eventi tragici di questa mattina" e che il primo ministro israeliano Netanyahu aveva annullato i suoi piani di incontrarsi con lui alla Casa Bianca.

Così Obama ha reso l'America complice ancora una volta della barbarie dei crimini di guerra di Israele. Proprio mentre il Congresso americano votava l'approfondita relazione del giudice Goldstone sui crimini di guerra di Israele commessi durante l'invasione di Gaza del Gennaio 2009, Obama ha liquidato l'ultimo atto di profonda barbarie di Israele facendo finta di non sapere cosa era successo.

Nessuno al mondo crederà che Israele ha attaccato  in acque internazionali navi che trasportavano  cittadini israeliani, un premio Nobel, politici eletti, e ha intercettato gli attivisti umanitari che portavano medicinali e materiali da costruzione ai palestinesi a Gaza, che vivono tra le macerie delle loro case, senza riparo nè farmaci a partire dal gennaio 2009, senza prima pianificare il reato con il suo protettore americano. Senza la protezione degli Stati Uniti, Israele, uno stato del tutto artificiale, non potrebbe esistere. Nessuno al mondo crederà che un aereo spia americano non ha rilevato i movimenti della forza di attacco israeliana verso le navi di aiuti in acque internazionali in un atto di pirateria, uccidendone 20, ferendone 50, e sequestrando tutto il resto delle persone. La pretesa di ignoranza di Obama conferma la sua complicità.

Ancora una volta il governo degli Stati Uniti ha permesso allo stato israeliano di assassinare persone buone note per la loro coscienza morale. Lo stato israeliano ha dichiarato che chiunque abbia una coscienza morale è un nemico di Israele, e ogni presidente americano, tranne Eisenhower e Carter ha accettato.

Il silenzio di 12 ore di Obama di fronte alla barbarie estrema è il suo segnale ai  media corporativi controllati  di restare ai margini fino a quando la propaganda israeliana non abbia imbastito una storia.

La storia di Israele, ridicola come sempre, è che i filantropi su una delle navi hanno preso due pistole da un commando israeliano, soldati altamente addestrati muniti di armi automatiche, e hanno sparato contro la forza d'attacco. Il governo israeliano sostiene che la risposta del commando '(70 vittime secondo l'ultimo report) è stata una giustificata autodifesa. Israele è innocente. Israele non ha fatto nulla, tranne far scendere da elicotteri un commando a bordo, al fine di intercettare una spedizione di armi diretta agli abitanti di Gaza trasportate da navi guidate da terroristi.

Molti cristiani evangelici, persuasi dai loro pastori che è volontà di Dio che gli americani proteggano Israele, crederanno alla storia di Israele, soprattutto perchè è improbabile che ascolteranno mai tutti gli altri. I conservatori americani, specialmente durante il Memorial Day, quando si festeggiano le gesta armate americane, potranno ammirare Israele per la sua durezza. Qui nel nord della Georgia dove mi trovo in questo momento, ho sentito dire a molti, con ammirazione: "Loro, gli israeliani, non sopportano".

I conservatori americani vogliono che gli Stati Uniti siano come Israele. Non capiscono perché gli USA non smettono di pisciare intorno  dopo nove anni e continuano a combattere i talebani in Afghanistan. Non capiscono perché gli Stati Uniti non abbiano sconfitto chiunque si opponesse alle  forze americane in Iraq. I conservatori sono furiosi perchè l'America ha dovuto "vincere" la guerra comprando gli  iracheni e mettendoli sul libro paga degli Stati Uniti. Israele uccide le persone e poi incolpa le vittime. Questo attira i conservatori americani, che vogliono che gli Stati Uniti facciano altrettanto.

E' probabile che gli americani accetteranno la storia del propagandista israeliano Mark Regev, secondo cui gli israeliani sono stati raggiunti dal fuoco micidiale mentre cercavano di intercettare una spedizione di armi per i terroristi palestinesi proveniente dall'IHH,  un'organizzazione radicale islamista turca che si nascondeva sotto la copertura degli aiuti umanitari.

Gli americani non potrànno mai sentire dai media Usa che il premier turco Erdogan ha dichiarato che le navi di aiuti sono state accuratamente controllate prima della partenza dalla Turchia e che non vi erano terroristi o armi a bordo: "Voglio dire al mondo, ai capi di Stato e ai governi, che queste barche partite dalla Turchia e da altri paesi sono state controllate in modo rigoroso nel quadro delle regole di navigazione internazionale e sono state caricate solo con aiuti umanitari".

La Turchia è un alleato degli Stati Uniti, un membro della NATO. La cooperazione della Turchia è importante per il  piano americano di egemonia mondiale. Erdogan deve interrogarsi sulla moralità del protettore americano di Israele. Secondo un rapporto di  antiwar.com, il governo turco ha dichiarato che "le future navi di aiuti saranno inviate con una scorta militare in modo da evitare futuri attacchi israeliani." La CIA ucciderà Erdogan o pagherà i militari turchi per abbatterlo? Murat Mercan, capo della commissione esteri della Turchia in materia di relazioni, ha detto che la dichiarazione di Israele csecondo cui c'erano terroristi a bordo delle navi di aiuti è stato il modo di Israele di coprire il suo crimine.

Mercan ha dichiarato: "Qualsiasi affermazione che i membri di questa nave sono collegati ad al-Qaeda è una grande bugia, perché a bordo della nave ci sono i civili israeliani, le autorità israeliane, i parlamentari israeliani".

Lo stato criminale di Israele non nega il suo atto di pirateria. Il portavoce militare israeliano, Avital Leibovich, ha confermato che l'attacco è avvenuto in acque internazionali: "Questo è avvenuto nelle acque al di fuori del territorio israeliano, ma abbiamo il diritto di difenderci". Gli Americani, e i loro Stati  fantoccio dell'europa occidentale e lo stato fantoccio del Canada, si faranno persuadere dai servili media a bersi  la storia inventata dalla propaganda israeliana che le navi di aiuti umanitari erano presidiate dai terroristi per portare armi ai palestinesi a Gaza, e che i terroristi fingendo di essere attivisti umanitari hanno attaccato  la forza dei commandos israeliani con due pistole, bastoni, e coltelli. Molti americani ingoieranno questa storia senza un singhiozzo.

Paul Craig Roberts è stato un editore del Wall Street Journal e Assistente Segretario del Tesoro degli Stati Uniti. Il suo ultimo libro, HOW THE ECONOMY WAS LOST, appena pubblicato da CounterPunch / AK Press. Può essere raggiunto all'indirizzo: PaulCraigRoberts@yahoo.com

Traduzione di Dakota Jones
Fonte: Counterpunch.org

martedì 1 giugno 2010

End Israeli Impunity Now

By Cynthia McKinney*
31 May, 2010

mckinney Cynthia McKinney Mourns the Dead of the Freedom Flotilla to Gaza: People of the U.S. and the world must end Israeli impunity now!

I am outraged at Israel's latest criminal act. I mourn with my fellow Free Gaza travelers, the lives that have been lost by Israel's needless, senseless act against unarmed humanitarian activists. But I'm even more outraged that once again, Israel's actions have been aided and abetted by a U.S. political class that has become corrupted beyond belief due to its reliance on Zionist finance and penetration by Zionist zealots for whom no U.S. weapons system is too much for the Israeli war machine, and the silence of the world's onlookers whose hearts have grown cold with indifference.

I recently visited the offices of IHH, the Turkish humanitarian organization that sponsored one of the Freedom Flotilla boats, and that was targeted by the Israelis for its murderous rampage. Reports are still coming in as to the full extent of the senseless Israeli violence. Of course, I expect Israel's apologists in the press and in the United States government to shift into high gear to support Israel's lying machine. Take note of their names. The 12,000 internet squatters/written word grenade throwers, hired by the Israeli Foreign Ministry to defend Israel and attack peace activists online, are already busy spreading their orchestrated disinformation in cyberspace. Be very careful what you read and believe from special interest press and the internet. You could be reading one of Israel's hired hacks. As a news diversion from what Israel has just done, I suspect that we can also expect to see a lot of historical footage of war's atrocities on television: today is Memorial Day in the United States, a day long ago set aside to remember the sacrifices of U.S. war dead.

I encouraged and supported U.S.S. Liberty veteran Joe Meadors's participation in the Freedom Flotilla. Unfortunately, the fate of the U.S.S. Liberty innocents on the high seas, while in international waters, has now been visited upon the participants in the Freedom Flotilla, in large measure because of the Congressional- and Presidential-level cover-up of the 1967 Israeli attack on that U.S. surveillance ship. Combined with the failure of just about every other effort to hold Israel accountable for its crimes against humanity, war crimes, genocide, and crimes against the peace. Belgium and Spain changed their domestic laws of universal jurisdiction after Israeli appeals to do so. The entire musical chairs gang of rotating Israeli leadership are war criminals. During my imprisonment in Israel for attempting to take crayons to the children of Gaza, I called Israel a failed state. If Israel is threatened by unarmed, humanitarian activists to the point of massacring them, then Israel is a failed state. Israel is a failed nuclear state.

Obama's most recent granting of an additional $205 million for Israeli "missile defense" is unconscionable, when in the same week, reports revealed for the first time, Israel's offer of nuclear weapons to apartheid South Africa. Just last week, a paper bearing the signature of former Israeli Prime Minister, Shimon Peres, was released by South Africa, revealing that in 1975, Israel could offer South Africa nuclear weapons "in three sizes." South Africa's then-Minister of Defense, P.W. Botha, was South Africa's signatory to the letter. This information would make the entire Obama Administration look sadly farcical as it points an accusing finger at Iran, except that U.S. obeisance to the Israeli bloodthirst is deadly serious. With deadly outcomes.

Earlier this month, Israel was granted admission to the Organization of Economic and Community Development (OECD), a direct affront to ongoing Boycott, Divestment, Sanctions (BDS) efforts across the world. Once again, Israel has thumbed its nose at the global community--with bloody results--because it can.

I am proud to serve on the Bertrand Russell Tribunal on Palestine. Its next sitting will be in London, where we will examine corporate complicity in Israel's crimes against Palestine. The Tribunal will sit from November 5 - 7. Please put this on your calendar. We all must do what we can, where we are to end wars against the people at home and wars against human rights abroad.

Finally, a friend just sent a message to me saying that the Israelis had lost their minds. Sadly, based on the past, the Israelis could very well conclude that they can do anything--imprison me for trying to take love to the children of Gaza and kill humanitarian activists trying to do the same--because they know, in the end, they'll get away with
it. Instead, I would suggest that we are the ones who have lost our minds, our souls, our spirits, and our human dignity if we allow the Israelis to get away with murder--again--and we do nothing.

I am calling on the people of the United States to change course now.

On this Memorial Day 2010, I am stunned and outraged beyond belief while mourning the dead of the Freedom Flotilla to Gaza.

Source:Countercurrent.org

*Cynthia Ann McKinney (born March 17, 1955) is a former US Congresswoman and a  member of the Green Party since 2007

lunedì 31 maggio 2010

Uccisi attivisti della Freedom Flotilla diretta a Gaza

La più grande flotta di aiuti umanitari, la Freedom Flotilla, partita da Rodi il 27 Maggio, era diretta a Gaza, con 10.000 tonnellate di aiuti.

Composta da 8 navi, con a bordo 750 persone da 40 paesi, portava aiuti di ogni tipo, anche materiali da costruzione e medicinali.

E' stata attaccata dalle forze israeliane che hanno provocato la morte di 19 persone, suscitando una grande reazione di rabbia in Medio Oriente

In un comunicato di oggi, 31 Maggio 2010, Amnesty International chiede un'indagine sull'uccisione degli attivisti che erano a bordo della flotta diretta a Gaza.

Amnesty International ha chiesto al governo israeliano di aprire un'inchiesta immediata, credibile e indipendente sull'uccisione, compiuta dalle sue forze armate, di almeno 10 attivisti a bordo di una flotta che protestava contro il blocco della Striscia di Gaza.

Appare chiaro che le forze israeliane hanno fatto ricorso alla forza eccessiva - ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

Israele afferma che le sue forze hanno agito per autodifesa, essendo state attaccate, ma non è credibile sostenere che il livello di forza letale impiegato fosse giustificabile. Esso appare del tutto sproporzionato rispetto alla minaccia affrontata.

Amnesty International ha chiesto alle autorità  israeliane di rendere subito pubbliche le regole d'ingaggio impartite alle truppe che hanno compiuto questo attacco letale.

Gli attivisti sulle navi avevano reso evidente che il loro scopo primario era quello di protestare contro il continuo blocco di Gaza, che costituisce una punizione collettiva e, in quanto tale, una violazione del diritto internazionale'  ha proseguito Smart.

Da circa tre anni Israele, che è la potenza occupante della Striscia di Gaza, attua una politica che impedisce ogni movimento di cose e persone, con l'eccezione dei beni più indispensabili dal punto di vista umanitario, che vengono importati da agenzie di aiuti internazionali.

Solo una parte dei pazienti che hanno bisogno di cure mediche fuori da Gaza viene autorizzata a uscirne. Decine di persone sono morte mentre attendevano l'autorizzazione a viaggiare da parte israeliana.

'Il blocco non è diretto contro i gruppi armati, piuttosto punisce l'intera popolazione di Gaza limitando l'ingresso di cibo, forniture mediche, materiale scolastico e da costruzione.
Non sorprende, quindi, che il suo impatto si ripercuota sulla parte più vulnerabile della popolazione di Gaza: i bambini e le bambine, le persone anziane e quelle ammalate' ha proseguito Smart.

'Il blocco costituisce una punizione collettiva ai sensi del diritto internazionale e dev'essere rimosso immediatamente' ha concluso Smart.

Israele ha l'obbligo di diritto internazionale di assicurare il benessere della popolazione di Gaza, compresi i diritti alla salute, all'istruzione, al cibo e a un alloggio adeguato.