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domenica 6 febbraio 2011

Di chi è la rivoluzione?

Tutte le doppie facce, durante la rivoluzione in Egitto, in questo articolo dell'Online Journal, ripreso da PrisonPlanet

Di chi è la rivoluzione?
di Jerry Mazza
Online Journal

egypt-whose Secondo le informazioni raccolte dal Telegraph britannico, in un articolo di Venerdì scorso, Proteste in Egitto: sostegno segreto americano per i leaders ribelli dietro la rivolta, "Il governo americano ha segretamente sostenuto i protagonisti dietro la rivolta egiziana che hanno pianificato il "cambio di regime" negli ultimi tre anni. "

La fonte delle informazioni è una serie di rivelazioni  contenute in dispacci diplomatici segreti americani precedentemente pubblicati da Wikileaks secondo cui i funzionari americani avevano fatto pressione sul governo egiziano perchè liberasse altri dissidenti che la polizia aveva arrestato. Svelavano che l'Ambasciata americana al Cairo aveva aiutato un giovane dissidente a partecipare ad un vertice per attivisti a New York, sponsorizzato dagli Stati Uniti

Tornando al Cairo nel dicembre 2008, l'attivista ha detto ai diplomatici degli Stati Uniti che un'alleanza di gruppi di opposizione aveva elaborato un piano per rovesciare il presidente Hosni Mubarak e installare un governo democratico nel 2011. Leggete l'intero il documento segreto. Esso menziona che l'attivista era già stato arrestato dalla sicurezza egiziana in relazione alle manifestazioni e la sua identità è protetta dal Daily Telegraph.

La crisi egiziana segue la caduta del presidente tunisino Zine al-Abedine Ben Ali, che fuggì dal paese dopo le diffuse proteste perchè lasciasse la carica.

Anche precedenti informative diplomatiche degli Stati Uniti pubblicate da Wikileaks mostrano che i funzionari americani fecero pressione sul governo egiziano perche rilasciasse altri dissidenti che erano stati arrestati dalla polizia. 

Gli Stati Uniti chiesero anche  la liberazione di Mohammed ElBaradei, il premio Nobel ed ex direttore generale dell'AIEA favorevole alla riforma, che era stato posto agli arresti domiciliari dopo il suo ritorno in Egitto per unirsi ai dissidenti. Scontri si sono svolti al Cairo, Suez, Alessandria e altre città importanti in tutto l'Egitto, un paese di 80 milioni di persone. ElBaradei è visto da molti come la scelta degli Stati Uniti per guidare il Fronte Nazionale per il Cambiamento. La sua lontananza dall'Egitto e dai suoi scandali è positiva per alcuni, ma la sua scarsa presenza sul territorio è abbastanza negativa per gli altri.

Ma Ayman Nour del partito Kifaya ha dimostrato nelle elezioni del 2005 che il governo potrebbe essere messo in discussione  ed è uno dei favoriti. Ahmed Zewail, uno scienziato egiziano-americano, e vincitore del Premio Nobel per la Chimica 1999, è un altro potenziale candidato, come Segretario Generale della Lega Araba Amr Monnsa, secondo Monarchi del Nilo di World Today. È interessante notare che il figlio di Mubarak, Gamal ha detto addio a qualunque desiderio di essere coinvolto negli affari o nelle politiche di suo padre.

Eppure, Paul Joseph Watson su Prison Planet ha presentato ElBaradei  come un Fantoccio Globalista, che si prepara a dirottare la rivoluzione egiziana. Watson ha sottolineato che ElBaradei è un membro del consiglio dell'International Crisis Group, "un'oscura ONG (organizzazione non governativa) che gode di un budget annuale di oltre 15 milioni di dollari e viene finanziata da gente del calibro della Carnegie, Fondazione Ford, la Fondazione Bill & Melinda Gates, così come dall'Open Society Institute di George Soros . Lo stesso Soros è impegnato come  membro del Comitato Esecutivo dell'organizzazione." Egli ricorda inoltre che Zbigniew Brzezinski ha fatto propaganda per ElBaradei.

D'altra parte, ElBaradei ha esibito una certa dose di coraggio e di indipendenza, confrontando i Fratelli Musulmani con gli ebrei ortodossi, definendoli politicamente come potenziali  estremisti religiosi, dicendo che avrebbe negoziato una forma di governo di unità nazionale, evitando presumibilmente l'estremismo e stando con i manifestanti centristi e il loro desiderio di un nuovo e più indipendente punto di vista.

Ma il brutto segreto dietro a tutto viene niente meno che dall'articolo di USA Today Israele dice che i legami con l'Egitto devono essere preservati. Benjamin Netanyahu ha detto recentemente al suo governo, "Israele e l'Egitto sono stati in pace per più di tre decenni, e il nostro obiettivo è garantire che questi legami siano preservati". Ha aggiunto: "In questo momento, dobbiamo dar prova di responsabilità, moderazione e massima prudenza."   Perché?

La verità è che "Israele ha firmato uno storico accordo di pace con Anwar Sadat." Il segreto è che Mubarak, che ha preso il potere dopo che Sadat fu assassinato nel 1981, ha onorato l'accordo di pace, facendo dell'Egitto un importante fonte di stabilità, e vendendo nel frattempo i  regimi arabi suoi amici, in particolare i palestinesi. I rapporti si sono mantenuti freddi ma stabili, permettendo così ad Israele di diminuire in maniera significativa le sue forze armate. "Questo ha  portato con sé anche gli 1,5 miliardi dollari in aiuti militari dagli Stati Uniti all'Egitto, secondo solo a quello che riceve Israele, 3 miliardi di dollari in più per gli aiuti militari. Inoltre, circa 500 ufficiali di più alto rango in Egitto vengono addestrati negli Stati Uniti ogni anno.

Quindi, gli israeliani stanno guardando molto attentamente i disordini, temendo che un nuovo regime potrebbe abbandonare l'accordo di pace ed entrare di nuovo in conflitto con Israele. Prima dell'accordo di pace, i paesi hanno combattuto quattro guerre in trent'anni. .
Mentre i rapporti si sono mantenuti spesso sereni, Mubarak li rappresentava ancora nei confronti del mondo arabo, spesso mediando tra Israele e i palestinesi. Mubarak ha anche collaborato con Israele contro il gruppo militante di Hamas, che governa la Striscia di Gaza, l'instabile striscia costiera che delimita sia Israele che l'Egitto.

Funzionari israeliani, parlando in  anonimato, si sono dichiarati molto preoccupati per la traballante presa di Mubarak al potere. Alcuni temevano che la violenza potrebbe diffondersi alla Giordania confinante con Israele, l'unico altro paese Arabo con un accordo di pace con Israele, o nei territori palestinesi.

Un funzionario israeliano ha detto all'agenzia AP, "Un Egitto stabile con un trattato di pace con Israele, significa un confine tranquillo. . . Se ci sarà un cambio di regime, Israele dovrà rivedere la sua strategia per proteggere i suoi confini da una delle forze militari più moderne della regione."

Questi sentimenti si ritrovano anche nell'articolo dell'Atlanticwire Perchè Israele teme l'instabilità dell'Egitto: "Il presidente Obama ha già espresso il proprio sostegno ai manifestanti che si oppongono al regime autoritario di Hosni Mubarak in Egitto. Ma ora gli Stati Uniti sono chiamati da uno dei loro più stretti alleati, Israele, a sosteneli nelle critiche a Mubarak e a prendere in considerazione invece la promozione della stabilità. Il gran parlare di estromissione potenziale di Mubarak è accompagnato dall'idea che i Fratelli Musulmani assumeranno il governo.  La paura di Israele in questo momento è che con la perdita di Mubarak si perderà il trattato di pace di Israele con l'Egitto, in vigore dal 1979. Barak Ravid Haaretz riferisce che il governo israeliano è preoccupato per la sicurezza del paese senza l'Egitto come alleato. Altri che hanno seguito il dibattito, però, non sono convinti che Israele abbia qualcosa di cui preoccuparsi."

HaAretz ha chiesto Chi proteggerà Israele sul fronte egiziano? La pace con l'Egitto è stato un vantaggio strategico decisivo per Israele, che deve astenersi da qualsiasi azione che potrebbe metterlo a repentaglio. Eppure la relativa compiacenza - relativa alla preoccupazione per altre minacce, vicine e lontane - ha un prezzo. I generali esperti, che hanno combattuto nel Sinai nella guerra dello Yom Kippur come giovani ufficiali al comando di divisioni corazzate, vengono scaricati non solo dall'esercito permanente, ma anche dal servizio di riserva attiva. Varie unità che si sono specializzate nella progettazione e nella conoscenza del territorio e del nemico sono state sciolte. Gli unici  veterani del Sinai restanti ai vertici dell'establishment della difesa sono Ehud Barak, il quale, durante la guerra del 1973, comandava un battaglione corazzato e poi fu comandante di brigata e di battaglione, e Ashkenazi, che ha combattuto nel Sinai come cadetto militare.

Eppure, l'attuale governo egiziano è stato sollecitato dal segretario degli Esteri britannico William Hague ad ascoltare le legittime richieste dei manifestanti. Il Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha detto di essere "profondamente preoccupata per l'uso della forza." Leggi l'intero articolo del Telegraph per tutti i dettagli, quello principale è la spinta degli Stati Uniti perchè Mubarak dica addio e rapidamente.

A partire da Martedì, Obama ha chiesto a Mubarak di dimettersi e i due sembravano d'accordo sul giorno delle elezioni, 11 settembre, otto mesi da oggi. Negli stessi giorni successivi, centinaia di migliaia di manifestanti sparsi al Cairo dicevano "no" con una sola voce. Si dice che Obama stia spingendo Mubarak a dimettersi al più presto, secondo il NY Times, edizione del 2/2/11.

Un precedente articolo esterno del New York Times del senatore John Kerry, ha insistito sull'allontanamento di Mubarak al più presto. Il popolo egiziano ha applaudito l'idea "via subito" arrivata dopo aver sofferto sotto il regime autocratico di Mubarak per 29 anni, Sadat prima di lui, e Abdul Nassar prima ancora, per un totale di 60 anni di  governo autocratico appoggiato dai militari.

Tuttavia, l'altra brutta faccenda è che ElBaradei  ha avvertito di un imminente bagno di sangue il Martedì, cioè, che la polizia in borghese e i teppisti assunti da Mubarak stavano per attaccanre i manifestanti al Cairo. Il conteggio del Giovedi mattina calcola 97 morti e migliaia di feriti. ElBaradei ha denunciato le "tattiche intimidatorie".

Mercoledì notte, ho visto un live report sulla MSNBC mentre gli aggressori degli attivisti si ritiravano, lanciando bottiglie molotov mentre andavano via. Alcuni spari echeggiavano in lontananza e gli incendi tremolavano sullo sfondo. Un carro armato copriva gli attivisti con una cortina di fumo per la protezione. Non era una bella scena.

Quanto al motivo per cui 30 anni di governo autocratico sono esplosi oggi, un articolo di World Today di Maha Azzam, Monarchs of the Nile, ha commentato che il 40 per cento degli egiziani vive al di sotto della soglia di povertà, la disoccupazione è al 10 per cento, l'inflazione in corso a un livello simile, la sorte della piccola borghesia e dei poveri è costantemente diminuita. La maggior parte della ricchezza generata è concentrata in una nuova ricca mega elite collegata al regime. Questa divisione economica nuova e molto evidente ha creato spaccature sociali profonde." Non dissimile dagli Stati Uniti.

Curiosamente, mentre questa pentola della rivoluzione bolle e tumulta, il sito middleeastermonitor.org riporta Una ONG per i diritti sostiene che gli aerei israeliani che trasportano armi per disperdere la folla sono arrivati in Egitto. Se questo è vero, si spera che gli israeliani non decideranno di intervenire ad un certo punto spinti da una gomitata degli Stati Uniti per "stabilizzare le cose".

Questo potrebbe essere disastroso, considerando che l'esercito egiziano finora ha più o meno sostenuto gli attivisti politici e ha tacitamente appoggiato la loro rivoluzione, e non Mubarak. Nessuno vorrebbe vedere questo  incredibile sfogo rivoluzionario, in grado di purificare il Medio Oriente di almeno uno dei principali  autocrati, rimpiazzato da altri. L'effetto desiderato è un gesto di libertà produttiva per i mediorientali e le loro famiglie. Ma l'ombra dei Fratelli musulmani e delle altre forze fondamentaliste resta nella regione, anche se hanno agito finora per la calma, le loro motivazioni, metodi e ideologie, devono ancora essere pienamente conosciute.

Così, la rivoluzione iniziata in Tunisia può diffondersi a una serie di paesi del Medio Oriente per cambiare le dinamiche di chi governa e come la vita si vive meglio da diseredati. E' probabile che per alcuni questa ondata di rivoluzione sia fonte di gioia  e per gli altri di paura per il cambiamento nelle dinamiche delle forze dominanti - proprio come l'idea di "cambiamento" si è evoluta negli Stati Uniti da un cambiamento per aiutare la classe operaia e i media al finanziamento dei fallimenti finanziari e dell'establishment della difesa.

Come scrive Paolo Schramm sul Wall Street Journal, "le proteste di piazza in Tunisia e altrove nella regione non sono solo di grande importanza per il mondo arabo, ma hanno il potenziale di prefigurare un futuro economico più luminoso per il mondo. Il messaggio di base dei manifestanti non è quello di soffocare le aspirazioni economiche della generazione più giovane, soprattutto come quella ben istruita della Tunisia. Incatenateli a vostro rischio e pericolo."

In un articolo di Rense, Gerald Celente va ancora più lontano dicendo, Il Fervore Rivoluzionario è destinato a propagarsi al di là degli Stati arabi, la prossima sarà l'Europa. Celente scrive: "Come vedremo in Egitto, colpi di stato militari si travestiranno come cambiamenti di regime. Già il pubblico è stato condizionato a vedere l'esercito egiziano come amati liberatori. Ma in realtà essi sono semplicemente un altro braccio del governo autocratico, con una familiarità con gli ideali democratici non superiore a quella del dittatore che sostituiscono. . . egli stesso formatosi nei ranghi delle forze armate.

"I leaders e i media del mondo non stanno riconoscendo la rivolta egiziana per quello che è: un preludio a una serie di guerre civili che porteranno a guerre regionali che porteranno alla prima" Grande Guerra "del 21° secolo. . ".

Anche se interessante, trovo questa teoria troppo cinica. Ritengo che in un mondo lacerato dagli eccessi della ricchezza, del potere, dei militari, in breve la mentalità Bilderberg, si spera  vi sia una svolta storica per la rivoluzione e la libertà delle masse da queste forze, in questo momento storico.

Speriamo che  il seguito sia l'uscita dall'attuale Regno del Terrore, come nel 18° secolo in Francia, per elimnare una monarchia decadente in favore di una democrazia parlamentare. Come pure, le colonie britanniche del tempo divennero gli Stati Uniti attraverso la loro Guerra Rivoluzionaria. Produssero una Carta dei Diritti e la Costituzione che già da allora era minacciata dalla schiavitù,e sopravvisse, solo per affrontare la Guerra al Terrore dell'11/09/2001. Ancora una volta, una minaccia alla nostra democrazia negli Stati Uniti dall'interno come all'Egitto e al mondo esterno, con le corporzioni globali  e le aspirazioni egemoniche degli Stati Uniti. Quali carte il destino riservi a noi e al popolo egiziano in seguito, nessuno lo sa.

Democracy Now! Mercoledì ha riportato la barbara risposta dei sostenitori di Mubarak quel giorno: Live dall'Egitto: il vero volto del regime di Mubarak, di Abdel Sharif Kouddous. Secondo Kouddous, "Il regime di Mubarak oggi ha lanciato una campagna di violenza brutale e coordinata per allontanare dalle strade del Cairo il movimento di massa per la democrazia in Egitto".

Troppo per un cambiamento pacifico di governo!

Fonte: PrisonPlanet 5 Febbraio 2011
Traduzione: Dakota Jones

mercoledì 2 febbraio 2011

I nodi degli Stati Uniti vengono al pettine in Egitto?

A differenza di qualcuno che pensa di aver capito tutto sui retroscena della rivolta egiziana, io ho ancora tanti dubbi e mi faccio ancora mille domande. La cosa che mi colpisce di più è la calma (solo apparente?) con cui Obama e tutti i governanti occidentali, dichiarano di non poter far niente, di non potere intervenire perchè gli Egiziani "devono trovare da soli la loro strada secondo i loro desideri". Giusto, più che giusto, ma come mai l'America, la cui naturale tendenza è quella di intervenire per "aggiustare" le cose a modo suo, si adatta così bene al volere degli altri? Forse qualcuno al di sopra di Obama, dell'America e di tutti gli altri, sta decidendo; qualcuno al quale non si può dire di no o con il quale si è pienamente d'accordo? Io non ho ancora una risposta. L'articolo che segue rappresenta un altro punto di vista, uno tra i tanti. Presto vedremo come stanno le cose ma non prima che il successore di Mubarak si sarà installato. Ma ho il sospetto che ElBaradei sia davvero un "inviato speciale", un premio Nobel, uno che si premia perchè faccia quello che il "nuovo ordine" richiede. (Dakota Jones)

I nodi degli Stati Uniti vengono al pettine in Egitto

Prof Marjorie Cohn
Global Research

Egypt revolution Barack Obama, come i suoi predecessori, ha sostenuto il Presidente egiziano Hosni Mubarak con una somma pari a 1,3 miliardi di dollari ogni anno, principalmente in aiuti militari. In cambio, Egitto cura gli interessi degli Stati Uniti in Medio Oriente, in particolare fornendo un buffer tra Israele e il resto del mondo arabo. L'Egitto collabora con Israele per isolare Gaza con un blocco punitivo, con dispiacere degli Arabi in tutto il Medio Oriente. Gli Stati Uniti non avrebbero potuto combattere le guerre in Iraq senza il supporto logistico dell'Egitto.

Ora con una rivoluzione di due milioni gli egiziani contro Mubarak, si sono chiuse tutte le scommesse su chi lo sostituirà e se il governo del successore sarà amichevole verso gli Stati Uniti.

"L'intero sistema di Mubarak è corrotto," ha detto Hesham Korayem, un egiziano che ha insegnato alla City University di New York e fornisce frequenti cronache alla  televisione Egiziana e Saudita. Mi ha detto che non c'è praticamente nessuna classe media in Egitto, solo i ricchissimi (circa 20-25 per cento della popolazione) e i molto poveri (75%). Il Parlamento non ha alcun accesso a quello che Mubarak fa  con i soldi che gli Stati Uniti gli danno, 300 milioni di dollari che arrivano al dittatore in contanti  ogni anno.

La tortura è un fatto normale in Egitto, secondo Korayem. Omar Suleiman, capo dell'intelligence Egiziana che Mubarak ha appena nominato vicepresidente, infatti, è stato l'elemento portante della tortura egiziana quando la CIA inviava prigionieri in Egitto all'interno del suo programma di consegne straordinarie. Stephen Grey ha osservato nel suo scritto Ghost Plane, "In segreto, uomini come Omar Suleiman, la più potente spia e politico segreto del paese, facevano il nostro lavoro, il tipo di lavoro che noi paesi Occidentali non abbiamo lo stomaco di fare da noi stessi."

In un capitolo del suo libro appena pubblicato, "gli Stati Uniti e la tortura: interrogatori, detenzione e abusi," Jane Mayer cita l'Egitto come la più comune destinazione per gli indagati consegnati dagli Stati Uniti. "Il più grande destinatario degli aiuti esteri degli Stati Uniti dopo Israele, scrive Mayer, l'Egitto era un alleato strategico chiave, e la sua forza di polizia segreta, il Mukhabarat, aveva una reputazione per la sua brutalità". Lei descrive la consegna di Ibn El Sheikh al-Libi in Egitto, dove fu torturato e fece una falsa confessione che Colin Powell citava mentre faceva pressione sul Consiglio di Sicurezza perchè approvasse l'invasione americana dell'Iraq. Al-Libi ritrattò più tardi la sua confessione.

Il rapporto sull'Egitto del 2002 del  Dipartimento di Stato segnala che i detenuti venivano "spogliati e bendati; sospesi al soffitto o alle cornici delle porte con i piedi che sfioravano il pavimento; picchiati con pugni, bacchette metalliche o altri oggetti; bagnati con acqua calda o fredda; frustati sulla schiena; bruciati con le sigarette; e sottoposti a scosse elettriche. Alcune delle vittime... [erano] costrette a strisciare e minacciate di stupro.
Nel 2005, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura scoprì che l'"Egitto faceva un uso consistente e diffuso della tortura contro i detenuti" e "il rischio di tale trattamento era particolarmente elevato nel caso di detenuti per motivi politici e di sicurezza."

Circa un anno fa, un giudice italiano condannò 22 operatori della CIA e un colonnello della US Air Force per aver organizzato il rapimento di un religioso musulmano a Milano nel 2003, poi portato in volo in Egitto, dove fu torturato. Hassan Mustafa Osama Nasr ha detto a Human Rights Watch  che in Egitto fu "appeso come una pecora macellata e sottoposto a shock elettrici". "Sono stato brutalmente torturato e ho anche potuto sentire le urla di altri che sono stati torturati", ha aggiunto.

Un ex agente della CIA ha osservato, "Se vuoi un interrogatorio serio, mandi un prigioniero in Giordania. Se vuoi che siano torturati, li mandi in Siria. Se vuoi che qualcuno scompaia – non rivederlo mai più – lo mandi in Egitto.

Allora cosa succederà dopo in Egitto?

Suleiman, che è molto fedele a Mubarak, non sarà un successore accettabile per il popolo egiziano. Alcuni temono che la Fratellanza Musulmana, che sostiene Hamas, avrà il potere una volta che Mubarak sarà scacciato. Ma "sebbene sia il più grande gruppo di opposizione, non gode di un sostegno schiacciante, e i suoi leaders sono per la maggior parte moderati e responsabili," ha scritto sul  Los Angeles Times Scott MacLeod, corrispondente per il Medio Oriente del Time magazine dal 1995 al 2010. Korayem concorda. Egli spiega che la Confraternita, che ha formalmente rinunciato al terrorismo e alla violenza, ora è più istruita e pacifica. La Fratellanza fornisce i programmi sociali ed economici che aumentano i servizi pubblici in Egitto.

Infatti, la Fratellanza sostiene le negoziazioni di Mohammed El Baradei con il governo egiziano. El Baradei, l'ex  capo dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica delle Nazioni Unite e destinatario del premio Nobel per la pace, è recentemente tornato in Egitto per stare con i manifestanti. Ha detto a Fareed Zakaria che la Fratellanza favorisce uno Stato laico e "non ha nulla a che fare con il movimento iraniano, non ha nulla a che fare con l'estremismo, come abbiamo visto in Afghanistan e in altri luoghi"

L'amministrazione Obama è stata lenta a riconoscere che Mubarak è sulla sua via d'uscita. Il Vice Presidente Joe Biden, ancora in fase di negazione, ha detto a PBS News, "Non lo considero come  un dittatore." El Baradei ha criticato Obama per aver supportato Mubarak di fronte alla rivolta popolare in Egitto. "Stai perdendo credibilità giorno per giorno," ha detto a CBS News. "Da un lato parli di democrazia, di stato di diritto e di diritti umani, e dall'altro lato sostieni un dittatore che continua ad opprimere il suo popolo".

Korayem vede il sostegno acritico degli Stati Uniti ad Israele come chiave dei problemi in Egitto e altrove in Medio Oriente. Se gli Stati Uniti agissero come un mediatore onesto, anche "leggermente giusto verso i palestinesi," questo potrebbe richiedere un lungo cammino per risolvere le difficoltà, ha detto. Ma, secondo Gareth Porter, "la funzione principale del rapporto stato-client degli Stati Uniti con l'Egitto serviva a consentire ad Israele di evitare di venire a patti con le richieste dei palestinesi." Chris Hedges aggiunge, "il fallimento degli Stati Uniti nel fermare la lenta pulizia etnica dei palestinesi da parte di Israele ha delle conseguenze. L'incapacità di riconoscere l'umiliazione collettiva e la rabbia sentita dalla maggioranza degli Arabi a causa della presenza di truppe americane sul suolo musulmano... ha delle conseguenze".

Stiamo assistendo a tali conseguenze nelle strade dell'Egitto e alla probabilità di simili sviluppi in Giordania, Yemen e in altri paesi del Medio Oriente. Fino a quando il governo degli Stati Uniti non smetteranno di sostenere acriticamente  tiranni, torturatori e oppressori, possiamo aspettarci che la gente si sollevi e li rovesci.

Marjorie Cohn è professore presso la Thomas Jefferson School of Law e Vice Segretario generale dell'associazione internazionale degli avvocati democratici. La sua antologia, "gli Stati Uniti e la tortura: interrogatori, detenzioni e  abusi," è stato appena pubblicato dalla New York University Press.

Fonte: Global Research  2 Febbraio 2011
Traduzione: Dakota Jones

domenica 30 gennaio 2011

Mohamed ElBaradei: il Pifferaio Magico globalista della rivolta egiziana

di Paul Joseph Watson
Prison Planet.com

Vi presento il nuovo boss, uguale al vecchio boss: Soros e Brzezinski si preparano a dirottare la rivoluzione

elbaradei La rivolta in Egitto è un movimento di persone organicamente guidato  per cacciare un dittatore, ripristinare le libertà universali, e lottare per liberare il paese dalle grinfie del complesso militare-industriale, ma l'uomo che ora si dispone a formare un nuovo governo è un pifferaio magico che lavora per gli stessi globalisti  e per le stesse ONG che l'autocrate leader Hosni Mubarak ha diligentemente servito per quasi 30 anni.

Non ingannatevi, sotto il regime attuale l'Egitto è uno stato vassallo del nuovo ordine mondiale. Sotto Mubarak, il paese riceve circa 2 miliardi di dollari di aiuti ogni anno dagli Stati Uniti, secondo solo a Israele. Inoltre, l'Egitto paga 1,1 milioni di dollari ogni anno al Gruppo Podestà , un'organizzazione strettamente legata all'amministrazione Obama, che agisce come "agenti stranieri" per il regime di Mubarak.

La lealtà di Mubarak verso l'impero americano è stata ricambiata questa settimana, quando il vice-presidente Joe Biden ha ridicolmente affermato che, il regno trentennale senza interruzioni di Mubarak non rappresenta una dittatura e che è uno stretto alleato

"L'Egitto sotto Mubarak usa i miliardi di dollari degli aiuti militari statunitensi per detenere, picchiare e torturare i dissidenti, i politici dell'opposizione e i giornalisti, molti sono morti in carcere", scrive Mark Zepezauer . "Migliaia di prigionieri politici e attivisti per la democrazia sono tenuti in sovraffollate carceri piene di malati, senza accuse o processi. Le restrizioni alla stampa, come la chiusura dei giornali, sono molto diffuse."

Questo è il motivo per cui non ha alcun senso per la CIA essere coinvolta nella costruzione di una serie di rivolte che minacciano di destabilizzare e rovesciare un regime fedele. Questa non è una "rivoluzione colorata" messa in scena come abbiamo visto in precedenza in posti come la Georgia, l'Ucraina o la Jugoslavia - eventi orchestrati, travestiti da moti spontanei, destinati a rimuovere i dirigenti disonesti ostili all'agenda dell'élite globale per il governo mondiale.

Questo è un movimento di base portato avanti da poveri giovani egiziani che si sono finalmente alzati in piedi all'unisono contro un regime adulatore dell'Occidente che ancora non concede alla sua gente nessuna delle libertà associate al vivere in una nazione moderna e prospera. Ma questo non significa che la rivoluzione che attualmente vediamo svolgersi sulle strade di Alessandria, il Cairo, Suez non possa essere cooptata dalle stesse forze globaliste che hanno retto le fila a Mubarak negli ultimi tre decenni.

Il complesso militare-industriale sapeva da almeno tre anni che l'Egitto era in bilico sull'orlo di un cambiamento di regime, e  certamente non avrebbe permesso a nessuno al di fuori delle parti di prendere il controllo dopo la caduta di Mubarak. Ecco perché l'Ambasciata Americana ha addestrato i leaders ribelli ad infiltrarsi in gruppi di opposizione sin dall'inizio, come il rivela oggi il Telegraph.

Inserire un ex alto funzionario delle Nazioni Unite e arrestare l'avversario di Mubarak Mohamed ElBaradei, recentemente tornato al Cairo, nel tentativo di guidare il movimento di protesta.

ElBaradei è membro del Consiglio di Amministrazione dell'International Crisis Group, che oggi ha emesso un comunicato stampa per protestare contro la decisione delle autorità egiziane di mettere ElBaradei agli arresti domiciliari.

L'International Crisis Group è un'oscura ONG (organizzazione non governativa) che gode di un budget annuale di oltre 15 milioni di dollari e viene finanziata da gente del calibro della Carnegie, Fondazione Ford, la Fondazione Bill & Melinda Gates, così come dall'Open Society Institute di George Soros . Lo stesso Soros è impegnato come  membro del Comitato Esecutivo dell'organizzazione. In altre parole, si tratta di un grande gruppo direttivo  geopolitico al servizio dell'elite mondiale.

Il fatto che il loro uomo El Baradei sia stato preparato per essere alla testa del governo post-Mubarak dovrebbe far suonre l'allarme  nelle orecchie di ogni dimostrante che sta protestando nel tentativo di liberare l'Egitto dalle grinfie del controllo del nuovo ordine mondiale.

Infatti, anche lo stesso Mubarak sta ora apparentemente acquistando la comprensione che la sua utilità per l'elite del potere globale ha fatto  il suo corso, avendo osservato durante un discorso alla nazione sabato che le proteste sono "parte di un grande complotto per scuotere la stabilità e distruggere la legittimità" del sistema politico.

Ancora più ironico è il fatto che un altro potente globalista che siede nel Consiglio dell'International Crisis Group, Zbigniew Brzezinski, ha avvertito l'anno scorso che la gerarchia internazionale di cui è un componente chiave era minacciata da un "risveglio globale", che sarebbe stato guidato da giovani radicali nei paesi del terzo mondo. Avendo previsto con precisione l'ondata di rivolta che si sta diffondendo a macchia d'olio in tutto il mondo, Brzezinski e i suoi compagni Globalisti si preparano a raccogliere i cocci, al fine di proseguire le attività come al solito, mentre le persone che hanno rischiato la vita per un vero cambiamento saranno le vittime di un inganno monumentale. Vi presento il nuovo boss, uguale al vecchio boss.

Se gli egiziani riusciranno a rovesciare Mubarak, solo per sostituirlo con El Baradei, non avranno ottenuto nulla, e il risultato finale sarà semplicemente vedere l'Egitto rimanere come uno stato satellite asservito al complesso militare-industriale.

Fonte: Prison Planet.com  29 Gennaio 2011
Traduzione: Dakota Jones