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venerdì 28 settembre 2012

Ormai è una crociata. Il Governo fa il bis contro l’agricoltura a chilometri zero

Il Journal Blog

Cattura35

Ormai sembra proprio una crociata. I prodotti agricoli “a chilometri zero” sono ecologici ed economici, ma contro di essi il Governo di Mario Monti si è prodotto in un clamoroso bis.

Dopo quella della Regione Calabria, il Governo ha deferito alla Corte Costituzionale anche la legge con cui la Regione Basilicata ha promosso la valorizzazione dei prodotti agricoli locali.

Il motivo, come recita il comunicato uscito da Palazzo Chigi al termine del Consiglio dei Ministri svoltosi il 5 settembre, è che “varie disposizioni, volte a favorire la commercializzazione dei prodotti regionali, sono suscettibili, per un verso, di ostacolare gli scambi intracomunitari, ponendosi in contrasto con le disposizioni del TFUE (Trattato di funzionamento dell’Unione Europea, altrimenti detto Trattato di Lisbona, ndr), e, per altro verso, di falsare la concorrenza, risultando discriminatorie nel privilegiare alcuni prodotti solo in base alla loro provenienza territoriale”. Il neretto è mio.

Ora non resta che attendere il proseguimento della crociata governativa contro le numerose iniziative ecologiche ed economiche per favorire l’agricoltura “a chilometri zero”, che fa bene alla Terra (i viaggi del cibo inquinano), ai contadini e ai consumatori: se si tolgono di mezzo i trasporti e gli intermediari i contadini guadagnano un po’ di più e i consumatori spendono un po’ di meno.

sabato 4 agosto 2012

Agricoltura e salute

Soluzioni locali per un disordine globale: Documentario di Coline Serreau oltre il documentario "ecologista", mostra le recenti soluzioni a un'appropriazione della catena alimentare che è una minaccia incombente oltre che per la salute e il pianeta, anche per la libertà individuale e collettiva.

La regista s'incontra in tutto il mondo con persone che implementano le proprie soluzioni ai disordini ambientali.

Incontra: Vandana Shiva, Pierre Rabhi, Lydiae Claude Bourguignon, il Movimento Lavoratori Senzaterra, Kokopelli, M. Antoniets , Ana Pradeshi, Philippe Desbrosses, Joao Pedro Stedile, serge Latouche, Devinder Sharma, Laurent Marbot, ecc.

"Con questo film, mostro che ci sono in tutto il mondo, persone che, senza saperlo, fanno la stessa cosa, che hanno la stessa filosofia di vita e le usano le stesse pratiche con la Madre Terra. Evidenzia, l'universalità di soluzioni, così come la loro semplicità, questo è il vero scopo del film." -Coline Serrau

giovedì 16 febbraio 2012

Come sfrattare gli agricoltori dalle loro terre, al tempo di Monti

Colpo mortale all’agricoltura meridionale, grazie anche a Mr Monti & co.
di Redazione Link Sicilia

confL'allarme di Confagricoltura sugli effetti nefasti provocati dall'accordo Ue-Marocco con il solito placet di Roma

A poche ore dalla votazione, da parte del Parlamento Europeo, dell’ipotesi di accordo con il Marocco, il Consiglio Direttivo della Confagricoltura siciliana ha espresso la propria indignazione per l’ennesimo tentativo di scippo ai danni dell’agricoltura mediterranea. 
                                                                 
Mentre l’organizzazione agricola, anche a livello nazionale, ha avviato un’opera di sensibilizzazione nei confronti di tutti i deputati europei per una sospensione del trattato, non è stata ritirata la precedente presa di posizione del governo centrale favorevole all’accordo “per non creare un incidente diplomatico”.

mercoledì 1 febbraio 2012

Agricoltura: quando i semi vegono fatti marcire

di Monia Benini
Per il Bene Comune

germoplasma_perrinoI semi non OGM sono un bene comune. Ma oltre l'80% dell'agrobiodiversità conservata nella Banca del Germoplasma di Bari è a rischio. I semi stanno morendo. L'accorpamento di questo patrimonio con altri istituti del CNR si sta rivelando letale per la difesa dei semi presenti in una delle più grandi strutture europee dedicate alla conservazione e preservazione del germoplasma (84.000 accessioni). Dal momento dell'accorpamento non si è più provveduto alla riparazione degli impianti del freddo: in questo modo la temperatura delle camere per la conservazione si è innalzata, danneggiando il patrimonio vegetale.

domenica 6 novembre 2011

L'imperatore è nudo! OGM – False Promesse, fallaci Tecnologie

Di Elisa Bianco
Slow Food


26/10/2011 - L’illusione che gli OGM possano sfamare il mondo ci ha già portati alla devastazione su larga scala della biodiversità e dei mezzi di sussistenza degli agricoltori. Sono sotto attacco i fondamenti della nostra libertà di conoscere e di poter scegliere ciò che mangiamo. La preziosa biodiversità che resta e la libertà di semina sono minacciate insieme alla nostra libertà, alla democrazia e alla sovranità alimentare. Questo rapporto è la raccolta di molte voci da tutto il mondo che dicono la verità su ciò che sta accadendo nelle loro comunità e paesi e stanno smascherando l’illusione in cui si racconta che gli OGM sarebbero , come scrive Wendell Berry “l’ultima e definitiva risposta a tutto”.

interno.indd Nei giorni scorsi è stato presentato a Roma il rapporto sugli OGM THE GMO EMPEROR HAS NO CLOTHES A global citizens report on the state of GMOs – False promises, failed technologies, che raccoglie e sintetizza una grande quantità di dati, ricerche ed esperienze sul campo condotte a vario livello da scienziati, associazioni e comunità locali. Il rapporto, curato da Navdanya International, fa intuire già dal titolo la valutazione complessiva degli OGM: come nella fiaba di Andersen, gli OGM hanno ormai dimostrato di essere “nudi” e di avere alimentato solo illusioni e false promesse.

I contributi raccolti nel rapporto, scritti da scienziati e non solo, smantellano le argomentazioni riportate generalmente da chi si dichiara a favore degli OGM in agricoltura, a partire dalla supposizione che la loro coltivazione permetterebbe di risolvere il problema della fame nel mondo, aumentando la produttività e rendendo i sistemi agricoli più sostenibili. Eppure dopo quasi vent'anni di esperienza pratica, le promesse iniziali non sembrano mantenute: il bilancio generale appare negativo e nel complesso gli OGM sembrano più pensati come strumento di profitto che per risolvere la denutrizione nei Paesi poveri.

Il problema della fame nel mondo

Come suggerisce Miguel Altieri (Professore di Agroecologia a Berkeley), perché se gli OGM sono pensati per risolvere la fame nel mondo, non sono state sviluppate varietà resistenti alle infestanti invece che agli erbicidi? Perché non sono state diffuse varietà capaci di crescere in condizioni di siccità o di fissare l'azoto libero del terreno? Invece, non solo sono state immesse in commercio piante modificate per due soli tratti (tolleranza agli erbicidi e resistenza agli insetti), ma a ben guardare le rese delle coltivazioni non sono aumentate a seguito della loro introduzione. Secondo i dati riportati dalla Union of Concerned Scientists, negli Stati Uniti la produttività delle coltivazioni è cresciuta in maniera costante a partire dalle innovazioni tecnologiche apportate dalla rivoluzione verde, ma l'andamento non è variato con la comparsa degli OGM. Questo senza considerare che nella maggior parte dei casi si impiegano i prodotti GM per produrre mangimi animali o fungere da agrocarburanti, non per sfamare direttamente le persone.

Gli OGM, in realtà, rappresentano una semplice estensione in campo agricolo dell'attuale sistema industriale, un sistema in cui non si riesce a riconoscere che la fame è innanzitutto un problema di povertà, distribuzione del cibo e ineguaglianza: si produce già cibo a sufficienza, eppure quasi un miliardo di persone nel mondo soffre la fame. Dal canto loro gli OGM non sarebbero in grado di risolvere questo problema, non solo perché non aumentano la resa di prodotto agricolo, ma perché si tratta di una tecnologia piuttosto cara per gli agricoltori – sia per i brevetti legati alle sementi, sia per i prodotti chimici di cui hanno bisogno per crescere. Al contrario i sistemi agroecologici sono a basso costo per gli agricoltori e, come dichiarato dal rapporteur per il diritto al cibo delle Nazioni Unite, sono anche stati capaci di raddoppiare le rese in un periodo compreso tra i 3 e i 10 anni.

Costi ambientali e sociali

Pur non avendo aspetti positivi manifesti, gli OGM hanno tuttavia diverse conseguenze negative sia sull'ambiente che sui sistemi sociali in cui vengono introdotti.
Un aspetto comune a molti casi è che le industrie che li producono promettono, a chi sceglie di coltivarli, un aumento dei profitti col passaggio agli OGM, cosa che molto spesso non si verifica, sia per via dei costi dei brevetti che vigono sulle sementi, sia per via della quantità crescente di prodotti chimici che devono essere impiegati nelle colture GM nel corso degli anni. Le piante geneticamente modificate per resistere agli insetti o per tollerare gli erbicidi erano pensate rispettivamente per essere immuni dagli insetti parassiti o per permettere l'impiego di erbicidi utili a controllare le infestanti senza danneggiare il raccolto. Tuttavia in entrambi i casi, la combinazione dei fattori non ha fatto altro che accelerare la selezione di superinfestanti resistenti agli erbicidi e insetti resistenti alle tossine prodotte dalle piante GM, cosa che costringe gli agricoltori a utilizzare più prodotti chimici di prima, spesso anche maggiormente tossici. L'aumento dei costi si accompagna, inoltre, anche alla riduzione del prezzo di vendita del raccolto, riducendo ulteriormente il profitto degli agricoltori.
In India, ad esempio, la prima generazione di cotone Bt, modificato per essere resistente a un bruco che parassita generalmente il cotone, è ora inefficace e la Monsanto ha quindi prodotto e immesso sul mercato il cotone Bt di seconda generazione, che reca due tossine aggiuntive. In Cina, dove il cotone Bt è largamente diffuso, le popolazioni di parassiti sono aumentate di 12 volte dal 1997 e uno studio recente ha messo in luce come tutti i benefici iniziali sono stati completamente erosi dall'aumento di uso di pesticidi necessari per combatterli.

In Argentina l'impiego di agrochimici è passato da 30 a 270 milioni di litri dal 1996 al 2007 e l'importazione di erbicidi è cresciuta del 330% con l'introduzione della coltivazione di soia GM; paragonati ai sistemi tradizionali, quelli che impiegano soia GM hanno utilizzato 9,1 milioni di chilogrammi di erbicida in più nel solo 2001.
Negli Stati Uniti da fine 2007 a inizio 2011, il numero di segnalazioni di infestanti resistenti al glifosato è quasi raddoppiato, passando da 34 a 66.

Conclusioni

Gli autori dei contributi, da Vandana Shiva a Wendell Berry, da Debbie Barker a Marcello Buiatti, mostrano come le promesse iniziali degli OGM e delle ditte che le producevano si sono col tempo rivelate false. Per anni la Monsanto ha promesso piante resistenti alla siccità, ma solo poco tempo fa il Dipartimento di Agricoltura statunitense, mentre ne valutava l'impatto ambientale, ha sancito: «Varietà ottenute mediante incrocio e selezione tradizionale danno risultati paragonabili e sono prontamente disponibili».

Ancora poco chiari sono, poi, gli effetti sulla salute del consumo di alimenti geneticamente modificati. Nella maggior parte dei Paesi, i sistemi di controllo e di approvazione pubblici si basano su analisi e valutazioni fornite dalle stesse ditte che producono e commercializzano le sementi GM, nonostante ormai siano diversi gli studi ad aver messo in luce alterazioni metaboliche ed effetti teratogeni (sviluppo anormale di alcune regioni del feto) in animali nutriti con mangimi derivati da OGM. In aggiunta a tutto ciò, sementi e piante GM aprono il mercato produttivo alimentare al sistema dei brevetti e della proprietà intellettuale, che si traduce in profitto per chi detiene i brevetti (le multinazionali) e in debiti per chi è costretto a pagarne le royalties (gli agricoltori).
Scarica qui il rapporto THE GMO EMPEROR HAS NO CLOTHES A global citizens report on the state of GMOs – False promises, failed technologies:

Versione completa (9.5Mb)
Sintesi (2.5Mb)

Di Elisa Bianco
e.bianco@slowfood.it

Fonte: Slow Food 26 Ottobre 2011

domenica 29 agosto 2010

Fondazione Gates investe in azioni MONSANTO

Entrambi fanno profitti a spese dei piccoli agricoltori africani
di Heather
Seattle Global Justice

bill gates-mons Seattle, WA – gli agricoltori e le organizzazioni della società civile nel mondo sono indignati per la recente scoperta di ulteriori connessioni tra la Fondazione di Bill e Melinda Gates  e il titano agro-alimentare Monsanto. La scorsa settimana, un sito Web finanziario ha pubblicato il portafoglio di investimenti della Fondazione Gates, comprese le 500.000 azioni ordinarie di Monsanto acquistate nel secondo trimestre del 2010 per un valore stimato in 23,1 milioni di dollari (guarda l'archivio dei Titoli and Exchange Commission). Questo segna un incremento sostanziale delle sue precedenti partecipazioni, valutate in poco più di 360000 dollari (guarda il Form 990 2008  della Fondazione).

"Investimenti diretti della Fondazione nella Monsanto sono problematici su due livelli primari," ha detto il Dr. Phil Bereano, professore emerito dell'Università di Washington  e riconosciuto esperto di ingegneria genetica. "In primo luogo, Monsanto ha una storia di palese disprezzo per gli interessi e il benessere dei piccoli agricoltori nel mondo, come pure una spaventosa impronta ambientale. Le  forti connessioni a Monsanto sollevano gravi dubbi sui pesanti finanziamenti della Fondazione per lo sviluppo agricolo in Africa e sui presunti obiettivi di alleviare la povertà e la fame tra i piccoli agricoltori. In secondo luogo, questo investimento rappresenta un enorme conflitto di interessi".

Monsanto ha già influenzato negativamente l'agricoltura nei paesi africani. Per esempio, in Sudafrica, nel 2009, il mais geneticamente modificato della Monsanto non è riuscito a produrre semi e centinaia di agricoltori sono stati devastati. Secondo l'avvocato  Mariam Mayet, avvocato ambientale e direttore del Centro Africa per la biosicurezza a Johannesburg, alcuni agricoltori hanno subìto perdite nelle coltivazioni fino all'80%. Mentre Monsanto ha risarcito gli agricoltori su larga scala, ai quali aveva venduto direttamente il prodotto difettoso, non ha dato nulla  ai piccoli agricoltori ai quali  aveva consegnato  bustine gratuite di semi. "Quando il potere economico di Gates si unisce all'irresponsabilità della Monsanto, le prospettive per i piccoli agricoltori africani non sono molto promettenti," ha detto Mayet. Le pratiche aggressive di brevettazione  della Monsanto hanno anche monopolizzato il controllo sulle sementi in modo da negare agli agricoltori il controllo sul proprio raccolto, arrivando perfino a citare in giudizio  — e portare al fallimento — gli agricoltori per "violazione di brevetto".

Le notizie del recente investimento della Fondazione nella Monsanto hanno confermato i timori di molti agricoltori e difensori di un'agricoltura sostenibile in Africa, tra i quali  la Coalizione per la biodiversità del Kenya, che ha commentato, "noi abbiamo a lungo sospettato che i fondatori di AGRA — Fondazione di Bill e Melinda Gates  — avessero una relazione da lungo tempo e molto intima con Monsanto." Infatti, secondo Travis English, ricercatore di  AGRA Watch, "la proprietà di azioni Monsanto da parte della  Fondazione  è emblematica di un coinvolgimento più profondo, più di lunga data con la società, in particolare in Africa." Nel 2008, AGRA Watch, un progetto dell'organizzazione Comunità Alleanza per la giustizia globale di Seattle, ha scoperto molti legami tra i beneficiari della Fondazione e la Monsanto. Ad esempio, alcuni beneficiari (in particolare circa il 70% dei beneficiari in Kenya) dell'Alleanza per una rivoluzione verde in Africa (AGRA) — considerato come il "fronte africano" dalla Fondazione — lavorano direttamente con la  Monsanto su progetti di sviluppo agricolo. Altri collegamenti chiave includono membri del personale ad alto livello della Fondazione che una volta erano alti funzionari per la Monsanto, come Rob Horsch, ex vicepresidente Monsanto del partenariato per lo sviluppo internazionale e attualmente funzionario ufficiale del programma di sviluppo agricolo Gates.

Multinazionali come la Monsanto sono state  collaboratori chiave dei beneficiari della Fondazione e di AGRA nel promuovere la diffusione dell'agricoltura industriale sul continente. Questo modello di produzione si basa su fattori produttivi costosi come concimi chimici, diserbanti e sementi geneticamente modificate. Anche se questo pacchetto rappresenta allettanti opportunità di sviluppo del mercato per il settore privato, molte organizzazioni della società civile sostengono che porterà ad ulteriori spostamenti degli agricoltori dalla terra, ad un effettivo aumento della fame, ed alla migrazione verso città già affollate non in grado di fornire opportunità di occupazione. Nelle parole di un rappresentante della coalizione per la  biodiversità del Kenya, "AGRA è veleno per i nostri sistemi di produzione agricola ed i nostri mezzi di sussistenza. Sotto la bandiera filantropica  dell'agricoltura verde, AGRA riuscirà alla fine a mangiare quel poco che  è rimasto dell'agricoltura sostenibile su piccola scala in Africa."

Un report del 2008 avviato dalla Banca mondiale e dall'ONU, Valutazione della conoscenza agricola internazionale, scienza e tecnologia per lo sviluppo (IAASTD), promuove soluzioni alternative ai problemi della fame e della povertà che sottolineano le loro radici sociali ed economiche. Il report IAASTD ha concluso che i metodi di coltivazione  agroecologica su piccola scala è più adatta per il terzo mondo rispetto al modello agricolo industriale favorito da Gates e Monsanto. In una sintesi dei principali risultati di IAASTD, il Pesticide Action Network North America (PANNA) sottolinea l'ammonimento che "la continua fiducia nelle semplicistiche soluzioni tecnologiche  — comprese le colture transgeniche — non ridurrà la fame e la povertà persistenti e potrebbe aggravare i problemi ambientali e peggiorare l'ineguaglianza sociale." Inoltre, PANNA spiega, "21 risultati chiave della valutazione suggeriscono che la coltivazione agroecologica su piccola scala  può offrire uno dei mezzi migliori per nutrire gli affamati, proteggendo al contempo il pianeta."

La Fondazione Gates è stata contestata in passato per i suoi discutibili investimenti; nel 2007, il Los Angeles Times portò allo scoperto la Fondazione per aver investito sui propri beneficiari e per le sue "partecipazioni in  molte aziende che non hanno dato prova di responsabilità sociale per aver trascurato l'ambiente, per discriminazione sul lavoro, violazione dei diritti dei lavoratori, o pratiche immorali". Il Times castigò la Fondazione per quello che definì "investimenti ciechi", con almeno il 41% del proprio patrimonio investito in "società che sono in contrasto con i  caritatevoli obiettivi della Fondazione o con la sua filosofia di interesse per la società."

Sebbene la Fondazione abbia annunciato che avrebbe rivalutato le sue pratiche, ha poi deciso di mantenerle. Come segnalato dal Los Angeles Times, l'amministratore delegato della Fondazione Patty Stonesifer ha difeso i loro investimenti, affermando, "Sarebbe ingenuo…pensare che un cambiamento nella politica di investimenti della Fondazione potrebbe fermare la sofferenza umana dovuta alle  pratiche di aziende in cui investe miliardi di dollari". Questa decisione è in diretta contraddizione con la sua "filosofia d'investimento" ufficiale, che, secondo il suo sito Web, "hanno definito le aree in cui la fondazione non investirà , come le società il cui modello di profitto centralmente è legato all'attività aziendale che [ Bill e Melinda ] trovano sproporzionata. È per questo che la fondazione non investe in azioni del tabacco. "

Più di recente , la Fondazione è entrata nel mirino nella sua città natale . Questa settimana, 250 residenti di Seattle hanno inviato cartoline esprimendo la loro preoccupazione che l'approccio della Fondazione allo sviluppo agricolo, piuttosto che ridurre la fame  come promesso, potrebbe invece "aumentare il debito degli agricoltori, arricchire le multinazionali dell'agrobusiness come Monsanto e Syngenta, degradare l'ambiente, e spodestare i piccoli agricoltori." Inoltre hanno chiesto che la Fondazione, investa in " pratiche socialmente ed ecologicamente appropriate determinate a livello locale dagli agricoltori africani e dagli scienziati" e sostenga la sovranità alimentare in Africa, hanno invitato la Fondazione a tagliare tutti i legami con la Monsanto ed il settore della biotecnologia.

AGRA Watch, un programma dell'Alleanza Comunitaria per la giustizia globale con sede a Seattle, supporta iniziative africane e programmi che favoriscono l'autodeterminazione degli agricoltori e la sovranità alimentare. AGRA Watch sostiene anche l'impegno pubblico nella lotta contro l'ingegneria genetica e lo sfruttamento delle politiche agricole, e chiede trasparenza e responsabilità da parte della Fondazione Bill e Melinda Gates  e Agra.

Fonte: SeattleGlobalJustice
Traduzione:Dakota Jones