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sabato 17 marzo 2012

I globalisti staccano la spina a Kony 2012 con una fretta spettacolare

La devastazione dell'Africa procederà ancora come previsto

di Tony Cartalucci
Land Destroyer Report

Durante la scorsa settimana, mentre Invisible Children e i suoi sponsor aziendali eseguivano un disperato controllo del danno, hanno iniziato ad emergere e diffondersi i legami tra la presunta "associazione benefica"e il Dipartimento di Stato americano, lo speculatore di Wall Street George Soros e il suo Open Society Institute, e una miriade di fondazioni finanziate dalle corporazioni, con la stessa rapidità con cui il loro documentario Kony 2012 è diventato famoso.

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Foto: (
via Infowars) Una rappresentazione visiva dei veri sostenitori e ideatori di Invisible Children. Si libereranno volentieri del loro gruppo di facciata in nome dell'autoconservazione e ne usciranno in maniera pulita.

martedì 21 febbraio 2012

"Stanno estromettendo la gente dalla propria terra con i soldi di tutti noi"

Voci dalla Strada

La Ong GRAIN è stata recentemente insignita del Premio Nobel Alternativo per la sua lotta contro l'accaparramento di terre, soprattutto da parte dalle multinazionali nei paesi in via di sviluppo. Abbiamo parlato con il coordinatore internazionale, Henk Hobbelink riguardo la sovranità alimentare, la lotta dei contadini e la biodiversità agricola.


Di Gloria Martìnez
Periodismo Humano

gal_4319"Cristian Ferreyra è stato ucciso da un proiettile sparato da due uomini armati di fronte alla sua casa e alla sua famiglia. Christian viveva a San Antonio, un villaggio a nord di Santiago del Estero in Argentina. Apparteneva ad una comunità agricola ed è stato membro di un'organizzazione partner, l'organizzazione indigena contadina MOCASE-Vía Campesina. Il suo crimine? Rifiutarsi di lasciare la sua terra d'origine per dar luogo ad una massiccia piantagione di soia, una delle numerose piantagioni che sono state incorporate nelle comunità rurali in Argentina negli ultimi dieci anni. Così i proprietari della piantagione lo fecero uccidere. Cristian aveva 25 anni".

Inizia così il discorso di ringraziamento di GRAIN dopo aver ricevuto il Right Livelihood Award noto come Premio Nobel Alternativo nel dicembre scorso.

GRAIN (Genetic Resources Action International) si definisce come una piccola organizzazione internazionale che sostiene gli agricoltori e i movimenti sociali, nelle loro lotte per ottenere sistemi alimentari basati sulla biodiversità e controllati dalla comunità.

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Fonte: Voci dalla Strada 21 Febbraio 2012

venerdì 3 febbraio 2012

Guerra Valutaria: Quali sono i veri obiettivi dell’embargo petrolifero dell’UE contro l’Iran?

Aurora Sito
Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 31.01.2012

20061018_iran_oel_gasContro chi è in realtà volto, il cosiddetto “embargo petrolifero contro l’Iran” dell’Unione europea? Si tratta di una importante questione geo-strategica. Oltre a rifiutare le nuove misure dell’UE contro l’Iran come controproducenti, Teheran ha messo in guardia gli Stati membri dell’Unione Europea che l’embargo petrolifero contro l’Iran danneggerà loro e le loro economie, molto più che l’Iran. Teheran ha così avvertito i leader dei paesi dell’Unione europea che le nuove sanzioni sono stolte e contrarie ai loro interessi nazionali e di blocco, ma ciò è corretto? Alla fine, chi beneficerà della catena di eventi che vengono messi in moto?

L’embargo petrolifero contro l’Iran è nuovo?

L’embargo del petrolio contro l’Iran non è una cosa nuova. Nel 1951, l’amministrazione del primo ministro iraniano Mohammed Mossadegh, con il sostegno del parlamento iraniano, nazionalizzò l’industria petrolifera iraniana. In risposta al programma di nazionalizzazione del Dr. Mossadegh, gli inglesi bloccarono militarmente  le acque territoriali e i porti nazionali dell’Iran con la Royal Navy inglese, e impedirono all’Iran di esportare il suo petrolio. Inoltre impedirono militarmente il commercio iraniano. Londra congelò anche beni iraniani e iniziò una campagna per isolare l’Iran con le sanzioni. Il governo del Dr. Mossadegh era democratico e non poteva essere facilmente diffamato internamente dagli inglesi, così cominciarono a ritrarre Mossadegh come una pedina dell’Unione Sovietica che avrebbe trasformato l’Iran in un paese comunista con i suoi alleati politici marxista.

L’embargo illegale navale internazionale britannico fu seguito da un cambio di regime a Teheran, attraverso un colpo di stato progettato dagli anglo-statunitensi nel 1953. Il colpo di stato del 1953 trasformò lo Scià di Persia da figura costituzionale a monarca assoluto e in un dittatore, come i sovrani di Giordania, Arabia Saudita, Bahrain e Qatar. L’Iran fu trasformato in una notte da monarchia costituzionale democratica in dittatura.

Oggi, un embargo petrolifero imposto militarmente contro l’Iran non è possibile, come lo fu nei primi anni ’50. Invece Londra e Washington usano il linguaggio della giustizia e si nascondono dietro i falsi pretesti sulle armi nucleari iraniane. Come negli anni ’50, l’embargo sul petrolio contro l’Iran è legato al cambio di regime. Eppure, ci sono anche più ampi obiettivi che vanno oltre i confini dell’Iran, legati al progetto di Washington d’imporre un embargo petrolifero contro gli iraniani.

domenica 9 ottobre 2011

La conquista statunitense dell’Africa: Il ruolo di Francia e Israele

Aurorasito

Introduzione di Cynthia McKinney
Mahdi Darius Nazemroaya e Julien Teil, Global Research, 6 Ottobre 2011

Introduzione: l’”Operazione Gladio” Ieri e oggi …

Comincerò con lo scandalo dell’Operazione Gladio che culminò nell’omicidio dell’ex Primo Ministro italiano, Aldo Moro, che nel giorno del suo rapimento, doveva annunciare un governo di coalizione che includeva il Partito comunista italiano.

Un leader del Partito della Democrazia Cristiana a quel tempo, Francesco Cossiga, ammette nel documentario della BBC Timewatch del 1992 sull’Operazione Gladio, che aveva scelto di “sacrificare” Moro “per il bene della Repubblica.” Non diversamente dagli omicidi mirati cui il governo degli Stati Uniti si impegna in tutto il mondo, in cui qualcuno emette decisioni extra-giudiziarie su chi vive e chi muore. Nel documentario in tre parti, Cossiga afferma che la decisione ha fatto divenire i suoi capelli bianchi.

L’Operazione Gladio è il brutto racconto reale della decisione del governo degli Stati Uniti di assumere i membri dell’apparato statale di sicurezza di vari paesi europei, e in collaborazione con gli alleati, seminare il terrore tra cittadini innocenti, facendo esplodere stazioni ferroviarie, sparare sui clienti nei negozi, e persino uccidere agenti di polizia, al fine di convincere le popolazioni dell’Europa a rinunciare ai propri diritti, in cambio di alcune misure di sicurezza e di un maggiore potere dello stato.

Sì, l’Operazione Gladio, insieme con l’Operazione Northwoods e la politica statunitense verso la Libia, ci mostra che gli Stati Uniti sono disposti a creare gruppi terroristici per giustificare la lotta contro i terroristi! Purtroppo, questo è diventato il modus operandi del nostro governo in Afghanistan e Pakistan, Europa e Africa. E il governo degli Stati Uniti, dopo il 11/9/01, è diventato il “laboratorio di Gladio” delle politiche statali che stracciano le leggi degli Stati Uniti, fanno a brandelli il diritto e mente all’opinione pubblica.

L’inizio della fine dell’Operazione Gladio si è verificata quando l’esistenza del programma degli Stati Uniti venne rivelato. Tipicamente, invece di fermarsi su tale follia, gli europei si unirono alla creazione di molteplici altre “Operazioni Gladio“. Collocato in questo contesto, la seconda parte della serie in quattro parti di Mahdi Darius Nazemroaya che rivela come la politica degli Stati Uniti in Libia, sia proprio in linea con le azioni degli Stati Uniti nel passato. A mio parere, la Libia non sarà l’ultima occasione per tali attività illegali, a meno che non fermiamo il nostro governo.

Insieme al francese documentarista Julien Teil, Nazemroaya tesse lo scenario ‘incredibile-ma-vero’ dei presunti terroristi finanziati dagli US, ricercati dall’Interpol, e che divennero i protagonisti principali del genocidio della NATO che si svolge attualmente in Libia.

Cynthia McKinney, 1 ottobre 2011.

Cynthia McKinney è un ex membro del Congresso degli Stati Uniti, che è stata eletta in due diverso distretti federali della Georgia, per la Camera dei Rappresentanti USA, nel 1993-2003 e nel 2005-2007, come membro del Partito Democratico degli Stati Uniti. E’ stata anche la candidata alla presidenza, nel 2008, del partito dei Verdi. Mentre era al Congresso degli Stati Uniti, ha operato nella Commissione Finanze e Banche degli Stati Uniti, nel Comitato per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti (in seguito ribattezzato Comitato sulle Forze Armate degli Stati Uniti), e nel comitato per gli affari esteri negli Stati Uniti (in seguito ribattezzato comitato sulle relazioni internazionali degli Stati Uniti). Ha anche operato  nella sottocommissione per le relazioni internazionali degli Stati Uniti sulle  operazioni internazionali e i diritti umani. McKinney ha  condotto due missioni in Libia e anche recentemente terminato un tour nazionale  negli Stati Uniti, sponsorizzata dalla Coalizione ANSWER, sulla campagna di bombardamenti della NATO in Libia.

Ordine dal Caos?

Una ripetizione del disordine e del pandemonio generato in Afghanistan è in cantiere per il continente africano. Gli Stati Uniti, con l’aiuto di Gran Bretagna, Pakistan e Arabia Saudita, hanno creato i brutali taliban e poi, alla fine, combattere una guerra contro i suoi alleati taliban. Allo stesso modo, in tutta l’Africa, gli Stati Uniti e i loro alleati, stanno creando una nuova serie di futuri nemici da combattere, ma dopo aver inizialmente lavorato con essi o utilizzandoli per seminare i semi del caos in Africa.
Washington ha letteralmente aiutato le insurrezioni con finanziamenti e progetti di cambiamento di regime in Africa. “Diritti umani” e “democratizzazione” sono utilizzati anche come  cortina fumogena del colonialismo e della guerra. I cosiddetti diritti umani e le organizzazioni umanitarie, sono ormai partner in questo progetto imperialista contro l’Africa.

Francia e Israele: sono le outsourcing di Washington  per le operazioni sporche in Africa?

L’Africa è solo un fronte internazionale per un sistema imperiale in espansione. I meccanismi di un vero e proprio sistema globale imperiale sono al lavoro in questo senso. Washington agisce attraverso la NATO e dei suoi alleati in Africa. Ognuno degli alleati e dei satelliti di Washington, ha un ruolo specifico da svolgere in questo sistema globale dell’impero. Tel Aviv ha svolto un ruolo molto attivo nel continente africano. Israele è stato uno dei principali sostenitori del Sud Africa durante il regime dell’apartheid. Tel Aviv ha anche aiutato a contrabbandare armi in Sudan e in Africa orientale, per balcanizzare quella grande nazione africana, contribuendo alla destabilizzazione dell’Africa orientale. Gli israeliani sono stati molto attivi in Kenya e Uganda. Israele è stato presente ovunque ci fossero conflitti, compresi quelli relativi ai diamanti insanguinati.

Israele sta ora lavorando con Washington per stabilire l’egemonia totale sul continente africano. Tel Aviv è attivamente coinvolto – attraverso i suoi legami commerciali e le operazioni di intelligence – per garantire i contatti e gli accordi richiesti da Washington per l’estensione dei suoi interessi in Africa. Uno dei principali obiettivi di Washington è interrompere lo sviluppo dell’influenza cinese in Africa. Israele e i think-tank israeliani, hanno anche svolto un ruolo importante nel plasmare il geo-stratagemma degli Stati Uniti in Africa.
La Francia, come un ex padrone coloniale e potenza in declino, invece, è sempre stata un rivale e concorrente di Washington nel continente africano. Con l’aumento dell’influenza di potenze non tradizionali in Africa, come la Repubblica popolare cinese, sia Washington che Parigi hanno previsto modalità di cooperazione. Sul più ampio palcoscenico globale, questo è anche evidente. Sia gli Stati Uniti che molte delle maggiori potenze dell’Unione europea, considerano la Cina e le altre potenze emergenti come una minaccia globale. Hanno deciso di porre fine alla loro rivalità e di lavorare insieme. Così, un accordo tra Washington e l’Unione europea è stato preso, portando ad alcune forme di integrazione politica. Questo consenso può anche essere stato prodotto dalla crescente influenza degli Stati Uniti in capitali europee.

In ogni caso, è stato potenziato dall’inizio della presidenza di Nicolas Sarkozy, nel 2007.
Il presidente Sarkozy non ha perso tempo spingendo per la reintegrazione della struttura di comando militare francese in seno alla NATO. Le conseguenze di questa azione ha portato alla subordinazione dei militari francesi al Pentagono. Nel 1966, il presidente Charles de Gaulle trasse fuori dalla Nato le forze francesi e rimosse la Francia dalle strutture di comando militare della NATO, come mezzo per mantenere l’indipendenza francese. Nicolas Sarkozy ha invertito tutto ciò. Nel 2009, Sarkozy ha ordinato che la Francia si unisse alla struttura di comando militare integrato della NATO. Nel 2010, ha anche firmato un accordo per iniziare la fusione dei militari inglesi e francesi.

Nel continente africano, Parigi è un luogo speciale o di nicchia nel sistema dell’impero globale statunitense. Questo ruolo è quello di un gendarme regionale in Nord Africa, Africa occidentale, Africa centrale, e in tutti i paesi che erano ex colonie francesi. Il ruolo speciale della Francia, in altre parole, è dovuto alla sua storia e all’attuale, anche se calante, posizione della Francia in Africa, in particolare attraverso la “Françafrique.” L’Unione del Mediterraneo, che Sarkozy ha lanciato ufficialmente, è un esempio di questi interessi francesi in Nord Africa.

Il National Endowment for Democracy (NED) ha inoltre lavorato con la Federazione Internazionale dei Diritti Umani (Fédération internationale des ligues des droits de l’Homme, FIDH) della Francia La FIDH è ben consolidata in Africa. Il NED ha essenzialmente esternalizzato verso il FIDH il suo lavoro nel manipolare e controllare i governi, i movimenti, le società e gli stati africani. E’ stata la FIDH e la Lega libico per i diritti umani (LLHR) affiliata, che hanno contribuito a orchestrare i vari pretesti per la guerra della NATO contro la Libia, approvata dal Consiglio di sicurezza attraverso dichiarazioni infondate e false.

Il National Endowment for Democracy e la sua Partnersip con la Federazione Internazionale dei Diritti Umani in Africa

In seguito all’elezione di Nicolas Sarkozy nel 2007 a leader della Repubblica francese, la Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH) ha iniziato a sviluppare una vera e propria partnership con il National Endowment for Democracy. Entrambe le organizzazioni sono anche partner in seno al Movimento Mondiale per la Democrazia. Carl Gershman, presidente del NED, si recò in Francia nel dicembre 2009 per incontrare la FIDH e approfondire la collaborazione tra le due organizzazioni, e anche per discutere dell’Africa. [1] Ha anche incontrato persone che sono sono considerati come lobbisti  pro-Israele in Francia.
La partnership tra la FIDH e la NED è per lo più basata in Africa e nel mondo arabo, dove si interseca. Queste partnership operano in una zona che comprende paesi come la Costa d’Avorio (Costa d’Avorio), il Niger, e la Repubblica Democratica del Congo. Il Nord Africa, che comprende la Libia e Algeria, è stata una determinata area focalizzata dalla FIDH, dove Washington, Parigi e la NATO hanno chiaramente grandi ambizioni.

La FIDH, che è direttamente coinvolta nel lancio della guerra contro la Libia, ha ricevuto anche finanziamenti diretti, sotto forma di sovvenzioni, dal National Endowment for Democracy per i suoi programmi in Africa. Nel 2010, una sovvenzione di 140.186 dollari del NED (Stati Uniti) è stata uno degli ultimi importi indicati dalla FIDH per il suo lavoro in Africa. [2] Il NED è stato anche uno dei primi firmatari, insieme con la Lega libica per i diritti umani (LLHR) e l’osservatorio delle Nazioni Unite, a chiedere l’intervento internazionale contro la Libia. [3]

AFRICOM e la strada post-9/11 verso la conquista dell’Africa

Nel 2002, il Pentagono ha iniziato importanti operazioni volte a controllare militarmente l’Africa. Questo ebbe la forma del Pan-Sahel Initiative, che è stata lanciata dal Comando europeo degli Stati Uniti (EUCOM) e dall’US Central Command (CENTCOM). Sotto la bandiera di questo progetto, l’esercito statunitense avrebbe addestrato le truppe di Mali, Ciad, Mauritania e Niger. I piani per stabilire la Pan-Sahel Initiative, tuttavia, risalgono al 2001, quando l’iniziativa per l’Africa fu effettivamente lanciata dopo i tragici eventi dell’11 settembre 2001 (9/11). Washington chiaramente pianificava delle azioni militari in Africa, che già comprendevano almeno tre paesi (Libia, Somalia e Sudan) identificati come bersagli nemici da attaccare, da parte del Pentagono e della Casa Bianca, secondo il Generale Wesley Clark.
Jacques Chirac, il presidente della Francia, al momento, ha cercato di opporre resistenza alla spinta degli Stati Uniti in Africa, rinvigorendo il ruolo della Germania in Africa, come mezzo per sostenere la Francia. Nel 2007, per la prima volta il vertice franco-africano aprì le sue porte anche alla partecipazione tedesca. [4] Tuttavia, Angela Merkel aveva idee diverse sulla direzione e la posizione che la partnership franco-tedesca dovrebbe prendere rispetto a Washington.

Nel 2001, lo slancio verso la creazione dell’Africa Command degli Stati Uniti (AFRICOM) era iniziato. AFRICOM, tuttavia, è stato ufficialmente autorizzato nel dicembre 2006, e la decisione di crearlo è stato annunciato alcuni mesi poco dopo, nel febbraio 2007. Fu nel 2007 che AFRICOM fu creato. E’ importante notare che questo slancio ricevette anche l’incoraggiamento di Israele, a causa degli interessi di Israele in Africa. L’Istituto di Alti Studi Strategici e Politici (IASPS), per esempio, è stata una delle organizzazioni israeliane che hanno sostenuto la creazione di AFRICOM. Sulla base del Pan-Sahel Initiative, la Trans-Saharan Counterterrorism Initiative (TSCTI) fu lanciata dal Pentagono nel 2005, sotto il comando del CENTCOM. Mali, Ciad, Mauritania e Niger furono ora raggiunti da Algeria, Mauritania, Marocco, Senegal, Nigeria e Tunisia, nel giro  della cooperazione militare africana con il Pentagono. Più tardi, la Trans-Saharan Counterterrorism Initiative svenne trasferita al comando di Africom, il 1° ottobre 2008, quando AFRICOM fu attivato.

Il Sahel e il Sahara: gli Stati Uniti adottano chiaramente i vecchi progetti coloniali della Francia in Africa

“Combattere il terrorismo” e eseguire “missioni umanitarie“, sono solo facciate o cortine fumogene per Washington e i suoi alleati. Mentre gli obiettivi dichiarati del Pentagono sono combattere il terrorismo in Africa, gli obiettivi reali di Washington sono ristrutturare l’Africa e stabilire un ordine neo-coloniale. A questo proposito, Washington ha effettivamente adottato i progetti coloniali

della Francia in Africa. Ciò include anche l’iniziativa inglese, italiana, statunitense e francese per dividere la Libia, dal 1943, così come l’iniziativa unilaterale francese per ridisegnare il Nord Africa. In questo schema, gli Stati Uniti e le sue coorti hanno intenzione di creare guerre etniche e odio settario tra i berberi, gli arabi ed altri in Nord Africa.

La mappa utilizzata da Washington per combattere il terrorismo sotto la Pan-Sahel Initiative la dice lunga. Il campo o area di attività dei terroristi, entro i confini di Algeria, Libia, Niger, Ciad, Mali e Mauritania, in base alla designazione di Washington, è molto simile ai confini o limiti del soggetto coloniale territoriale che la Francia ha cercato di sostenere in Africa, nel 1957. Parigi aveva progettato di sostenere questa entità africane nel Sahara occidentale e centrale, come dipartimento francese (provincia) direttamente legato alla Francia, insieme alla coste dell’Algeria.

Questa entità coloniale francese nel Sahara è stata nominata Organizzazione Comune delle Regioni del Sahara (Organisation commune des regions sahariennes, OCR). Comprendeva i confini interni dei paesi del Sahel e del Sahara di Mali, Niger, Ciad e Algeria. L’obiettivo francese era raccogliere e vincolare tutti i territori ricchi di risorse naturali di questi paesi in questa entità centrale, l’OCR, per il controllo e l’estrazione francesi. Le risorse in questo settore comprendono petrolio, gas e uranio. Eppure, i movimenti della resistenza in Africa, e in particolare la lotta per l’indipendenza algerina, ha inferto a Parigi un duro colpo. La Francia ha dovuto rinunciare alla sua ricerca e infine dissolvere la OCR nel 1962, a causa dell’indipendenza algerina e della presa di posizione anti-coloniale in Africa. A causa della spinta verso l’indipendenza in Africa, la Francia fu finalmente tagliato fuori dall’entroterra nel Sahara che voleva controllare.

Washington aveva chiaramente in mente questa zona ricca di energia e ricco di risorse, quando ha disegnato le aree dell’Africa che hanno bisogno di essere purificate dalle presunte cellule e bande terroristiche. L’Istituto Francese di Relazioni Internazionali (Institut français des relazioni internationals, IFRI), ha anche apertamente discusso  questo legame tra terroristi e zone ricche di energia, in un report del marzo 2011. [5] E’ in questo contesto che la fusione di interessi e le aziende franco-tedeschi e anglo-statunitensi, hanno consentito alla Francia di diventare parte integrante del sistema imperiale globale statunitense, con interessi comuni.

Regime Change in Libia e il National Endowment for Democracy: un nesso tra  terrorismo e diritti umani

Dal 2001, gli Stati Uniti si sono falsamente presentati come il campione contro il terrorismo. La Trans-Saharan Counterterrorism Initiative (TSCTI), che ha aperto le porte di AFRICOM in Africa, è stata giustificata come necessaria da Washington per combattere le organizzazioni come il Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (GSPC) in Algeria, e il Gruppo combattente islamico libico (LIFG) in Libia. Eppure, Washington sta collaborando e utilizzando questi stessi gruppi in Libia, insieme con il Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia e i Fratelli Musulmani, come soldati di fanteria e ascari. Inoltre, molte delle persone chiave libiche sono membri del National Endowment for Democracy (NED), e sono membri di questi gruppi, e hanno anche fatto parte di conferenze e progetti di lunga data, che spingevano a un cambiamento di regime in Libia.

Uno degli incontri chiave per stabilire quello che sarebbe diventato l’attuale Consiglio di transizione in Libia, ha avuto luogo nel 1994, quando il Centro per gli Studi Strategici e Internazionali (CSIS) ha organizzato una conferenza con Ashur Shamis e Aly (Ali) Abuzakuuk. Il titolo della conferenza del 1994 era “La Libia post-Gheddafi: prospettive e  promesse“. Nel 2005 un altro convegno con Shamis Ashur si tenne nella capitale britannica, Londra, dove si sarebbe costruita l’idea del cambiamento di regime in Libia. [6] Allora, chi sono questi esponenti dell’opposizione libica? Una serie di domande deve essere posta. Hanno legami con Washington nuovi o vecchi? Con chi sono associati? Inoltre, hanno avuto un sostegno di lunga data o no?

Ashur Shamis è uno dei membri fondatori del Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia, che nel 1981 fu fondata nel Sudan. Era ricercato dall’Interpol e dalla polizia libica per anni. [7] Ahsur è anche indicato come il regista del National Endowment for Democracy nel Forum libico per lo sviluppo umano e politico. E’ anche il redattore della pagina web Akhbar, che è stato registrato come Akhbar Cultural Limited e collegato al NED. Ha inoltre partecipato a recenti conferenze chiave per il cambio di regime a Tripoli. Ciò includono la conferenza di Londra, tenuta dalla Chatham House nel 2011, che ha discusso i piani della NATO per l’invasione di Tripoli. [8]

Come Ashur, Aly Abuzaakouk è anch’egli membro del Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia ed è legato al National Endowment for Democracy. E’ stato uno dei partecipanti chiave alla tavola rotonda tenuta per il Democracy Awards 2011 della NED. [9] Come Ashur, è ricercato dall’Interpol e opera come regista in occasione del Forum libico per lo sviluppo umano e politico. [10]

Vi è anche Noman Benotman, ex leader e fondatore del Gruppo combattente islamico libico (LIFG) e terrorista ricercato. È presentato come ex terrorista. Benotman ha convenientemente lasciato il Gruppo combattente islamico libico, a seguito degli attacchi dell’11 settembre 2001. Benotman non è solo un direttore del National Endowment for Democracy (NED) al Forum libico per lo sviluppo umano e politico, è anche legato alla rete al-Jazeera.

Non solo questi tre uomini vivevano senza problemi in Gran Bretagna, mentre erano ricercati dall’Interpol a causa del loro legame con il terrorismo o, nel caso di Abuzaakouk, per crimini legati alla droga e alla contraffazione, ma hanno anche ricevuto sovvenzioni dagli Stati Uniti. Hanno ricevuto borse dagli Stati Uniti, che ha formalizzato la loro appartenenza a diverse organizzazioni sponsorizzate dal NED, che hanno sostenuto l’ordine del giorno del cambio di regime in Libia. Questo ordine del giorno del cambio di regime è stato sostenuto anche da MI6 e CIA. Inoltre, i documenti legali che sono stati registrati dalla NED, per quanto riguarda questi individui, sono stati deliberatamente e illegalmente manomessi. L’identità di individui chiave è stata nascosta nella lista degli amministratori del NED. Così, documenti legali sono stati compilati in modo fraudolento per nascondere l’identità di un individuo con lo pseudonimo di “Beata Wozniak.” Perfino la data di nascita di Wozniak non è valida, apparendo come 1 gennaio, 1 (01/01/0001). E’ una persona che è stata membro del consiglio di tutte queste organizzazioni del NED. Viene indicata come regista e segretaria di Akbar, Transparency Libya Limited e diverse altre società britanniche.

La “Lunga Guerra” entra in Africa: la porta dell’Africa è stata aperta

L’avvento del terrorismo in Africa è parte di una deliberata strategia usata dagli Stati Uniti e dai loro alleati, tra cui la NATO. La strategia consiste nell’”aprire la porta del continente africano“, espandendo la cosiddetta “guerra globale al terrorismo.” Quest’ultimo fornisce una giustificazione all’obiettivo degli Stati Uniti di ampliare la propria presenza militare nel continente africano. E’ stata anche usata come pretesto per creare l’AFRICOM del Pentagono.

L’US Africa Command (AFRICOM) è destinata a “gestire Africa” per conto di Washington. Consiste nel creare una versione africana della NATO, al fine di realizzare l’occupazione dell’Africa. A questo proposito, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno già stabilito un budget per combattere le stesse organizzazioni terroristiche che hanno creato e sostenuto (anche con aiuti militari ed armi), attraverso la carta dell’Africa, dalla Somalia, Sudan, Libia, Mali a Mauritania, Niger, Algeria e Nigeria. I terroristi non solo combattono per gli USA sul terreno, ma tengono anche contatti con Washington ed agiscono come paravento attraverso le cosiddette organizzazioni per i diritti umani, che hanno il mandato di “promuovere la democrazia“. Sul terreno, questi stessi individui e organizzazioni sono utilizzati per destabilizzare i loro rispettivi paesi. Sono supportati anche a livello internazionale, da Washington, per lavorare attivamente al cambio di regime e all’intervento militare in nome dei diritti umani e della democrazia. La Libia ne è un chiaro esempio.

Mahdi Darius Nazemroaya è un  Sociologo e ricercatore associato al Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione (CRG), di Montréal. E’ specializzato su Medio Oriente e Asia Centrale. E’ stato in Libia per oltre due mesi ed è stato anche un inviato speciale per Flashpoints, che è un programma di Berkeley, in California. Nazemroaya ha pubblicato questi articoli sulla Libia assieme ai colloqui con Cynthia McKinney trasmessi su Freedom Now, uno show trasmesso da KPFK, Los Angeles, California.

Julien Teil è un operatore video e documentarista investigativo  francese. E’ anche stato recentemente in Libia per circa un mese.

NOTE
[1] National Endowment for Democracy, “NED Strengths Democracy Ties with France,” 16 marzo 2010
[2] National Endowment for Democracy, “Africa Regional,” Agosto 2011
[3] United Nations Watch et al., “Urgent Appeal to Stop Atrocities in Libya: Sent by 70 NGOs to the US, EU, and UN,” 21 Febbraio 2011
[4] Ministry of European and Foreign Affairs (France), “XXIVème sommet Afrique-France,” Febbraio 2007
[5] Etienne de Durand, “Francs-tireurs et Centurions. Les ambiguïtés de l’héritage contre-insurrectionnel français,” Institut français des relations internationals, Marzo 2011
[6] The National Conference of the Libyan Opposition, “The National Accord: The National Conference of the Libyan Opposition, London, 26 giugno 2005“, 2005.
[7] Interpol Wanted Notice for Ashour Al-Shamis
[8] Foreign and Commonwealth Office (UK), “Chatam House event: the future of Libya”, Giugno 2011
[9] National Democracy for Democracy, “2011 Democracy Award Biographies”, Giugno 2011
[10] Interpol Wanted Notice for Ali Ramadan Abu Za Kouk

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Fonte: Aurorasito 9 Ottobre 2011

mercoledì 3 agosto 2011

La vera storia della carestia nel Corno d'Africa: Il Business degli aiuti umanitari

di Rasna Warah
Global Research
The Citizen (Tanzania)

africa-famine Sapevo che la vera storia sulla carestia nel nord del Kenya e in Somalia probabilmente non sarebbe mai stata raccontata quando ho visto una giovane addetta agli aiuti esteri "fare un servizio" sulla fame per la CNN a Dadaab camp. La giovane donna bianca, chiaramente allenata a cogliere l'opportunità della sua apparizione alla CNN per pubblicizzare la sua organizzazione, indossava una maglietta sulla quale era stampata la parola OXFAM.

L'espressione di auto-sufficienza, della compassione politicamente corretta, era evidente sul suo volto mentre parlava di bambini che muoiono di fame e di madri emaciate che camminano per chilometri in cerca di cibo. Com'era da prevedere, gli spettatori della CNN hanno visto immagini di bambini scheletrici e donne esauste con seni avvizziti, immagini che hanno lanciato una campagna di raccolta fondi da molti milioni di dollari delle Nazioni Unite e delle agenzie di donatori.

Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha chiesto ai donatori di raccogliere 1,6 miliardi di dollari per aiutare la sola Somalia. Intanto, decine di agenzie umanitarie chiedono a gran voce di fare la loro apparizione a  Dadaab al fine di raccogliere fondi per le proprie organizzazioni. La giornalista olandese Linda Polman lo chiama "Il Carrozzone della Crisi".

Nel suo libro con lo stesso nome, Polman dice che un intero settore industriale è cresciuto intorno agli aiuti umanitari "con sfilate di organizzazioni che seguono il flusso di denaro e in concorrenza tra loro in un territorio umanitario dopo l'altro, per ottenere la quota maggiore di miliardi". Secondo Polman, disastri come quello in Somalia attirano una media di 1.000 organzzazioni umanitarie nazionali ed internazionali. Questo non include  enti di beneficenza con la "valigetta" che raccolgono fondi attraverso le chiese, i club e la vendita di dolci.

Gran parte del denaro raccolto va a costi amministrativi e logistici delle agenzie umanitarie, compresi gli stipendi degli operatori umanitari dagli occhi splendenti, come quello sopra descritto, che guidano macchinoni e vivono in belle case, ma che dicono alla gente a casa di vivere in aree disagiate dove aiutano gli Africani che muoiono di fame. La gente sta morendo di fame? Sì. Dovrebbero essere aiutati? Naturalmente.

Ma quanto del cibo che presumibilmente dovrebbe essere distribuito sarà probabilmente rubato dalle milizie o prenderà la strada dei negozi in cui sarà venduto?
Anche se oscurato dal clamore dei media è la vera causa della fame in luoghi come la Somalia.

In un recente articolo, Michel Chossudovsky, professore di Economia all'Università di Ottawa e fondatore del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione, sostiene che negli anni '80, l'agricoltura in Somalia era una seria minaccia per le riforme economiche imposte dal FMI e dalla Banca Mondiale. La Somalia conservò l'autosufficienza alimentare fino alla fine del 1970, nonostante la siccità ricorrente, scrive.

Le riforme economiche, che comprendevano misure di austerità e la privatizzazione dei servizi essenziali, destabilizzarono l'economia e distrussero l'agricoltura. I salari nel settore pubblico furono drasticamente ridotti, il potere d'acquisto urbano diminuì drasticamente e il costo di carburante, fertilizzanti e risorse agricole aumentò. Questo pose le basi per la guerra civile nel 1991, da cui la Somalia non si è ancora ripresa.

Carestia e aiuti alimentari sono diventati la norma, mentre centinaia di agenzie di aiuto aprono bottega per gestire una crisi che loro stessi hanno creato. In breve, la Somalia è diventata un'"opportunità di business", che ha fornito lavoro a centinaia, se non migliaia di impiegati delle agenzie di aiuti (per lo più occidentali). .Nicholas Stockton, ex direttore esecutivo di Oxfam, una volta chiamò questo fenomeno "economia etica".

Michael Maren, il cui libro, The Road to Hell, dovrebbe essere una lettura obbligatoria per chi vuole capire la politica e l'economia degli aiuti alimentari, mostra come questi aiuti hanno soppresso la produzione locale di cibo in Somalia, alimentato la guerra civile e  creato una crisi alimentare permanente.

Questa crisi e la mancanza di un forte e ben funzionante governo centrale sono sfociati in una situazione in cui le agenzie umanitarie si muovono rapidamente dentro e fuori la Somalia senza nessuna approvazione del governo.

In effetti, la Somalia viene gestita e controllata dalle agenzie di aiuto - il governo è lì solo di nome.

Purtroppo, è improbabile che questa storia sia raccontata alla CNN, BBC, Sky TV o altre reti di notizie globali che dominano le l'agenda delle notizie internazionali. E certamente non sarà raccontata dagli addetti agli aiuti il ​​cui sostentamento dipende dai soldi dei donatori, che presto entreranno in Somalia attraverso il Kenya.

Né il popolo somalo avrà la possibilità di spiegare agli spettatori l'impatto che gli aiuti alimentari e l'intervento straniero hanno avuto sulla loro vita.

Rasna Warah è un'analista e commentatrice con sede a Nairobi. rasna.warah@gmail.com rasna.warah @ gmail.com

Fonte: Global Research  2 Agosto 2011
Traduzione: Anna Moffa per ilupidieinstein.blogspot.com

Leggi anche: 6 Ways Food is Being Used as a Weapon

sabato 11 giugno 2011

Le bugie dietro la guerra dell'Occidente alla Libia

Quelli che vogliono esportare la democrazia sono essi stessi Democratici?

di Jean-Paul Pougala
Global Research
pambazuka.org

Gli africani dovrebbero pensare ai motivi reali per cui i paesi occidentali stanno combattendo la guerra in Libia, scrive Jean-Paul Pougala, in un'analisi che traccia il ruolo del paese nel plasmare l'Unione africana e lo sviluppo del continente.

E 'stata la Libia di Gheddafi, che ha offerto a tutta l'Africa la sua prima rivoluzione in tempi moderni - collegando tutto il continente attraverso telefono, televisione, radiodiffusione e diverse altre applicazioni tecnologiche come la telemedicina e l'insegnamento a distanza. E grazie al ponte radio WMAX, una connessione a basso costo è stata resa disponibile in tutto il continente, anche nelle zone rurali.

E' iniziato nel 1992, quando 45 nazioni africane hanno instaurato la Rascom (Regional African Satellite Communication Organization), in modo che l'Africa avesse il suo satellite, per abbattere i costi di comunicazione nel continente. Quello era un momento in cui le telefonate da e verso l'Africa erano le più costose del mondo, a causa della tassa di 500 milioni di dollari all'anno intascata dall'Europa per l'utilizzo dei suoi satelliti come Intelsat per conversazioni telefoniche, comprese quelle all'interno dello stesso paese.

Un satellite africano richiede un unico pagamento di 400 milioni di dollari USA  e il continente non è più tenuto a pagare un affitto annuale di 500 milioni di dollari. Quale banchiere non finanzierebbe un progetto del genere? Ma il problema è rimasto - come possono degli schiavi, che cercano di liberarsi dallo sfruttamento del loro padrone, chiedere aiuto al padrone per conseguire tale libertà? Non sorprende che la Banca Mondiale, il Fondo monetario internazionale, gli Stati Uniti,  l'Europa abbiano fatto solo promesse vaghe per 14 anni.

Gheddafi ha posto fine a queste inutili scuse dei "benefattori" occidentali per i loro tassi di interesse esorbitanti. Il consigliere libico ha messo 300 milioni di dollari sul tavolo, la African Development Bank ha aggiunto altri 50 milioni di dollari US e la West African Development Bank ulteriori 27 milioni di dollari US - ed è così che l'Africa ha avuto il suo primo satellite per le comunicazioni, il 26 dicembre 2007.

Cina e Russia hanno seguito l'esempio e condiviso la loro tecnologia e hanno contribuito a lanciare satelliti per il Sud Africa, Nigeria, Angola, Algeria e un secondo satellite africano è stato lanciato nel luglio 2010. Il primo satellite costruito interamente dagli indigeni e realizzato sul suolo africano, in Algeria, è fissato per il 2020. Questo satellite è destinato a competere con i migliori del mondo, ma ad un costo dieci volte minore, una vera sfida.

E' così che un gesto simbolico di soli 300 milioni di dollari ha cambiato la vita di un intero continente. La Libia di  Gheddafi ha un costo per l'Occidente, non solo perchè lo priva di 500 milioni  di dollari all'anno, ma  anche dei miliardi di dollari di debito e  interessi che il prestito iniziale avrebbe comportato per gli anni a venire e in maniera esponenziale, contribuendo in tal modo a mantenere un sistema occulto, al fine di saccheggiare il continente.

FONDO MONETARIO AFRICANO, BANCA CENTRALE AFRICANA, BANCA D'INVESTIMENTO AFRICANA


I 30 miliardi di dollari congelati da Mr.Obama appartengono alla Banca Centrale  Libica ed erano stati stanziati come contributo libico a tre progetti chiave che avrebbero aggiunto il tocco finale alla federazione Africana - la Banca d'Investimento Africana  a Sirte, in Libia, l'istituzione nel 2011 del Fondo Monetario Africano con sede a Yaounde, con 42 miliardi di dollari di fondo di capitale, e la  Banca Centrale Africana con sede Abuja in Nigeria, che quando inizierà a stampare denaro africano suonerà la campana a morto per il franco CFA attraverso il quale Parigi è stata in grado di mantenere la sua influenza su alcuni paesi africani negli ultimi cinquant'anni. E' facile capire l'ira francese contro Gheddafi.

Il Fondo Monetario Africano dovrebbe soppiantare completamente l'attività in Africa del Fondo Monetario Internazionale che, con soli 25 miliardi di dollari, è stato in grado di portare un intero continente in ginocchio e  fargli ingoiare discutibili privatizzazioni come costringere i paesi africani a passare dal settore pubblico a monopoli privati. Non sorprende quindi che il 16-17 Dicembre 2010, gli africani hanno respinto all'unanimità i tentativi dei paesi Occidentali di aderire al Fondo Monetario Africano, dicendo che era aperto solo alle nazioni africane.

E' sempre più evidente che dopo la Libia, la coalizione occidentale farà la corte all'Algeria, perché a parte le sue enormi risorse energetiche, il Paese ha riserve di liquidità di circa 150 miliardi di Euro. Questo è ciò che attira i paesi che stanno bombardando la Libia e tutti hanno una cosa in comune - sono praticamente in bancarotta. Solo gli Stati Uniti, hanno un debito impressionante di 14, 000 miliardi di dollari, Francia, Gran Bretagna e Italia hanno ciascuna 2.000 miliardi di dollari di deficit pubblico, rispetto a meno di 400 miliardi di dollari del debito pubblico per 46 paesi africani messi insieme.

Istigare guerre illegittime in Africa, nella speranza che ciò possa rivitalizzare le loro economie che stanno sprofondando sempre più nella depressione, finirà per accelerare il declino occidentale che in realtà è iniziato nel 1884 durante la famigerata conferenza di Berlino. Come predisse l'economista americano Adam Smith nel 1865 quando sostenne pubblicamente  Abraham Lincoln per l'abolizione della schiavitù, 'l'economia di ogni paese che si basa sulla schiavitù dei neri è destinata a scendere negli inferi nel giorno in cui questi paesi si risveglieranno'.

UNITA' REGIONALE COME OSTACOLO ALLA CREAZIONE DEGLI STATI UNITI D'AFRICA

Per destabilizzare e distruggere l'Unione africana che stava virando pericolosamente (per l'Occidente) verso gli Stati Uniti d'Africa sotto la guida di Gheddafi, l'Unione europea ha prima provato, senza successo, di creare l'Unione per il Mediterraneo (UPM). Il Nord Africa in qualche modo doveva essere tagliato fuori dal resto dell'Africa, utilizzando il vecchio stanco cliché razzista del 18.mo e 19.mo secolo, secondo il quale  gli africani di origine araba erano più evoluti e civilizzati rispetto al resto del continente. Questo non è riuscito perché Gheddafi ha rifiutato di abboccare. Ben presto ha capito a che gioco si stava giocando, quando solo una manciata di paesi africani sono stati invitati ad aderire al gruppo del Mediterraneo senza informare l'Unione africana, mentre tutti i 27 Stati membri dell'Unione europea erano stati invitati.

Senza la forza trainante della Federazione africana, l'UPM è fallito ancora prima di iniziare, nato già morto con Sarkozy come presidente e Mubarak come vice presidente. Il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé ora sta tentando di rilanciare l'idea, non avanzando dubbi sulla caduta di Gheddafi. Ciò che i leaders africani non riescono a capire è che, fintanto che l'Unione europea continuerà a finanziare l'Unione africana, lo status quo rimarrà, perché non ci sarà alcuna vera indipendenza. Per questo motivo l'Unione europea ha promosso e finanziato raggruppamenti regionali in Africa.

E' ovvio che la Comunità Economica dell'Africa occidentale (ECOWAS), che ha un'ambasciata a Bruxelles e dipende per la maggior parte dei suoi finanziamenti dall'Unione europea, è un avversario che si oppone a gran voce alla federazione africana. Ecco perché Lincoln ha combattuto nella guerra di secessione degli Stati Uniti, perché nel momento  in cui un gruppo di paesi si riuniscono in una organizzazione politica regionale, indeboliscono il gruppo principale. Questo è ciò che l'Europa voleva e gli africani non hanno mai capito il piano di gioco, creando una pletora di gruppi regionali, il COMESA, l'UDEAC, il SADC, e il Grande Maghreb, che non ha mai visto la luce del giorno grazie a Gheddafi che ha capito cosa stava succedendo.

GHEDDAFI, L'AFRICANO CHE HA RIPULITO IL CONTINENTE DALL'UMILIAZIONE DELL'APARTHEID

Per la maggior parte degli africani, Gheddafi è un uomo generoso, un filantropo, noto per il suo sostegno disinteressato alla lotta contro il regime razzista in Sud Africa. Se fosse stato un egoista, lui non avrebbe rischiato l'ira dell'Occidente per aiutare l'ANC, sia militarmente che finanziariamente, nella lotta contro l'apartheid. Questo è il motivo per cui Mandela, subito dopo la sua liberazione da 27 anni di carcere, decise di rompere l'embargo delle Nazioni Unite e di viaggiare verso la Libia il 23 ottobre 1997. Per cinque lunghi anni, nessun aereo ha potuto atterrare in Libia a causa dell'embargo. Occorreva  prendere un aereo per la città tunisina di Jerba e proseguire su strada per cinque ore per arrivare a Ben Gardane, attraversare il confine e proseguire su una strada nel deserto per tre ore, prima di raggiungere Tripoli. L'altra soluzione era quella di passare per Malta, e prendere un traghetto notturno sul barche mal mantenute fino alla costa libica. Un viaggio infernale per un intero popolo, semplicemente per punire un uomo.

Mandela non misurò le sue parole quando l'ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton disse che la visita era stata 'sgradita'  - 'Nessun paese può pretendere di essere il poliziotto del mondo e nessuno Stato può dettare all'altro ciò che deve fare'. Aggiunse - 'Quelli che ieri erano amici dei nostri nemici hanno la faccia tosta di dirmi oggi di non fare visita a mio fratello Gheddafi, ci stanno incitando ad essere ingrati e a dimenticare i nostri amici del passato.'

Infatti, l'Occidente considerava ancora i razzisti sudafricani suoi fratelli che avevano bisogno di essere protetti. Ecco perché i membri dell'ANC, tra cui Nelson Mandela, sono stati considerati pericolosi terroristi. E' stato solo il 2 luglio 2008, che il Congresso degli Stati Uniti ha votato finalmente una legge per rimuovere il nome di Nelson Mandela e dei suoi compagni dell'ANC dalla loro lista nera, non perché si erano resi conto di quanto stupido fosse stato un tale elenco, ma perché volevano sottolineare il 90 ° compleanno di Mandela. Se l'Occidente è veramente dispiaciuto per il suo passato sostegno ai nemici di Mandela e veramente sincero, quando gli intitola strade e luoghi, come può continuare a fare la guerra contro qualcuno che ha aiutato Mandela e il suo popolo ad essere vittorioso, e cioè Gheddafi?

QUELLI CHE VOGLIONO ESPORTARE LA DEMOCRAZIA SONO ESSI STESSI DEMOCRATICI?

E se la Libia di Gheddafi fosse più democratica degli Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e altri paesi che fanno la guerra per esportare la democrazia in Libia? Il 19 marzo 2003, il presidente George Bush ha iniziato a bombardare l'Iraq con il pretesto di portare la democrazia. Il 19 marzo 2011, esattamente otto anni dopo, è stato il turno del presidente francese a  far piovere bombe sulla Libia, sostenendo, ancora una volta,  che era per portare la democrazia. Il Presidente degli Stati Uniti d'America Obama, premio Nobel per la pace, dice che lanciare missili da crociera da sottomarini serve a spodestare il dittatore e ad introdurre la democrazia.

La domanda che chiunque abbia anche solo un minimo d'intelligenza non può non fare è la seguente: paesi come Francia, Inghilterra, USA, Italia, Norvegia, Danimarca, Polonia, che difendono il loro diritto a bombardare la Libia, forti del loro status di auto-proclamata democrazia, sono davvero democratici? Se sì, sono più democratici della Libia di Gheddafi? La risposta in realtà è un clamoroso NO, per la ragione pura e semplice che la democrazia non esiste. Questo non è un parere personale, ma una citazione di qualcuno la cui città natale di Ginevra, ospita la maggior parte delle istituzioni delle Nazioni Unite. La citazione è di Jean Jacques Rousseau, nato a Ginevra nel 1712 e che scrisse,  nel quarto capitolo del terzo libro del famoso 'contratto sociale' che 'non c'è mai stata una vera democrazia e non ci sarà mai.'

Rousseau definisce le seguenti quattro condizioni perchè un paese possa essere considerato una democrazia e, secondo queste, la Libia di Gheddafi è molto più democratica degli Stati Uniti, della Francia e degli altri che hanno la pretesa di esportare la democrazia:

1. Lo Stato: Più grande è un paese, tanto meno può essere democratico. Secondo Rousseau, lo stato deve essere estremamente piccolo in modo che le persone possano incontrarsi e conoscersi. Prima di chiedere alla gente di votare, si deve garantire che tutti conoscano tutti, altrimenti il voto sarà un atto senza alcuna base democratica, un simulacro di democrazia, per eleggere un dittatore.

Lo stato libico si basa su un sistema di alleanze tribali, che per definizione raggruppano insieme persone in piccole entità. Lo spirito democratico è molto più presente in una tribù,  in un villaggio, che in un grande paese, semplicemente perché le persone si conoscono, condividono un comune ritmo di vita che comporta una sorta di auto-regolamentazione o addirittura un'auto-censura, visto che reazioni e contro reazioni di altri membri hanno un impatto sul gruppo.

Da questa prospettiva, sembrerebbe che la Libia si adatta meglio alle condizioni di Rousseau rispetto a Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, tutte società altamente urbanizzate dove la maggior parte dei vicini di casa non si dicono nemmeno ciao  l'un  l'altro, e quindi non si conoscono, anche se hanno vissuto fianco a fianco per 20 anni. Questi paesi sono saltati alla fase successiva - 'il voto' - che è stato abilmente santificato per offuscare il fatto che il voto sul futuro del paese è inutile, se l'elettore non conosce gli altri cittadini. Questo è stato spinto ai limiti del ridicolo dando diritto di voto a persone che vivono all'estero. Comunicare con gli altri e l'uno con l'altro è una condizione preliminare per qualsiasi dibattito democratico prima delle elezioni.

2. La semplicità dei costumi e dei modelli di comportamento è inoltre essenziale, se si vuole evitare di spendere la maggior parte del tempo a discutere procedure legali e giudiziarie, al fine di far fronte alla moltitudine di conflitti di interesse, inevitabili in una società grande e complessa. I paesi occidentali si definiscono nazioni civili con una struttura sociale più complessa mentre la Libia è descritta come un paese primitivo con un semplice insieme di costumi. Anche questo aspetto indica che la Libia risponde meglio ai criteri democratici di Rousseau, rispetto a tutti coloro che cercano di dare lezioni di democrazia. Nei conflitti nelle società complesse, hanno la meglio più frequentemente quelli che hanno più potere, motivo per cui i ricchi riescono ad evitare la prigione perché possono permettersi di assumere avvocati importanti e,  invece, la repressione di stato viene diretta contro una persona che ha rubato una banana in un supermercato, piuttosto che una finanziaria criminale che ha rovinato una banca. Nella città di New York, per esempio, dove il 75 per cento della popolazione è bianca, l'80 per cento dei posti di comando sono occupati dai bianchi che rappresentano solo il 20 per cento delle persone incarcerate.

3. Parità di status e di benessere: Uno sguardo alla lista 2010 di Forbes rivela chi sono le persone più ricche in ciascuno dei paesi che attualmente stanno bombardando la Libia  e la differenza tra loro e quelli che guadagnano salari più bassi in quelle nazioni; un esame simile sulla Libia rivelerà che in termini di distribuzione della ricchezza, la Libia ha molto di più da insegnare a coloro che ora la stanno combattendo, e non il contrario. Quindi anche qui, utilizzando i criteri di Rousseau, la Libia è più democratica delle nazioni che pomposamente pretendono di portare la democrazia. Negli Stati Uniti, il 5 per cento della popolazione possiede il 60 per cento della ricchezza nazionale, il che la rende la società più ineguale e squilibrata nel mondo.

4. Niente lussi: secondo Rousseau non ci può essere alcun lusso se ci deve essere la democrazia. Il lusso, egli dice, rende la ricchezza una necessità che diventa poi una virtù in sé, e il benessere del popolo non diventa l'obiettivo da raggiungere a tutti i costi  'Il lusso corrompe sia il ricco che il povero, l'uno attraverso il possesso e l'altro per invidia; rende la nazione fiacca e preda della vanità; allontana le persone  dallo Stato e le schiavizza, rendendole schiave dell'opinione'.

C'è più lusso  in Francia che in Libia? I rapporti sui lavoratori dipendenti che commettono suicidio a causa di stressanti condizioni di lavoro, anche in aziende pubbliche o semi-pubbliche, tutto per massimizzare il profitto e mantenere nel lusso  una minoranza, si leggono in Occidente, non in Libia.

Il sociologo americano C. Wright Mills scrisse nel 1956 che la democrazia americana era una 'dittatura dell'elite'. Secondo Mills, gli Stati Uniti non sono una democrazia perché è il denaro che parla durante le elezioni e non il popolo. I risultati di ogni elezione sono l'espressione della voce dei soldi e non della voce del popolo. Dopo Bush senior e Bush junior, stanno già parlando di un più giovane Bush per le primarie repubblicane del 2012. Inoltre, come ha sottolineato Max Weber, da quando  il potere politico dipende dalla burocrazia, gli Usa hanno 43 milioni di burocrati e personale militare che effettivamente governa il paese, ma senza essere eletti e senza essere responsabili, verso il popolo, delle loro azioni. Una singola persona (un singolo ricco) è eletta, ma il potere reale è nelle mani di tutta la casta dei ricchi che poi vengono nominati  ambasciatori, generali, ecc

Quante persone in queste sedicenti democrazie sanno che la Costituzione del Perù vieta al presidente uscente di ottenere un secondo mandato consecutivo? Quanti sanno che in Guatemala, non solo un presidente uscente non può chiedere la rielezione per lo stesso posto, ma nessun'altro della famiglia di quella persona può aspirare a quel prestigioso lavoro? O che il Ruanda è l'unico paese al mondo che ha il 56 per cento di  parlamentari donne? Quante persone sanno che nella lista della CIA del 2007, quattro dei paesi meglio governati al mondo sono in Africa? Che il primo premio va alla Guinea Equatoriale, il cui debito pubblico rappresenta solo l'1,14 per cento del PIL?

Rousseau sostiene che le guerre civili, rivolte e ribellioni sono i componenti dell'inizio della democrazia. Perché la democrazia non è un fine, ma un processo permanente di riaffermazione dei diritti naturali degli esseri umani che, nei paesi di tutto il mondo (senza eccezioni), sono calpestati da una manciata di uomini e donne che hanno dirottato il potere del popolo per perpetuare la loro supremazia. Ci sono qua e là gruppi di persone che hanno usurpato il termine 'democrazia' - invece di essere un ideale al quale si aspira, è diventata un'etichetta da assegnare o uno slogan che viene utilizzato da persone che hanno la possibilità di gridare più forte di altri. Se un paese è calmo, come la Francia o gli Stati Uniti, vale a dire senza ribellioni, significa solo, dal punto di vista di Rousseau, che il sistema dittatoriale è sufficientemente repressivo da prevenire qualsiasi rivolta.

Non sarebbe male se i libici si ribellassero. Ciò che è male è pretendere che la gente accetti stoicamente un sistema che li reprime in tutto il mondo, senza reagire. E  Rousseau conclude: 'Malo periculosam libertatem quam quietum servitium - traduzione - Se gli dei fossero persone si darebbero un governo democratico. Un tale governo perfetto non è applicabile agli esseri umani.' Dichiarare che si stanno uccidendo i libici per il loro bene è un inganno.

QUALI INSEGNAMENTI PER L'AFRICA?

Dopo 500 anni di un rapporto profondamente iniquo con l'Occidente, è chiaro che non abbiamo gli stessi criteri di ciò che è buono e di ciò che è cattivo. Abbiamo interessi profondamente divergenti. Come si può non deplorare il voto  'sì'  di tre paesi sub-sahariani (Nigeria, Sud Africa e Gabon) alla risoluzione 1973 che ha inaugurato l'ultima forma di colonizzazione battezzata come 'la protezione dei popoli', che legittima le teorie razziste che hanno permeato gli europei dal 18 ° secolo e secondo le quali il Nord Africa non ha nulla a che fare con l'Africa sub-sahariana, che il Nord Africa è più evoluto, colto e civilizzato rispetto al resto dell'Africa?

E' come se Tunisia, Egitto, Libia e Algeria non facessero parte dell'Africa. Anche le Nazioni Unite sembrano ignorare il ruolo dell'Unione africana negli affari degli stati membri. L'obiettivo è quello di isolare i paesi sub sahariani per isolarli e controllarli meglio. Infatti, l' Algeria (16 miliardi di dollari) e la Libia (10 miliardi di dollari) insieme contribuiscono al 62 per cento dei 42 miliardi di dollari che costituiscono il capitale del Fondo Monetario Africano (AMF). Il paese più grande e popoloso dell'Africa sub sahariana, la Nigeria, seguìta dal Sud Africa, sono molto più indietro con solo 3 miliardi di dollari ciascuno.

E' sconcertante, per non dire altro, che per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite, la guerra è stata dichiarata contro un popolo senza avere esplorato la minima possibilità di una soluzione pacifica della crisi. L'Africa appartiene ancora davvero a questa organizzazione? La  Nigeria e il Sud Africa sono disposti a votare 'sì' a tutto quello che l'Occidente chiede perché ingenuamente credono alle vaghe promesse di un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza, con uguali diritti di veto.  Entrambi dimenticano che la Francia non ha alcun potere di offrire qualcosa. Se così fosse, Mitterand da lungo tempo avrebbe fatto il necessario per la Germania di Helmut Kohl.

Una riforma delle Nazioni Unite non è all'ordine del giorno. L'unico modo per segnare un punto è utilizzare il metodo cinese - tutte e 50 le nazioni africane dovrebbero lasciare le Nazioni Unite e ritornare solo se sarà soddisfatta la loro richiesta di lunga data, un seggio per l'intera federazione africana o niente. Questo metodo non-violento è l'unica arma  di giustizia a disposizione dei poveri e deboli quali siamo. Dovremmo semplicemente lasciare le Nazioni Unite, perché questa organizzazione, per la sua stessa struttura e gerarchia, è al servizio dei più potenti.

Dobbiamo manifestare alle Nazioni Unite il nostro rifiuto di una visione del mondo basata sulla distruzione di coloro che sono più deboli. Sono liberi di continuare come prima, ma almeno non ne faremo parte, e dire che siamo d'accordo quando non ci hanno mai chiesto il nostro parere. E anche quando abbiamo espresso il nostro punto di vista, come abbiamo fatto  Sabato 19 marzo a Nouakchott, quando ci siamo opposti all'azione militare, il nostro parere è stato semplicemente ignorato e le bombe hanno cominciato a cadere sul popolo africano.

Gli eventi di oggi ricordano quello che è successo in passato con la Cina. Oggi, si riconosce il governo Ouattara, il governo ribelle in Libia, come è stato fatto alla fine della seconda guerra mondiale con la Cina. La cosiddetta comunità internazionale ha scelto Taiwan come unico rappresentante del popolo cinese, invece della Cina di Mao. Ci sono voluti 26 anni prima che,  il 25 ottobre 1971, le Nazioni Unite approvassero la risoluzione 2758 che tutti gli africani dovrebbero leggere per porre fine alla follia umana. La Cina è stata ammessa e alle sue condizioni - ha rifiutato di essere un membro se non avevesse avuto un diritto di veto.

Quando la domanda è stata soddisfatta e la risoluzione presentata, il ministro degli esteri cinese  ha impiegato un altro anno per rispondere per iscritto al Segretario Generale delle Nazioni Unite, il 29 settembre 1972, una lettera che non diceva sì o grazie, ma precisava le garanzie richieste da rispettare  per la dignità della Cina.

Cosa spera di ottenere l'Africa dalle Nazioni Unite senza giocare duro? Abbiamo visto come in Costa d'Avorio un burocrate delle Nazioni Unite si considera al di sopra della costituzione del paese. Siamo entrati in questa organizzazione, accettare di essere schiavi e di credere che saremo invitati a cenare allo stesso tavolo e a mangiare dai piatti che noi stessi abbiamo lavato non è solo da creduloni, è stupido.

Quando l'Unione africana ha appoggiato la vittoria di Ouattara e ha ignorato le relazioni contrarie dei suoi osservatori elettorali, proprio per soddisfare i nostri ex padroni, come possiamo pretendere di essere rispettati? Quando il presidente sudafricano Zuma dichiara che Ouattara non ha vinto le elezioni e poi dice l'esatto contrario durante un viaggio a Parigi, siamo autorizzati a mettere in dubbio la credibilità di questi leaders che pretendono di rappresentare e di parlare a nome di un miliardo di africani.

La forza e la vera libertà dell'Africa si realizzeranno solo se intraprenderà azioni ben ponderate e se ne assumerà le conseguenze. Dignità e rispetto sono dotati di un cartellino del prezzo. Siamo pronti a pagarlo? In caso contrario, il nostro posto è in cucina e nei bagni, al fine di far stare comodi gli altri.

Questo articolo è stato pubblicato prima da Pambazuka News

Jean-Paul Pougala è uno scrittore camerunense.
Tradotto dal francese da Sputnik Kilambi. 

Per  commentare
editor@pambazuka.org o online su Pambazuka News

Fonte:
Global Research  10 Giugno 2011
Traduzione: Dakota Jones

domenica 29 agosto 2010

Fondazione Gates investe in azioni MONSANTO

Entrambi fanno profitti a spese dei piccoli agricoltori africani
di Heather
Seattle Global Justice

bill gates-mons Seattle, WA – gli agricoltori e le organizzazioni della società civile nel mondo sono indignati per la recente scoperta di ulteriori connessioni tra la Fondazione di Bill e Melinda Gates  e il titano agro-alimentare Monsanto. La scorsa settimana, un sito Web finanziario ha pubblicato il portafoglio di investimenti della Fondazione Gates, comprese le 500.000 azioni ordinarie di Monsanto acquistate nel secondo trimestre del 2010 per un valore stimato in 23,1 milioni di dollari (guarda l'archivio dei Titoli and Exchange Commission). Questo segna un incremento sostanziale delle sue precedenti partecipazioni, valutate in poco più di 360000 dollari (guarda il Form 990 2008  della Fondazione).

"Investimenti diretti della Fondazione nella Monsanto sono problematici su due livelli primari," ha detto il Dr. Phil Bereano, professore emerito dell'Università di Washington  e riconosciuto esperto di ingegneria genetica. "In primo luogo, Monsanto ha una storia di palese disprezzo per gli interessi e il benessere dei piccoli agricoltori nel mondo, come pure una spaventosa impronta ambientale. Le  forti connessioni a Monsanto sollevano gravi dubbi sui pesanti finanziamenti della Fondazione per lo sviluppo agricolo in Africa e sui presunti obiettivi di alleviare la povertà e la fame tra i piccoli agricoltori. In secondo luogo, questo investimento rappresenta un enorme conflitto di interessi".

Monsanto ha già influenzato negativamente l'agricoltura nei paesi africani. Per esempio, in Sudafrica, nel 2009, il mais geneticamente modificato della Monsanto non è riuscito a produrre semi e centinaia di agricoltori sono stati devastati. Secondo l'avvocato  Mariam Mayet, avvocato ambientale e direttore del Centro Africa per la biosicurezza a Johannesburg, alcuni agricoltori hanno subìto perdite nelle coltivazioni fino all'80%. Mentre Monsanto ha risarcito gli agricoltori su larga scala, ai quali aveva venduto direttamente il prodotto difettoso, non ha dato nulla  ai piccoli agricoltori ai quali  aveva consegnato  bustine gratuite di semi. "Quando il potere economico di Gates si unisce all'irresponsabilità della Monsanto, le prospettive per i piccoli agricoltori africani non sono molto promettenti," ha detto Mayet. Le pratiche aggressive di brevettazione  della Monsanto hanno anche monopolizzato il controllo sulle sementi in modo da negare agli agricoltori il controllo sul proprio raccolto, arrivando perfino a citare in giudizio  — e portare al fallimento — gli agricoltori per "violazione di brevetto".

Le notizie del recente investimento della Fondazione nella Monsanto hanno confermato i timori di molti agricoltori e difensori di un'agricoltura sostenibile in Africa, tra i quali  la Coalizione per la biodiversità del Kenya, che ha commentato, "noi abbiamo a lungo sospettato che i fondatori di AGRA — Fondazione di Bill e Melinda Gates  — avessero una relazione da lungo tempo e molto intima con Monsanto." Infatti, secondo Travis English, ricercatore di  AGRA Watch, "la proprietà di azioni Monsanto da parte della  Fondazione  è emblematica di un coinvolgimento più profondo, più di lunga data con la società, in particolare in Africa." Nel 2008, AGRA Watch, un progetto dell'organizzazione Comunità Alleanza per la giustizia globale di Seattle, ha scoperto molti legami tra i beneficiari della Fondazione e la Monsanto. Ad esempio, alcuni beneficiari (in particolare circa il 70% dei beneficiari in Kenya) dell'Alleanza per una rivoluzione verde in Africa (AGRA) — considerato come il "fronte africano" dalla Fondazione — lavorano direttamente con la  Monsanto su progetti di sviluppo agricolo. Altri collegamenti chiave includono membri del personale ad alto livello della Fondazione che una volta erano alti funzionari per la Monsanto, come Rob Horsch, ex vicepresidente Monsanto del partenariato per lo sviluppo internazionale e attualmente funzionario ufficiale del programma di sviluppo agricolo Gates.

Multinazionali come la Monsanto sono state  collaboratori chiave dei beneficiari della Fondazione e di AGRA nel promuovere la diffusione dell'agricoltura industriale sul continente. Questo modello di produzione si basa su fattori produttivi costosi come concimi chimici, diserbanti e sementi geneticamente modificate. Anche se questo pacchetto rappresenta allettanti opportunità di sviluppo del mercato per il settore privato, molte organizzazioni della società civile sostengono che porterà ad ulteriori spostamenti degli agricoltori dalla terra, ad un effettivo aumento della fame, ed alla migrazione verso città già affollate non in grado di fornire opportunità di occupazione. Nelle parole di un rappresentante della coalizione per la  biodiversità del Kenya, "AGRA è veleno per i nostri sistemi di produzione agricola ed i nostri mezzi di sussistenza. Sotto la bandiera filantropica  dell'agricoltura verde, AGRA riuscirà alla fine a mangiare quel poco che  è rimasto dell'agricoltura sostenibile su piccola scala in Africa."

Un report del 2008 avviato dalla Banca mondiale e dall'ONU, Valutazione della conoscenza agricola internazionale, scienza e tecnologia per lo sviluppo (IAASTD), promuove soluzioni alternative ai problemi della fame e della povertà che sottolineano le loro radici sociali ed economiche. Il report IAASTD ha concluso che i metodi di coltivazione  agroecologica su piccola scala è più adatta per il terzo mondo rispetto al modello agricolo industriale favorito da Gates e Monsanto. In una sintesi dei principali risultati di IAASTD, il Pesticide Action Network North America (PANNA) sottolinea l'ammonimento che "la continua fiducia nelle semplicistiche soluzioni tecnologiche  — comprese le colture transgeniche — non ridurrà la fame e la povertà persistenti e potrebbe aggravare i problemi ambientali e peggiorare l'ineguaglianza sociale." Inoltre, PANNA spiega, "21 risultati chiave della valutazione suggeriscono che la coltivazione agroecologica su piccola scala  può offrire uno dei mezzi migliori per nutrire gli affamati, proteggendo al contempo il pianeta."

La Fondazione Gates è stata contestata in passato per i suoi discutibili investimenti; nel 2007, il Los Angeles Times portò allo scoperto la Fondazione per aver investito sui propri beneficiari e per le sue "partecipazioni in  molte aziende che non hanno dato prova di responsabilità sociale per aver trascurato l'ambiente, per discriminazione sul lavoro, violazione dei diritti dei lavoratori, o pratiche immorali". Il Times castigò la Fondazione per quello che definì "investimenti ciechi", con almeno il 41% del proprio patrimonio investito in "società che sono in contrasto con i  caritatevoli obiettivi della Fondazione o con la sua filosofia di interesse per la società."

Sebbene la Fondazione abbia annunciato che avrebbe rivalutato le sue pratiche, ha poi deciso di mantenerle. Come segnalato dal Los Angeles Times, l'amministratore delegato della Fondazione Patty Stonesifer ha difeso i loro investimenti, affermando, "Sarebbe ingenuo…pensare che un cambiamento nella politica di investimenti della Fondazione potrebbe fermare la sofferenza umana dovuta alle  pratiche di aziende in cui investe miliardi di dollari". Questa decisione è in diretta contraddizione con la sua "filosofia d'investimento" ufficiale, che, secondo il suo sito Web, "hanno definito le aree in cui la fondazione non investirà , come le società il cui modello di profitto centralmente è legato all'attività aziendale che [ Bill e Melinda ] trovano sproporzionata. È per questo che la fondazione non investe in azioni del tabacco. "

Più di recente , la Fondazione è entrata nel mirino nella sua città natale . Questa settimana, 250 residenti di Seattle hanno inviato cartoline esprimendo la loro preoccupazione che l'approccio della Fondazione allo sviluppo agricolo, piuttosto che ridurre la fame  come promesso, potrebbe invece "aumentare il debito degli agricoltori, arricchire le multinazionali dell'agrobusiness come Monsanto e Syngenta, degradare l'ambiente, e spodestare i piccoli agricoltori." Inoltre hanno chiesto che la Fondazione, investa in " pratiche socialmente ed ecologicamente appropriate determinate a livello locale dagli agricoltori africani e dagli scienziati" e sostenga la sovranità alimentare in Africa, hanno invitato la Fondazione a tagliare tutti i legami con la Monsanto ed il settore della biotecnologia.

AGRA Watch, un programma dell'Alleanza Comunitaria per la giustizia globale con sede a Seattle, supporta iniziative africane e programmi che favoriscono l'autodeterminazione degli agricoltori e la sovranità alimentare. AGRA Watch sostiene anche l'impegno pubblico nella lotta contro l'ingegneria genetica e lo sfruttamento delle politiche agricole, e chiede trasparenza e responsabilità da parte della Fondazione Bill e Melinda Gates  e Agra.

Fonte: SeattleGlobalJustice
Traduzione:Dakota Jones