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domenica 19 febbraio 2012

Corridoi umanitari in Siria: la via d'uscita dalla crisi o la via di entrata per gli invasori?

RT

syria humanitarian corridorsL'Europa cerca di portare sollievo al popolo siriano con la creazione di corridoi umanitari, un'idea apparentemente nobile con lo scopo di conquistarsi il sostegno russo e cinese nel Consiglio di sicurezza dell'ONU. Ma qualcuno ha chiamato il piano un lupo travestito da agnello.

La richiesta di rotte di approvvigionamento per portare aiuti umanitari alle città siriane è emersa per la prima volta lo scorso novembre, ed è tornata sul tavolo a partire da questa settimana.

"L'idea di corridoi umanitari che ho proposto in precedenza, per consentire alle ONG di raggiungere le zone in cui sono in corso massacri scandalosi, dovrebbe essere discussa nel Consiglio di Sicurezza," ha detto Mercoledì il ministro degli Esteri francese Alain Juppé.

Parigi ha suggerito la creazione di un passaggio sicuro per le organizzazioni di soccorso, sia con l'approvazione siriana che in virtù di un mandato internazionale - da qui la necessità dell'approvazione del Consiglio di sicurezza.

domenica 22 maggio 2011

Quale percorso verso la Persia?: Redux

Siria, Libia, e non solo, i Globalisti si preparano per la seconda fase.

di Tony Cartalucci
Land Destroyer Report

BrookingsWhichPathtoPersia2010Cover Bangkok, Thailandia 18 maggio 2011 - Mentre le nazioni "più facili" Tunisia ed Egitto sono state messe da parte attraverso le rivoluzioni colorate finanziate dall'estero, l'oligarcha mondiale corporativa-finanziara sapeva bene in anticipo che per nazioni come la Libia, la Siria e l'Iran sarebbe stato fondamentalmente diverso . Nazioni tra cui Bielorussia, Pakistan , Myanmar, e Thailandia , arrivano dopo, ponendo ostacoli simili, e, naturalmente, la Russia e la Cina rimangono alla fine della strada e richiederanno la più vigorosa di tutte le campagne in vigore per il cambio di regime e per assimilarle alla "comunità internazionale" corporativa-finanziaria di  Wall Street/ Londra .

A tutti gli effetti questa è la battaglia finale tra stati-nazione e questa aberrante, illegittima "comunità internazionale". La battaglia si sta sviluppando verso ciò che molti analisti di geopolitica chiamano Terza Guerra Mondiale, ma con uno svolgimento insidioso . Si tratta di una battaglia in cui le corrotte reti imperiali che operano sotto le mentite spoglie di "società civile" e "ONG" stanno facendo ribellare le popolazioni contro i loro governi e servendo come impulso all'introduzione di uomini di paglia. Le istituzioni nazionali saranno soppiantate da questa rete globale della "società civile", che a sua volta si interfaccia con artificiose istituzioni internazionali  come il parassita FMI, la Banca Mondiale, e le sempre più farsesche Nazioni Unite.

Le rivoluzioni in Tunisia e in Egitto erano destinate a servire da sfondo morale e retorico per le campagne successive sempre più violente e costose contro la Libia, la Siria e l'Iran. Nel caso della Libia, quasi 30 anni di insurrezione armata intermittente, pienamente sostenuta da Stati Uniti, Regno Unito, e dalla legione straniera araba dell'America, Al Qaeda, hanno delineato la campagna contro Gheddafi. Quando il 17 febbraio c'è stato l'appello per una "Giornata della rabbia" da parte del leader libico in esilio a Londra, la guerra era la scontata conclusione completamente prestabilita . Lo sono anche le operazioni contro la Siria e l'Iran. Questi sono  i fatti ammessi apertamente all'interno degli stessi think-thanks dell'elite globale e ripetuti a pappagallo, testualmente, da questi irresponsabili burattini che costituiscono i governi dell'Occidente.

Per abbandonare ogni dubbio sui progetti dell'élite globale riguardo ai rimanenti stati nazionali sovrani del mondo, c'è la relazione della Brookings Institution "Quale Percorso verso la Persia? ". Precedentemente segreta, la relazione ha senso ora più che mai, poichè definisce testualmente l'approccio, le tattiche e i risultati attesi nella prossima, decisamente più violenta fase di riordino geopolitico mondiale. Possiamo vedere come le astuzie e la metodologia definita all'interno di questa relazione hanno avuto un ruolo non solo in Iran, ma in Libia e Siria, con preparativi e atteggiamenti da tenere nei confronti degli obiettivi lungo la  "String of Pearls" della Cina "e lungo le vaste frontiere della Russia .

Riesaminando questa infida trama, finanziata da alcune delle più grandi società e interessi bancari sulla terra, possiamo vedere il playbook che l'elite globale sta chiaramente utilizzando, partendo dall'Iran, e strisciando verso Mosca e Pechino. La comprensione di questo rapporto, la sua diffusione, sia ai popoli sotto i governi da perseguire penalmente che a quelli che si stanno disperatamente difendendo da esso, può ostacolare quello che è forse il più grande riordino geopolitico mai tentato nella storia umana.

Quale percorso verso la Persia?

Quasi un manuale per rovesciare le nazioni, il rapporto di 156 Pagine si concentra sulla realizzazione di un cambiamento di regime in Iran. Tuttavia, è chiaro che si basa su un insieme di conoscenze derivate dalla lunga esperienza dell'impero anglo-americano nel fomentare disordini, divisioni, insurrezioni, colpi di stato, e cambi di regime in tutto il mondo. E' la prova inconfutabile che l'élite globale, non i nostri legislatori, sono gli arbitri della politica estera occidentale.

 BrookingsWhichPathtoPersia2010Cover
Quale percorso verso la Persia?. Pdf

E 'anche la prova inconfutabile che in effetti l'élite globale è in grado e disposta a fomentare le proteste di piazza popolare, utilizzare il terrorismo omicida contro stati nazionali sovrani, comprare legioni di traditori all'interno di forze militari straniere per effettuare colpi di stato, e usare la violenza delle sue stesse creazioni come  pretesto per intervenire con la completa forza militare.

Sanzioni

Le sanzioni, pagina 39 (pagina 52 del pdf): "Per coloro che sono a favore del cambiamento di regime o  di un attacco militare contro l'Iran (da parte degli Stati Uniti o di Israele), vi è un forte argomento che deve essere sostenuto per provare questa prima opzione. Per istigare un cambiamento in Iran sarebbe molto utile convincere il popolo iraniano che il loro governo è così ideologicamente cieco che si rifiuta di fare ciò che è meglio per il popolo e invece si aggrappa a una politica che non poteva che portare la rovina del paese. Lo scenario ideale in questo caso sarebbe che gli Stati Uniti e la comunità internazionale presentassero un pacchetto di incentivi positivi così allettante che i cittadini iraniani sosterrebbero l'affare, solo per ottenere il rifiuto del regime.

In modo analogo, qualsiasi operazione militare contro l'Iran sarà probabilmente molto impopolare in tutto il mondo e richiederà il corretto contesto internazionale, sia per assicurare il sostegno logistico che l'operazione richiede che per minimizzare il contraccolpo. Il modo migliore per ridurre al minimo la riprovazione internazionale e massimizzare il supporto (sebbene a denti stretti o dissimulato) è di colpire solo quando vi è una diffusa convinzione che gli iraniani hanno avuto, ma poi rifiutato, un'offerta superba — così buona che solo un regime determinato ad acquisire armi nucleari e ad acquisirle per le ragioni sbagliate la rifiuterebbe. In tali circostanze, gli Stati Uniti (o Israele) potrebbero dipingere le loro operazioni come intraprese con dolore, non rabbia e almeno alcuni nella comunità internazionale potrebbero concludere che gli iraniani "se la sono voluta" rifiutando un affare molto buono."


Si parla del cambio di regime e forse anche delle operazioni militari contro l'Iran  come di una conclusione scontata, e la Brookings usa il pretesto delle sanzioni come un semplice mezzo per portare sempre di più il mondo in punta di piedi  a supportare il cambio di regime, compresa la guerra con la nazione se necessario . Questo è esattamente quanto è stato fatto per quanto riguarda la Libia, con le finte preoccupazioni di ordine umanitario tradotte in una no fly zone , che gradualmente si è trasformata in attacchi alle forze di terra di Gheddafi ,  omicidi mirati contro lo stesso Gheddafi, e ora si parla di distruzione di infrastrutture civili e di una completa invasione di terra .

La stessa sceneggiatura si sta replicando in Siria, dove la violenza finanziata dall'estero viene usata come mezzo per impegnarsi in un intervento più ampio . Mentre i governi occidentali fingono inerzia ed esitazione di fronte ad un bagno di sangue che loro stessi hanno istigato, in realtà stanno creando per la Siria la stessa sensazione che "se la sono voluta" come dice il Brookings per quanto riguarda l'Iran.

Invasione

Giustificare l'nvasione, pagina 65 (pagina 78 del PDF): "Se gli Stati Uniti dovessero decidere che per raccogliere un maggiore sostegno internazionale, galvanizzare il sostegno interno degli Stati Uniti e/o fornire una giustificazione legale per l'invasione, sarebbe meglio aspettare una provocazione iraniana, allora i tempi per l'invasione potrebbero allungarsi a tempo indeterminato. Con una sola vera eccezione, a partire dalla rivoluzione del 1978, la Repubblica islamica non ha mai volontariamente provocato una reazione militare americana, anche se sicuramente ha avviato delle azioni che avrebbero potuto farlo, se Washington fosse stata in cerca di una lotta.

Quindi, non è impossibile che Teheran potrebbe intraprendere qualche azione che giustificherebbe l'invasione americana, e come sempre se Washington andasse in cerca di una provocazione, potrebbe intraprendere azioni che potrebbero rendere più probabile una provocazione di Teheran (anche se è troppo evidente che questo potrebbe vanificare la provocazione stessa). Tuttavia, poiché spetterebbe all'Iran fare la mossa provocatoria, cosa che l'Iran ha evitato di fare più volte in passato, gli Stati Uniti non saprebbero mai con certezza quando potrebbero ottenere la necessaria provocazione iraniana. In realtà, potrebbe non arrivare mai."

Questi sono niente di meno che i responsabili politici degli Stati Uniti che parlando apertamente provocano di proposito una nazione, al fine di giustificare un'invasione su larga scala che altrimenti sarebbe insostenibile. Se di un tale tradimento a costo di migliaia di vite americane e forse milioni di vite iraniane si discute apertamente all'interno degli ambienti di questi think thanks finanziati dalle corporazioni, di cosa parlano, che non è nel documento? Per coloro che rifiutano su due piedi l'idea che l'11/9 sia stato un lavoro interno, perchè  i responsabili politici occidentali non sarebbero capaci di un simile orribile calcolo, la prova è qui, che spunta dalle pagine di questo rapporto della Brookings Institution che tutti possono vedere e con le quali fare i conti.

In Libia, le provocazioni per il bombardamento della NATO erano una valanga di segnalazioni non verificate provenienti dagli stessi ribelli e comprovate bugie  circa bombardamenti aerei sui manifestanti disarmati. Con l'assassinio mirato di Gheddafi che ha causato la morte di suo figlio e di tre dei suoi nipoti, la NATO sembra aver avviato "azioni che possono rendere più probabile" una provocazione a Gheddafi giustificando una sorta di ampia invasione di terra della NATO. Se la litania di bugie che sono alla base dell'attuale campagna della NATO indica in qualche modo, anche se Gheddafi non fa nulla, una provocazione, si costruirà una provocazione per lui. Con le operazioni contro la Siria ancora nelle loro fasi di apertura, possiamo essere certi che l'opzione militare sarà messa sul tavolo, così come anche opportune provocazioni, indotte o fabbricate.

Fronte unito contro l'Iran

Un 11/9  sponsorizzato dall'Iran e un cambio di leadership in tutto il Medio Oriente, pagina 66 (pagina 79 del pdf): "La maggior parte degli europei, asiatici e dei Medio Orientali  sono inflessibili contro qualsiasi azione militare americana contro l'Iran derivata dalle attuali differenze tra l'Iran e la comunità internazionale, per non parlare di Iran e Stati Uniti. Tranne un 11/9 sponsorizzato da Teheran, è difficile immaginare cosa potrebbe far loro cambiare idea. Per molte democrazie e alcune fragili autocrazie a cui Washington potrebbe guardare per un sostegno, questa antipatia del pubblico rischia di essere decisiva. Per esempio, l'Arabia Saudita è positivamente arrabbiata per il programma nucleare iraniano, così come per le loro marachelle in Libano, Iraq e nei territori palestinesi. Eppure, finora, Riyadh ha chiarito che non intende supportare le operazioni militari di qualsiasi tipo contro l'Iran. Certo che potrebbe cambiare, ma è difficile immaginare che cosa ci vorrebbe.

Dato che questa situazione non è stata sufficiente per spingere il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) a sostenere le operazioni militari contro l'Iran, che cosa lo sarebbe? Certamente l'Iran potrebbe testare un dispositivo nucleare, ma a quel punto, quasi certamente sarebbe troppo tardi: se gli Stati Uniti stessero per invadere l'Iran, cercherebbero di farlo prima che l'Iran ha messo a punto delle effettive armi nucleari, non dopo. E 'difficile sapere cos'altro potrebbe fare l'Iran che cambierebbe l'atteggiamento del GCC sull'uso della forza a meno che  nel Golfo non prendano il potere nuovi leaders,  molto più determinati a fermare l'Iran rispetto all'attuale dirigenza."

Ovviamente, ora "nuovi leaders" stanno prendendo il potere in tutto il Golfo tramite la "primavera araba" creata dagli Stati Uniti ", con l'Arabia Saudita  tacitamente minacciata di destabilizzazione in Bahrain e nello Yemen, mentre l'asse di influenza dell'Iran  attraverso la Siria e in Libano viene destabilizzato. Egitto e Nord Africa sono stati gettati nel caos politico precario, nonché, con i burattini globalisti pronti a prendere il sopravvento e a svolgere con entusiasmo qualunque dettato provenga da Washington. Ciò conferma i peggiori timori degli analisti geopolitici come il dottor Webster Tarpley che aveva previsto fin dal metà di febbraio 2011 che la "Primavera araba" creata dagli Stati Uniti è stato un tentativo di riordino del Medio Oriente contro l'Iran e, infine, contro la Cina e la Russia.

Fabbricare Provocazioni

Sollecitare provocazioni per un attacco aereo, pagina 84-85 (pag. 97-98 del pdf): ... sarebbe molto più preferibile se gli Stati Uniti potessero citare  una provocazione iraniana come giustificazione per gli attacchi aerei, prima di lanciarli. "Chiaramente , più scandalosa, più mortale, e più non provocata sarebbe l'azione iraniana, meglio sarebbe per gli Stati Uniti . Certo, sarebbe molto difficile per gli Stati Uniti pungolare l'Iran ad una tale provocazione senza che il resto del mondo, riconoscendo questo tranello, lo renda inutile. (Un metodo che avrebbe qualche possibilità di successo sarebbe aumentare gli sforzi sotto copertura per un cambiamento di regime a Teheran con la speranza che ci siano ritorsioni apertamente, o anche semi-apertamente, che potrebbero poi essere presentate come un atto di aggressione iraniano non provocato).

Questo suggerisce che questa opzione sarebbe più efficace se tenuta in sospeso fino a quando gli iraniani faranno una mossa adeguatamente provocatoria, come fanno di tanto in tanto. In tal caso, sarebbe una politica meno determinata ad impiegare attacchi aerei e invece più di una speranza opportunistica che l'Iran fornirebbe agli Stati Uniti  il tipo di provocazione che giustifichi i bombardamenti aerei. Tuttavia, ciò significherebbe che l'uso di attacchi aerei non potrebbe essere la politica primaria degli Stati Uniti  verso l'Iran (anche se  sarebbe una fervente preferenza di Washington), ma semplicemente un'eventualità ausiliaria ad un'altra opzione che sarebbe il criterio primario, a meno che e fino a quando l'Iran non fornisce il pretesto necessario."

Qui vediamo ancora una volta, il tracciato di una mossa  ingannevole per spingere una nazione sovrana in guerra, una nazione che, come nota la Brookings più e più volte, non ha alcun interesse ad un conflitto armato con gli Stati Uniti. Da notare anche la prima menzione di "sforzi per un cambiamento di regime sotto copertura" usati come mezzo per esercitare una pressione sufficiente per ottenere una particolare reazione utilizzata per un'ulteriore escalation politica e successivi interventi militari.

Tale mossa è stata recentemente utilizzata in Libia e ora in Siria dove il supporto estero ha creato violenza, alla quale i regimi sono stati costretti a reagire - le violenze successive poi sono servite da impulso per l'espansione dell'intervento degli Stati Uniti. La Brookings rileva che un tale incitamento deve essere fatto in modo tale da non destare sospetti sul "tranello" in tutto il mondo. Si spera che, non appena la gente leggerà questa confessione scritta e firmata della cospirazione criminale, non cadranno di nuovo in questo "tranello".

Rivoluzione Colorata Finanziata dall'Estero

Trovare e costruire Gonzi per una rivoluzione colorata, pagina 105 (pagina 118 del PDF): Gli Stati Uniti potrebbero svolgere più ruoli nel facilitare una rivoluzione." Finanziando e aiutando l'organizzazione dei rivali interni del regime, gli Stati Uniti potrebbero creare una leadership alternativa per impadronirsi del potere. Come sostiene Raymond Tanter della Iran Policy Committee, studenti e altri gruppi "hanno bisogno di sostegno clandestino alle loro manifestazioni. Essi hanno bisogno di apparecchi fax. Hanno bisogno di accedere a Internet, di fondi per duplicare il materiale, e fondi per impedire ai vigilantes di picchiarli."

Al di là di questo, i media appoggiati dagli USA potrebbero evidenziare le carenze del regime e dare maggior rilievo a critiche altrimenti fumose. Gli Stati Uniti supportano già la televisione satellitare in lingua persiana (Voice of America persiana) e radio (Radio Farda) che portano notizie non filtrate agli iraniani (negli ultimi anni, queste hanno fatto la parte del Leone con i palesi finanziamenti degli Stati Uniti per la promozione della democrazia in Iran). La pressione economica degli Stati Uniti (e forse anche la pressione militare) può screditare il regime, rendendo la popolazione desiderosa di una leadership concorrente."

Qui Brookings fa apertamente appelli a  creare all'interno dell'Iran, o di qualsiasi altra nazione obiettivo, le condizioni che sono più favorevoli alla creazione di disordini. Poi invoca i  finanziamenti e l'organizzazione dei disordini  e l'utilizzo di  tutti i mezzi di comunicazione nazionali e  ovviamente stranieri, per manipolare la percezione pubblica e perpetuare la propaganda appoggiata dagli Stati Uniti. Lo vediamo in quasi ogni paese designato per la destabilizzazione, generalmente finanziata da organizzazioni come la National Endowment for Democracy (NED), i cosiddetti "media indipendenti", le organizzazioni e le ONG per i diritti umani  che "danno maggior rilievo a critiche altrimenti fumose".

Il Progetto per la Democrazia in Medio Oriente finanziato dal NED  è uno sbocco operativo per tale propaganda in tutto il Medio Oriente, che diffonde la narrativa ufficiale degli Stati Uniti riguardo ai disordini fomentati dall'Egitto alla Siria. Voice of America è apertamente citato da Brookings all'interno di questa relazione, mentre esempi in Europa orientale includono Radio Free Europe , una filiale di Voice of America sotto la Broadcasting Board of Governors  all'interno della quale il segretario di Stato Hillary Clinton siede come membro. Degno di nota anche il giornale del sudest asiatico Prachatai della Thailandia finanziato dal NED.

Insieme, questa nefasta rete globale  alimenta il mainstream, i media corporativi che trasmettono le istruzioni che vengono poi ripetute alla lettera o citati a titolo definitivo come fonti affidabili.  Va ricordato però, che nelle 156 pagine del rapporto "Quale Percorso verso la Persia?",  viene esplicitamente e spesso dichiarato che questi tranelli servono a : proteggere ed espandere gli interessi statunitensi in tutta la regione, e allo stesso tempo diminuire la capacità dell'Iran di sfidare tali interessi, in qualsiasi condizione, forma, o modo - non per promuovere la democrazia, proteggere la libertà, o anche proteggere l'America da un vero attacco alla sicurezza.

Uso della forza militare per sostenere le rivoluzioni popolari, pagina 109-110 (pagine 122-123 del pdf): "Di conseguenza, sempre che gli Stati Uniti riescano a suscitare una rivolta contro il regime in carica, Washington dovrebbe valutare se rifornirla di qualche forma di sostegno militare per evitare che Teheran la soffochi. "Questo requisito implica che una rivoluzione popolare in Iran non sembra adattarsi al modello delle "rivoluzioni di velluto" che si sono verificate altrove. Il punto è che il regime iraniano potrebbe non essere disposto a sparire dolcemente nella notte; invece, a differenza di tanti regimi dell'Est europeo, potrebbe scegliere di combattere fino alla morte. Stando così le cose, se non c'è un sostegno militare esterno ai rivoluzionari, essi potrebbero non solo fallire, ma essere massacrati.

Di conseguenza, se gli Stati Uniti vogliono proseguire questa politica, Washington deve prendere in considerazione questa possibilità. Questo aggiunge alcuni requisiti molto importanti  alla lista: o la politica deve includere i modi per indebolire l'esercito iraniano, o indebolire la volontà del regime leader di far intervenire i militari, oppure gli Stati Uniti devono essere pronti ad intervenire per sconfiggerli".

Chiaramente, dopo aver precedentemente cospirato per attuare agitazioni finanziate dall'estero, la repressione prevedibile da parte delle forze di sicurezza iraniane per ristabilire l'ordine "richiede" una qualche forma di deterrente o di sostegno militare da utilizzare per evitare che il movimento venga schiacciato. Vediamo che questo preciso scenario si è svolto letteralmente in Libia, dove "i manifestanti" erano in realtà ribelli armati fin dall'inizio, destinatari di decenni di supporto degli Stati Uniti e del Regno Unito, e poco dopo l'inizio della loro ribellione,  le forze della NATO hano messo in scena  una serie di goffi pretesti  per impedire che l'insurrezione armata potesse essere intrappolata dalle forze di Gheddafi.

La conduzione dello stesso identico  scenario sta avvenendo in Siria, dove i politici fantoccio di Regno Unito e Stati Uniti stanno minacciando il governo siriano di intervento militare secondo il principio della  "Precedenza libica". Noi vediamo in realtà, che questa "precedenza" era stata chiaramente formulata in questo rapporto 2009, e si basa sulla ben nota metodologia  "problema, reazione, soluzione" utilizzata dagli imperialisti nel corso della storia umana.

Sia in Libia, Siria e Yemen, che in altre inamovibili nazioni obiettivo, come la Thailandia, i militanti armati sono guidati da gruppi di opposizione per aumentare le proteste di piazza. Spesso questi elementi armati sono guidati all'insaputa degli stessi manifestanti, e in alcuni casi, soprattutto in Siria e Yemen , sembra che gruppi di "misteriosi uomini armati" " si stiano scontrando sia con le forze di sicurezza che con i  manifestanti, al fine di aumentare ulteriormente violenza e disordini. Qualora l'escalation di violenza non riuscirà a far pendere l'ago della bilancia a favore dei manfestanti, la violenza stessa diventerà il pretesto per un intervento più manifesto degli Stati Uniti.

Il terrorismo sponsorizzato dagli Stati Uniti & insurrezione armata

Armare, finanziare, e usare organizzazioni terroristiche, pagina 113 (pagina 126 del PDF): "Gli Stati Uniti potrebbero collaborare con gruppi come il National Council of Resistance of Iran(NCRI) con base in Iraq e la sua ala militare, il Mujahedin-e Khalq (MEK), aiutando le migliaia di suoi membri che, sotto il regime di Saddam Husayn, erano armati e avevano condotto operazioni terroristiche e di guerriglia contro il regime dei mullah. Sebbene il NCRI oggi sia apparentemente disarmato, questo potrebbe rapidamente cambiare."

"Potenziali bracci armati etnici", pagina 117-118 (pagine 130-131 del pdf): «Forse il più importante (e certamente il più controverso) gruppo di opposizione che ha attirato l'attenzione come un  potenziale braccio armato degli Stati Uniti è il NCRI (National Council of Resistance of Iran), il movimento politico istituito dal MEK (Mujaheddin-e Khalq). Alcuni critici ritengono che il gruppo sia antidemocratico e impopolare, anzi anti-americano.

Invece, i difensori del gruppo sostengono che  l'opposizione di lunga data del movimento al regime iraniano e il record di attacchi riusciti e di operazioni di raccolta informazioni contro il regime lo rendono meritevole del sostegno degli Stati Uniti. Essi sostengono anche che il gruppo non è più anti-americano e mettono in discussione il merito delle accuse precedenti. Raymond Tanter, uno del gruppo dei sostenitori negli Stati Uniti, sostiene che il MEK e il CNRI sono alleati per il cambio di regime a Teheran e che agiscono come  utili delegati per la raccolta di informazioni. La più grande mossa di  intelligence del MEK è stata la raccolta di informazioni nel 2002 che ha portato alla scoperta di un sito segreto in Iran per l'arricchimento dell'uranio.

Nonostante le affermazioni dei suoi difensori, il MEK rimane nell'elenco governativo delle organizzazioni terroristiche straniere degli Stati Uniti. Nel 1970, il gruppo ha ucciso tre ufficiali statunitensi e tre contractors civili in Iran. Durante la crisi degli ostaggi 1979-1980, il gruppo ha elogiato la decisione di prendere ostaggi americani e Elaine Sciolino ha riferito che mentre i leaders del gruppo condannavano pubblicamente gli attentati dell'11/9, all'interno del gruppo le celebrazioni erano molto diffuse.

Innegabilmente, il gruppo ha condotto attacchi terroristici - spesso giustificati dai sostenitori del MEK perchè diretti contro il governo iraniano. Ad esempio, nel 1981, il gruppo ha bombardato la sede del Partito della Repubblica Islamica, che allora era la  principale organizzazione politica della leadership clericale, uccidendo circa 70 alti funzionari. Più recentemente, il gruppo ha rivendicato  oltre una dozzina di attacchi di mortaio, omicidi, ed altri assalti su obiettivi civili e militari iraniani tra il 1998 e il 2001. Per collaborare più strettamente con il gruppo (almeno in modo palese), Washington avrebbe bisogno per lo meno di rimuoverlo dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere".

Certo, se gli Stati Uniti avessero armato e finanziato il MEK (ed a quanto pare l'hanno fatto), essi stessi sarebbero diventati "stati sponsor del terrorismo" - anche quando combattono una guerra lunga dieci anni proprio contro questo. Il MEK è inequivocabilmente un'organizzazione terroristica che uccide e mutila indiscriminatamente i civili insieme con i loro oppositori politici. Il MEK ha anche il primato di aver  mirato e ucciso americani. Eppure, per qualche ragione, essi sono considerati un potenziale braccio armato, e le considerazioni sulla loro rimozione dalla lista, apparentemente senza senso, delle "organizzazioni terroristiche straniere", si basano unicamente sulla loro utilità per l'avanzamento della politica estera degli Stati Uniti.

Con questo ci viene fornita la piena conoscenza delle profondità insondabili della depravazione con cui l'élite globale opera. Si scopre che i degenerati dietro il rapporto "Quale Percorso verso la Persia?" tra cui Kenneth Pollack, Daniel Byman, Martin Indyk, Susanne Maloney, Michael O'Hanlon, e Bruce Riedel, la maggior parte dei quali sono collaboratori regolari dei principali quotidiani degli Stati Uniti, vedrebbero i loro piani realizzati. Secondo l'articolo del New Yorker "Preparare il campo di battaglia di Seymour Hersh, "il MEK aveva già ricevuto armi e finanziamenti a partire dal 2008 per le finalità descritte nel rapporto della Brookings che sarebbe uscito un anno dopo.

Sembrerebbe anche che mentre "Quale Percorso verso la Persia?" veniva compilato, molte delle opzioni sul tavolo erano già diventate operative. I ribelli Baluchi che risiedono in Iran orientale e Pakistan occidentale sono stati citati sia nel rapporto della Brookings che nell'articolo di Hersh. Il sostegno degli Stati Uniti a questo gruppo è piuttosto ambizioso. Oltre al suo utilizzo in operazioni terroristiche contro Teheran, si stanno anche preparando e dirigendo verso la destabilizzare e balcanizzazione del Pakistan.

Fomentare un colpo di stato militare

Mettere in scena un colpo di stato, pagina 123-124 (pagine 136-137 del pdf): "Allestire un colpo di stato è un lavoro duro, specialmente se si è in uno stato di paranoia per l'influenza  e le interferenze straniere come l'Iran. Gli Stati Uniti dovrebbero prima entrare in contatto con i militari dell'Iran (e probabilmente anche con i suoi servizi di sicurezza). Questo di per sé è molto difficile. A causa dell'ipersensibilità iraniana agli americani, gli Stati Uniti dovrebbero probabilmente fare affidamento sui "ritagli"  - cittadini di terze parti che operano per conto degli Stati Uniti - cosa che invariabilmente introduce una notevole complessità. Poi gli Stati Uniti dovrebbero utilizzare quei contatti per cercare di individuare il personale militare iraniano disposto ed in grado di mettere in scena un colpo di stato, che sarebbe ancora più difficile; sarebbe già abbastanza difficile per gli americani prendere contatto con ufficiali militari iraniani, per non parlare di entrare in contatto con quegli individui specifici disposti a rischiare le loro vite e le loro famiglie in un tentativo di colpo di stato.

Naturalmente, è possibile che se Washington rende molto chiaro che si sta cercando di appoggiare un colpo di stato in Iran, i golpisti entreranno in contatto con gli Stati Uniti. Ma questo è molto raro: la storia dimostra che golpisti disposti a esporsi con un altro governo nazionale, di solito sono scoperti e uccisi, inoltre, la maggior parte di coloro che arrivano negli Stati Uniti per chiedere aiuto per rovesciare questo o quel governo tendono ad essere millantatori o addirittura agenti del controspionaggio del governo preso di mira".

Se i lettori si stanno chiedendo se esista o meno un precedente storico degli Stati Uniti riguardo all'"allestimento di un colpo di stato," il rapporto Brookings stesso fornisce l'Operazione Ajax come esempio significativo:

"Anche se molti colpi di stato sono fatti in casa, uno modello storico evidente di  colpo di stato assistito da stranieri in Iran è l'Operazione Ajax,  colpo di stato del 1953 che rovesciò il governo del primo ministro Mohammed Mossadeq e ripristinò il dominio di Shah Reza Pahlavi. Per effettuare il colpo di Stato, la CIA e i servizi britannici supportarono il generale Fazlollah Zahedi, fornendo a lui e ai suoi seguaci soldi e propaganda, e li aiutarono anche ad organizzare le loro attività."

Le rivolte in Tunisia ed Egitto sono state apparentemente assistite da membri delle forze armate, con defezioni simili ricercate in Libia e Siria per aiutare  il crollo dei regimi assediati. Nazioni di interesse occidentale potrebbero voler prendere tempo per rivalutare ufficiali militari che hanno avuto, storicamente, stretti legami con gli Stati Uniti o che abbiano ragione o  possibili motivazioni per infiammare la loro nazione con un'ondata di sommosse costruite.

Va osservato che il rapporto della Brookings suggerisce che tutte queste opzioni - rivoluzione popolare, rivolta, e colpo di stato - possano essere utilizzate simultaneamente con la speranza che almeno una possa riuscire. Essa suggerisce inoltre che "utili sinergie" potrebbero essere create tra di esse per infangare ulteriormente il regime mirato. (Pagina 150, pagina 163 del PDF.)

Conclusione

E 'inconcepibile che si possano leggere le pagine di "Quale Percorso per la Persia?" e non capire che l'attuale "comunità internazionale", è niente di meno che assolutamente illegittima. Essi escogitano una miriade di leggi con cui limitare ed eliminare la loro integrità, mentre restano completamente disinibiti nella loro palese criminalità. Capiamo anche che gli Stati Uniti non sono impegnati in relazioni diplomatiche con le nazioni del mondo come immaginato dai padri fondatori dell'America, ma piuttosto impegnati ad estorcere e costringere il mondo a conformarsi ai suoi "interessi".

Questo rapporto rappresenta una gamma completa di opzioni non solo per l'utilizzo in Iran, ma in tutto il mondo. Col senno di poi della "Primavera Araba" finanziata dagli Stati Uniti  è del tutto evidente che la metodologia definita nella relazione è stata redatta per destabilizzare e rovesciare i regimi ed anche per istigare guerre di aggressione. Studiando questa relazione, le sue implicazioni per l'Iran e la regione circostante, possiamo comprendere meglio i conflitti ancora da svolgere al di là del Nord Africa e del Golfo. E' essenziale che i rapporti di questo tipo siano resi pubblici, le loro metodologie esposte, e i veri architetti  dietro la politica estera occidentale rivelati. Come la stessa relazione afferma più volte, la stragrande maggioranza dei loro tranelli richiedono segretezza, "negazione plausibile", e che le loro azioni coperte devono essere compiute "senza che il resto del mondo riconosca questo gioco."

Il mondo deve rendersi conto chi sono i veri brokers del potere, e che comprendendo la loro agenda, possiamo respingerla completamente e perseguirne una nostra, a livello locale, in maniera autosufficiente, indipendente , e nella vera libertà.

Per i modi con i quali combattere i globalisti per raggiungere l'autosufficienza e la libertà attraverso l'indipendenza leggete anche:

Destroying the Globalists
Self-Sufficiency
Alternative Economics
The Lost Key to Real Revolution
Boycott the Globalists
Naming Names: Your Real Government

Fonte: Land Destroyer Report 18 Maggio 2011
Traduzione: Dakota Jones

sabato 12 febbraio 2011

11/9: Il Lato Oscuro di Ban Ki-moon e delle Nazioni Unite

Leggendo l'articolo che segue, nessuno puo più dubitare che l'ONU stia partecipando attivamente, fin dal suo inizio, alla costruzione del "Nuovo Ordine Mondiale", basato sulla paura e sul terrore. Le accuse rivolte a quelli che dubitano della versione ufficiale sull'11/9, perfino se si tratta di un investigatore delle stesse Nazioni Unite, come il Prof. Richard Falk, ricordano molto le accuse rivolte a quelli che non credono all'origine antropica del cosiddetto "riscaldamento globale". E' tutto collegato: il finto riscaldamento globale, attentati fantasma, scie chimiche ed altro, al servizio del conseguimento del "Full-spectrum Dominance", in tutti i campi. Tutto deve essere e deve avvenire come i "globalisti" comandano e poco importa se il loro piano è cattivo, stupido e contro i diritti umani più basilari. Leggete cosa sono stati capaci di fare quelli che propagandano i "Diritti Umani Universali". Questo è davvero il 1984; le vittime diventano colpevoli e i colpevoli diventano vittime e chi cerca giustizia per le vere vittime, compresi i familiari, viene considerato un offensore delle vittime stesse-Dakota Jones

Il Lato Oscuro di Ban Ki-moon e delle Nazioni Unite traspare dalla condanna di  Richard Falk per le sue opinioni sull'11/9

The Excavator

Richard Falk "Le Nazioni Unite possono svolgere un ruolo fondamentale nel promuovere l'amministrazione della giustizia, della democrazia e dello stato di diritto in tutto il mondo." Queste sono le parole pronunciate da Hillel Neuer presso le Nazioni Unite a Ginevra, in Svizzera, l'11 agosto 2004. Neuer è il direttore di UN Watch, una ONG per i diritti umani con sede a Ginevra.

Dopo aver letto questa coraggiosa frase piena di speranza, si potrebbe pensare che Neuer sia un amico della giustizia, della democrazia e dello stato di diritto, ma non lo è. È il luogo in cui si trova quando tratta la questione, non ciò che egli dice, quello che conta, e sulla questione del 9/11 - l'evento decisivo nell'era della "Sicurezza Globale" - egli non supporta una nuova inchiesta per dare giustizia alle quasi 3.000 vittime che morirono quel giorno e alle loro famiglie. Invece, egli sta facendo tutto  il possibile per sopprimere le voci che chiedono giustizia, democrazia e stato di diritto.

Il mese scorso, Neuer ha utilizzato l'influenza della sua organizzazione per demonizzare Richard Falk, un professore in pensione della Princeton University e Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani dei palestinesi, che aveva sollevato dubbi sulla versione ufficiale del 11/9. Ha fatto pressione sul Segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon per "condannare Richard Falk, investigatore permanente del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, riguardo alle 'violazioni dei principi del diritto internazionale di Israele', per aver suggerito nel suo ultimo commento che il governo degli Stati Uniti--e non i terroristi di Al Qaeda--aveva distrutto il World Trade Center". Cinque giorni dopo, il 25 gennaio, il sempre compiacente leader dell'ONU ha rilasciato una dichiarazione, dicendo: "Di recente, c'è stato un relatore speciale che ha suggerito che ci fu un'apparente insabbiamento' negli attacchi terroristici del 2001 contro gli Stati Uniti. Voglio dirvi, chiaramente e direttamente. Condanno questa sorta di retorica incendiaria. È assurdo – un affronto alla memoria di più di 3.000 persone che morirono in quel tragico attentato terroristico."

Le osservazioni di Ban Ki-Moon sono state ripetute da Susan Rice, ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, che ha chiesto la rimozione di Falk dalla sua posizione presso le Nazioni Unite. Qui c'è la piena dichiarazione di Rice, rilasciata anche il 25 gennaio 2011:

Sono inorridita da quanto scritto recentemente sul blog personale di Richard Falk, il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla "situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967".

In un post del blog, datato 11 gennaio 2011, Mr. Falk approva le calunnie dei teorici del complotto che sostengono che gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001, sono stati perpetrati e poi coperti dal governo degli Stati Uniti e dai media.

I commenti di Mr. Falk sono profondamente offensivi e spregevoli, e li condanno con la massima fermezza. Ho inviato una forte protesta alle Nazioni Unite a nome degli Stati Uniti. In passato gli Stati Uniti sono stati critici sull'approccio unilaterale e politicizzato di Mr. Falk al suo lavoro per l'ONU, compresa la sua incapacità di condannare deliberate violazioni dei diritti umani da parte di Hamas, ma questi commenti sul blog sono in una categoria completamente diversa.

A mio avviso, l'ultimo commento di Mr. Falk è così nocivo che  dovrebbe essere definitivamente chiaro a tutti che egli non deve più continuare nella sua posizione a nome delle Nazioni Unite. Vorrei far notare che i diplomatici degli Stati Uniti e di molti altri paesi hanno sfilato in segno di protesta nel settembre 2010, quando il Presidente iraniano Ahmadinejad ha fatto le stesse calunniose osservazioni davanti all'Assemblea generale dell'ONU.

Gli Stati Uniti si sono profondamente impegnati per la causa dei diritti umani e ritengono che la causa andrà avanti meglio senza Mr. Falk e lo sgradevole spettacolo che ha scelto di mettere in piedi.

La demonizzazione di Falk da parte di Rice non è stata una sorpresa. Il  coraggio e l'audacia di Falk sta facendo ovviamente scricchiolare la potente elite degli Stati Uniti che trae profitto dall'illegittimo regime terroristico del paese, che ha visto la sua grande apertura l'11 settembre 2001, dopo essere stato segretamente preparato dietro le quinte per molti decenni.

Inoltre non è sorprendente che Rice sia un membro dell'Aspen Strategy Group, un insieme di criminali di guerra degli Stati Uniti e  corrotti capi di governo, mondo accademico, e media, compresi, Dick Cheney, Paul Wolfowitz, Robert Gates,  Robert Zoellick,  Condoleezza Rice, Al Gore, Brent Scowcroft, Joseph Nye, Judith Miller e Philip D. Zelikow.

Il direttore della Commissione sull'11/9, che ha bloccato tutte le vie della giustizia per le vittime dell'11/9 e ha riaffermato la menzogna ufficiale, era nient'altro che Zelikow, che riassunse Henry Kissinger, dopo che si dimise. E la maggior parte di noi ricorda le bugie e la disinformazione di Judith Miller, nei suoi articoli del New York Times, sulle armi  di distruzione di massa dell'Iraq, che hanno contribuito a creare il caso di guerra. Se questa è la brigata che la Rice protegge, è evidente perché sia stata così veloce nel condannare Falk per le sue osservazioni circa l'11/9.

Se non avete letto i commenti di Falk sull'11/9, che sono stati pubblicati sul suo blog l'11 gennaio, ecco un saggio:

Gli argomenti che girano attorno agli attacchi dell'11 settembre sono emblematici di questi problemi. Quello che alimenta i sospetti  di cospirazione è la riluttanza ad affrontare quel genere di imbarazzanti lacune e contraddizioni nelle spiegazioni ufficiali che David Ray Griffin (e altri studiosi di alta integrità) hanno documentato libro dopo libro sin dal 2001. Quello che è più angosciante dell'apparente insabbiamento è il misterioso silenzio dei media mainstream, non disposti a riconoscere  i ben evidenziati dubbi circa la versione ufficiale degli eventi: un'operazione di Al Qaeda senza alcuna premonizione da parte dei funzionari del governo. Questo silenzio è una manifestazione di paura, di cooptazione o parte di un filtro altrettanto inquietante di autocensura? Qualunque cosa sia, il risultato è l'indebolimento di una cittadinanza partecipativa e l'erosione del legittimo governo costituzionale. (Richard falk, 11 gennaio 2001).

Ci sono molte ragioni perché i media mainstream e i media alternativi/progressisti tacciono sulla necessità di una nuova inchiesta sull'11/9. Come ho scritto in un precedente articolo, credo che il silenzio sia in parte dovuto al fatto che  giornalisti e reporters si sentono colpevoli e si vergognano per non adempiere al loro ruolo di informatori dell'opinione pubblica e di investigatori della corruzione. Dovremmo cercare tutti di aiutarci reciprocamente, specialmente gli operatori dei media, per superare questi sentimenti, o almeno per utilizzarli per risultati positivi. Non c'è alcun motivo di vergognarsi. Ciò che conta è che i giornalisti appoggino una nuova inchiesta sugli attacchi dell'11/9. Una nuova inchiesta, con pieni poteri di autorità e di citazione in giudizio, esporrebbe l'inchiesta precedente come un occultamento per identificare i veri cospiratori, progettisti e coordinatori dietro gli attacchi dell'11 settembre. Come Falk scrive

Non dimentichiamo che ciò che sembra più preoccupante circa la polemica sull'11/9 è la diffusa avversione  da parte del governo e dei media per le prove che suggeriscono, perlomeno, la necessità di un'indagine indipendente che proceda senza esclusione di colpi.

Una tale inchiesta, sarebbe in contrasto con la 'Commissione ufficiale sull'11/9' che ha proceduto con molte restrizioni.

La continua richiesta di Falk per una nuova inchiesta sull'11/9 è una grande fonte di speranza. Egli è uno dei pochi campioni morali ed intellettuali dei nostri giorni, insieme ad alcuni altri come David Ray Griffin e Noam Chomsky. La leadership di Falk  e in generale la leadership americana su questioni di verità, giustizia, pace e libertà è la prova che vi è una fonte inesauribile di bontà e di giustizia in America, e nei cuori del popolo americano. Susan Rice, Barack Obama, George Bush, Condoleezza Rice e altri che parlano in favore del regime terroristico degli Stati Uniti non parlano per l'America. Essi sono usurpatori e malvagi truffatori che contrastano la democrazia e lo stato di diritto in America e in altri paesi del mondo.

Inoltre, per le persone che credono ingenuamente che qualsiasi versione dell'11/9, tranne la versione ufficiale, sia una "teoria del complotto", Falk ha questo da dire:

Non collegate punti senza prove. Non allontanatevi non appena vengono pronunciate le parole "teoria del complotto", soprattutto se le prove puntano lontano da quello che i detentori del potere vogliono farci credere.

Il fatto che i critici di Falk e di altri che appoggiano punti di vista non ufficiali sull'11/9, facciano ricorso ad etichette  come "teorico della cospirazione" e "9/11 truther" rivela la loro immaturità e la mancanza di comprensione. Ma, in alcuni casi, come la condanna di Falk da parte di Susan Rice, una ragione più sinistra è in gioco. La vera bomba ad orologeria che preoccupa i terroristi di stato negli Stati Uniti è la bomba della verità. È solo una questione di tempo prima che il pacifico movimento per la verità sull'11/9  raggiunga la massa critica. E potremo ringraziare coraggiosi individui con una reputazione impeccabile come Richard Falk, quando assisteremo al giorno del giudizio.

Il supporto a Falk per una nuova inchiesta di 9/11, insieme al prezioso lavoro svolto sul conflitto israelo-palestinese,  potrebbe spianare la strada a Norimberga II, e ad una nuova era di diritto internazionale e di relazioni globali.

Vai qui per leggere la risposta di Falk agli attacchi di Ban Ki-Moon e Susan Rice alla sua persona  e per ringraziarlo per essere un grande uomo.

Fonte: The Excavator 9 Febbraio 2011
Traduzione: Dakota Jones

sabato 29 gennaio 2011

Il "Risveglio Globale" temuto da Brzezinski è arrivato

Monumentale grido di battaglia per la libertà in tutto il mondo rischia di deragliare l'agenda del nuovo ordine mondiale

di Paul Joseph Watson
Prison Planet.com

Il "risveglio politico globale" molto temuto da Zbigniew Brzezinski è in pieno svolgimento. Rivolte in Egitto, Yemen, Tunisia e altri paesi rappresentano un grido di libertà veramente imponente  in tutto il mondo  che rischia di danneggiare enormemente l'agenda per un governo mondiale, ma solo se i rivoluzionari riusciranno ad evitare di essere cooptati da una paranoica e disperata elite globale.

Durante un discorso al Council on Foreign Relations a Montreal l'anno scorso, il co-fondatore insieme a  David Rockefeller della Commissione Trilaterale e regolare partecipante alle riunioni del gruppo Bilderberg, Zbigniew Brzezinski, ha lanciato l'allarme per un "risveglio politico globale", principalmente da parte dei giovani dei paesi in via di sviluppo, che minaccia di rovesciare l'ordine internazionale esistente.

Leggere interamente le parole di Brzezinski, alla luce delle rivolte globali che ora vediamo diffondersi a macchia d'olio in tutto il pianeta, ci offre una sorprendente panoramica su quanto sia di fondamentale importanza l'esito di questa fase della storia moderna, per il futuro corso geopolitico del mondo, e di conseguenza per la sopravvivenza e la crescita della libertà umana in generale.

Per la prima volta nella storia umana, quasi tutta l'umanità è politicamente attiva, politicamente consapevole e politicamente interattiva ... Il risultato globale dell'attivismo politico sta generando un impulso alla ricerca della dignità personale, del rispetto culturale e di opportunità economiche in un mondo dolorosamente segnato dai ricordi di una secolare dominazione straniera coloniale o imperiale ... L'anelito alla dignità umana a livello mondiale è la sfida centrale insita nel fenomeno del risveglio politico globale ... un risveglio che è socialmente imponente e politicamente radicalizzante  ... L'accesso quasi universale a radio, televisione e Internet sta creando sempre più  una comunità di percezioni condivise e di invidia che può essere galvanizzata e canalizzata da demagogiche passioni politiche o religiose. Queste energie trascendono i confini sovrani e rappresentano una sfida sia per gli Stati esistenti, che per l'attuale gerarchia mondiale, su cui ancora si fonda l'America...

I giovani del Terzo Mondo sono particolarmente inquieti e risentiti. La rivoluzione demografica che essi rappresentano è quindi una bomba politica ad orologeria, come pure ... Il loro potenziale rivoluzionario  potrebbe emergere tra le decine di milioni di studenti concentrati negli istituti di istruzione di "terzo livello" spesso intellettualmente discutibili dei paesi in via di sviluppo. Stando alla definizione di istruzione di terzo livello, vi sono attualmente in tutto il mondo tra 80 e 130 milioni di studenti "universitari". In genere provenienti dalla piccola borghesia socialmente insicura e infiammata da un senso di indignazione sociale, questi milioni di studenti sono rivoluzionari-in-attesa, già semi-mobilitati in assemblee di grandi dimensioni, collegate da Internet e pre-posizionati per un replay su scala più grande di ciò che è accaduto anni prima a Città del Messico o in piazza Tiananmen. La loro energia fisica e la frustrazione emotiva è solo in attesa di essere innescata da una causa, o una fede, o un sentimento di odio ...

Anche [Le] maggiori potenze mondiali, vecchie e nuove, affrontano una realtà nuova: mentre la letalità della loro forza militare è più grande che mai, la loro capacità di imporre il controllo sulle masse politicamente risvegliate del mondo è a un minimo storico. Per dirla senza mezzi termini: in tempi precedenti, era più facile controllare un milione di persone che uccidere fisicamente un milione di persone, oggi, è infinitamente più facile uccidere un milione di persone che  controllare un milione di persone.

Zbigniew Brzezinski

E 'importante sottolineare che Brzezinski non stava elogiando l'inizio di questo "risveglio politico globale", lo stava screditando. Come uno degli dei principali architetti dell'"attuale gerarchia a livello mondiale", a cui fa riferimento, lo stesso Brzezinski è sotto minaccia diretta, così come in generale la continua capacità dell'élite globale di controllare gli affari del mondo.

Brzezinski si rammarica del fatto che Internet ha reso quasi impossibile per le élites globali controllare l'ambiente politico, controllare i pensieri e il comportamento di un milione di persone, che è precisamente ciò per cui  l'Egitto si è mosso per fermare il world wide web ieri, in un disperato tentativo di evitare che gli attivisti si organizzassero contro lo Stato.

Come è di routine ogni volta che sommosse e rivoluzioni spuntano improvvisamente  come dal nulla, la storia ci ammonisce di non prendere alla lettera quello che si vede, e ricordare le numerose artificiose "rivoluzioni colorate" che sono servite a ben poco se non a consentire all'elite globale del FMI/Banca mondiale di rovesciare un potere canaglia e sequestrare il paese entrando dalla porta di servizio con l'aiuto di regimi fantoccio successivamente insediati.

Tuttavia, l'effetto domino della rivoluzione globale che ha subìto un'accelerazione nelle ultime settimane, sembra essere stato generato da una genuino desiderio coordinato, su base popolare, per la vera libertà, e la fine dei regimi dittatoriali che gli Stati Uniti e l'elite bancaria hanno contribuito a sostenere.

La rivolta globale che si sta diffondendo in tutto il Medio Oriente e il Nord Africa, avendo già toccato l'Europa con disordini e scioperi in Italia, Francia, Grecia e Regno Unito lo scorso anno, si caratterizza come una reazione contro la dittatura, la brutalità della polizia e la repressione politica. Questi fattori hanno agitato correnti sotterranee di risentimento per anni, ma solo grazie ad una maggiore educazione e ad un più facile accesso alle informazioni e alla capacità di organizzazione attraverso Internet, una nuova generazione di attivisti ha detto finalmente basta. L'aumento vertiginoso dei prezzi alimentari, l'inflazione del carburante, salari più bassi e alta disoccupazione hanno svolto un ruolo centrale.

Come scrive Andrew Gavin Marshall  nel suo ottimo articolo, Stiamo assistendo all'inizio di una rivoluzione globale? "Non dobbiamo accantonare queste proteste e rivolte come istigate dall'Occidente, ma piuttosto  come proteste emerse in maniera organica, e l'Occidente sta tentando successivamente di cooptare e controllare i movimenti emergenti".

Nel caso di Egitto, Yemen e Tunisia, tutti e tre i regimi hanno goduto del supporto multi-decadale del complesso militare-industriale. Tutti e tre sono stati vassalli completamente compiacenti con il nuovo ordine mondiale. Non c'era bisogno di "rivoluzioni colorate" fittizie o messe in scena provocate dall'elite globale in questi paesi.

Infatti, il dado era già stato tratto quando l'amministrazione Obama ha espresso il suo sostegno al trentennale dittatore Hosni Mubarak, durante un'intervista della PBS di ieri, quando il vice-presidente Joe Biden ha lasciato intendere che le richieste dei manifestanti sono illegittime.

"L'azione riflessa delle potenze imperiali è quella di armare e sostenere ulteriormente i regimi oppressivi, come pure la possibilità di organizzare una destabilizzazione attraverso operazioni di infiltrazione o di guerra aperta (come si sta facendo in Yemen)", scrive Marshall. "L'alternativa è quella di avviare una strategia di "democratizzazione", in cui le Organizzazioni Non Governative-ONG- occidentali  e organizzazioni della società civile, stabiliscono contatti e relazioni forti con la società civile nazionale in queste regioni e nazioni. L'obiettivo di questa strategia è quello di organizzare, finanziare e aiutare direttamente la società civile nazionale per la creazione di un sistema democratico, sul modello occidentale e, quindi, mantenere la continuità della gerarchia internazionale. In sostanza, il progetto di "democratizzazione" implica la creazione delle strutture esteriori visibili di uno stato democratico (elezioni multipartitiche, società civile attiva, "indipendenza" dei media, ecc) e tuttavia mantenere la continuità nella sottomissione alle corporazioni, alla Banca Mondiale, al FMI, alle multinazionali e alle potenze occidentali".

Ricordate - ogni paese che mantiene la propria sovranità, agisce principalmente nel suo interesse e tenta  di costruire se stesso come uno Stato forte, prospero e culturalmente forte è un nemico per i globalisti. La gerarchia internazionale esige il rispetto, la dipendenza, la debolezza e una diluizione del patrimonio e della cultura in modo che ogni nazione possa essere racchiusa nella sfera di controllo del governo mondiale.

Non commettete errori a questo proposito, stiamo assistendo ad una rivoluzione globale, l'età della collera è caduta su di noi come tessere di domino che raggiungono ogni angolo del pianeta. Se l'esito sarà il rovesciamento dell'attuale gerarchia globale, come teme Zbigniew Brzezinski, resta da vedere, ma sicuramente questo dipenderà da chi controllerà i nuovi governi che sostituiranno i governanti spodestati - la gente che ha iniziato il processo di cambiamento, o la Banca mondiale, o il FMI, o le ONG e il resto delle élites globali che stanno disperatamente tentando di salvare il loro programma di governo mondiale da un deragliamento.

Fonte: PrisonPlanet  28 Gennaio 2011
Traduzione: Dakota Jones